Salviamo le donne cinesi

www.fondazionecum.it
di KERRY KENNEDY
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Mentre a metà settembre i leader di tutto il mondo si riunivano nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite per mettere a punto piani volti ad eliminare la povertà globale, l’amministrazione Bush notificava al Congresso la sua intenzione di non versare per la quarta volta consecutiva il contributo americano (34 milioni di dollari) al Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa). È un fondo che garantisce servizi vitali alle donne e alle ragazze più povere del mondo. Perché allora gli Stati Uniti fanno mancare il loro contributo?
Perché, malgrado il Dipartimento di Stato lo neghi, l’Amministrazione sostiene che il Fondo appoggia la politica di sterilizzazione forzata portata avanti dalla Cina. La verità, al contrario, è che per modificare quella politica Washington dovrebbe sostenere il Fondo per la popolazione, non renderlo inefficiente.
Venticinque anni fa la Cina avviò il radicale tentativo, tramite una massiccia violazione dei diritti civili, di controllare la rapida crescita demografica. Il governo comunista non era in grado di soddisfare i bisogni essenziali della popolazione e pensò che si potevano evitare l’aumento della disoccupazione, la povertà e la fame costringendo ogni famiglia ad avere non più di un figlio. Utilizzando la forza, la sorveglianza e la repressione con il ricorso alla polizia di Stato, la Cina è di fatto riuscita a rallentare la crescita demografica, ma ha pagato un prezzo terribile. Gli Stati Uniti hanno ora la possibilità di indurre la Cina ad abbandonare la coercizione e ad abbracciare la libertà nel campo delle politiche demografiche così come ha fatto in campo economico passando da una economia statalizzata al libero mercato.
In Cina una donna che non rispetta la regola del figlio unico può essere multata e con lei la sua famiglia e il suo villaggio. Può essere picchiata, emarginata o incarcerata. I suoi mobili, la sua mucca e il suo maiale possono scomparire. Può essere costretta ad abortire persino al nono mese di gravidanza. Secondo dati forniti dalla Cina nel 2002 ci sono stati 6.800.000 aborti. Troppi di questi attribuibili al fatto che il feto era di sesso femminile, la qual cosa è considerata una sciagura in una cultura che privilegia i maschi.
Se la donna è fortunata, all’aborto può seguire l’inserzione coatta di un dispositivo intrauterino (Iud). Se non è fortunata può essere sottoposta alla sterilizzazione forzata. Secondo dati forniti dalla Cina il 38% delle donne in età fertile sono state sterilizzate.
Tutti al mondo hanno interesse a garantire che la Cina e tutte le nazioni si sviluppano come società sostenibili e libere e che le iniziative volte a stabilizzare la popolazione vengono realizzate nel rispetto dei diritti umani.
La Cina si è impegnata a rispettare i diritti umani nel 1994 quando insieme ad altre 179 nazioni prese parte alla Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo che si concluse stabilendo che tutti gli individui hanno il diritto di decidere quanti figli vogliono e a che distanza l’uno dall’altro e hanno altresì il diritto di accedere a servizi di pianificazione familiare volontari e di buona qualità. Questo approccio ai problemi demografici basato sul rispetto dei diritti si è rivelato in grado di ridurre gli aborti, ritardare la prima gravidanza, ridurre le nascite e incrementare le probabilità che i figli siano desiderati e accuditi. È un atteggiamento moralmente giusto e funziona.
Cosa possiamo fare per indurre la Cina a mantenere le promesse? Anzitutto dobbiamo dare tutto il nostro appoggio al Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite. In Cina è l’unica agenzia che promuove la pianificazione familiare volontaria e rispetta questi diritti umani. Per il solo fatto di operare in Cina non vuol dire che è complice delle violazioni dei diritti umani come alcuni critici hanno affermato. Oggi nelle province cinesi in cui opera il Fondo, il 90% delle donne sceglie il proprio metodo per il controllo delle nascite e il tasso di aborti è sceso dal 70% al 30%.In secondo luogo bisogna far capire a Pechino che rispettare i bisogni dell’uomo in tema di salute, educazione e opportunità è il modo migliore per rallentare la crescita demografica.
In terzo luogo le aziende straniere possono svolgere un ruolo guida. Ad esempio una donna illegalmente incinta in gran parte della Cina viene retrocessa nella scala gerarchica sul posto di lavoro o licenziata e quindi le aziende americane possono rifiutarsi di applicare queste leggi nelle fabbriche da loro controllate.
Il governo americano può farsi promotore del cambiamento. È difficile in quanto la Cina è un importante partner commerciale e possiede una quota sempre crescente del debito americano. Abbiamo quindi bisogno di coinvolgere la comunità internazionale.
Nessuno prova più orrore di quanto ne provo io al pensiero delle violenze commesse in Cina con la politica del figlio unico. Per porre fine a queste violenze dobbiamo sostenere molte iniziative e quindi dobbiamo dare il nostro pieno appoggio al Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione. Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto, ha detto che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. Non dobbiamo più essere indifferenti riguardo a quanto sta accadendo in Cina.
Kerry Kennedy ha fondato il Centro Robert F. Kennedy
per i diritti umani © IPS
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
l'Unità 20 settembre 2005
http://www.unita.it