L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2005

Meteorablu
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Ogniuno dice la sua, ma quale sarà la Verità?wacko.gif

Correva l'anno 1279 quando il notaio Ugolino Scarpa, elencando ciò che il milite Ponzio Bastone lasciava in eredità, cita tra le altre cose "bariscella una plena de macaronis" (un certo pieno di maccheroni). Ancor prima, nel 1244, un medico bergamasco promette ad un lanaiolo di Genova che l'avrebbe guarito da un'infermità alla bocca se egli non avesse mangiato né carne, né frutta, né cavoli, né pasta: "... et non debes comedare aliquo frutamine neque de carne bovina nec de sicca neque de pasta lissa nec de caulis..." (Roberto S.Lopez "Su e giù per la storia di Genova"). Marco Polo torna a Venezia nel 1292! Il confronto di queste tre date chiarisce da solo ogni dubbio residuo: la pasta non fu invenzione cinese, gli italiani la conoscevano già prima che l'eroe de Il Milione tornasse dal suo avventuroso viaggio. Allora furono veramente gli italiani ad inventare la pasta? Pare assai azzardato cercare di imputare a tutti i costi l'invenzione della pasta perché, a nostro avviso, di invenzione non si tratta, ma piuttosto del naturale sfruttamento di una materia prima assai diffusa. Il frumento era conosciuto circa 10.000 anni fa e, quando si scoprì che, frantumandone i chicchi, se ne poteva ricavare la farina, gli uomini incominciarono anche a produrre i primi impasti che, cotti su pietre roventi, davano sottili focacce, il famoso pane àzimo. Dalla cottura del composto farina-acqua sulle pietre, alla bollitura in acqua il passo è breve e naturale. Le più antiche testimonianze su formati di pasta cotti in acqua risalgono infatti a 3000 anni a.C.. Famosi i rilievi in stucco della Grotta Bella, tomba etrusca del IV sec. a.C., che riproducono l'interno di una casa: ai due pilastri centrali sono appesi, tra l'altro, la spianatoia, il matterello, la rotella dentata ecc.
Nella sua formulazione più semplice dunque la pasta è cibo antichissimo, che ebbe origini del tutto indipendenti. Non ci sembra perciò giusto parlare di "invenzione" quando ci si riferisce ad un alimento la cui produzione ed il consumo sono naturali conseguenze dell'evoluzione della civiltà dei popoli. Ciò che comunque resta certo è che non fu Marco Polo a insegnarci a mangiare gli spaghetti! Ma non furono nemmeno i napoletani a dar origine alla pastasciutta. I maccheroni non sono nati a Napoli, ciò è storicamente accertato, ma in questa città hanno ricevuto senz'altro la loro massima esaltazione popolaresca: l'innata sapienza gastronomica del napoletano, fatta di entusiasmi, di intuiti e di sentori, ha subito accolto, arricchito e fatto proprio questo cibo. Tanto che, alla fine del '600, esso diventerà la base dell'alimentazione quotidiana popolare e, trasformando il napoletano da mangiafoglia a mangiamaccheroni, come dice E.Sereni, originerà una simbiosi inscindibile.
(www.pasta.it) read-grin.gif
Meteorablu
Uno scritto del 1154, del geografo di origine araba Al-Idrisi, che era al servizio di Ruggero II, intitolato "Il libro di chi si diletta a girare il mondo" si legge di una zona abitata con case e "molti mulini", a poca distanza da Palermo, denominata "Trabia" dove si fabbrica pasta a forma di fili (Tria in arabo), e di commerci della pasta, molto sviluppati, in paesi di "Musulmani e Cristiani", spedita con navi che ne trasportarono abbondanti quantità ovunque nel Mediterraneo".
In Puglia le lasagne secche oncor oggi vengono chiamate "Tria".
Manca ancora quasi un secolo alla nascita di Marco Polo e gia' si usava la pasta alimentare a forma di spaghetto e questo basta a eliminare il dubbio sulla provenienza degli spaghetti su cui si e' tanto discusso.
Molti altri spunti si possono trarre da scritti del XII e XIII secolo dove vengono spesso fatti riferimenti ad "abbuffate di lasagne con formaggio", Jacopone da Todi nomina la pasta in una delle sue invettive contro il Papa, Boccaccio nel Decamerone ne fa un elogio convincente ed entusiasta e altri anche se meno famosi, ma convinti, ne decantano in versi le qualita'.
Nel XVII secolo, poi, a Napoli, la Pasta incontro' il pomodoro, giunto in Europa dopo la scoperta dell'America. Questo connubio fu una vera rivoluzione gastronomica, questo nuovo accostamento fece rapidamente dimenticare le combinazioni agro-dolce e dolce-salato fino ad allora utilizzate in cucina.
La Pasta cosi' trattata non entro' immediatamenteo nelle mense "nobili e principesche d'Italia", perche' veniva ancora mangiata con le mani.

