Roderigo
Oct 21 2005, 19:47
Sergio Cofferati e la sinistra del prima e dopo http://italy.indymedia.orgGIORGIO CREMASCHI Cosa fa un sindaco di sinistra di fronte a degli operai stranieri supersfruttati, che vivono in baracche? Cerca di aiutarli. Cosa fa un sindaco di destra? Manda le ruspe. Sergio Cofferati ha mandato le ruspe. Alle prime luci del mattino queste hanno spianato una povera bidonville di muratori rumeni, alle porte della civilissima Bologna. Così i bambini e le mogli, colti nel sonno e meno lesti a fuggire, hanno visto in faccia il rigore della legalità, là ove la sinistra governa. Certo si tratta di famiglie fuori legge. Gli uomini lavorano, con o senza permesso di soggiorno per «appaltatori» che violano tutte le leggi, restando però impuniti, anzi magari ammirati per le capacità imprenditoriali. In questo inferno, in questa moderna schiavitù, non si può neppure concepire il diritto alla casa. Quello non c'è nemmeno per i bolognesi doc. E così i poveri stanno in baracche. Come nel film "Miracolo a Milano", ove una comunità di "barboni" veniva fatta sloggiare dalle baracche insediate nella periferia della metropoli, anche là per ordine del sindaco. Zavattini e De Sica, autori di quella fiaba capolavoro del neorealismo, dipingevano il sindaco, gli assessori, i vigili urbani, come rappresentanti di un potere sordo e ottuso, incapace anche della semplice gentilezza. Forse essi non pensavano che cinquant'anni dopo altri sbaraccamenti sarebbero stati vanto del sindaco della città simbolo della sinistra. Tutto ciò fa provare rabbia e vergogna, prima di tutto perché questa insensibilità profonda viene dalla nostra parte politica, da quella che vuol mandare via dal governo Berlusconi e la Lega. Si provano rabbia e vergogna perché i poveri non possono diventare cenere da nascondere sotto il tappeto del perbenismo ed è davvero ben misero un concetto di legalità totalmente separato dalla giustizia e dalla sensibilità sociale. Ma accanto alla rabbia sorge una domanda. Perché l'ex segretario della Cgil, che ha portato in piazza tre milioni di persone per difendere il lavoro dalla precarizzazione, oggi perseguita proprio i più precari tra i lavoratori? In realtà ha ragione Cofferati quando sostiene di non essere sostanzialmente cambiato, come uomo della sinistra. Ma di quale sinistra? Di quella del prima e del dopo. Prima quando non è al governo, questa sinistra sta dalla parte del popolo, quasi sempre senza se e senza ma. Ma poi, quando raggiunge un ruolo di potere, quando amministra o governa, questa sinistra cambia. In realtà essa semplicemente assume in sé le sembianze e le funzioni del popolo. Il popolo siamo noi, essa proclama, così come i re di Francia dicevano di se stessi assolvendosi da qualsiasi dovere di rappresentanza. Quei re erano considerati capaci di trasformare il male in bene, per il solo fatto di regnare. E una certa sinistra, come quei re, pensa di essere di per sé il bene del popolo, indipendentemente da quello che il popolo dica o pensi. Per questo essa pensa di essere autorizzata, una volta al governo, a fare ciò che affronterebbe con le barricate stando all'opposizione. Non per cattiveria o corruzione, ma per senso di responsabilità. Sia chiaro, in tutto questo non centra l'essere più radicali o più riformisti, beati o rivoluzionari, sia i comunisti, sia i socialdemocratici hanno vissuto una lunga storia di prima e dopo. Non sarebbero crollati così ignominiosamente i socialismi dell'est europeo, se non fossero stati governati da una burocrazia che pretendeva contemporaneamente di essere il popolo e di comandare sul popolo. E, nel nostro piccolo, non è forse vero che la Cgil di Cofferati, quando governava il centro sinistra, non era certo tutti i giorni nelle piazze, e approvava persino la guerra umanitaria? Poi le cose sono cambiate con Berlusconi, speriamo che non mutino di nuovo. Ma la sinistra del prima e del dopo non manda le ruspe solo perché si dà da sola il diritto di farlo. Lo