L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2005

Roderigo
Pronto a tutto

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VALENTINO PARLATO

La disperazione può portare all'arroganza, tanto più in Berlusconi, che è arrogante anche quando non è disperato. Berlusconi aveva comunicato le sue dimissioni agli alleati: all'Udc e ad Alleanza nazionale. Poi, con sorpresa generale, uscendo dal Quirinale ha annunciato: «non mi sono dimesso». Qualcuno pensa: per le pressioni della Lega, più probabilmente perché, come il naufrago che sta per affogare si afferra a qualsiasi cosa, anche a un pezzo di ferro. Berlusconi sa che la sua avventura di governo è finita: glielo ha detto anche il suo amico Ferrara («Non so come finirà, ma so che è finita» era il titolo del Foglio di ieri); lo sa anche lui che come quelli che debbono scappare cerca di mettere in tasca il massimo di denaro liquido (vendita quote di Mediaset). Ma messo allo stremo ha prevalso l'irrazionale. Dico l'irrazionale perché in questo caso la pezza è peggio del buco. La ricaduta delle sue non dimissioni, del suo «noi tireremo dritto» sarà catastrofica all'interno della sua Casa delle Libertà. Follini, Casini e l'Udc si sono beccati uno schiaffone che non so come potranno giustificare ai loro elettori. Non stanno meglio Fini e Alleanza nazionale, che dopo aver subito le perdite più pesanti delle recenti regionali non sanno che dire e hanno il partito in agitazione. La Lega potrà esultare, potrà pensare di avere una crescita di potere e di credibilità. Ma in quale contesto?

Il destino di Berlusconi è segnato, «l'uomo nuovo» di ieri è diventato un vecchio ingombro, del quale tutti si vogliono liberare, ma faremmo un grave, gravissimo errore, se sottovalutassimo la pericolosità per la democrazia e per il paese di questa arroganza. Dobbiamo sapere che pur di non mollare, anche se già morto, Berlusconi è pronto a tutto. Non abbiamo davanti a noi la prospettiva (dannosissima) di un non governo, come si dice dalle parti del centro sinistra, ma di un governante pronto a tutto. Sappiamo, per esperienza che la caduta di un capo populistico e, a modo suo, carismatico, non avviene lasciando intatte le cristallerie, e qui si tratta di ben di più delle cristallerie.

Per tutto questo mi pare d'obbligo il vecchio appello alla mobilitazione democratica. Tra pochi giorni sarà l'anniversario del 25 aprile del 1945, quello della Liberazione. Questa volta il popolo di sinistra, gli elettori anche non di sinistra che alle recenti regionali hanno detto no a Berlusconi, debbono promuovere in questa Italia delle cento città grandi manifestazioni antifasciste, di mobilitazione contro tutte le possibili minacce del Berlusconi in agonia. E in più non dimentichiamo (non lo dovrebbe dimenticare anche Bossi) quel 25 aprile del 1994, quando le piazze decisero la caduta del primo governo Berlusconi. Questa volta è più necessario e urgente.


il manifesto 19 aprile 2005
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Roderigo
LA RICORRENZA / Ma i partigiani: sia la festa di tutti.

Ciampi sarà a Milano con noi
La sinistra: un 25 aprile anti-Silvio


Appello da Manifesto, Liberazione e Unità:
mobilitarsi contro la minaccia alla democrazia


D.Mart.

ROMA - A 5 giorni dalla festa che lunedì celebrerà il 60° anniversario della Liberazione, la risposta più efficace a chi vorrebbe trasformarla in una mobilitazione contro Silvio Berlusconi la dà il vice presidente dell’Associazione nazionale partigiani italiani, Tino Casali: «Se il capo dello Stato ha accettato il nostro invito di venire in piazza Duomo, a Milano, questo deve essere il segno che il 25 aprile può essere la festa di tutti perché abbiamo combattuto anche per chi non la pensava come noi». La mattina del 25 aprile, Carlo Azeglio Ciampi sarà al Quirinale, per una cerimonia alla quale dovrebbe partecipare per la prima volta il premier Berlusconi, e poi volerà a Milano dove terrà un discorso a piazza Duomo.

L'iniziativa del capo dello Stato potrebbe dunque indurre una parte della sinistra radicale a rivedere le sue posizioni sul 25 aprile. Sul Manifesto , infatti, Valentino Parlato si è rivolto al «popolo di sinistra», ma anche «agli elettori non di sinistra», per chiedere di «promuovere grandi manifestazioni antifasciste, di mobilitazione contro tutte le possibili minacce del Berlusconi in agonia». E anche Unità e Liberazione , pur con toni diversi, scrivono che esiste una minaccia per la democrazia. Armando Cossutta, poi, raccoglie l’appello lanciato da un gruppo di intellettuali (Rossanda, Bocca, Carla Voltolina Pertini, Tullia Zevi) per una manifestazione a difesa della Costituzione da tenersi il 25 aprile. Una proposta, questa, che ha già incontrato l’opposizione di Francesco Rutelli.

A Milano, a Firenze e a Trieste, intanto, An annuncia che non parteciperà alle manifestazioni ufficiali. Spiega Roberto Menia che nel 2002 fu tra i primi esponenti di An ad entrare nella Risiera di San Saba: «Il 25 aprile deve essere un momento di pacificazione. Per cui è opportuno celebrare i martiri del nazismo come quelli del comunismo».


Corriere della Sera 20 aprile 2005
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Roderigo
CALDAROLA

«Sbagliano, si celebri la conciliazione
No alle barriere tra buoni e cattivi»


DINO MARTIRANO

ROMA - «Sarebbe un errore trasformare la festa del 25 aprile in una battaglia antigovernativa perché questa è una battaglia che combattiamo tutti i giorni e che continueremo in campagna elettorale. Invece, il giorno in cui si festeggia la Liberazione dobbiamo rassicurare e celebrare la conciliazione nel nome del 25 aprile». Così Giuseppe Caldarola, parlamentare dei Ds, convinto riformista, risponde a chi propone di trasformare le manifestazioni per il 60° anniversario della Liberazione dal nazifascismo in una mobilitazione di piazza contro il governo e la maggioranza di centro destra.

Lei, dunque, non è preoccupato per la piega che ha preso la crisi.«Io sono preoccupato perché il modo in cui si svolge la crisi è quanto meno anomalo. Però, sotto la spinta di Ciampi, è pure vero che già tra qualche ora la crisi verrà incanalata nella sua sede naturale, cioè nelle aule parlamentari. Il rischio, quindi, c’è stato: la crisi ora si parlamentarizza».

Cosa risponde a chi vorrebbe trasformare il 25 aprile nella festa di una parte contro un’altra?
«C’è un dato di principio che dobbiamo considerare: il 25 aprile è la festa nazionale che, più di altre, sancisce l’avvento della democrazia, e quindi il discrimine antifascista della Repubblica, per cui deve essere una festa inclusiva».

Sarebbe una contraddizione chiedere al presidente del Consiglio di partecipare a una manifestazione che, come scrive Valentino Parlato sul «Manifesto», dovrebbe trasformarsi in una mobilitazione contro Silvio Berlusconi?
«Esiste un diritto di ciascuno di noi di esserci ma c’è anche un dovere dei rappresentanti delle istituzioni di partecipare. Semmai, il rimprovero da rivolgere a Berlusconi riguarda è quello di non aver partecipato finora alle celebrazioni del 25 aprile».

Eppure, nella sinistra radicale c’è la tentazione di alcuni di trasformare il 25 aprile nell’occasione per dare una spallata al premier.
«La vicenda politica sta dimostrando come la crisi del centro destra e del berlusconismo stia avvenendo al di fuori dei canoni di certa sinistra radicale: la Cdl è in crisi profonda perché pezzi di Paese reale, messi alla prova dal governo Berlusconi, scelgono di lasciarlo: o restando a casa o, addirittura, votando per il cento sinistra. L’idea di creare una barriera ideologica, tra i buoni e i cattivi, è un errore che modifica il senso della battaglia politica di questi anni».

L’Unione lo ha capito fino in fondo questo messaggio?
«In questa crisi, da parte di Prodi e di tutti gli altri leader, credo che ci sia stato un atteggiamento molto corretto. Al Paese non possiamo mica mandare un messaggio da anni Cinquanta. Il messaggio del 25 aprile deve puntare sulla riaffermazioni dei valori. Deve essere un messaggio che offre una prospettiva, a tutti gli italiani».


Corriere della Sera 20 aprile 2005
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Gatto del Cheshire
Credo che quest'anno sarà un bel 25 Aprile.
Ma lasciatemi sognare un po': 1 milione di persone a sfilare, come nel '94, e Humpty Dumpty che va a gambe all'aria... Troppo bello, troppo bello...
Monnalisa
QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 20 2005, 16:06)
Credo che quest'anno sarà un bel 25 Aprile.

Già... quest'anno, sarà proprio un bel 25 Aprile... smile.gif


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Il 25 aprile, per la Costituzione


Coronando un’azione sistematicamente volta a cancellare le conquiste civili e sociali maturate in sessant’anni di vita democratica, una maggioranza estranea alla storia, ai valori e alla cultura della Resistenza ha sancito lo smantellamento definitivo dei beni pubblici repubblicani generati dalla lotta di liberazione. Il governo Berlusconi ha imposto, a colpi di maggioranza, una riscrittura eversiva della Seconda parte della Carta che compromette l’equilibrio tra i poteri costituzionali posto dai Padri costituenti a salvaguardia della vita democratica della Repubblica.

Nessuno aveva mai osato tanto. Le conquiste della democrazia nel nostro Paese non sono mai state completamente attuate. Spesso sono state insidiate. Ma mai, sino ad ora, ne era stata propugnata l’abrogazione.

Questa “riforma” mette a repentaglio l’unità sociale e politica del Paese e sconvolge le basi della democrazia parlamentare, determinando le premesse per un perenne caos istituzionale, politicizzando la Corte costituzionale e conferendo al capo dell’esecutivo un cumulo di poteri tale da ridurre il Parlamento e il Presidente della Repubblica al ruolo di comparse. Ove il disegno delle destre si realizzasse, la Repubblica italiana non sarebbe più un ordinamento democratico-parlamentare, fondato sulla divisione e il bilanciamento dei poteri: diventerebbe un ordinamento fondato sul governo personale di un capo politico. Si tratterebbe di una sorta di premierato assoluto. La stessa unità nazionale verrebbe messa a rischio, sacrificata alle pulsioni dissolutrici di un nuovo fascismo padano.

Di fronte a un tornante di tale gravità, tacere o minimizzare sarebbe una imperdonabile colpa.

