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Forum di politica, cultura, società: 2005

Monnalisa
Una volta tanto, propongo in questo spazio una discussione che - anziché trattare di numeri e formule, quasi sempre frequentate dai soliti noti - si interroga su una questione che dà da pensare e si rivela persino nella partecipazione alle discussioni proposte qui. Ovvero, che la donna si sentirebbe spesso (auto)esclusa da tutto ciò che ha a che fare con matematica e scienza in generale. Tutto ciò non per mancanza di capacità, ma unicamente per ragioni 'sociali'.
Mi piacerebbe sentire, a questo proposito, pareri molteplici sulla questione dopo la lettura dell'articolo riportato sotto.



Le donne evitano la carriera scientifica

Anche i genitori contribuiscono a scoraggiare le figlie


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http://www.nrc-cnrc.gc.ca/


Secondo una psicologa dell'Università del Michigan, le ragazze preferiscono evitare di lavorare nel campo della matematica, della scienza e dell'ingegneria perché percepiscono queste attività come un'occupazione solitaria anziché sociale.
"Il nostro lavoro - spiega Jacquelynne Eccles - è quello di formare ragazze sicure di sé e della propria capacità di successo in campo scientifico e matematico. Ma per aumentare il numero di donne che lavorano nella scienza, dobbiamo fare in modo che le ragazze siano più interessate a questi campi, ovvero far sapere loro che la scienza è un ambito sociale che richiede lavoro di gruppo.
Durante la conferenza biennale della Society for Research in Child Development, Eccles ha anche spiegato come i genitori e gli insegnanti possono influenzare le scelte di studio e di lavoro dei giovani. La psicologa si è basata sui dati di studi e interviste precedenti, che rivelano come le aspirazioni lavorative di molte ragazze hanno ben poco a che fare con le proprie capacità (indicate dai voti scolastici e dalle opinioni dei parenti e dei genitori). È invece la percezione della futura carriera a influenzare la scelta. Eccles e colleghi hanno scoperto anche che i genitori inviano molti tipi di messaggi alle proprie figlie: messaggi che, in qualche modo, fanno calare la sicurezza delle ragazze nelle loro capacità scientifiche e la loro inclinazione ad assecondare un interesse in questo campo.
Anche se le ragazze ottengono voti migliori dei ragazzi in matematica, i genitori con figlie femmine sono convinti che esse abbiano più difficoltà dei maschi. "I genitori delle ragazze sostengono che le figlie si debbano sforzare di più per riuscire bene in matematica rispetto ai genitori dei ragazzi, anche quando gli insegnanti sono di parere opposto".


14.04.2005
http://www.lescienze.it/
The Federalist
Non me la sento –almeno per ora– di entrare nel tema proposto da ML.
[L'articolo ... mi sembra la solita superficiale americanata da "Selezione del Reader Digest"; e le mie esperienze sono di verso opposto a quanto vi si sostiene].

Mi piacerebbe, invece, parlarvi di una "matematica" francese che molto contribuì alla ricerca sull'Ultimo Teorema di Fermat. Purtroppo, però, non ne ricordo più il nome né la quota parte con cui contribui all'avanzamento sul cammino della prova della famosa disequazione di Fermat.
Vi dirò pertanto del solo aspetto aneddotico della sua incredibile storia.
Lavorò tra la fine del '700 e il primo '800. Siccome ai suoi tempi fare matematica era una proprietà solo maschile, inviò a Gauss i suoi studi sull'U. T. di F. firmandosi come Colonnello Tal dei Tali, [scusate, ma non ricordo nemmeno questo ... pseudonimo], chiedendo il parere del grande matematico , Gauss trovò molto interessante il contributo del "colonnello" e intraprese una corrispondenza di matematica con "lui".
Quando lo Stato di Gauss, [Brunswick? Hanover?] fu costretto da Napoleone a pagare tributi alla Francia, Gauss si vide crescere terribilmente le imposte dirette! Guardandosi in giro, scoprì che l'esosità del fisco era un fenomenoo generalizzato per i suoi concittadini e meditò sul come ovviare al problema "tasse".
Scrisse allora al suo amico "colonnello" francese pregandolo di perorare la sua causa e quella dei suoi concittadini presso il Console [o già Imperatore?] Napoleone. Tardando la risposta, riscrisse chiedendo sollecitudine in nome dell'amicizia. La matematica-colonnello si vide così costretta a rivelare d'essere femmina ... falsaria: e supplicò a sua volta Gauss di non farne cenno a terzi per non incorrere in seri guai con la giustizia francese...
Non so per quanto tempo Gauss abbia mantenuto il segreto. Fatto sta che ora la cosa è storicamente accertata; e tuttavia la matematica-colonnello non ne ebbe mai danno alcuno...