fa anche perché è priva della partecipazione emotiva, dell'identificazione morale, con gli esclusi. Claudio Sabattini, quando era segretario della Fiom disse che non si può fare bene il mestiere del sindacalista, se non ci si identifica con la sofferenza di chi si vuol rappresentare. Ecco ad un certo punto può capitare che tutti i legami con questa sofferenza si recidano e la governabilità e i sondaggi prevalgano su tutto. Certo i muratori rumeni non votano alle elezioni comunali di Bologna. Ma quella città è diventata quello che è perché più di cento anni fa i socialisti riformisti, da Andrea Costa a Camillo Prampolini, vi organizzarono gli esclusi. Quei riformisti hanno dato agli esclusi di allora senso della giustizia e della dignità e, ben prima, che avessero formalmente il diritto di voto li hanno educati ad essere dei cittadini. Quel socialismo riformista aveva un profondo senso dell'appartenenza e della missione umanitaria della sinistra e mai, mai, avrebbero colpito i più deboli e i più umili nelle proprie file, quali che fossero la giustificazione o l'opportunità politica ed elettorale. Romano Prodi ha preso moltissimi voti in Emilia, li consideri un'indicazione a seguire la via di Prampolini, e non quella di Cofferati. Altrimenti vincerà prima le elezioni, ma comincerà a perdere subito dopo. Liberazione 20 ottobre 2005 http://www.liberazione.it
isoica
Oct 21 2005, 22:30
ai miei tempi a Bologna regnava un certo Zangheri, ovviamente del PCI... bazzicavo la città per via dell'università, e il trattamento riservato agli ultimi era uguale passano gli anni ma le parole d'ordine della sinistra valgono solo quando si ritrovano all'opposizione
Krn3ll
Oct 21 2005, 23:07
QUOTE(isoica @ Oct 21 2005, 21:30) ai miei tempi a Bologna regnava un certo Zangheri, ovviamente del PCI... bazzicavo la città per via dell'università, e il trattamento riservato agli ultimi era uguale passano gli anni ma le parole d'ordine della sinistra valgono solo quando si ritrovano all'opposizione Leggevo anni fa le riflessioni di non so più che autore, che notava come un omosessuale sia per definizione insoddisfatto. La riflessione era, più o meno, questa: un omosessuale cerca un vero uomo con cui accompagnarsi. Ma quando lo trova, il fatto stesso che si accompagni a lui gli toglie la qualifica di “vero uomo”. Pertanto, l’omosessuale resta inevitabilmente frustrato nella sua ricerca. Aldilà della validità di questa teoria nel mondo gay, leggo lo stesso paradosso nella sinistra che va al governo: governare significa inevitabilmente fare i conti con molti e differenti bisogni. Significa togliere a qualcuno per dare a qualcun altro. E questo va in collisione con l'identità propria della sinistra. Scrivevo in altro post: QUOTE(Krn3ll @ Aug 28 2005, 16:21) Destra e Sinistra(..) Si noti come in tale ottica risultino chiari il dissidio e la contraddizione interna di un qualsiasi apparato politico «di Sinistra». Laddove si accetti infatti questa definizione di mission, risulterà evidente come al suo stesso strutturarsi come apparato, ogni ente perda immediatamente parte della sua identità di Sinistra. Se difatti strutturarsi implica creare gerarchie, suddividere risorse e stabilire scale di priorità, questo stesso processo porterà la struttura nascente a ispirarsi ai principi propri del Drive Maschile (nonché della Destra) orientati all’ottimizzazione, alla meritocrazia, al premio e al successo. Esattamente come abbiamo dovuto notare riguardo agli studi sulle differenze di genere, ci troviamo in una contraddizione implicita al contesto stesso in cui si manifesta. La mission di Sinistra può definirsi tale soltanto finché resta genuina ricezione e divulgazione di un disagio. Nel momento stesso in cui dalle forme di espressione, riflessione e protesta si sposta nel campo della gestione, la Sinistra pone in atto un meccanismo di amministrazione che è necessariamente basato su definizioni di priorità e quindi su scale di importanza dei bisogni stessi (definire il bisogno di casa dei senzatetto più importante del bisogno di arricchirsi di uno speculatore, ad esempio) e in questa scelta perde irrimediabilmente il proprio status materno per assumere quello paterno, restituendo quindi la guida delle attività a un Drive Maschile. In tale ottica dunque si può concludere che la Sinistra esiste ed è esistita sempre e soltanto come attitudine alla ricezione e alla propugnazione di un bisogno attuale, ma è sempre stata e sempre sarà condannata a diventare Destra nella misura in cui si struttura come organo titolare di potere. In questa ipotesi riconosciamo ad esempio il disagio che ogni base popolare di un movimento di Sinistra vive e spesso si esprime in forma di contestazione nei confronti dei propri rappresentanti quando essi passano dalla fase di opposizione a quella di Governo. Un disagio che si concretizza nell’immancabile (e del resto fondata) accusa di «borghesizzazione». È difatti chiaro che finché il leader del movimento di Sinistra esprime in piazza o su un giornale, in toni pacati o esasperati, in sedi istituzionali o alternative le ragioni e i bisogni della base, allora egli manterrà il ruolo e la mission «materne» proprie della Sinistra. Non appena si troverà a rappresentare una forza di Governo in giacca e cravatta, che deve discutere e accettare i necessari compromessi per l’attuazione e la gestione delle risorse disponibili, la sua immagine e la mission che lo animano ne verranno irrimediabilmente modificate, facendolo apparire, agli occhi dei suoi stessi sostenitori, sempre più simile a coloro che dalla piazza accusavano e criticavano. Volendo forzare un paradosso, si potrebbe dire che la Sinistra è e può essere sempre e soltanto opposizione, mentre ogni qualsivoglia forma di governo prenda in mano la gestione di una società diventa, necessariamente, espressione di Destra. da FemDom, preludio all'estinzione del maschio di Stefano Re
Roderigo
Oct 24 2005, 12:39
Se si sgombera un campo nomadi, bisogna poi provvedere alla sistemazione delle persone sgomberate, altrimenti si formerà un nuovo campo in un territorio poco lontano. La politica degli sgomberi può servire ad un sindaco per ben apparire sui giornali di fronte ad una parte dell'opinione pubblica benpensante e xenofoba, ma non è una buona amministrazione, nè di destra, nè di sinistra, nè maschile, nè femminile, nè omosessuale, qualunque sia il cliché che si voglia adoperare per descriverla. Altre amministrazioni sanno o hanno saputo agire diversamente: Veltroni a Roma, e lo stesso Guazzaloca a Bologna, per esempio. Non esiste nessuna legge ineluttabile che obblighi a gestire le cose in un certo modo. E' sempre una questione di scelte, di rappresentanza degli interessi, di costruzione della propria immagine. * * * Dando per buoni gli stereotipi, partecipiamo a tutti i drive, decidendo come, quando e con chi (o contro chi). Una buona giunta potrebbe essere comprensibilmente materna con i migranti e autoritariamente paterna con i caporali dei cantieri edili. La destra (e certo presunto riformismo, per emulazione) pensa e preferisce il contrario. Che poi la realtà del governo sia diversa da quella dell'opposizione, è vero, ma lo è per tutti: per la sinistra, che deve tener conto delle compatibilità economiche, e per la destra che deve tener conto delle compatibilità sociali. La democrazia è un compromesso e il compromesso vincola e condiziona ogni parte politica. Nel tempo, i termini del compromesso mutano, ma mai nessuno accede alla stanza dei bottoni, solo per interpretare la propria autorappresentazione.
Krn3ll
Oct 24 2005, 17:47
QUOTE(Roderigo @ Oct 24 2005, 11:39) Dando per buoni gli stereotipi, partecipiamo a tutti i drive, decidendo come, quando e con chi (o contro chi). Una buona giunta potrebbe essere comprensibilmente materna con i migranti e autoritariamente paterna con i caporali dei cantieri edili. La destra (e certo presunto riformismo, per emulazione) pensa e preferisce il contrario.