È indispensabile un forte sussulto di tutte le culture democratiche del nostro Paese, al di là di ogni particolare appartenenza. Occorre impedire che entri in vigore un provvedimento esiziale per la democrazia repubblicana. Perciò – in vista del referendum che dovrà cancellare questa “riforma” – esortiamo tutti gli Italiani che hanno a cuore le sorti della Repubblica, già in passato minacciate da oscure trame, a mobilitarsi in occasione del prossimo 25 aprile, e poi ogni 25 aprile, una volta sventata questa minaccia, trasformando la celebrazione dell’anniversario della Liberazione in una manifestazione nazionale in difesa dei valori e dei principi inscritti nell’unica vera Costituzione della Repubblica: quella del 1948, nata dalla Resistenza antifascista.

Promotori:
Giorgio Bocca, Alessandro Curzi, Raniero La Valle, Lidia Menapace, Giovanni Pesce (Medaglia d’Oro della Resistenza), Massimo Rendina (Presidente Anpi), Paolo Ricca, Rossana Rossanda, Paolo Sylos Labini, Carla Voltolina Pertini, Tullia Zevi

Per aderire inviare una mail a: perlacostituzione@virgilio.it
Oppure un fax al n. 06-44183254


http://www.aprileonline.info/index.asp?numero=242
Monnalisa
Assente Berlusconi, che andrà in mattinata al Quirinale

Ciampi a Milano per il 60° della Liberazione

Saranno presenti anche il Ministro Pisanu, i rappresentanti
dell'opposizione e dei sindacati. Il clou alle 16.45 in piazza Duomo



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MILANO - Grande festa lunedì a Milano per il sessantesimo anniversario della Liberazione, alla presenza del Presidente Ciampi, che terrà il discorso conclusivo dopo il corteo. Alla cerimonia saranno presenti anche il Ministro dell'Interno Pisanu, il leader dell'Unione Romano Prodi, il segretario nazionale dei Ds Fassino con una delegazione del partito, Fausto Bertinotti, Armando Cossutta, Alfonso Pecoraro Scanio e i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti. Anche il Presidente del Congresso Ebraico Europeo, Cobi Benatoff, parteciperà alla manifestazione. Sarà invece assente il premier Berlusconi, che prenderà parte alle cerimonie previste in mattinata al Quirinale con Ciampi. Atteso invece Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera dei Deputati. Il discorso del Presidente della Repubblica a Milano sarà trasmesso in diretta su La7 a partire dalle 17.

Alle 16 il Capo dello Stato scoprirà in Prefettura una lapide intitolata a Riccardo Lombardi, primo Prefetto della città del dopoguerra, per poi prendere parte, alle 16.45, alla manifestazione commemorativa in piazza Duomo. Le celebrazioni per i 60 anni della Liberazione si aprono alle 9 in piazza tricolore, con la deposizione di una corona al monumento della Guardia di Finanza da parte del sindaco Albertini. Stessa cerimonia alle 9.15 in corso Monforte, nella sede della Provincia, e alle 9.30 a Palazzo Marino. Alle 9.45 sarà la volta di Piazza dei Mercanti, alle 10 in Largo Caduti per la Patria e alle 10.30 in piazzale Loreto. Alle 11 è in programma una Messa in Duomo officiata da Monsignor Redaelli, vicario generale della Diocesi di Milano. Alle 12 in piazza Duomo ci sarà l'alzabandiera. Alle 15 in piazza Oberdan si concentrerà il corteo che attraverserà Milano per raggiungere piazza del Duomo dove sono in programma gli interventi finali che saranno aperti dal presidente Ciampi. Il sindaco Albertini e la delegazione dei Ds alle 18 si ritroveranno al Museo di Storia contemporanea per l'inaugurazione della mostra «La resistenza in Europa».

Fitto di appuntamenti il calendario di iniziative culturali per ricordare gli eventi della Liberazione, che cominciano il 24 aprile con l'inaugurazione della mostra «Memorial della Liberazione di Milano» a palazzo della Ragione. Lunedì 25 il senatore Oscar Luigi Scalfaro inaugurerà un'altra mostra all'Arengario, «Un'immagine dell'Italia».


24 aprile 2005
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Francese
QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 20 2005, 15:06)
Credo che quest'anno sarà un bel 25 Aprile.
Ma lasciatemi sognare un po': 1 milione di persone a sfilare, come nel '94, e Humpty Dumpty che va a gambe all'aria... Troppo bello, troppo bello...
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Speriamo proprio di no perche dopo la situazione sara peggio di prima.

Roderigo
Se fosse, si andrebbe al voto e si avrebbe poi un governo di legislatura legittimato dalla maggioranza. Quanto meno una situazione più stabile di quella attuale, che è solo una agonia.

Ma il sogno del Gatto non si sta realizzando. Almeno per oggi la CDL si ricompatta giocando in difesa.
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Oggi Ciampi a Milano. Prodi: peccato che la Cdl non festeggi la Resistenza. Calderoli: tolleranza zero contro chi divide il Paese e si oppone alla devolution

Sul 25 aprile è scontro tra Polo e Unione

Oggi celebrazioni in tutt´Italia. Il sindaco di Milano: troppe bandiere rosse nelle piazze. I Ds: si vergogni

25 Aprile, lite prima della festa

Prodi: la Cdl non la sente sua. Ed è bufera su Albertini
Bondi, coordinatore di Fi: il leader dell´Unione sa solo dividere. Il ministro Calderoli: grave voler boicottare la riforma costituzionale


Repubblica - 25 aprile 2005
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Albertini: a Milano non vorrei vedere bandiere rosse

Prodi attacca il premier Scontro sul 25 aprile

Scontro frontale in occasione del 25 aprile tra Prodi e il centrodestra. Il leader dell’Unione ha accusato Berlusconi e la maggioranza di «stravolgere la Costituzione con progetti di riforma dissennati», rinfacciando al capo del governo «di non aver mai considerato suo dovere prendere parte alle celebrazioni» e al centrodestra «di non riconoscersi in questa Festa di libertà». Altrettanto dura la replica del Polo: Prodi «divide il Paese, fomenta odio» e offre del 25 aprile una lettura unilaterale. Il sindaco di Milano Albertini, parlando della manifestazione di oggi cui parteciperà anche Ciampi, ribadisce: «Niente bandiere rosse in piazza, solo tricolori».

Prodi attacca Berlusconi e Polo sul 25 aprile «Non si riconosce in questa data e non partecipa mai».

Il premier «addolorato e sorpreso». La Cdl: Romano divide l’Italia

Corriere della Sera - 25 aprile 2005
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Liberazione e Costituzione
25 aprile: metà governo contro


Alle manifestazioni per il sessantesimo assenti An e Lega. Il sindaco Albertini: li capisco
Prodi: non si riconoscono nell’antifascismo. A Milano il grande appuntamento con Ciampi


Ciampi sceglie la piazza del 25 aprile

Il presidente sarà alla grande manifestazione a Milano: sarà il vertice simbolico del settennato

Prodi: la destra contro l’antifascismo

«C’è una parte che non si riconosce nel 25 aprile». Bondi furioso:«Vuole dividere il Paese»

l'Unità - 25 aprile 2005

PSb
Sfruttare il 25 Aprile come propaganda politica è ripugnante.
Prodi non ha limiti.
Roderigo
Però, obiettivamente, il modo di porsi nei confronti di questa festa non è uguale tra tutte le forze politiche e, direi, tra le due coalizioni. Non solo nel senso che ci si riconosce in filoni diversi della Resistenza e della Liberazione. Così era al tempo dell'arco costituzionale quando appunto ci si divideva in comunisti, socialisti, cattolici, liberali. Oggi vi sono forze importanti, quasi metà dello schieramento politico che si sente quanto meno estranea se non ostile al significato del 25 aprile: Alleanza Nazionale, partito erede del MSI, la Lega non interessata ad alcun mito o patto fondativo nazionale, se non per necessità/opportunità, comunque non per adesione valoriale, ed infine Forza Italia che con il suo leader ha il suo cardine nell'anticomunismo, piuttosto che nell'antifascismo.
Ciò detto, non vi è motivo di compiacersi. E' un male che il 25 aprile non sia la festa di tutti. Oggi forse, persino meno di venti, trenta anni fa.

Qui potete trovare il testo integrale della dichiarazione di Prodi.

Romano Prodi
Celebrazione 60° anniversario della Liberazione
25 aprile 1945: il nuovo inizio dell'Italia

http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=169
Gatto del Cheshire
Oggi non mi è praticamente riuscito di arrivare a piazza Duomo, tanta era la gente.
Colpa mia anche, perchè non mi ero accertato della messa a punto della moto e quando l'ho tirata fuori, tutto contento perchè il tempo metteva al bello, la batteria era come morta. Così ho dovuto correre alla metropolitana e sono arrivato a Missori alle 16 (la fermata Duomo era chiusa). Tentativo disperato di attraversare piazza Duomo per andare verso porta Venezia a incontrare un'amica (piuttosto incavolata) e infine l'incontro dalle parti di San Babila ("doctor Livingstone, I presume"...) e il tentativo inutile di ritornare a piazza Duomo. Alle 18 c'era ancora a San Babila una parte del corteo, bloccata. A quel punto scoraggiato sono andato a prendere il Metro a Montenapoleone e sono tornato a casa.
Vabbè, almeno posso dire: anch'io c'ero. sad.gif
E comunque, sempre meglio che andare con la moglie alla festa per la prima comunione del nipotino...

Monnalisa
Sono andata in Piazza Duomo a sentire Ciampi: avevo voglia di esserci. E il suo discorso, a parte qualche accento retorico, mi è globalmente piaciuto perché ha fatto spesso riferimento ai valori di democrazia e libertà garantiti dalla Costituzione. La folla, numerosa, lo interrompeva spesso per applaudire le sue parole.

Il suo discorso è stato l'ultimo; prima di lui hanno parlato alcuni rappresentanti dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), il segretario generale della UIL, Angeletti, Tina Anselmi, l'ex-sindaco di Milano Aniasi. Tutti si richiamavano, in modo più o meno marcato, ai valori della Costituzione, della democrazia, della libertà.

Alla fine dei discorsi (ero abbastanza lontana dal palco), quando hanno finalmente aperto le transenne, sono riuscita a salire sul palco ormai vuoto e, proprio lì sotto, ho visto sfilare Prodi (acclamatissimo dalla folla), Fassino, Bertinotti (che, al grido di "Faustino", ha guardato in su e mi ha fatto ciao con la mano)... e si è messo addirittura a ridere quando una ragazza dietro di me gli ha gridato "Facci sognare!".

Alla manifestazione erano presenti anche la moglie di Pertini, Di Pietro, Pecoraro Scanio, Penati e tante altre autorità. Tra gli esponenti della Cdl c'erano naturalmente Formigoni (Presidente della Regione) e, tra gli esponenti del governo, Pisanu, La Malfa e Martino, ma nessuno di loro ha parlato, così come non ha parlato nessuno degli esponenti politici.