Sono sicuro che il Gattone è in grado di colmare le voragini del mio racconto tramite la sua fonte, (il libro di Simon Singh, «L'Ultimo Teorema di Fermat», appunto), e Alias è capace di fare anche meglio scovando negli anfratti degli abissi di Internet...

Ciao ML.

Ciao a tutti.
--------------
P.S.
Auspico gli interventi del Gattone e di Alias, [ma anche di Rambaldo, di Naacal, di Jimbo ... di tutti!!!]

Alias

SAI, C'E' UNA RAGIONE DI PIU'

La voce alzate, o secoli caduti:
gridi l’Africa all’Asia; e l’innocente
ombra di Ipazia il grido orrendo aiuti

(V. Monti, "Il Fanatismo")


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Elbert Hubbard. Hypatia, tratto da Little Journeys to the Homes of the Great Eminent Teachers. Vol. VI. The Roycrofters.1916 Wm. Wise & Co. New York


Questa bella ragazza scrisse un trattato in 8 volumi sulle ’’Coniche di Apollonio ’’, un altro trattato su Euclide e ben tredici volumi di commento all’ ’’Aritmetica" di Diofanto (sempre quella a margine della quale Fermat scrisse la sua famosa non-dimostrazione di quello che sarebbe diventato il suo "Ultimo Teorema", di cui pure la "colonnella" di Gauss e del Federalist - una George Sand ante litteram - si occupò).
Insomma, una matematica con i controfiocchi che giunse anche a guidare la Biblioteca di Alessandria, succedendo ai più grandi matematici dell'antichità, a partire dallo stesso Euclide.
In fondo allora (IV sec. d.C.) non erano tempi proprio adatti per una donna a eccellere nelle scienze: ma se c'erano le qualità, evidentemente il risultato non mancava.

Sfortunatamente per Ipazia e le successive fanciulle amanti della matematica, proprio quando nasceva Ipazia, nella metà del IV secolo d.C., successero alcune cose non proprio propedeutiche alla matematica in generale (e figuramoci per quella femminile).
Nel 363 d.C. il Concilio di Laodicea, oltre a stabilire con il suo canone X che le donne non potevano farsi prete(Mulieres, [...] in ecclesia tamquam ordinatas constitui non debere) vietava agli uomini di Chiesa di occuparsi di matematica; e l'Imperarore Costanzo ribadì il concetto promulgando un Editto che vietava di consultare "indovini e matematici".
E sempre in quegli anni, S. Agostino di Ippona poteva tranquillamente citare "quegli impostori che si fanno chiamare 'Matematici', che non pregano né fanno sacrifici prima delle loro elucubrazioni".
Con questi precedenti così poco rassicuranti non sarebbe stato difficile prevedere vita dura alle donne in matematica; ma il colpo di grazia lo diede proprio la triste fine di Ipazia, fatta a pezzi da una turba di monaci (ahem... cristiani) inferociti dalle sue prese di posizione laiche nella contesa tra potere temporale e Chiesa, oltre che dalla sua patente eresia nell'occuparsi della scomunicata Matematica.("Quando Ipazia uscì dalla sua casa, secondo il suo costume, una folla di uomini spietati e feroci che non temono né la punizione divina né la vendetta umana la attaccò e la tagliò a pezzi, commettendo così un atto oltraggioso e disonorevole contro il loro paese d'origine", Damascio, Vita di Isidoro).

Non deve dunque sorprendere il fatto che da allora il destino delle fanciulle venisse orientato più alla calzetta che alle equazioni...