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1787 Goethe, nel suo diario Viaggio in Italia, dopo aver definito i maccheroni come una «pasta delicata, fatta di farina fina, fortemente lavorata, bollita e trafilata in certe forme», disegna delicati scorci di vita napoletana descrivendo l'attività dei maccheronari che, agli angoli di quasi tutte le grandi via, «con le loro casserole piene di olio bollente sono occupati, particolarmente nei giorni di magro», a preparare maccheroni, con «uno smercio incredibile», tanto che «migliaia di persone portano via il loro pranzo e la loro cena in un pezzettino di carta».
Fu solo attorno al 1800, che grazie ad un intraprendente ciambellano di corte di Re Ferdinando II, tal Gennaro Spadaccini, e alla sua geniale idea di utilizzare una forchetta con 4 punte corte (poi diventata di uso comune), che la Pasta fu servita anche nei pranzi delle corti di tutt'Italia e di la' inizio' il suo giro del mondo.
1806 M. Bonaiuti da Londra scrive, in Italian scenery: «I maccheroni di Napoli si riconoscono facilmente. Non sono avvolti a matassa come quelli di Genova. Sono assolutamente diritti e solo ad una estremità hanno una curva, perchè non appena sono usciti dalla pressa per la lunghezza prestabilita, vengono appesi a dei bastoni per farli essiccare. Il foro che li attraversa da un capo all'altro è perfettamente eseguito. [...] Ciò che più li distingue è il loro colore giallo dorato. Il loro impasto è granulare e guardato contro luce presenta una particolare trasparenza propria dei veri maccheroni di Napoli».

...Sempre più confusa... orangerolleyes.gif
Meteorablu
in occasione del "pesce d'Aprile", la BBC fece nel 1957 un reportage riguardante la raccolta degli spaghetti in svizzera. Ci furono spettatori che volevano comprarne. laugh.gif

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perla
Met...questa, qui, non può mancare!! smile.gif Indimenticabile!!

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Meteorablu
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eh si....Indimenticabile davvero... rosa.gif
perla
QUOTE(Meteorablu @ Jun 29 2005, 01:32)
eh si....Indimenticabile davvero... rosa.gif
*


ehi Met! ma non c'era una canzone che faceva così??

Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffèèèè
a malapena riesco a mandar giùùùùùùù
Invece ti ricordi
che appetito insieme a te
a Detroittttttt...

magari ho sbagliato.. però mi sembra che fosse così.. rosa.gif
perla
Geometrici spaghetti

di Gualtiero Marchesi


La geometria dello spaghetto. L’essenzialità di un fascio di segmenti di retta. L’elogio dell’interezza. La mia ricerca formale mi ha portato stavolta alla creazione dell’“insalata di spaghetti alle acciughe scappate”. La composizione prevede l’utilizzo di un piatto molto suggestivo, un piatto bianco dalla struttura allungata, smussata, a metà tra l’ovale ed il rombo. Gli spaghetti vi sono collocati diritti, interi, così come sono: irrorati del “sugo” dell’acciuga - quel sugo che proviene dalla marinatura e che è spesso impiegato nella cucina napoletana - unito a pane tostato grattugiato, aglio, olio e sale, e guerniti di uvetta e pinoli. Ho chiamato la creazione “insalata alle acciughe scappate” pensando alla filosofia tutta autoironica e bertoldesca dei popolari “osèi scapàcc”: anche nel mio caso, infatti, le ipotetiche protagoniste, le acciughe, sono... scappate, ed è rimasto di esse solo il sugo.

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Bluette

Gli spaghetti più vecchi sono cinesi

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http://www.repubblica.it

Ormai non c'è più nessun dubbio: gli spaghetti più antichi del mondo sono cinesi e risalgono ad almeno 4000 anni fa. Un gruppo di ricercatori dell'Istituto di geologia e geofisica dell'Accademia delle scienze cinese insieme a quelli dell'Istituto di archeologia, hanno portato alla luce quelli che sembrano essere i più antichi spaghetti del mondo. L'annuncio è stato affidato ad un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" (vol. 437, 13 ottobre 2005).

La scoperta sembra spazzare via le polemiche in merito a chi avesse per primo scoperto questo particolare alimento diventato molto popolare in diverse aree del mondo. Da sempre cinesi, arabi, ma soprattutto italiani si disputavano il primato di aver scoperto per primi gli spaghetti. La disputa si basava soprattutto su prove letterarie, mancando quasi del tutto i rinvenimenti di reperti archeologici. La scoperta operata dai ricercatori cinesi rappresenta quindi un caso del tutto eccezionale che attesta come l'uso di questo alimento a base di acqua e farina già ampiamente diffuso nella Cina nord-occidentale, anche in tarda età neolitica e cioè circa 2000 anni avanti Cristo.

Gli spaghetti sono stati scoperti nel corso di un'operazione di scavo di un sito risalente al tardo neolitico che si trova a nord-ovest del fiume Giallo nei pressi della cittadina di Lajia. Gli spaghetti erano all'interno di uno dei tanti vasi portati alla luce dai ricercatori. Perfettamente conservati, avevano ancora il caratteristico colore giallo paglierino. Le immagini che illustrano l'articolo di "Nature" presentano quello che molto probabilmente fu una vera e propria forchettata (anche se i cinesi non conoscevano la forchetta, ma le bacchette) perché gli spaghetti erano avvolti su loro stessi. Più che spaghetti veri e propri del tipo di quelli che siamo abituati a consumare oggi sulle nostre tavole si tratta di pasta piuttosto grossa lavorata a mano, del tipo dei tonnarelli. Non sembra infatti che questi spaghetti preistorici fossero stati sottoposti ad essiccazione. Al contrario potrebbero essere stati consumati freschi, come appunto i tonnarelli.

Diversa da quella attuale anche la composizione dell'impasto. Invece che usare farina di grano duro, come facciamo oggi, gli antichi cuochi cinesi usavano farina di miglio. Intorno al recipiente che conteneva gli spaghetti sono state infatti trovate molte tracce di questo particolare cereale che veniva coltivato nelle aride pianure del cuore della Cina.

12 ottobre 2005


Agenzia ZadiG-Roma

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