Comunque, sono stata contenta di aver partecipato: Piazza Duomo era gremita e la folla era assai generosa di applausi, soprattutto quando veniva citata la Costituzione o venivano fatti riferimenti, in modo sottinteso, alle mancanze dell'attuale governo. E' probabile che la maggior parte dei presenti (70.000 persone, secondo le stime che ho letto sul Corriere della Sera) fosse gente di sinistra, ma ho proprio avuto la netta sensazione che - così come abbiamo stravinto le elezioni regionali - stravinceremo anche quelle nazionali.



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Ed ecco il programma della manifestazione a Milano


15.30 Tantissime le bandiere per la pace e le sciarpe arancioni indossate dalle persone che continuano ad arrivare numerosissime dalla metropolitana, in bicicletta e da ogni direzione. Sono presenti i gonfaloni della città e la Banda musicale in testa al corteo. Qualche momento di tensione a porta Venezia per la presenza di numerosi attivisti dei centri sociali, fronteggiati da imponenti misure di sicurezza e un nutrito gruppo di agenti delle Forze dell'ordine. Tra la folla, sono già presenti alcuni politici, tra cui Bertinotti, Cofferati e il presidente della Provincia di Milano Penati. Il corteo partito poco dopo le 15 e ha iniziato a sfilare lungo corso Venezia. Attraverserà piazza San Babila e si chiuderà in piazza del Duomo.
15.10 Migliaia di persone partecipano al corteo che da Porta Venezia raggiungerà piazza Duomo dove si terrà il discorso di Ciampi. Prima che il corteo si muovesse, momenti di tensione: un reparto di polizia in tenuta anti-sommossa ha creato uno sbarramento attraverso la strada nell'evidente intento di impedire l'immediato accesso al corteo di giovani dei centri sociali e dell'area antagonista. Questi ultimi, al momento due-trecento, stanno vivacemente protestando e inveendo con le forze dell'ordine per questo sbarramento.

15.50 - Dopo lunghe trattative con i dirigenti della Questura impegnati nell'ordine pubblico, si è risolta la questione tra giovani dell'area antagonista e forza pubblica: il cordone di polizia che tagliava corso Venezia è stato rimosso e, fra applausi e grida, il gruppo dei giovani che stava contestando il provvedimento si è ricompattato col resto della manifestazione. Sono iniziate musiche e rulli di tamburi all'interno di tutta questa parte del corteo, che ancora riempie l'ultimo tratto di corso Venezia e gran parte di piazzale Oberdan.

16.05 - Caloroso abbraccio tra Romano Prodi e Fausto Bertinotti, incontratisi in mezzo al corteo. Circondati da migliaia di persone che hanno applaudito a lungo, i due si sono poi stretti la mano, poi per Prodi c’è stato un lungo bagno di folla. Il leader dell’Unione ha anche cambiato percorso più volte inoltrandosi nelle vie traverse di piazza Duomo per offrirsi più volte in diversi punti del corteo. Prodi è stato sempre accolto da lunghi applausi e testimonianze di affetto.Molti applausi anche per Fassino.

16.25 - Incontro nel centro del corteo tra il leader dell'Unione Romano Prodi e il segretario dei Ds Piero Fassino, prima di giungere in piazza del Duomo, è stato salutato da un tifo da stadio. Oltre ai cori ('Pre-si-den-te, pre-si-den-te") l'ex numero uno della Commissione europea è stato fotografato con i cellulari quasi fosse una rockstar. Ha stretto mani, distribuito baci alle signore e firmato autografi. A un certo punto, un ragazzo di origine albanese per immortalarlo, lo ha apostrofato «Romano, girati che vinciamo» e lui, «vinciamo anche se non mi giro» ha risposto sorridendo.

16.40 - Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, al loro arrivo in piazza Duomo sono stati accolti con fischi mentre salivano sul palco. Accoglienza diversa, invece, per i leader del centrosinistra presenti con, fra gli altri, Romano Prodi, Piero Fassino, Fausto Bertinotti, Armando Cossutta, Alfonso Pecoraro Scanio ed Enrico Boselli.

17.03 - Sul palco di piazza Duomo sono inziati i discorsi dei rappresentanti delle associazioni dei partigiani, in attesa che prenda poi la parola il Capo dello Stato
16.50 Molti applausi per il presidente della Repubblica Ciampi, che si è accomodato sul palco a fianco di Oscar Luigi Scalfaro. Ciampi è stato anche abbracciato da un ex partigiano che ha eluso il servizio d'ordine, ha saltato le transenne e si è presentato davanti al capo dello Stato: questi lo ha abbracciato e accarezzato. Dalla folla il grido «Ciampi, Ciampi».

17.10 - E' intervenuto Aldo Aniasi, ex sindaco di Milano e presidente dell'associazione nazionale partigiani, che ha ricordato come il 25 aprile sia una data che unisce e non divide gli Italiani.

17.30 - Dal palco, di fronte a piazza Duomo gremita, interviene Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. Molti dei partecipanti al corteo sono ancora in corso Vittorio Emanuele. «Il 25 aprile - ha detto Angeletti - rappresenta la data di nascita della libertà per tutti gli italiani. Vogliamo che l'esperienza delle dittature non sia più vissuta da nessuno. Il passato di morte e di distruzione è stato combattuto dalla Resistenza. L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Noi continuamo e crederci e dobbiamo promuovere il lavoro se vogliamo mantenere i valori del 25 aprile».

17.40 - Inizia, dopo un lunghissimo applauso, l'intervento del Presidente della Repubblica, Ciampi.

17.45 - «Con il 25 aprile - ha detto Ciampi - si aprì un'epoca nuova della nostra storia, che stiamo ancora vivendo. Repubblicana, per libera scelta del popolo italiana». «Il 25 aprile il popolo italiano scese nelle strade di tutte le città. Rievocando quei momenti ricordiamone i protagonisti. I caduti, le popolazione dei paesi sterminati dai nazisti. Ricordiamo la gloria di quei cittadini che diedero la loro vita contro la barbarie. Grazie, a coloro che salvarono l'onore del popolo italiano e la sua libertà. Anche quella di coloro che li avevano combattuti. Senza ideali un popolo langue. E' destinato a essere servo. Libertà e giustizia si conquistano giorno per giorno».
«Le celebrazioni del 25 aprile - ha proseguito il Capo dello Stato - sono occasioni per riflettere. E ' la Costituzione che ha garantito e garantisce la libertà di tutti. Non dimentichiamo mai che la Costituzione è la base della convivenza civile. Che ha consentito la rinascita morale e materiale della nostra Patria, le grandi trasformazioni istituzionali e sociali, la creazione di un sistema di equilibri tra i poteri che ha garantito e garantisce la libertà di tutti ».

17.58 - E' terminato il discorso del Capo dello Stato, salutato da un lungo applauso. Ciampi sta lasciando la piazza.


25 aprile 2005
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Monnalisa
QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 25 2005, 19:01)
A quel punto scoraggiato sono andato a prendere il Metro a Montenapoleone e sono tornato a casa.
Vabbè, almeno posso dire: anch'io c'ero. sad.gif

Leggo solo ora, gatto, che non sei riuscito ad arrivare in Piazza Duomo: io ce l'ho fatta prendendo il tram mezz'ora dopo di te, ma abito solo a 5 fermate da Duomo...

Un errore, forse, prendere la metropolitana: avresti dovuto prenderla fino a Cadorna e poi proseguire con i mezzi di superficie. Quando io mi sono mossa da casa, le strade erano semivuote e il tram andava veloce perché erano già tutti in Duomo.

Comunque, consolati: puoi sempre tornarci l'anno prossimo, quando il governo in carica sarà quello di sinistra... beerchug.gif
Monnalisa
QUOTE(PSb @ Apr 25 2005, 16:25)
Sfruttare il 25 Aprile come propaganda politica è ripugnante.
Prodi non ha limiti.
*

L'unica cosa che trovo ripugnante è il comportamento di Berlusconi che, per timore di affrontare la folla inferocita, non ha voluto presenziare - come sarebbe stato suo dovere, in qualità di seconda carica dello Stato - al sessantesimo anniversario della Festa di Liberazione.

Come ho già detto sopra, né Prodi né alcuno degli esponenti politici - pur presenti alla manifestazione milanese - ha detto una parola. Non capisco cosa ci sia di ripugnante se dei leader politici decidono di partecipare ad una manifestazione di importanza nazionale.
perla
QUOTE(Monnalisa @ Apr 25 2005, 19:43)
L'unica cosa che trovo ripugnante è il comportamento di Berlusconi che, per timore di affrontare la folla inferocita, non ha voluto presenziare - come sarebbe stato suo dovere, in qualità di seconda carica dello Stato - al sessantesimo anniversario della Festa di Liberazione.


Secondo me invece ha fatto bene perchè non sarebbe stato credibile e avrebbe persino disturbato la maggioranza dei presenti. E' fin troppo palese il suo pensiero per rammaricarci della sua assenza, rammarichiamoci piuttosto del fatto che sia la seconda carica di uno Stato che non rappresenta, soprattutto dopo le ultime elezioni!
Monnalisa
LA MANIFESTAZIONE A MILANO

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Monnalisa
Grande corteo a Milano: 70mila le presenze. Assente Berlusconi

«Sulla Costituzione si fonda la patria»

Il discorso di Ciampi sul 25 aprile:
«La Carta ha garantito e garantisce la libertà di tutti».
Fischiati Pisanu, Martino e Albertini



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Piazza del Duomo gremita


MILANO - «Non dimentichiamo mai che la Costituzione è la base della convivenza civile dell'intera nazione». Il monito del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi riempie una piazza del Duomo gremita fino quasi a scoppiare. Almeno 70mila le presenze. Le parole del Capo dello Stato suonano come una risposta, netta e chiara, a chi in piazza sventola cartelli su cui si chiede di non toccare la nostra Costituzione. Il capo dello Stato viene interrotto più volte dagli applausi mentre parla del dovere della memoria, del valore della Resistenza.

FISCHI AI MINISTRI - In piazza ci sono le bandiere rosse che il sindaco Gabriele Albertini (fischiato al pari dei ministri dell'Interno Pisanu e quello della Difesa Martino; accoglienza diversa, invece, per i leader del centrosinistra) avrebbe preferito non vedere, ma ci sono anche tantissimi altri striscioni. Fra i tanti anche quello esibito un gruppo di giovani manifestanti: «Carlo Azeglio Santo subito», firmato Ciampi Boys. Nella festa milanese , c'è spazio anche per un piccolo fuori-programma e vede protagonista un partigiano dell'Anpi che eludendo la sicurezza, corre incontro al presidente sul palco e lo abbraccia caldamente.

