Radicali e Riformisti Botta e risposta sul ruolo di Rifondazione
Un dubbio: si può governare con questi?

www.capital.it
FRANCO BERARDI BIFO
Un dubbio: si può governare con questi?

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FRANCO BERARDI BIFO
Caro Piero, sono diversi giorni che penso a scriverti quello che puoi leggere qui sotto. Fino a questo momento mi sono detto: aspetta. Ora non posso aspettare più. La situazione sta davvero precipitando, nel sentimento di molti che cominciano a chiedersi: ma perché debbo votare per un governo che mi manganellerà più duramente di quanto abbia fatto il governo Berlusconi. So che si tratta di un tema spinoso, ma in qualche modo occorre aprirlo. Non so se con un articolo o in che modo. Vedi tu. Io ci provo così. Fammi sapere ciao, Franco
* * *
Pur non essendo iscritto al partito della Rifondazione comunista seguo con interesse la discussione interna e ho condiviso nella loro generalità le posizioni espresse da Bertinotti all’ultimo congresso e nella fase successiva. Ho condiviso e condivido l’idea che di fronte alla devastazione sociale e istituzionale prodotta dal governo di centro-destra la priorità sia sconfiggere la coalizione guidata da Berlusconi.
Ma questo non può portarci alla subalternità nei confronti delle politiche liberiste che costituiscono l’orientamento del tutto prevalente nella coalizione di centrosinistra, nonostante le coraggiose posizioni espresse a più riprese da Romano Prodi.
So bene che il problema si è posto fin dal primo momento all’attenzione del vostro partito e che vi è da parte vostra un’attenzione vigile alla necessità di mantenere un’autonomia di giudizio e di azione sulla questione dirimente delle politiche sociali e della democrazia.
Purtroppo le cose che stanno accadendo ad esempio in Val di Susa dimostrano che si va costituendo una alleanza organica tra contenuti liberisti ed ipersviluppisti e forme autoritarie.
E’ dunque necessario, prima che sia troppo tardi, un supplemento di riflessione e di iniziativa. Occorre evitare che prenda corpo una svolta di tipo autoritario e liberista e che il centrosinistra ne divenga lo strumento. Già, ma come? chiederete voi.
Io vi scrivo da Bologna. Come sapete questa città si trova da mesi nell’occhio del ciclone: le azioni del sindaco Cofferati configurano una politica autoritaria applicata in maniera sistematica.
Non ripeterò qui la lunga litania delle sopraffazioni, ma mi limiterò alle notizie di questa mattina.
Il sindaco ha ricevuto le Rsu del’Istituto Aldini, la scuola comunale minacciata di smantellamento. I rappresentanti dei lavoratori hanno fatto presente che la decisione di chiudere tre sezioni dell’istituto professionale è stata presa ancor prima che il consiglio comunale esaminasse il bilancio e prendesse qualsivoglia decisione al proposito, e che il consiglio d’istituto è stato avvisato a cose fatte, posto di fronte ad un fatto compiuto. Si è dunque trattato di un’iniziativa unilaterale, massimamente autoritaria, oltre che di un’atto distruttivo del tessuto sociale cittadino e della scuola pubblica. A queste contestazioni il Sindaco ha reagito con assoluta indifferenza: ha detto che la decisione è già stata presa, che le difficoltà economiche impediscono di ripensarci. Punto.
Ma le notizie non finiscono qui. Contemporaneamente in città si è diffusa la notizia che una manifestazione programmata per sabato, convocata dai centri sociali contro la legge proibizionista è vietata perché sabato sabato è la giornata conclusiva del Motor Show, e in una città che santifica il sabato alle automobili e allo shopping non si può ammettere che gruppi di cittadini si incontrino per qualche altra ragione).
Fino a questo momento il vostro partito ha mantenuto sul caso Bologna un profilo basso. Evitare di esasperare i toni è stata la scelta saggiamente perseguita. Ma a questo punto io suggerisco di riesaminare la questione.
Si è comprensibilmente considerato il caso Bologna come un pericolo sulla strada dell’unità contro la destra. Ma ora è il momento di rovesciare l’ottica. Il caso Bologna non è un pericolo, bensì un’occasione.
E’ l’occasione per mettere in chiaro alcune cose che non possono rimanere sullo sfondo: prima di tutto la democrazia nelle decisioni che riguardano la vita della comunità.
Quel che succede in Val di Susa non deve ripetersi mai più, quando il centrosinistra sarà al governo. La chiusura della scuola pubblica non può essere la politica che definisce lo stile del centrosinistra. L’imposizione autoritaria di decisioni non può essere il metodo del centrosinistra.
Punti come questi sono irrinunciabili se non vogliamo che l’adesione di Rifondazione al governo di centrosinistra diventi una rinuncia definitiva ad ogni carattere di autonomia.
Di Bologna si può fare il banco di prova di un confronto sul metodo democratico e anche, in qualche misura, sulle scelte di contenuto.
Se in questa città passa la linea autoritaria di Cofferati non solo Rifondazione si troverà con le mani legate quando un governo di centrosinistra vincerà le elezioni, ma, peggio ancora, rischiamo di fallire il risultato elettorale positivo che molti danno ormai per acquisito.
Non credo che molti razzisti voteranno per Prodi solo perché a Bologna c’è un sindaco come Cofferati. Mentre è assai probabile che molti potenziali elettori di Rifondazione dicano a un certo punto: chi ha tollerato l’arroganza di Cofferati non merita il mio voto.
Liberazione 9 dicembre 2005
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