Alias

LA COLONNELLA

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Tanto per far dispetto a Monnalisa (e al Gattone, perché Singh ne tratta approfonditamente) e cacciar dentro un po' di numeri anche in questo thread, vado a svelare l'identità della "colonnella".
E' Marie-Sophie Germain che a soli tredici anni, nel 1789, si innamorò della matematica (pare, leggendo della morte di Archimede).
C'era a Parigi, ricca di matematici illustri, l'Ecole Polytechnique ma a quella scuola potevano accedere solo gli uomini; un altro dei tanti pregiudizi alla base dello scarso numero di donne matematiche.
Ma non si diede per vinta: si procurò le dispense dei corsi, utilizzando il nome di uno studente ritiratosi, Antoine-August Le Blanc, e con quel nome mandava i suoi esercizi ai professori.
A un certo punto Lagrange, che insegnava analisi, e che conosceva bene quanto era somaro l'alunno Le Blanc, stupito per le soluzioni brillanti e ingegnose che sembravano provenire da lui, volle incontrarlo e si trovò di fronte alla fanciulla, con la quale iniziò una lunga amicizia e collaborazione.
L'argomento che più attirava Marie-Sophie era la teoria dei numeri e in particolare l'Ultimo teorema di Fermat (eddai... come il prezzemolo ormai...).
Su questi argomenti Germain entrò in corrispondenza con Gauss, uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, usando ancora il suo pseudonimo, Monsieur Le Blanc. E come tale sarebbe rimasta nelle carte di Gauss se Napoleone non avesse invaso la Prussia, nel 1806.
Germain, preoccupata per la sorte di Gauss scrisse ad un amico di famiglia, il generale Joseph-Marie Pernety, chiedendo di riservare al grande matematico un'attenzione particolare. Quando il generale incontrò Gauss, gli spiegò che il trattamento di riguardo nei suoi confronti era dovuto all'intervento di una giovane matematica parigina Sophie Germain, che firmava i suoi lavori con lo pseudonimo di Monsieur Le Blanc. Fu così che Gauss scoprì la vera identità del suo interlocutore e scrisse quello che è senza dubbio il più prezioso omaggio all'intelligenza di Germain:
"Quando una persona di sesso femminile che, secondo il nostro giudizio e i nostri pregiudizi maschili, deve urtare in difficoltà infinitamente superiori a quelle che incontrano gli uomini per giungere a familiarizzarsi con le spinose ricerche della matematica, quando questa persona riesce, nonostante tutto, a sormontare simili ostacoli e a penetrare fino alle regioni più oscure della scienza, ella deve senza dubbio possedere un nobile coraggio, un talento assolutamente straordinario e un genio superiore".
In una delle lettere indirizzate a Gauss, Germain riporta quello che oggi è noto come il "Teorema di Germain", il suo più importante contributo alla teoria dei numeri, un notevole passo avanti verso la soluzione del teorema di Fermat. Germain introduce un nuovo metodo di indagine al problema introducendo un nuovo tipo di numeri primi p, per i quali anche 2p + 1 dev'essere primo. Sono Numeri primi di Germain 2, 3, 5, 11, 23, 29, 41, 53, 83, 89, ... Con p = 23, ad esempio, anche 2 x 23 + 1 = 47 è primo. Per questi numeri primi p Germain osservò che x^p + y^p = z^p non ha soluzioni con x, y e z interi, diversi da zero e che non siano multipli di p. Proprio le ingegnose argomentazioni portate da Sophie Germain a sostegno della sua dimostrazione servirono poi ad altri matematici per progredire ulteriormente nella soluzione del Teorema di Fermat, che è stato risolto soltanto nel 1995 da Andrew Wiles. I numeri primi di Germain conoscono oggi una nuova popolarità grazie alla ricerca sui numeri primi più grandi. Sono infatti tra le specie più ricercate e in particolare quelli della forma p = k x 2^n - 1 (per i quali naturalmente anche 2p + 1 dev'essere primo). Il più grande numero primo di Sophie Germain che oggi si conosca è proprio di quest'ultimo tipo:
109.433.307*2^66.452 - 1
Monnalisa
Godibili, come sempre le tue dissertazioni forumistiche...
Ma dimmi: quante Ipazie e Marie-Sophie ci sono state nel corso della storia?
Alias
Ecco la hit-parade in ordine cronologico, escludendo le contemporanee:

1) Ipazia di Alessandria
(già trattata nella puntata precedente)

2) Elena Cornaro Piscopia (1646-1684) veneziana, prima donna laureata al mondo (a Padova)

3) Maria Agnesi (1718-1799) di Milano, la prima professoressa universitaria

4) Sophie Germain
(già dato)

5) Mary Fairfax Somerville (1780-1872)


6) Ada Lovelace (Augusta Byron, Contessa di Lovelace), la figlia di Byron andata sposa a Babbage e prima "programmatrice" della storia.

7) Charlotte Angas Scott (1848-1931) - Americana

8) Sofia Kovalevskaya (1850-1891) - Russa, famosa per il teorema di Cauchy-Kovalevskaya.

9) Alicia Stott (1860-1940)

10) Amalie Emmy Noether (1882-1935) - secondo Einstein era il più creativo genio matematico dacché era stato possibile alle donne l'accesso alle scuole superiori.

(a proposito di Einstein, pare che la teoria della relatività gliela abbia scritta la moglie, Mileva Maric.)
Monnalisa
QUOTE(Alias @ Apr 17 2005, 22:31)
Ecco la hit-parade in ordine cronologico, escludendo le contemporanee...

