Bluette
Feb 6 2005, 10:14
GIOVANNI BOLDINI http://digilander.libero.it/Gaia_xx/immagini/Boldini/biopic.jpg Idolatrato dalle donne, elegante, sofisticato, definito da Diego Martelli uno "gnomo" che "vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta", Giovanni Boldini è per tutti il magnifico interprete della Belle Epoque e dei suoi brillanti protagonisti. Padova, a Palazzo Zabarella, gli rende omaggio con la più ampia mostra mai dedicatagli in Italia. http://photogallery.tiscali.it/repository/arte/pittura/2005/01/boldini/boldini1.jpgGiovanni Boldini, Giovane bruna a letto (Mme de Rasty), 1882 circa, pastello su seta applicata su cartaA quarant'anni dall'imponente rassegna allestita nel 1963 al museo Jacquemart-André di Parigi e dopo la recente pubblicazione del catalogo generale dell'artista, questo evento intende offrire al grande pubblico un'immagine nuova e più approfondita di uno dei maggiori protagonisti della pittura e del gusto internazionali tra Otto e Novecento. Giovanni Boldini, nato a Ferrara nel 1842 e morto a Parigi nel 1931, è stato nel corso della sua lunga vita uno degli artisti più popolari e amati, proprio per la sua capacità di saper rendere, attraverso una pittura di straordinaria forza evocativa sia di luoghi che di personaggi, l'atmosfera scintillante ma inquieta della Belle Epoque. Di questo momento di passaggio, che preludeva ai drammatici cambiamenti che sarebbero intervenuti nella storia dell'umanità, quest'uomo fu il simbolo. http://photogallery.tiscali.it/repository/arte/pittura/2005/01/boldini/boldini4.jpgGiovanni Boldini, La Grande Rue a Combes - la - Ville, 1873, olio su tela, Philadelphia Museum of ArtPartendo dall'ambiente sperimentale dei macchiaioli, Boldini si è presto confrontato con la ribalta internazionale seguendo un suo percorso attraverso un modo del tutto personale di dipingere, ancora sensibile al nuovo ma altrettanto radicato nella tradizione dell'arte italiana ed europea, tra Velazquez e Tiepolo. Pochi artisti italiani di quel momento hanno, e continuano a riscuotere, il successo che egli ha saputo conquistarsi in tutta Europa e in America. Un successo legato naturalmente ai suoi celeberrimi (e contesi) ritratti, soprattutto quelli femminili, ma anche ai paesaggi, alle scene di interni, alle brulicanti vedute parigine e a quelle nostalgiche di Venezia. http://photogallery.tiscali.it/repository/arte/pittura/2005/01/boldini/boldini5.jpg Giovanni Boldini, Consuelo Vanderbilt, Duchessa di Marlborough, e suo figlio, Lord Ivor Spencer - Churchill (particolare), 1906, olio su tela, New York, The Metropolitan Museum of ArtDella enorme produzione pittorica di Boldini, artista di superbo mestiere e veramente prolifico, sono state selezionate circa centoventi opere, provenienti dai maggiori musei (la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Capodimonte a Napoli, il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Philadelphia Museum) e collezioni private europee e americane. Si tratta dei capolavori più significativi di un percorso che lo ha visto partecipe e protagonista di esperienze diverse, dalla giovinezza legata a Firenze e all'adesione al gruppo dei Macchiaioli, alla maturità di una vicenda professionale trascorsa interamente a Parigi, e scandita da frequenti viaggi in Italia, soprattutto a Venezia, o a Londra e in America. In quella che era allora la capitale mondiale delle arti, Boldini mutò il suo linguaggio macchiaiolo degli inizi, dove aveva pur raggiunto esiti originali e sorprendenti per qualità, per aderire alla pittura à la mode condizionata dalle esigenze dei ricchi collezionisti francesi e americani che avevano il loro riferimento nel potente mercante d'arte Goupil. In questo genere, che prevedeva quadri di piccolo formato dipinti con sapiente virtuosismo, con temi o di vita contemporanea o evocanti la grazia perduta del Settecento, guadagnò fama e ricchezza. Furono il preludio alle opere della maturità, le grandi vedute parigine, quelle di Venezia, le istantanee del mondo della musica e della danza, e soprattutto i monumentali ritratti dei maggiori protagonisti della mondanità e della cultura internazionale, aristocratici, ricchi borghesi, scrittori, musicisti, celebrità dello spettacolo. Ispirate ai grandi maestri del passato, come Van Dyck, Frans Hals, Velazquez, Tiepolo, da lui amati e studiati, queste seducenti immagini si snodano nelle sezioni in cui la mostra è articolata, come in un grande romanzo: il romanzo della vita. http://photogallery.tiscali.it/repository/arte/pittura/2005/01/boldini/boldini2.jpgGiovanni Boldini, Ritratto della marchesa Luisa Casati, 1915 circa, Galleria Nazionale d'arte Moderna di Roma http://arte.tiscali.it/pittura/2005/1/boldini.html
Bluette
Feb 6 2005, 10:42
Un altro ritratto di Boldini della Marchesa Casati La dea della notte di Boldini Amica e ispiratrice di grandi intellettuali, la marchesa Casati fu immortalata da pittori e fotografi di Stefano Coltellacci

Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con un levriero, 1908. Collezione privata Fasciata in un abito di seta nera, con un gran cappello che ombreggia appena la febbre dello sguardo. Così Giovanni Boldini immortalò nel 1908 la marchesa Casati: come una dea della notte, mentre tiene imperiosamente al guinzaglio un elegantissimo levriero color dell’ebano. Si erano conosciuti in quello stesso anno e l’artista ferrarese, che quarant’anni prima aveva abiurato i suoi trascorsi macchiaioli per la pittura veloce e raffinata con cui aveva conquistato il bel mondo parigino, era rimasto folgorato dagli immensi occhi dell’eccentrica nobildonna, figlia di un magnate della finanza lombarda, andata in sposa giovanissima al marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Presentato al Salon del 1909, il quadro fu accolto con entusiasmo, al punto da essere acclamato come “l’anti Gioconda”, la più moderna e affascinante icona dell’eterno femminino. Cinque anni dopo, Boldini avrebbe realizzato un altro ritratto della marchesa, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in cui il profilo tagliente della donna emerge da un trionfo di piume di pavone. In un primo tempo avrebbe dovuto essere attorniata anche in questo quadro dai suoi levrieri, ma la Casati riuscì infine a vincere le resistenze del pittore e a farsi raffigurare come una creatura di sogno, uno strano ed enigmatico uccello del paradiso. Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con un levriero, particolare, 1908. Collezione privata Quella per gli animali fu una vera passione della marchesa, che amava stupire presentandosi in pubblico con le bestie più diverse al guinzaglio: levrieri, pechinesi, ma anche leopardi o pitoni. Nella sua dimora veneziana, il Palazzo Venier dei Leoni, acquistato nel secondo dopoguerra da Peggy Guggenheim, la Casati aveva anche un pappagallo parlante, un gorilla impagliato e un cobra in gabbia. Lo racconta Isadora Duncan, che nella sua autobiografia descrive lo spavento provato una sera nell’attendere da sola l’arrivo della marchesa in quel serraglio. L’ultima musaAmica di D’Annunzio, di Marinetti, che nel 1917 le dedicò il Manifesto della danza futurista, di Djagilev, di Cocteau, la Casati fu l’ultima vera musa dell’arte. Man Ray la fotografò con tre paia d’occhi, un errore del tempo di posa che, secondo lei, aveva inaspettatamente catturato l’essenza della sua anima. Alberto Martini le dedicò dodici grandi ritratti pittorici, che la marchesa conservava insieme agli altri nella galleria del suo palazzo parigino interamente dedicata all’esaltazione della sua immagine. La sua concezione della vita stessa come opera d’arte sembra a volte precorrere il narcisismo di certa body-art e degli happening. Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con un levriero, particolare, 1908. Collezione privata Una volta, per esempio, si racconta che per recarsi al ballo del conte di Beaumont, la marchesa si travestì da San Sebastiano trafitto da frecce luminose, rischiando la morte per un corto circuito. Non volle mai arrendersi al mutare dei tempi. Nel 1952 i suoi debiti ammontavano a circa venti milioni di dollari odierni. Un artista suo ex amante, l'inglese Augustus John che aveva ritratto Yeats, Joyce ed Elisabetta II, disse scherzando che si sarebbe dovuto sparare alla marchesa, imbalsamarla ed esporla in una bacheca di vetro, comera accaduto al suo pitone favorito che troneggiava nell'atrio del palazzo di Parigi. La Casati morì, invece, a settantasei anni in miseria a Londra nel 1957 e fu seppellita con l'abito nero bordato di leopardo ormai a brandelli e il suo ultimo diletto pechinese imbalsamato. (4 dicembre 2002)www.sapere.it
Bluette
Feb 7 2005, 01:55
L'opera in prestito: Augustus John, La marchesa Casati
Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma Dalla National Gallery of OntarioSino al 6 marzo 2005, Sala Boldini
L'iniziativa si iscrive in un programma di scambio opera/per opera legato alla politica dei prestiti per esposizioni temporanee, soprattutto con le grandi istituzioni straniere. La marchesa Casati, celebre personaggio Belle Epoque, amava farsi ritrarre. Il dipinto dell'inglese Augustus John proveniente da Toronto, eseguito nel 1919, è confrontato con due ritratti di proprietà della Galleria: quello noto di Giovanni Boldini del 1912-1913 e la "Donna in bianco" di Kees van Dongen, la cui identificazione con la marchesa è un'ipotesi da verificare.
http://www.tribenet.it/TribeMostre/Lazio/lazio.htm
http://www.repubblica.itAugustus John, 1919 http://www.studioesseci.netGiovanni Boldini, circa 1915 http://www.marchesacasati.comKees Van Dongen, 1920
Rambaldo
Feb 8 2005, 01:25
interessanti le immagini dei dipinti di Boldini. Non conoscevo affatto questo artista, pensa che m'era anche sfuggito che la galleria d'arte moderna avesse una sala a suo nome. Hai poi avuto occasione di vederli dal vivo?
interessante anche il tema delle muse, bisognerebbe aprire un topic su chi insemina e chi partorisce..