LA COSTITUZIONE - Nel discorso del 25 aprile, Ciampi indugia più volte sullo spirito e l'attualità della Carta, già evocata nella cerimonia della mattinata in Quirinale. Ricorda che la Costituzione attuale nacque nello spirito che animò gli anni immediatamente successivi alla Liberazione, «superando divisioni politiche ed ideologiche», come un grande sistema di garanzie. In 60 anni essa ha consentito all'Italia di progredire, e di «creare un sistema di equilibri tra i poteri, che ha garantito e garantisce la libertà di tutti». Nessun riferimento palese alle riforme costituzionali all'esame del Parlamento. Ma l'intenzione sembra quella di invitare tutte le forze politiche a muoversi nel rispetto dello spirito pattizio della Carta, facendo attenzione a mantenere un sistema di pesi e contrappesi che finora c'è stato ed è stato la regola aurea a garanzia della libertà di «tutti» gli italiani.

SUPERARE LE DIVISIONI - Ciampi aggiunge che le celebrazioni del 25 aprile sono «occasione per meditare tutti insieme sui valori fondanti della nostra Patria, libera e unita, sugli ideali condivisi da tutto il nostro popolo, riconciliato con se stesso nel nome della libertà». Il presidente della Repubblica ricorda anche «l'esperienza esaltante delle prime elezioni politiche libere, il 2 giugno del 1946, che fece scoprire a tutti gli italiani il gusto della libertà, consacrò l'unità nazionale, ci guidò nella scelta della Repubblica». Così, conclude tra l'ovazione della folla, in un breve periodo di tempo «superando divisioni politiche e ideologiche gli eletti del popolo in assemblea costituente diedero vita alla Costituzione repubblicana».


25 aprile 2005
http://www.corriere.it/
Monnalisa
Da Firenze l'allarme del vicepresidente del Csm: "Non bisogna
danneggiare gli istituti di garanzia, custodiamo le nostre radici"


Rognoni, altolà sulle riforme
"Ambigui processi costituenti"



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Virginio Rognoni


ROMA - Nel sessantesimo anniversario della Liberazione, il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, lancia un forte allarme sulle riforme istituzionali. E lo fa attraverso un appello accorato ai valori della nostra Costituzione: "Bisogna custodire le radici della Repubblica - dichiara - dimenticarle può essere premessa o pretesto per ambigui processi costituenti".

Rognoni parla da Palazzo Vecchio, a Firenze, alla cerimonia per la Liberazione che si svolge nel salone dei Cinquecento; al suo fianco il sindaco della città, Leonardo Domenici. "La Repubblica e la sua Costituzione - spiega il numero due dell'organo di autogoverno dei giudici - non sono costruite sulla sabbia della politica di tutti i giorni, ma lo sono sul terreno duro e forte della storia, segnato da lotte, sofferenze e speranze. E questa storia racchiude il 25 aprile del '45".

E ancora: "Il filo che unisce l'8 settembre al 25 aprile e questo al 2 giugno non deve essere spezzato: può essere un filo di tensione, soprattutto quando scenari politici si susseguono ad altri o attraversano momenti difficili, come oggi, quando sembra che dal principio di maggioranza si vogliano ricavare ambigue esorbitanze a danno di quegli istituti di garanzia, che in una democrazia non giacobina, si accompagnano necessariamente al fondamentale principio della sovranità popolare".

Un passaggio, questo, che - al di là del linguaggio molto istituzionale - non può non essere un richiamo alla situazione politica di oggi. Con la Casa delle libertà impegnata, in Parlamento, a modificare la seconda parte della Costituzione, in senso meno parlamentare e con un premierato molto forte. E anche a mandare avanti una riforma della giustizia osteggiata dalla gran parte dei magistrati. E certamente proprio a queste iniziative si riferiscono gli "ambigui processi costituenti" citati da Rognoni.

E non basta. A margine del suo intervento, rispondendo ai giornalisti, il numero due del Csm rifiuta anche l'equiparazione tra partigiani e soldati di Salò, contenuta in una recente proposta di legge: portarla avanti, a suo giudizio, non è un'operazione "accettabile e giusta". Del resto nel suo discorso Rognoni già approfondisce il concetto: "Non si possono rincorrere - spiega - tutte le diverse e contrapposte memorie sugli eventi passati per ridurle a impossibile unità e farne, così, la memoria condivisa del paese". La linea giusta, invece, è quella della "memoria delle scelte di libertà, non di quelle opposte e contrarie, di solidarietà e apertura, non di nazionalismo e chiusura".


(25 aprile 2005)
http://www.repubblica.it/
PSb
QUOTE(Monnalisa @ Apr 25 2005, 18:43)
L'unica cosa che trovo ripugnante è il comportamento di Berlusconi che, per timore di affrontare la folla inferocita, non ha voluto presenziare - come sarebbe stato suo dovere, in qualità di seconda carica dello Stato - al sessantesimo anniversario della Festa di Liberazione.

Come ho già detto sopra, né Prodi né alcuno degli esponenti politici - pur presenti alla manifestazione milanese - ha detto una parola. Non capisco cosa ci sia di ripugnante se dei leader politici decidono di partecipare ad una manifestazione di importanza nazionale.
*



Queste sono le notizie riportate da Roderigo, qualke post fa;
E ora nn dirmi che Prodi è stato moralemente pulito perchè sarebbe negare l'evidenza:




Prodi attacca il premier Scontro sul 25 aprile

Scontro frontale in occasione del 25 aprile tra Prodi e il centrodestra. Il leader dell’Unione ha accusato Berlusconi e la maggioranza di «stravolgere la Costituzione con progetti di riforma dissennati», rinfacciando al capo del governo «di non aver mai considerato suo dovere prendere parte alle celebrazioni» e al centrodestra «di non riconoscersi in questa Festa di libertà». Altrettanto dura la replica del Polo: Prodi «divide il Paese, fomenta odio» e offre del 25 aprile una lettura unilaterale. Il sindaco di Milano Albertini, parlando della manifestazione di oggi cui parteciperà anche Ciampi, ribadisce: «Niente bandiere rosse in piazza, solo tricolori».

Prodi attacca Berlusconi e Polo sul 25 aprile «Non si riconosce in questa data e non partecipa mai».

Il premier «addolorato e sorpreso». La Cdl: Romano divide l’Italia

Corriere della Sera - 25 aprile 2005
____________________________________________________________________

Liberazione e Costituzione
25 aprile: metà governo contro


Alle manifestazioni per il sessantesimo assenti An e Lega. Il sindaco Albertini: li capisco
Prodi: non si riconoscono nell’antifascismo. A Milano il grande appuntamento con Ciampi


Prodi: la destra contro l’antifascismo

«C’è una parte che non si riconosce nel 25 aprile». Bondi furioso:«Vuole dividere il Paese»
l'Unità - 25 aprile 2005


Roderigo
QUOTE(PSb @ Apr 26 2005, 11:01)
Queste sono le notizie riportate da Roderigo, qualke post fa;
E ora nn dirmi che Prodi è stato moralemente pulito perchè sarebbe negare l'evidenza:
*


Ma secondo te, Prodi ha detto una cosa non vera (poichè non sarebbe vero che la destra italiana non è antifascista), oppure ha detto una cosa vera, ma in modo polemico, sbagliato, inopportuno, propagandistico, perchè il 25 aprile è comunque una festa nazionale e bisogna allora salvare le forme anche nei confronti di chi non vi si riconosce, o vi si riconosce molto tiepidamente?
Roderigo
QUOTE(perla @ Apr 25 2005, 21:51)
Secondo me invece ha fatto bene  perchè non sarebbe stato credibile e avrebbe persino disturbato la maggioranza dei presenti. E' fin troppo palese il suo pensiero per rammaricarci della sua assenza, rammarichiamoci piuttosto del fatto che sia la seconda carica di uno Stato che non rappresenta, soprattutto dopo le ultime elezioni!
*


Hai ragione, se pensiamo al Berlusconi leader politico.
Ma egli è anche il capo del governo.

Tuttavia, resta un problema: è obbligatorio essere antifascisti?
Può non esserlo il capo del governo?
PSb
QUOTE(Roderigo @ Apr 26 2005, 11:33)
Ma secondo te, Prodi ha detto una cosa non vera (poichè non sarebbe vero che la destra italiana non è antifascista), oppure ha detto una cosa vera, ma in modo polemico, sbagliato, inopportuno, propagandistico, perchè il 25 aprile è comunque una festa nazionale e bisogna allora salvare le forme anche nei confronti di chi non vi si riconosce, o vi si riconosce molto tiepidamente?
*



Per me ha detto una cosa nn vera. Su avanti, basta riferirci a quei 3-4 pazzi che "militano" anche nelle schiere sinistroidi. L'avvento della democrazia è stato apprezzato da tutti; e visto che il fascismo, come il comunismo, è espressione della tirrannide monarchica oppure oligarchica, nel caso rosso, non vedo come nn si possa festeggiare il 25 aprile. Credo invece in una carenza di "entusiasmo", vista la distanza storica dell'avvenimento, ma che nn significhi l'abolizione dei festeggiamenti, che rimangono oggi, credo, esclusivamente monito alle generazioni che nn hanno vissuto quel tipo di realtà, affinchè la dittatura conclusasi nel '45 nn sia rimasta un discorso sospeso.

Ciao Rod
smile.gif
Monnalisa
QUOTE(PSb @ Apr 26 2005, 11:01)
E ora nn dirmi che Prodi è stato moralemente pulito perchè sarebbe negare l'evidenza:
Prodi attacca il premier Scontro sul 25 aprile

Scontro frontale in occasione del 25 aprile tra Prodi e il centrodestra. Il leader dell’Unione ha accusato Berlusconi e la maggioranza di «stravolgere la Costituzione con progetti di riforma dissennati», rinfacciando al capo del governo «di non aver mai considerato suo dovere prendere parte alle celebrazioni» e al centrodestra «di non riconoscersi in questa Festa di libertà». Altrettanto dura la replica del Polo: Prodi «divide il Paese, fomenta odio» e offre del 25 aprile una lettura unilaterale. Il sindaco di Milano Albertini, parlando della manifestazione di oggi cui parteciperà anche Ciampi, ribadisce: «Niente bandiere rosse in piazza, solo tricolori».

Corriere della Sera - 25 aprile 2005

Se non hai ancora letto, nello specifico, in che modo l'attuale maggioranza intende attuare la "riforma" della Costituzione, ti invito a farlo: ne trovi un'ampia trattazione in questo topic.

Prodi ha dichiarato, sui giornali, qualcosa che ieri ha ripetuto anche Ciampi a Milano: ovvero che la Festa di Liberazione simboleggia i valori di democrazia, libertà e antifascismo sui quali la nostra Repubblica è fondata.
E' anche vero che Berlusconi non ha mai preso parte attiva a queste celebrazioni, se non molto formalmente e marginalmente (ieri mattina, per la prima volta da quando è premier, ha partecipato alla cerimonia romana). Il suo ruolo istituzionale, tuttavia, gli imporrebbe un diverso atteggiamento, al di là delle proprie convinzioni personali.