Non mi stupisce questa tua 'hit'... pur di dimostrare la confutabilità delle mie affermazioni, saresti stato capace di pescare genii femminili persino tra la popolazione di Marte! bubbleblowing.gif

Tuttavia, ciò dimostra soltanto che ogni regola ha delle eccezioni. Per fortuna.
Concordo comunque con Einstein: se c'è qualcuno capace di incarnare, in contemporanea, creatività ed abilità matematiche, questa può essere soltanto una donna... che si chiami Amalie o meno.
A proposito, ci piacerebbe tanto (plurale majestatis, but not only) leggere qualcosa di lei postato da te.


Merci, a bientôt. rosa.gif
Alias

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La geniale prosa matematica del fantastico mondo di Amalie Emmy Noether nata ad Erlangen, in Baviera, è particolarmente apprezzabile nella sua lingua madre, il tedesco.
Dopo l'arabo, il tedesco è forse la lingua che più apprezzo nell'esposizione dei teoremi matematici, in quanto se non ci capisco un tubo sono molto più giustificato.
Comunque ecco qui le prime tre pagine dei "Problemi della Variazione Invariante", dove nonostante il clamoroso ossimoro del titolo, si trattano alti problemi di matematica.
(E. Noether, "Invariante Variationsprobleme," Nachr. v. d. Ges. d. Wiss. zu Göttingen 1918, pp235-257.)
A proposito di questo articolo,Albert Einstein scrisse a Hilbert, il 24 maggio 1918: «Ieri ho ricevuto dalla signorina Noether una memoria assai interessante sugli invarianti. Mi impressiona molto il fatto che qualcuno riesca a comprendere questioni di questo tipo da un punto di vista così generale. Non sarebbe stato male mandare la vecchia guardia di Gottinga a scuola da Fräulein Noether. Di sicuro conosce bene il suo mestiere!».

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Emmy Noether, nel 1933 dovette lasciare il posto di docente all'Università di Gottinga, a causa delle sue origini ebree; ma va detto - e anche questo avrà pur contato nella discriminazione delle donne matematiche - che l'anno successivo Hitler fece espellere tutte le donne (anche le ariane) dagli incarichi di insegnamento universitari.
Monnalisa
Grazie... e onore al merito alle doti di Amalie, che non aveva neppure il pretesto di essere bella come Ipazia.

Vero è che - se non ci fossero stati, nel corso dei secoli - tanti ostacoli e freni verso le molteplici capacità femminili, vi avremmo senz'altro surclassato.

bubbleblowing.gif
Alias
Eh si, bella proprio no: la Noether «ignorava tutte le convenzioni femminili del periodo. Era soprappeso, entusiasta, e diceva sempre la sua. Sempre in disordine, vestita comoda e fuori moda. Era anche amabile, del tutto disinteressata e affettuosa».
Tant'è che Herman Weyl - un po' acidamente - ebbe a dire: "Ci sono state solo due matematiche nella Storia, Sofia Kovalevskaya e Emmy Noether: però la prima non era una matematica e la seconda non era una donna"

In effetti la Kovalevskaya - discendente del re d'Ungheria Mattia Corvino - oltre ad occuparsi di equazioni differenziali parziali, scriveva romanzi ed era una accanita femminista.

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E pure una vera rivoluzionaria, alla Piperita Patty, visto che attraversò le linee tedesche nel 1871 per raggiungere la Comune di Parigi.
Piperita Patty
QUOTE(Alias @ Apr 18 2005, 17:52)
Eh si, bella proprio no...
Tant'è che Herman Weyl - un po' acidamente - ebbe a dire: "Ci sono state solo due matematiche nella Storia, Sofia Kovalevskaya e Emmy Noether: però la prima non era una matematica e la seconda non era una donna"

Giacché mi hai citato, preferisco risponderti direttamente per dirti, caro il mio Alias, che la frase riportata sopra rappresenta un chiaro esempio di 'invidia del pene' all'incontrario!

Non sapendo dove altro attaccarsi e pur di non riconoscere l'eccellenza matematica di Amalie Emmy Noether, senz'altro superiore alla propria, il matematucolo Herman Weyl si appella alla scarsa avvenenza della grande scienziata tedesca. Un'affermazione più che sufficiente a farmi ribollire il sangue nelle vene e a risvegliare il mio animo ribelle.

La prossima volta, perciò, scegli con più cura le citazioni da riportare su Metaforum: sai che non ci metto nulla a scatenare una rivoluzione! rastapimp.gif


A proposito: se ti capita di vederlo, salutami tanto Middmo... coeuranime.gif

Monnalisa
Una volta tanto, devo dare ragione a Piperita Patty, almeno in parte.
Pur dotato di incontestabile talento matematico - al contrario della definizione di "matematucolo" attribuitagli da Piperita - non pare che l'esimio professor Weyl fosse un tale campione d'avvenenza da poter criticare la dolce Amalie...


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