Terrasanta divisa anche sul papa

User posted image

Ai cristiani piace la difesa della dottrina, gli ebrei guardano al suo passato

MICHELE GIORGIO - GERUSALEMME

Che papa sarà Benedetto XVI per il Medio Oriente e la Terra Santa? Saprà e vorrà svolgere il ruolo di ponte tra le fedi e i popoli che è stato di Giovanni Paolo II? Non pochi si sono posti questi interrogativi ieri a Gerusalemme, in Israele e nei Territori occupati, mentre la Chiesa cattolica locale festeggiava la nomina del nuovo pontefice. Sul piano puramente religioso i palestinesi cristiani guardano con favore al rigore di Joseph Ratzinger, alla sua difesa ad oltranza della dottrina. «I cattolici locali sono più conservatori rispetto a quelli europei, vedono nella tradizione, nel rispetto di certi valori secolari, qualcosa di estremamente positivo rispetto alla modernità della fede ricercata invece in Occidente», ha spiegato Wadye Abu Nassar, uno specialista di questioni vaticane che per alcuni anni è stato consigliere del Patriarca di Gerusalemme, Monsignor Michel Sabbah. Quest'ultimo ha espresso «soddisfazione e gioia» per la scelta di Ratzinger, ma si è astenuto dal fare previsioni rispetto al dialogo futuro tra palestinesi, cristiani e musulmani nell'era di Joseph Ratzinger. Sabbah domani, subito dopo una messa al Santo Sepolcro per Benedetto XVI, partirà per Roma dove parteciperà alla cerimonia ufficiale di inizio del nuovo pontificato. La nomina del nuovo Papa è stata favorevolmente commentata dai media israeliani. La convinzione generale nello Stato ebraico è che Ratzinger continuerà sulla stessa strada di Wojtyla, anche se la questione delle relazioni tra la Chiesa di Roma, gli ebrei e lo Stato di Israele sarà (forse) da lui avvertita con minore intensità, almeno rispetto al suo predecessore.

Il rabbino David Rosen, fautore del dialogo tra ebrei e cristiani, ha affermato che «da un'ottica ristretta ebraica e israeliana, l'elezione di Benedetto XVI è una buona notizia per gli ebrei». Israel Singer, presidente del Congresso ebraico mondiale, ha spiegato che Ratzinger «ha fornito il sostegno teologico alla decisione di Giovani Paolo II di allacciare relazioni con Israele». Il presidente Moshe Katzav da parte sua ha detto: «Io ho fiducia che il nuovo papa proseguirà sul solco aperto da Giovanni Paolo II per la pace e la riconciliazione tra le religioni e i popoli del mondo». Eppure non sono mancati in Israele anche i riferimenti all'adolescente Ratzinger durante il nazismo. Yedioth Aharonot ha titolato in prima pagina: «Fumata bianca, passato nero» e ha ricordato che il nuovo Papa durante la seconda guerra mondiale, sia pure per un breve periodo, militò nella Hitlerjugend, il movimento giovanile nazista, e indossò l' uniforme di soldato in un'unità antiaerea prima di disertare. Il giornale lo ha «assolto» dal sospetto di filonazismo ma ha anche affermato che «le relazioni tra Ratzinger e la comunità ebraica non sono sempre state senza ombre» e ha ricordato a questo proposito il suo ruolo nella «Declaratio Dominus Jesus», nella quale le altre fedi sono definite «carenti».

Un altro quotidiano, Maariv, ha scritto: «Benvenuto in Vaticano», accanto a una fotografia di Ratzinger sedicenne che indossa la divisa della contraerea tedesca. Foto di Benedetto XVI sono apparse anche sulle prime pagine dei giornali dei Territori occupati. Pochi invece i commenti, anche a causa della conoscenza approssimativa in casa palestinese delle vicende interne vaticane e del ruolo svolto da Ratzinger nella Chiesa cattolica. Il presidente Abu Mazen ha inviato a Roma un telegramma di congratulazioni e si è limitato ad esprimere l'auspicio che il nuovo pontefice si dimostri attento alle cause dei popoli oppressi, in particolare quello palestinese, come lo era stato Karol Wojtyla, che in Cisgiordania e Gaza godeva di molte simpatie.


il manifesto 21 aprile 2005
http://www.ilmanifesto.it