Non mi pare sia Prodi a voler dividere l'Italia né si è mai vista, durante il governo di centrosinistra, tanta rabbia impotente nella gente così come si avverte oggi, dopo una netta, generale percezione di minaccia alle istituzioni e alla democrazia nel nostro Paese. Anche per questo, la Casa delle Libertà ha ottenuto una sconfitta così schiacciante alle ultime elezioni.

Le voci 'contro' sentite ieri in Piazza Duomo non provenivano da nessuno schieramento politico, ma da cittadini che non ne fanno parte (ex-partigiani, un leader sindacale ed infine il capo dello stato, garante dei principi sui quali la nostra Repubblica è fondata).

Accanirsi contro Prodi o la coalizione di centrosinistra, significa considerare il problema attraverso un'ottica unicamente 'politica' quindi, giocoforza, parziale.
Mitamit
C’è uno scontro più sottile che mi è parso di cogliere nelle interviste e nei commenti di chi, dalla parte dei partigiani e dalla parte dei fascisti, ha combattuto in quegli ultimi momenti della guerra.

Ed è la questione se tutti gli italiani (come affermano i fascisti) o solo una parte (come affermano i partigiani), hanno preso parte alla liberazione. È ovvio che non è questione di secondo ordine: serve a rivedere l’importanza ed i ruoli assunti da un lato e dall’altro, ma anche per dire che è una festa degli italiani (tentando di obliterare gli orrori di un regime) e non solo degli antifascisti.

D’altra parte è anche vero, e ciò viene ammesso dai partigiani ancora viventi, che senza l’appoggio delle popolazione nessuna forza partigiana avrebbe potuto cacciare le soverchianti forze tedesche.

D’altra parte, per chi come me non ha vissuto quei tristi periodi, è difficile capire, al di fuori delle strumentalizzazioni politiche. Forse le semplici ed immediate parole di un partigiano che ho ascoltato in un documentario (tra i tanti e belli di ieri) ci danno il vero senso delle cose. A chi giovane gli diceva che doveva essere bello aver fatto la resistenza, lui rispondeva che non l’ho è stato perché in quel periodo o morivi al fronte, o morivi sui monti, o conducevi una vita di fame e stenti.


Monnalisa
QUOTE(Mitamit @ Apr 26 2005, 15:31)
Ed è la questione se tutti gli italiani (come affermano i fascisti) o solo una parte (come affermano i partigiani), hanno preso parte alla liberazione. È ovvio che non è questione di secondo ordine: serve a rivedere l’importanza ed i ruoli assunti da un lato e dall’altro, ma anche per dire che è una festa degli italiani (tentando di obliterare gli orrori di un regime) e non solo degli antifascisti.

La questione, forse, è più sottile e riguarda la memoria storica, con tutto ciò che è implicito in questo termine.

Quando la morte avrà cancellato tutte le testimonianze dirette degli orrori messi in atto sotto il fascismo e il nazismo, resteranno solo la memoria e le testimonianze indirette a provare le atrocità commesse nel passato.

Proprio leggendo il tuo intervento ho postato questa discussione, affinché le atrocità commesse non vengano ridimensionate né rimosse.

Quanto alla partecipazione più o meno diffusa del popolo italiano alla Liberazione, credo che anche chi non ne ha preso attivamente parte ricordi ancora gli orrori di cui è stato testimone, indipendentemente dal proprio credo politico. Ma, forse, non è un caso che chi tutto questo l'ha vissuto non si senta oggi politicamente attratto dai partiti di destra.

Tuttavia, proprio in nome della memoria storica e di chi per la Resistenza ha dato la vita, non credo sia corretto fare speculazioni politiche sulle commemorazioni di un periodo così significativo per il nostro Paese.
Gatto del Cheshire
QUOTE(Monnalisa @ Apr 25 2005, 18:30)
... Bertinotti (che, al grido di "Faustino", ha guardato in su e mi ha fatto ciao con la mano)...

Ebbene sì, anche i comunisti hanno un'anima...
Roderigo
QUOTE(PSb @ Apr 26 2005, 12:55)
Per me ha detto una cosa nn vera. Su avanti, basta riferirci a quei 3-4 pazzi che "militano" anche nelle schiere sinistroidi. L'avvento della democrazia è stato apprezzato da tutti; e visto che il fascismo, come il comunismo, è espressione della tirrannide monarchica oppure oligarchica, nel caso rosso, non vedo come nn si possa festeggiare il 25 aprile. Credo invece in una carenza di "entusiasmo", vista la distanza storica dell'avvenimento, ma che nn significhi l'abolizione dei festeggiamenti, che rimangono oggi, credo, esclusivamente monito alle generazioni che nn hanno vissuto quel tipo di realtà, affinchè la dittatura conclusasi nel '45 nn sia rimasta un discorso sospeso.
*


In verità, l'avvento della democrazia fu problematico per tutti. Lo fu per i partiti elitari dell'Italia giolittiana (liberali, repubblicani) che non amavano la proporzionale, i sindacati, la partecipazione di massa; lo fu per la chiesa che vedeva nel nuovo stato democratico un interlocutore incerto e secolarizzato in cui la sua posizione di detentrice della religione ufficiale di stato era a rischio; e lo fu per i comunisti che guardavano alla superiorità del modello sovietico.

Tuttavia, in quell'intrico di rapporti problematici e conflittuali emerse un patto costituzionale fondativo del nuovo stato, le cui parti contraenti erano legittimate, non solo dal consenso, ma anche dalla prova della Resistenza e della Liberazione. Fu così che i valori del 25 aprile furono riconosciuti e festeggiati da tutto l'arco costituzionale per tutta la storia della cosiddetta prima repubblica.

Ma nel 1993-94 emersero partiti nuovi come forza di governo che con quel patto e quella storia non c'entravano nulla, anzi. Avevano come obiettivo proprio la delegittimazione dei vecchi partiti, nonchè nella propria coalizione gli eredi dei repubblichini. E dunque, da parte loro non poteva esserci alcun interesse alla valorizzazione della Resistenza e della Liberazione. Meno che mai della Costituzione, che infatti vogliono radicalmente trasformare.

Qui è il punto che riguarda lo scontro di questi giorni. Quando i politici parlano di storia, in verità parlano sempre di politica. E la lettura che danno del passato e funzionale ai loro progetti presenti e futuri. Così, il modo di porsi rispetto al 25 aprile, riguarda il modo di porsi rispetto alle riforme costituzionali.
Monnalisa
QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 26 2005, 19:10)
Ebbene sì, anche i comunisti hanno un'anima...
*

Sui comunisti non avevo dubbi. Su Bertinotti, invece, sì... e li ho ancora.
perla
QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 26 2005, 19:10)
Ebbene sì, anche i comunisti hanno un'anima...


ma non erano quelli che mangiano i bambini?? biggrin.gif
Roderigo
IL COMMENTO

Alle radici della democrazia

di GIORGIO BOCCA

AL SINDACO di Milano Albertini non piacciono le bandiere rosse alla celebrazione del 25 aprile, dice che gli ricordano la dittatura sovietica che in Italia non c'è mai stata. Strano che non gli ricordino le lotte operaie e contadine che in Italia ci sono state e ne hanno fatto una nazione civile. Alla Lega e ad Alleanza nazionale non piacciono le celebrazioni del 25 aprile, dicono che sono di parte, faziose, ma il presidente della Repubblica non la pensa così, dice che il 25 aprile "insegna la concordia, insieme con l'amor di patria e della Costituzione, fondamento delle nostre libertà".

Il fatto è che la destra italiana continua a vedere nella guerra partigiana una rivoluzione comunista che non c'è mai stata e a ignorare la rivoluzione civile che invece c'è stata e ha restituito piena cittadinanza alle classi sociali che nel fascismo erano rimaste emarginate l'operaia e la contadina.

Proprio le due classi che ora la rivoluzione tecnologica vorrebbe rimettere sotto controllo, proprio la dittatura morbida che negli ultimi quattro anni ha tentato di svuotare la Costituzione democratica e a riportare l'Italia indietro di sessant'anni.

Il presidente della Repubblica lo ha detto in modo esplicito: "Lo spirito della Resistenza vive nella Costituzione. L'Italia che il 2 giugno del '46 scelse la Repubblica e che l'anno seguente approvò la Costituzione ha un legame forte indissolubile con quella del 25 aprile del '45". Il che vuol dire che la democrazia italiana così com'è non ha altre origini, altri fondamenti e che ogni proposta di mediazione con chi fino all'ultimo è stato nemico di questa democrazia è impossibile, ingannevole.

Questo 25 aprile del 2005 è stato, a ben guardare, il più chiaro politicamente. Nei sessanta precedenti i nemici dell'Italia nuova lo avevano semplicemente ignorato come una memoria retorica, come una manifestazione di reduci invecchiati. Questa volta no e addirittura hanno preteso una parificazione fra la guerra partigiana e la militanza fascista agli ordini nel nazismo morente semplicemente impossibile, come non ci fossero stati venti mesi di guerra feroce, come se una vittoria del nazismo non avrebbe significato l'eccidio, l'eliminazione fisica di tutti gli oppositori, come se non fosse stata in gioco in quei giorni la libertà di tutti e la sopravvivenza di uomini liberi.

Ma smettiamola una buona volta con questa storia degli italiani che non sapevano, non capivano.
Erano stati ingannati? Non avevano capito? Hanno avuto sessanta anni per informarsi, per capire. Ma se dopo sessanta anni preferiscono andar per funghi in Val Camonica, o a celebrare i giorni dell'onore assieme ai camerati delle SS, se in pratica rifiutano la democrazia, si rendano conto che questi sono prezzi inaccettabili per la pacificazione. Non sono questi neo-fascisti che si disputano ministeri e prebende a minacciare la democrazia.

C'è in tutto il mondo un ritorno all'affarismo e al neo-imperialismo ben più pericoloso. Ma una cosa si è capito in questo 25 aprile: la democrazia italiana ha messo forti radici, un ritorno al passato, grazie a Dio, non sembra facile.