Beh si tratta sempre di parametri di interpretazione. Io sto dando una lettura di cosa siano destra e sinistra differente da quella marxiana o neomarxiana che ne dai tu. Per te è impulso all’economia produttiva versus welfare, per me il welfare è solo una espressione della soddisfazione del bisogno e l’impulso all’economia produttiva è solo un modello di premio e meritocrazia. Con ciò è ovvio che tutti partecipiamo di tutto, e che un governo tanto di destra quanto di sinistra debba tener conto in varia misura di entrambe le collocazioni di risorse. La mia riflessione era però posta su un altro livello, poiché non riguardava precisamente i contenuti di una azione (di governo o di opposizione) quanto la loro substantia: governare è di per sé un ruolo autoritario, in cui si comanda e decide dell’altrui vita. Fare opposizione è di per sé un ruolo che esprime bisogni e proteste, in cui si rappresentano necessità di fasce più o meno specifiche di popolazione. Che sia il partito fascista a fare opposizione, o che sia Lenin a fare governo, quel che facevo notare è semplicemente che governare è di per sé un atto che si colloca a “destra” mentre fare opposizione è un atto che di per sé colloca a “sinistra”. Poi ovvio, ci sono governi più attenti ai bisogni e altri meno, governi più diplomatici ed altri meno, governi più demagogici e altri meno, questo dipende come hai ben detto da questioni di immagine e di sensibilità specifiche, e non inficiano affatto la riflessione che ponevo poiché riguardano i contenuti dei rispettivi ruoli governo - opposizione, non la loro natura. QUOTE(Roderigo @ Oct 24 2005, 11:39) (..)ma mai nessuno accede alla stanza dei bottoni, solo per interpretare la propria autorappresentazione. Ecco, su questo invece non mi trovo d’accordo. Io ritengo che al contrario tutti facciamo tutto ciò che facciamo esclusivamente per questo motivo di fondo: sostenere una identità.
Roderigo
Oct 25 2005, 15:47
Per rimanere al caso di Bologna, vediamo che tra gli stessi amministratori di sinistra, quelli di ieri e quelli di oggi, esistono opinioni diverse su come affrontare le situazioni di emarginazione sociale. Posterò poi l'intervista dell'ex sindaco Guido Fanti.
Quindi, non penso che Cofferati interpreti un ruolo imposto dalla sua funzione e dalle circostanze. Fa un suo calcolo politico, costruisce, secondo una sua valutazione dell'attuale mercato elettorale, una propria identità, quella del sindaco autoritario e securitario. Probabilmente, era costruita anche quella del Circo Massimo e poi quella dell'astensionista al referendum sull'articolo 18.
Oggi, una parte della classe politica, senza neppure salvare le apparenze, è imprenditrice di se stessa senza soluzione di continuità, e ciò è vero a destra come a sinistra. Non c'è relazione tra il Fini che vuol far votare gli immigrati e l'ex segretario del MSI, così come non ce n'è tra il Rutelli papista e il giovane mangiapreti radicale. Per citare solo due estremi.
Non vedo una destra che va al governo rimanendo sostanzialmente se stessa ed una sinistra che invece deve tradirsi. Anche se ci sono prevalenze di questo tipo a seconda dell'egemonia del periodo. Durante gli anni d'oro del compromesso socialdemocratico poteva essere più incoerente la posizione di un governante di orientamento liberista, poi negli anni di Reagan e della Thatcher poteva esser vero il contrario.
Ma che un governo sia di per sè qualcosa di destra, è una idea che accomuna conservatori ed estremisti.
Non mi pare sia così anche guardando alla substantia: governare è di per sé un ruolo autoritario. Certo, dal mio punto di vista: nello stato liberale classico, il governo è il comitato d'affari della borghesia: svolge una funzione autoritaria nei confronti delle classi popolari, ma soltanto impiegatizia nei confronti di capitalisti e finanzieri.
Il fascismo abolì i sindacati (drive maschile?) ma permise l'esistenza della Confindustria ed adattò ai suoi bisogni la sua politica economica (drive femminile?). Sono due facce della stessa politica, della stessa collocazione. E non avrebbe potuto diversamente: se il fascismo avesse voluto trattare gli industriali con lo stesso autoritarismo con cui trattava gli operai, sarebbe caduto.
Infine, esistono tante identità a destra come a sinistra. La tua visione della sinistra, mi pare aderisca bene ad una identità di tipo cristiano sociale (assistenziale, solidaristica e aconflittuale), mentre c'entri poco e nulla con le sinistre del movimento operaio, che da qualsiasi collocazione hanno sempre letto la realtà attraverso il paradigma del conflitto, e dunque scegliendo di stare da una parte contro l'altra e ponendosi sempre il problema delle priorità e del potere.
