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Riesce a prolungare il successo solo chi sa reinventarsi
di Francesco Alberoni

http://www.aurorafaenza.it/
Riesce a prolungare il successo solo chi sa reinventarsi
di Francesco Alberoni

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Ci sono persone che hanno un successo che dura a lungo, altre che restano alla ribalta per un periodo più breve, altre infine che sono come meteore. Da che cosa dipende? Il primo e più importante fattore di durata è certo la grandezza, l’universalità. Quanto ci dicono Dante o Shakespeare vale in ogni tempo. Ma anche la musica di Rossini resta stupenda e non muore. Però Rossini, mentre era ancora giovane, smise di comporre. Forse perché sentiva che il Settecento era finito ed era incominciato il periodo romantico, con altri gusti, altre sensibilità. Il successo spesso è legato ai bisogni, allo spirito di un’epoca. Vivien Leigh aveva avuto un vero e proprio trionfo con "Via col Vento", poi un grande successo con "Il ponte di Waterloo", con "Un tram chiamato desiderio" dove interpreta la parte di una donna fragile, schiacciata da una società indifferente o brutale. Ma il cinema del dopoguerra vuole vitalità, ottimismo, avventura e spinge alla ribalta altri tipi di dive dinamiche ed erotiche come Rita Hayworth, Ava Gardner, Marilyn Monroe. Vivien Leigh viene meno richiesta, ha problemi col marito, si lascia andare.
Ma vi sono anche persone il cui successo attraversa epoche diverse, cambiamenti di costume, di moda e di mentalità. Nell’Ottocento Giuseppe Verdi attraversò tutto il secolo resistendo a mode musicali estremamente diverse, e in particolare l’ultima con Wagner. Nel secolo scorso Frank Sinatra passò indisturbato attraverso la rivoluzione del rock. In Italia esistono autori stabilissimi come Adriano Celentano e Mina.
Chi dura a lungo? Chi riesce ad adattarsi a ogni epoca e a ogni moda come un camaleonte? No, paradossalmente dura a lungo chi continua a creare, a rinnovarsi, ma restando sostanzialmente se stesso, fedele alla propria vocazione. Chi ha una forte identità personale che gli consente di resistere alle suggestioni della moda o dell’invidia. E per restare autonomi alcuni sono diventati imprenditori, in modo da non dover dipendere dai produttori, dalle emittenti, dai ricatti, dai capricci del mercato, piegandosi a fare cose che li avrebbero snaturati. Lo hanno fatto molti grandi protagonisti del cinema americano come Robert Redford, Clint Eastwood, Spielberg, Mel Gibson o, da noi, Mina e Celentano. Chiusi nella loro fortezza, hanno potuto resistere creando, senza tradire la propria vocazione.
Ma fra quelli che non hanno potuto o voluto creare una propria impresa, una protezione di questo genere, chi ha resistito? Solo chi era dotato non solo di una straordinaria creatività, ma anche della forza morale per affrontare le difficoltà, le critiche, le sconfitte, i momenti di scoramento. Chi non si è mai fatto prendere dalla più terribile malattia degli artisti e degli autori: il terrore di sparire dalla scena, di essere dimenticato, perché allora può precipitare nella depressione, nell’alcool, nella droga.
Sopravvive solo chi continua a studiare, a sperimentare, a inventare cose nuove e poi torna arricchito, sempre se stesso e sempre diverso. Come hanno fatto, per esempio, Marlon Brando, Stanley Kubrick, John Travolta e, in Italia, Renzo Arbore. Sopravvive solo chi sa rinascere.
31 gennaio 2004
http://www.corriere.it/index.shtml