Repubblica 26 aprile 2005
http://www.repubblica.it/
Gatto del Cheshire
Oggi la destra è incerta fra il sostenere che la Resistenza fu una guerra civile condotta dai comunisti (il che non è vero), e che le celebrazioni e i meriti della Resistenza sono stati monopolizzati dalle sinistre (che è vero solo in parte; le celebrazioni hanno sempre visto la partecipazione dei democristiani).
La prima tesi è quella sostenuta dai fascisti, per ragioni comprensibili, la seconda da tanti altri, come Berlusconi che soffre quando deve partecipare e si astiene volontieri.
E' interessante analizzare il perchè di questo fastidio su tutto quello che riguarda la Resistenza. Non sempre, credo, è per adesione al fascismo (al massimo nel caso di Berlusconi c'è l'ammirazione inconfessata per Mussolini, che a differenza di lui ha saputo raggiungere il potere assoluto, l'unica cosa che interessa alla sua personalità megalomane); credo che nella maggioranza dei casi c'è il fastidio di sentirsi senza merito di una lotta che, in fondo, coinvolse una piccola parte degli italiani. E' chiaro come questo possa produrre la reazione di sminuirne il merito.
E poi c'è effettivamente il monopolio che la sinistra ha sempre tentato di esercitare su una Resistenza che invece coinvolse anche altre forze politiche. I comunisti non tentarono mai di negare il diritto ai democristiani di partecipare alle celebrazioni, ma non si deve dimenticare che entrambe le formazioni avevano la loro bella coda di paglia: i comunisti perchè alleati acriticamente al regime sovietico, di cui si cominciava a conoscere gli eccessi; i democristiani per il fatto di avere accolto nelle loro file politici di destra, ex monarchici, fascisti pentiti, insomma tutti quelli che non ebbere il coraggio di militare nel MSI, considerato fuori dall'arco costituzionale. Alla fine prevalsero le sinistre, che poco alla volta diventarono le depositarie quasi assolute delle celebrazioni della Resistenza.
Credo che questo sia stato un errore. Una Resistenza merito solo delle sinistre è automaticamente screditata per chi non ha quella opinione, anche se milita in partiti rispettabili del centro e della destra. E una Resistenza delegittimata dequalifica anche la nostra Costituzione che ne è nata, così che oggi ci può essere chi tranquillamente si propone di modificarla. La Resistenza è di tutti gli italiani, e la sinsitra dovrebbe rinunciare ad averne l'esclusiva, se vuole salvare la nostra Costituzione.

aldo
Prosegue da: Notiziole da Teheran

QUOTE(Roderigo @ Apr 27 2005, 13:30)
Peccato Aldo, tu non sia intervenuto nel topic sul 25 aprile.
Avresti reso tangibile, per il giovanissimo PSb, gli umori ed i sentimenti di buona parte del centrodestra, verso la Festa della Liberazione.
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Rispondendoti..in base a quello che chiedi.....mi sembra giusto festeggiare il 25 aprile, sopratutto in una data come il sessantesimo......
Il problema stà nel riuscire a farla diventare una festa condivisa.....ci sono ancora troppe forze che remano contro, una festa nazionale non deve creare impedimenti a chi vuole parteciparvi, e i fischi riservarli per gli stadi...le bandiere e le posizioni partigiane non permettono di farne una celebrzione condivisa.
Penso che sia piu opportuno festeggiare con il massimo dell'enfasi il due giugno , festa che non relega nessuna parte a ruolo comprimario, e dove l'unica bandiera che sventola è quella italiana......
Ladsedj
QUOTE(aldo @ Apr 27 2005, 14:05)
Prosegue da: Notiziole da Teheran
Rispondendoti..in base a quello che chiedi.....mi sembra giusto festeggiare il 25 aprile, sopratutto in una data come il sessantesimo......
Il problema stà nel riuscire a farla diventare una festa condivisa.....ci sono ancora troppe forze che remano contro, una festa nazionale non deve creare impedimenti a chi vuole parteciparvi, e i fischi riservarli per gli stadi...le bandiere e le posizioni partigiane non permettono di farne una celebrzione condivisa.
Penso che sia piu opportuno festeggiare con il massimo dell'enfasi il due giugno , festa che non relega nessuna parte a ruolo comprimario, e dove l'unica bandiera che sventola è quella italiana......
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..non permettono di farne una celebrazione condivisa anche determinati partiti politici, come ad esempio forza nuova, che il giorno prima in giro per Roma raccoglieva firme per l'abolizione del 25 aprile.
Non è che qualcuno non permette che sia condivisa, è che non è condivisa...è un po' diverso.
aldo
Mi sembra interessante l'articolo di Ostellino pubblicato oggi dal "Corriere", riguardante il 25 Aprile, esprime quasi in toto le mie opinioni..... flirt.gif
aldo
QUOTE(Ladsedj @ Apr 27 2005, 22:24)
..non permettono di farne una celebrazione condivisa anche determinati partiti politici, come ad esempio forza nuova, che il giorno prima in giro per Roma raccoglieva firme per l'abolizione del 25 aprile.
Non è che qualcuno non permette che sia condivisa, è che non è condivisa...è un po' diverso.
*


Lad..che ci siano pareri opposti sul significato di quella data è comprensibile....non è comprensibile che una parte politica intenda monopolizzarla e impedisca di fatto che altre forze politiche partecipino a quella che dovrebbe essere una festa condivisa con le loro bandiere e i loro leader....

Ladsedj
QUOTE(aldo @ Apr 28 2005, 13:53)
Lad..che ci siano pareri opposti sul significato di quella data è comprensibile....


..per me non è affatto comprensibile; se a qualcuno non va bene come son finite le cose, peggio per lui, ma non dovrebbe esternarlo troppo in giro, visto che più che comprensibile è punibile, a norma di legge, e non solo.
aldo
QUOTE(Ladsedj @ Apr 28 2005, 15:44)
..per me non è affatto comprensibile; se a qualcuno non va bene come son finite le cose, peggio per lui, ma non dovrebbe esternarlo troppo in giro, visto che più che comprensibile è punibile, a norma di legge, e non solo.
*


è comprensibile che per alcuni quella data significa vittoria, ma come si sa bene per altri significa sconfitta..ed è difficile che festeggiano, un altra cosa è
l'apologia del partito fascista con bandiere e simboli, quello è proibito dalla legge.....
Monnalisa
QUOTE(aldo @ Apr 28 2005, 19:43)
è comprensibile che per alcuni quella data significa vittoria, ma come si sa bene per altri significa sconfitta..ed è difficile che festeggiano

Per chi altri sarebbe una sconfitta (se non per i nazifascisti) la liberazione del nostro Paese da un regime?
aldo
QUOTE(Monnalisa @ Apr 28 2005, 22:04)
Per chi altri sarebbe una sconfitta (se non per i nazifascisti) la liberazione del nostro Paese da un regime?
*


è quello che dicevo io ,Monnalisa..gli ex repubblichini(a parte Dario Fo)certamente non festeggiano il 25 aprile....
Bisogna anche ricordasi che non tutti i partigiani hanno combattuto per un Italia libera e democratica, ci sono anche quelli che volevano un'Italia sotto il regime sovietico e per quello combattevano.....
Monnalisa
QUOTE(aldo @ Apr 29 2005, 19:16)
Bisogna anche ricordasi che non tutti i partigiani hanno combattuto per un Italia libera e democratica, ci sono anche quelli che volevano un'Italia sotto il regime sovietico e per quello combattevano.....
*

Non mi risulta ci sia stata una Liberazione italiana dal regime sovietico, né che sia stata fatta una Resistenza al contrario per introdurlo.
L'unica Resistenza che conosco è quella messa in atto per cacciare i nazisti che occupavano il nostro Paese... a te risulta qualcosa di diverso?
Daruma
QUOTE(Francese @ Apr 25 2005, 06:45)
Speriamo proprio di no perche dopo la situazione sara peggio di prima.
*



Ma..allora stai proprio con berlusconi?!?

Fatte capì... mad.gif
Daruma
QUOTE(PSb @ Apr 25 2005, 15:25)
Sfruttare il 25 Aprile come propaganda politica è ripugnante.
Prodi non ha limiti.
*



PSb, mica sarai di destra?!?

Non mi deludere...

(sorry, nun stò a passà 'n bel periodo!)

smilie_liebe4.gif
Daruma
QUOTE(PSb @ Apr 26 2005, 11:55)
Per me ha detto una cosa nn vera. Su avanti, basta riferirci a quei 3-4 pazzi che "militano" anche nelle schiere sinistroidi. L'avvento della democrazia è stato apprezzato da tutti; e visto che il fascismo, come il comunismo, è espressione della tirrannide monarchica oppure oligarchica, nel caso rosso, non vedo come nn si possa festeggiare il 25 aprile. Credo invece in una carenza di "entusiasmo", vista la distanza storica dell'avvenimento, ma che nn significhi l'abolizione dei festeggiamenti, che rimangono oggi, credo, esclusivamente monito alle generazioni che nn hanno vissuto quel tipo di realtà, affinchè la dittatura conclusasi nel '45 nn sia rimasta un discorso sospeso.

Ciao Rod
smile.gif
*



Scusa, PSb per il post precedente.... NON avevo capito che sei piccìn y un pò confuso...molto argomentato...ma : ROSSO ? SINISTROIDI?

Ma che linguaggio usi? non sai che si ... dice ...zecche? dài, sù, studia un poco...senza offesa... smile.gif

e scusa se non sono "diplomatique" come rod!
PSb
QUOTE(Daruma @ Apr 29 2005, 20:18)
Scusa, PSb per il post precedente.... NON avevo capito che sei piccìn y un pò confuso...molto argomentato...ma : ROSSO ? SINISTROIDI?

Ma che linguaggio usi? non sai che si ... dice ...zecche? dài, sù, studia un poco...senza offesa... smile.gif

e scusa se non sono "diplomatique" come rod!
*



Allora ragazzi, non sono nè fascista, nè schiavo di partiti politici; cerco soltanto di farmi un'idea della realtà, che sicuramente conosco meno di voi.

Non possiedo certo la "vostra" età e la vostra cultura.
Ad esempio le risposte di Rod e Monnalisa nn saprei come commentarle.
Chiedo solo di nn farmelo pesare.

ringrazio inoltre Rod, sempre così gentile e disponibile.


ciao
Roderigo
QUOTE(Roderigo @ Apr 26 2005, 20:26)
Tuttavia, in quell'intrico di rapporti problematici e conflittuali emerse un patto costituzionale fondativo del nuovo stato, le cui parti contraenti erano legittimate, non solo dal consenso, ma anche dalla prova della Resistenza e della Liberazione. Fu così che i valori del 25 aprile furono riconosciuti e festeggiati da tutto l'arco costituzionale per tutta la storia della cosiddetta prima repubblica.
*


Scusate se mi autocito, ma devo precisare che non è sempre stato così. Qualche problema sul riconoscimento del valore del 25 aprile ci fu, specie negli anni Cinquanta, anche nell'Italia democristiana.

Per esempio, non ricordo con precisione l'anno, forse fu il 1955, il ministro dc della pubblica istruzione, diramò una circolare a scuole e provveditorati, per precisare che il 25 aprile era una festa nazionale in cui si doveva commemorare la nascita di Guglielmo Marconi.
Monnalisa
QUOTE(PSb @ May 1 2005, 12:58)
Allora ragazzi, non sono nè fascista, nè schiavo di partiti politici; cerco soltanto di farmi un'idea della realtà, che sicuramente conosco meno di voi.