Roderigo
Oct 26 2005, 01:27
«Io cacciai la polizia. Cofferati sbaglia»
L'ex sindaco Fanti: l'ho sostenuto, ora il primo cittadino guardi ai problemi reali
SARA MENAFRA - INVIATA A BOLOGNA «Brutta immagine la polizia che difende il comune. Cofferati sbaglia a mettere al centro la sicurezza, inaccettabili i diktat». Quando c'era lui sulla poltrona che scotta, a palazzo D'Accursio il movimento portava migliaia di persone. Era il `68, eppure lei Guido Fanti non ha mai voluto che la polizia difendesse le porte del palazzo...Devo avere ancora una famosa foto in cui mi si vede bloccare la polizia sulla porta del comune. Stavano inseguendo due studenti che si erano rifugiati nel cortile e io gli dissi «qui non ci mettete piede, se qualcuno fa danni ci penseremo noi e i nostri vigili urbani». Ma non voglio dare lezioni. Erano altri tempi... Di certo non meno violenti di questi...Non c'è dubbio, c'erano studenti e operai, una fibrillazione notevole. Ma quello che mi preme dire piuttosto è che sono un po' preoccupato della situazione. Mi stupisce l'attenzione da parte di tutti i giornali nazionali per quel che accade a Bologna, prima con la storia del racket dei lavavetri e poi con l'episodio, ben più grave, dello sgombero degli immigrati. Mi stupisce e fa nascere una domanda: perché? La cosa nuova che è accaduta è che nel momento in cui si è impiantata la nuova amministrazione è avvenuto il distacco dalla coalizione che aveva portato alla vittoria. E' in questa situazione un po' difficile che sono avvenuti gli episodi che hanno marcato il problema. In città c'è un'emergenza sicurezza?Il problema di Bologna non sono né i lavavetri né le baracche ma il declino industriale, i quartieri, l'impoverimento. Io vivo nella zona universitaria e sono felice di trovarmi attorno giovani, che rimangono nei paraggi dal mattino alla sera. E' vero di notte ci sono gli spacciatori, ma allora bisogna intervenire per evitare che questi giovani siano circondati da quella gente. Ma la legalità è un punto fermo, no?La legalità per il comune di Bologna è un punto fermo, perché non è mai successo niente di illegale dal punto di vista della conduzione organizzativa. Sapere di non essere amministrati da ladri o farabutti è certo contato nell'idea che il mondo ha di Bologna. Per noi è una abitudine, un modo di vivere. Due giorni fa il Corriere ha pubblicato un sondaggio in cui si dice che la città ha paura del buio. Anche lei ha questa sensazione?E' un sondaggio che va capito. Non si dice quante persone, sono state interpellate né dove. Dunque secondo lei non è vero che i cittadini temono l'invasione degli immigrati?Il fenomeno dell'immigrazione non è recente. I cinesi vivono qui da anni, anche i pakistani, bisogna colpire i delinquenti... ma questo sempre Insomma Cofferati sbaglia?Una critica che gli faccio è che tra la campagna elettorale e questa fase ce ne corre. Si è persa la natura delle questioni, Bologna vive ancora di quello che abbiamo fatto quarant'anni fa, la Fiera, la tangenziale. Oggi bisognerebbe pensare ai prossimi quarant'anni, per questo due anni prima della campagna elettorale io ed altri abbiamo messo in piedi «Bologna, idee per un progetto», uno dei movimenti che poi hanno portato alla candidatura di Cofferati. E' pentito?Indietro non si torna. Non ho niente da rimproverarmi, avevamo fatto un progetto di lunga durata, C'è ancora tempo. E l'aut aut sulla sicurezza?E' inaccettabile. Il consigliere dei Ds che ha accusato Rifondazione è fuori dalle regole, la linea del partito è un'altra. Piuttosto il documento sulla sicurezza, che tocca un punto diventato così centrale, deve uscire dal comune e coinvolgere nella discussione la società civile, i partiti, i movimenti e le associazioni. il manifesto 25 ottobre 2005 http://www.ilmanifesto.it
Daruma
Oct 26 2005, 14:09
Avete notato come - in questi tempi, (e da quanto...) di "nodi al pettine" - i "fessi" di sinistra siano assai "capelluti" ? Beh, viva i pelati! Ma no cirio, in questo caso... "fini"! siyusun
isoica
Oct 26 2005, 22:34
a luglio, dopo lo stupro di una ragazzina a Villa Spada, ci fu un corteo... gli allocchi lo etichettarono come razzista ma ci fu anche chi si accorse che quel corteo rappresentava un sentimento diffuso e dilagante e le scelte amministrative successive sono figlie di opportunismo politico il plauso della destra e l'inviperimento dei babbei centrosocialisti ne sono lo specchio
Daruma
Oct 27 2005, 18:55
"Cofferati sbaglia ". punto.