Non possiedo certo la "vostra" età e la vostra cultura.
Ad esempio le risposte di Rod e Monnalisa nn saprei come commentarle.
Chiedo solo di nn farmelo pesare.

Il tuo desiderio di costruirti un'idea della realtà mi sembra sacrosanta, Psb. E, a questo fine, credo sia importante porsi di fronte alle questioni in modo almeno disponibile all'ascolto e al dibattito.
Se, al contrario, accusi Prodi di essere 'ripugnante' perché, con la sua partecipazione ad un evento come il 25 aprile, ritieni faccia propaganda politica - come hai dichiarato qui - esprimi un giudizio molto 'forte' e netto, al quale tuttavia (l'ho notato scorrendo il topic dall'inizio) sono seguite risposte piuttosto moderate.

Per quanto mi riguarda, non ritengo di essere un'esperta di cose politiche: mi appassiona seguirne le vicende perché è utile tenersi informati su ciò che accade, è utile capire. Nei due commenti che ho dedicato ai tuoi interventi (qui e qui) ho inteso sottolineare proprio il valore (e la fatica) di comprendere senza lasciarsi dominare da logiche comuni o da preconcetti, ma - al contrario - formarsi un'idea propria sulla base di valori personali.

Ti faccio un esempio. Mio padre era un convinto assertore dei valori del fascismo e votava l'allora Movimento Sociale Italiano (diventato poi Alleanza Nazionale). Ebbene: il mio primo voto, a 18 anni, lo diedi proprio al MSI perché ciò in cui mio padre credeva era per me - ancora inesperta e digiuna di faccende politiche - motivo di fiducia e garanzia. Solo col passare degli anni e grazie alla mia caparbietà, mi resi conto che le convinzioni dei miei 18 anni erano in conflitto con ciò che leggevo e con ciò in cui credevo.
Quindi, mi avvicinai al partito dei Verdi e solo molto tempo dopo mi 'arresi' a diventare di sinistra: quando ero giovane, mi sembrava un salto troppo grande e 'avventuroso' per me.

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PSb
QUOTE(Monnalisa @ May 1 2005, 13:15)
Il tuo desiderio di costruirti un'idea della realtà mi sembra sacrosanta, Psb. E, a questo fine, credo sia importante porsi di fronte alle questioni in modo almeno disponibile all'ascolto e al dibattito.
Se, al contrario, accusi Prodi di essere 'ripugnante' perché, con la sua partecipazione ad un evento come il 25 aprile, ritieni faccia propaganda politica - come hai dichiarato qui - esprimi un giudizio molto 'forte' e netto, al quale tuttavia (l'ho notato scorrendo il topic dall'inizio) sono seguite risposte piuttosto moderate.

*


ti ringrazio dell'intervento, monna.
Allora, ammetto che la frase era forte e decisa, poichè davvero leggendo quelle righe provai ripugnanza. Non credo siano giustificabili certe cose.

Riguardo al mio presunto atteggiamente, credo che vi siate fatti un'idea errata.
Ho cominciato a scrivere in questo forum per imparare qualcosa.
Ai tuoi due interventi non sono stato capace di rispondere. Perchè? Semplicemnte ignoro la maggior parte del contenuto. E come può chi è consapevole di ignorare, ( riskio di diventare socratico :P ) tenere un atteggiamento ferreo nel dibattito, ergendosi portatore del sommo sapere?

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Monnalisa
QUOTE(PSb @ May 1 2005, 14:39)
Ai tuoi due interventi non sono stato capace di rispondere. Perchè? Semplicemnte ignoro la maggior parte del contenuto. E come può chi è consapevole di ignorare, ( riskio di diventare socratico :P ) tenere un atteggiamento ferreo nel dibattito, ergendosi portatore del sommo sapere?

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Non scoraggiarti: per comprendere le cose occorrono anni, pazienza e percorsi tortuosi. Nel frattempo, se mi indichi ciò che ignori in quello che ho scritto, posso cercare di spiegarmi con altre parole.


P.S. Se può consolarti, nessuno è portatore del sommo sapere... neppure chi crede di sapere tutto.
aldo
QUOTE(Monnalisa @ Apr 29 2005, 19:09)
Non mi risulta ci sia stata una Liberazione italiana dal regime sovietico, né che sia stata fatta una Resistenza al contrario per introdurlo.
L'unica Resistenza che conosco è quella messa in atto per cacciare i nazisti che occupavano il nostro Paese... a te risulta qualcosa di diverso?
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Monnalisa...non far finta di non capire ..quando si discute si presume che chi ti risponde lo faccia con sincerità altrimenti giochiamo ai quattro cantoni....

Monnalisa
Non faccio finta: davvero non ho capito cosa tu intendessi, ma posso fare qualche ipotesi...

1. Se intendevi dire che i fascisti non si sentono vicini alla festa di Liberazione, sono d'accordo con te.
2. Idem se volevi dire che quelli di sinistra considerano questa festa, a torto, come qualcosa che appartiene soltanto a loro.
3. Dissento invece sul fatto che la sinistra italiana abbia mai auspicato una qualche forma di regime... tantomeno come quello di stampo sovietico, come accennavi sopra.
aldo
Stavamo parlando dei combattenti partigiani che combattevano per liberare l'Italia , e io sottolineavo che tra i partigiani ,diciamo quelli comunisti di obbedienza inernazionalista di origine sovietica ,tanti non combattevano per liberare l'Italia da una dittatura, ma per sostituire una dittatura fascista una dittatura comunista di stampo sovietico......infatti hanno eliminato fisicamenti in diversi casi chi non la pensava come loro, e hanno cercato di "donare"Trieste e la Venezia Giulia ai titini...per il bene delle popolazioni , naturalmente......

Monnalisa
La questione di Trieste è troppo complessa per essere liquidata in due parole, dato che non è circoscritta alla contingenza storica della guerra d'occupazione (con annessi e connessi di foibe, nazionalismo, questione jugoslava, etc.), né interessa soltanto l'Italia. La vicenda, costata decine di migliaia di morti tra civili e militari di opposte fazioni, si trascina fin quasi alla fine degli anni Cinquanta ed include perciò interessi e questioni più vaste come la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti, lo scisma tra Tito e Stalin, il problema della Nato, e così via.

Farne una semplice questione di 'svendita allo straniero' voluta dai comunisti significa considerare l'intera vicenda in termini alquanto limitanti.
aldo
Monnalisa..non intendevo scrivere un romanzo storico, ma solamente enunciare delle verità storiche......quelle che diverse formazioni partigiane di credo comunista non combattevano per farci passare da una dittatura fascista ad un regime democratico, ma solamente con l'obbiettivo di farci passare da un regime dittatoriale ad un altro regime dittatoriale di credo comunista, referente all'unione Sovietica.....

PSb
QUOTE(Monnalisa @ May 1 2005, 13:53)
Non scoraggiarti: per comprendere le cose occorrono anni, pazienza e percorsi tortuosi. Nel frattempo, se mi indichi ciò che ignori in quello che ho scritto, posso cercare di spiegarmi con altre parole.
P.S. Se può consolarti, nessuno è portatore del sommo sapere... neppure chi crede di sapere tutto.
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Eheh =)

Mi riferivo cmq ad eventi "storici" e conseguenti risvolti politici.


ciao baby2.gif
PSb
La metamorfosi della liberazione
di Sergio Romano
Perché l’anniversario non è mai riuscito
a essere una festa veramente nazionale

Quando la III Repubblica francese decise che la patria avrebbe celebrato se stessa ogni anno nel giorno in cui la folla di Parigi aveva espugnato e distrutto la Bastiglia, una parte della società restò indifferente o, peggio, ostile. Per molti il 14 luglio era soltanto il prologo di una stagione che sarebbe stata scandita dai furori giacobini dei sanculotti, dai massacri di settembre, dal processo e dalla decapitazione del re, dal Terrore di Robespierre e dalla confisca dei beni appartenenti all’aristocrazia. Era una festa repubblicana, quindi invisa ai bonapartisti, ai legittimisti borbonici, agli orleanisti e al clero. La Repubblica non rappresentava ancora tutta la nazione, e il mondo ne ebbe la prova quando il caso Dreyfus dimostrò l’esistenza di un partito antirepubblicano che era pronto a servirsi del povero capitano ebreo per tentare la rivincita. La situazione cambiò negli anni seguenti per due ragioni. In primo luogo i colpevolisti perdettero la partita e uscirono da quella vicenda sconfessati, umiliati, screditati. In secondo luogo, la vittoria del 1918 dette alla III Repubblica la legittimità della gloria militare. Restava tuttavia una minoranza aggressiva, raggruppata in alcune Leghe, che scese nelle vie di Parigi e sfidò durante gli anni Trenta l’ordine repubblicano. La minoranza si rafforzò dopo la sconfitta del 1940. Per la destra militante e in particolare per l’Action Française di Charles Maurras, la disfatta fu una «divina sorpresa». La Francia aveva perduto una guerra contro la Germania, ma vinto la sua secolare battaglia contro le forze, le idee, le influenze straniere o cosmopolite che avevano cercato di distruggere la sua identità nazionale e religiosa. Nuovi valori - Dio, patria e famiglia - sostituirono nello stemma dello Stato la terzina repubblicana: liberté, égalité, fraternité. Spossata, delusa, convinta che la Francia fosse stata corrotta da una classe dirigente ebraica e massonica, la maggioranza silenziosa accettò la controrivoluzione e ripose la sua fiducia nel maresciallo Pétain. La repubblica fu salvata da de Gaulle, vale a dire da un uomo che era stato pupillo di Pétain e non aveva nascosto negli anni Trenta una certa ostilità per le istituzioni parlamentari dello Stato francese. Ma il generale capì che di tutte le possibili soluzioni istituzionali (si raccontò per molto tempo che avesse grande simpatia per il conte di Parigi, discendente degli Orléans) soltanto la repubblica avrebbe garantito alla Francia unità e continuità. Quando fu chiaro che il generale de Gaulle avrebbe dato alla Francia la dignità e i benefici della vittoria (fra cui un seggio permanente all’Onu), il 14 luglio divenne la festa di tutti i francesi Credo che queste considerazioni possano aiutarci a capire perché il 25 aprile non sia mai stato una festa veramente nazionale. Per i partiti antifascisti fu l’orgogliosa celebrazione di una doppia vittoria: contro la Germania e contro il fascismo. Ma la guerra era stata vinta dagli Alleati e l’Italia venne trattata a Parigi, nel 1947, come un Paese sconfitto. Quando Benedetto Croce annunciò che avrebbe votato contro la ratifica del Trattato di pace, parecchi italiani dovettero giungere alla conclusione che non vi erano, purtroppo, vittorie da celebrare. Molti, beninteso, erano lieti di festeggiare la fine della Repubblica sociale. Ma i partiti antifascisti vollero allargare il significato della ricorrenza e celebrare, insieme alla morte del fascismo repubblicano, la fine del Ventennio, vale a dire di un intero periodo della storia nazionale. Per coloro che avevano combattuto il fascismo sin dagli inizi ed erano tornati dall’esilio, la pretesa era legittima. Per coloro che avevano creduto in Mussolini, approvato alcune delle sue iniziative o, più semplicemente, vissuto tranquillamente all’ombra del regime, la festa fu sin dagli inizi motivo di qualche disagio. Molti, soprattutto nelle Forze armate e nella pubblica amministrazione, parteciparono alle celebrazioni per convenienza o correttezza politica. Una festa che costringe una parte del Paese a un continuo esercizio di ipocrisia non ha le carte in regola per diventare nazionale. Fu subito evidente, d’altro canto, che la ricorrenza del 25 aprile avrebbe offerto al Pci l’occasione per consolidare il suo ruolo nella Resistenza. Quel ruolo era incontestabile, ma il Pci era strettamente legato all’Urss ed era costretto, nella migliore delle ipotesi, a contrattare la propria linea politica con la casa madre. Era giusto che un partito soggetto a interessi stranieri s’impadronisse di una festa nazionale per far dimenticare la sua affiliazione a un Paese che era diventato, dopo l’inizio della guerra fredda, un potenziale nemico? Non basta. Con il passare del tempo il 25 aprile smise di essere una ricorrenza antifascista e divenne la festa di quella parte dell’Italia che considerava la Resistenza una rivoluzione incompiuta, la Nato un’alleanza capitalista al servizio degli americani e il governo italiano una marionetta nelle mani degli Stati Uniti. Una ragione di più perché molti italiani guardassero alle celebrazioni con un po’ di sospetto e fastidio. È possibile trasformare questa ricorrenza in una festa nazionale? Vedo molte persone, da Ciampi in giù, che si stanno impegnando con molto amor di patria, perché il 25 aprile diventi il giorno di tutto il Paese. Ma ne vedo altre decise a preservare i caratteri che la festa ebbe per molto tempo nella vita politica nazionale. E osservo che una parte della società italiana continua a combattere una guerra civile fredda rinfacciandosi continuamente lager, gulag, foibe, esodi e massacri. I discorsi ufficiali in queste circostanze saranno inevitabilmente esercizi retorici, scritti per soddisfare il maggior numero possibile di persone. Susciterrano gli applausi di alcuni, i dissensi di altri, gli sbadigli di molti.

Roderigo
Il revisionismo storico in verità ha colpito anche la rivoluzione francese (vedi Furet e Nolte). Non so cosa i lepenisti e parte della destra cattolica francese pensi effettivamente del 14 luglio, tuttavia, credo sia normale che una festa politica susciti divisioni e non sia vissuta con sentimenti comuni.

E' molto evidente per il 25 aprile, perchè è la data simbolo della fine della seconda guerra mondiale e della Resistenza, ma vale anche per altre feste. Si pensi al primo maggio, ed alle periodiche proposte di abolirlo. Chi non ama il 25 aprile, vive la festa del lavoro, quando va bene, come un comune giorno festivo, alla stregua della domenica. Di certo non simpatizza per i cortei sindacali. Quando non si condivide il significato originario di una festa, se non si può disconoscerla, la si banalizza e svilisce nel modo di celebrarla. Altro esempio, l'otto marzo, giornata internazionale di lotta della donna, ridotta alla stregua di un san valentino o della festa della mamma. Non esiste una festa politica che metta tutti d'accordo.
aldo
L'importante è non avere la pretesa di far passare una festa politica come una festa nazionale.......

Daruma
QUOTE(aldo @ May 3 2005, 13:01)
L'importante è non avere la pretesa di far passare una festa politica come una festa nazionale.......
*


Primo, mi scuso con tutti/e perchè ho pochissimo tempo per il pc, leggere, approfondire, etc... appena possibile approfondirò - a chi inte - il perchè...quindi mi vedrete per un pò apparire e scomparire simile al lampo che scompare, con interventi ancor più brevi, ancor più mozzi e strambi, se possibol, di pria...

Ma una cosa sulla festa NON condivisa - o Scondivisa - la volevo dire, prima di scomparire di nuovo come un ladro nella notte.

A destra si considera un tradimento la sconfessione italiana del nazismo e del fascismo: si rifiuta la realtà e la storia.
A sinistra il vero tradimento si considera quello "personale" di Mussolini, fondatore e figura centrale del Fascismo: non era socialista, figlio di anarchico?
Chi tradisce chi?
In fondo, questo è il paese dei guelfi e dei ghibellini, dei Montecchi e dei Capuleti...

Bisognerebbe avere tempo e fiducia e poi, dialogare: forse nel 2000000057, ci metteremo d'accordo ANCHE sul 25 aprile! biggrin.gif
aldo
è vero , sarebbe ora che ci diamo una mossa...il mondo corre e il tempo pure....a noi litighiamo ancora per fatti che altri paesi considerano preistoria.......in fondo magari è piu giusto così, rimanere fermi mentre il mondo gira.....anche Confucio piu o meno la pensava cosi.....

Roderigo
QUOTE(aldo @ May 3 2005, 14:01)
L'importante è non avere la pretesa di far passare una festa politica come una festa nazionale.......
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Esistono feste religiose che sono feste nazionali.
Forse, una festa può essere nazionale solo se non significa nulla?
Le feste, nel loro significato ufficiale o di fatto esprimono una egemonia, non una unanimità.
Il 25 aprile ha senso, se l'antifascismo è egemone nei sentimenti e nel modo di pensare prevalente dell'Italia Repubblicana.
aldo
QUOTE(Roderigo @ May 4 2005, 10:46)
Esistono feste religiose che sono feste nazionali.
Forse, una festa può essere nazionale solo se non significa nulla?
Le feste, nel loro significato ufficiale o di fatto esprimono una egemonia, non una unanimità.
Il 25 aprile ha senso, se l'antifascismo è egemone nei sentimenti e nel modo di pensare prevalente dell'Italia Repubblicana.
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L'antifascismo è ormai una parola ormai smunta e banalizzata, utilizzata nel dopoguerra solamente per tenere fuori dall'arco costituzionale una parte di elettori di destra in modo che non pesassero elettoralmente in contrapposizione alla sinistra.......
Se si vogliono dei valori condivisi , bisogna fare dei cortei contro tutte le dittaure, siano di destra che di sinistra....come mai nessun "dmocratico" o terzomondista o pacifista non protesta mai contro il regime comunista della Corea del nord, o contro le oltre diecimila condanne a morte propinate dai cinesi ogni anno ai loro cittadini.....
IL fascismo oramai in Italia non esiste piu ,se non nella testa di poche miliaia di nostalgici, o di gruppi politici che lo usano come babau ,in cerca di facile consenso....

Ladsedj
QUOTE(aldo @ May 4 2005, 13:50)
....come mai nessun "dmocratico" o terzomondista o pacifista non protesta mai contro il regime comunista della Corea del nord, o contro le oltre diecimila condanne a morte propinate dai cinesi ogni anno ai loro cittadini.....


..non vorrei essere ripetitivo, ma questo lo devi chiedere a chi considera paesi come la Cina validi partner commerciali e chiude un occhio sul resto.
Cuba è in embargo da anni, perché non ci proviamo pure con la Cina... flirt.gif
Roderigo
Credo che il governo italiano voglia pure togliere l'embargo di armi alla Cina, altro che instaurarne di commerciali.

Ciò detto, per tornare al tema, l'antifascismo è un valore per una parte e non per un'altra. Non solo oggi. Da sempre. In Italia è sempre esistita una destra qualunquista a-fascista o fascistoide. Il fascismo ha avuto una base di consenso di massa nel ventre molle del paese. Questa zona grigia non si è dissolta nell'Italia repubblicana. Ha continuato a sopravvivere nella pancia della Balena bianca e quando è crollato il sistema di potere democristiano ha trovato nuova residenza nei partiti emergenti del liberismo e del populismo: An, Lega e Forza Italia.

Ora questi ci discono quello che il loro mondo ci ha detto in ogni tempo: il fascismo non esiste più, censuriamo tutte le dittature. In particolare quelle comuniste, perchè quelle fasciste dall'America Latina all'Asia in fondo sono dei baluardi democratici dai modi un po' brutali, ma efficaci. Meglio ancora, ci hanno detto e ci dicono: qui non si parla di politica. E se una festa dev'essere politica meglio sia abolita. Il 25 aprile si festeggi la nascita di Guglielmo Marconi (DC, 1955 o giù di li).

E' un modo antistorico di pensare. L'antifascismo non esiste per astratta preferenza ideologica. Esiste perchè la democrazia italiana è nata e si è sviluppata concretamente attraverso una pratica antifascista. L'antifascismo è la forma storica della democrazia nel nostro paese: dalla caduta del regime, alla resistenza al clerico-fascismo degli anni Cinquanta, alle lotte contro Tambroni nel 1960 e poi ancora contro la strategia della tensione. L'affermazione prima e la difesa poi della democrazia si è sempre praticata nell'antifascismo. Quando si tenta di realizzare una regressione nella quantità e qualità della nostra democrazia, l'anticorpo che reagisce è sempre l'antifascismo. Qui sta la sua attualità e il suo valore. Ed anche la sua irriducibilità a quella parte dello schieramento politico che con la democrazia ha ancora un rapporto molto problematico.
aldo
QUOTE(Ladsedj @ May 4 2005, 14:15)
..non vorrei essere ripetitivo, ma questo lo devi chiedere a chi considera paesi come la Cina validi partner commerciali e chiude un occhio sul resto.
Cuba è in embargo da anni, perché non ci proviamo pure con la Cina... flirt.gif
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Lad..i giovani studenti o i centri sociali o i buonisti...non hanno affari da difendere ne realismo politico da rispettare.....come non rispettano gli USA nei loro cortei, evidentemente possono anche mancare di rispetto a due paesi che sono dittature che imprigionano i dissidenti, quali Cuba e la Cina.......forse come mi sembra evidente la solita piazzata guidata dai solidi attivisti è ormai talmente scontata e ripetitiva e si infiamma solamente per le presunte malefatte degli occidentali ...e sopratutto di quelle americane o israeliane....

Ali
QUOTE(aldo @ May 6 2005, 16:30)
...non hanno affari da difendere ne realismo politico da rispettare.....

quegli stessi affari e realismo politico che spinge un certo elettorato di destra a richiedere una giusta condanna di paesi che il governo da loro votato e sostenuto si guarda bene dall'esprimere? Io la chiamo ipocrisia... flirt.gif
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