Krn3ll
Oct 27 2005, 19:04
anche i cinesi sbagliano...
Bella chiaccherata, e anche se arrivo dopo che l'attenzione alla vicenda è calata, credo che le indicazioni da trarne siano più importanti di quanto si pensi. Cofferati ha vuotato il sacco una settimana fa con Repubblica: con ritardo (colpevole?) dice la sua sui fatti di Bologna, che gli hanno ritagliato addosso la poco piacevole figura di sindaco-sceriffo. Ne parlai nel pieno della crisi, un mese fa, con due amici di Bologna, che presero la difesa del sindaco a spada tratta, accusando anzi molti insospettabili nemici (l'associazionismo cattolico in primo luogo) di ipocrisia e malafede. Non vivo a Bologna, non posso giudicare compiutamente le decisioni sulla realtà locale, posso farlo invece sulle astrazioni politiche generali che Cofferati ha desunto dalla vicenda e su quelle, per me, c'è un apprezzabile pragmatismo che non è per nulla in difetto rispetto alle idee. Difetto di comunicazione, forse? può darsi benissimo, nei probabili (ed inevitabili) errori di una situazione esplosiva, premio però la sua intelligenza e il suo coraggio, e boccio l'ipocrisia e la mancanza di pragmatismo, indispensabile a governare decentemente.
Roderigo
Dec 6 2005, 17:39
C'è una intervista di Marzio Bargagli, sociologo e studioso dei flussi migratori, che difende Cofferati e lo definisce un "innovatore della sinistra", perchè con gli sgomberi ha affrontato problemi accumulati da tempo, sfidando l'impopolarità, anche se poi, dice, il suo consenso invece è cresciuto. Potremmo dire, che è diminuito tra i militanti di sinistra, mentre è cresciuto nell'elettorato diffuso. E si può capire. Tuttavia, alla domanda: Non crede sia un principio né di destra né di sinistra, ma di civiltà che donne e bambini non finiscano per strada?, la risposta è: «Non c’è dubbio. È successo ed è un errore commesso da Cofferati. Questo gruppo di irregolari era un problema da tempo e lui ha cercato di risolverlo gradualmente. Però quando ha deciso l’intervento non ha informato la vicesindaco: senza servizi sociali l’operazione si è configurata come solo di polizia».Credo che il problema stia tutto qui.
QUOTE(Roderigo @ Dec 6 2005, 16:39) ...Tuttavia, alla domanda: Non crede sia un principio né di destra né di sinistra, ma di civiltà che donne e bambini non finiscano per strada?, la risposta è: «Non c’è dubbio. È successo ed è un errore commesso da Cofferati. Questo gruppo di irregolari era un problema da tempo e lui ha cercato di risolverlo gradualmente. Però quando ha deciso l’intervento non ha informato la vicesindaco: senza servizi sociali l’operazione si è configurata come solo di polizia».
Credo che il problema stia tutto qui.
La tua segnalazione dell'intervista a Marzagli era interessante (a buon rendere) perchè il personaggio ha sicuramente voce in capitolo sui flussi migratori (lo conoscevo in quest'ambito, infatti), e la sua non è un'opinione qualunque. Riguardo a questa credo che avendo accennato, nell'incipit del post, ad un possibile ritardo di comunicazione da parte di Cofferati, possa riconoscermi agevolmente nelle parole di Marzagli. Quello che andrebbe separato, per una migliore comprensione, sono forma e merito dell'iniziativa: se la prima è stata difettosa, credo che il secondo sia un precedente importante e positivo.
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