Bluette
Feb 8 2005, 07:26
QUOTE(Rambaldo @ Feb 7 2005, 15:23) interessanti le immagini dei dipinti di Boldini. Non conoscevo affatto questo artista, pensa che m'era anche sfuggito che la galleria d'arte moderna avesse una sala a suo nome. Hai poi avuto occasione di vederli dal vivo?
interessante anche il tema delle muse, bisognerebbe aprire un topic su chi insemina e chi partorisce..Neanch'io lo conoscevo purtroppo... incuriosita, l'ho scoperto tramite internet e non ho quindi mai visto un suo dipinto, ma mi sono riproposta di andare a Padova nei prossimi giorni a visitare la mostra. Il tema delle muse è stato già affrontato in modo trasversale nel metaforum provvisorio, dove esisteva un topic che riguardava donne affascinanti che avevano ispirato vari pittori... i loro ritratti erano esposti in una mostra. Sarebbe in effetti un tema intrigante da riproporre anche qui.
Bluette
Feb 11 2005, 08:31
Dal ’78, i soggetti à la mode tendono a scomparire dal suo repertorio, per lasciare spazio alle figure femminili, e inizia la stagione dei memorabili e sublimi ritratti - i primi dedicati alla sua nuova amante, la Contessa Gabrielle De Rasty- che faranno di Boldini l’assoluto peintre mondain.Sono gli anni in cui il suo atelier divenne luogo di culto, lo studio-abitazione in Boulevard Berthier dove gravitavano uomini illustri e belle donne che ambivano ad essere ritratti dal piccolo genio italiano. http://www.artonline.it/Img/museum/Boldini/pastello_g.jpgPastello bianco, 1888 ( Emiliana Concha de Ossa) Icona dell’arte boldiniana è il ritratto di Giuseppe Verdi, realizzato nel 1886 in una duplice versione, una ad olio, proveniente dalla Casa di Riposo per Musicisti Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, l’altra a pastello dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, rimanendo sempre poco soddisfatto del primo, e assolutamente contento del secondo, ma dal canto suo, Verdi preferì la versione ad olio, sembrandogli il pastello “uno scherzo più che un ritratto serio”. Eppure, sarà proprio la tecnica del pastello a segnare la sua inimitabile cifra stilistica. Gli aspetti più innovativi della ricerca boldiniana si manifestarono dunque nei grandi ritratti a pastello a grandezza naturale, così precisi nel restituire la fisionomia e il carattere della persona da farla parer viva. Del 1888 è il meraviglioso “Pastello bianco”, dove Boldini sacrificò tutto il suo ben noto virtuosismo di maniera “sull’altare del nuovo ideale artistico”, quello della moderna femminilità. Star dell’opera è Emiliana Concha de Ossa, raffigurata in un abito di raso bianco con corpetto aderente in vita. http://www.kwart.kataweb.it
Bluette
Feb 11 2005, 08:41
Ecco il segreto. Nei suoi ritratti Boldini coglieva la complessità delle donne. Come disse Sem, al secolo George Gursat, il caricaturista suo amico: “Boldini è stato il pittore della sua epoca, dipingeva le donne coi nervi a pezzi, affaticate da questo secolo tormentato. Le sue prostitute amoreggianti, attorcigliate in guaine di seta dalle increspature fosforescenti, dai corsetti infiorettati, le gambe impazzite, epilettiche, le braccia allungate, terminanti con mani frangiate come l’uva – queste visioni folgoranti e zigzaganti come emanazioni di calore, tutti questi brividi, questi tremori, queste contrazioni, sono in sintonia con quest’epoca di nevrosi”.
Laura Larcan http://www.kwart.kataweb.it
Roderigo
Feb 11 2005, 09:54
QUOTE(bluette @ Feb 7 2005, 21:26) Il tema delle muse è stato già affrontato in modo trasversale nel metaforum provvisorio, dove esisteva un topic che riguardava donne affascinanti che avevano ispirato vari pittori... i loro ritratti erano esposti in una mostra. Sarebbe in effetti un tema intrigante da riproporre anche qui. Forse: «Il fascino è donna».
Bluette
Feb 13 2005, 03:52
Nudino scattante Alla Toeletta http://www.jssgallery.org
Roderigo
Jun 30 2005, 00:09
RETROSPETTIVA SULL'ARTISTAIl Boldini romano "Ritratto del pittore Joaquin Araujo y Ruano", 1889 circa Ferrara, Museo Giovanni BoldiniLa Parigi più moderna, tra dame dell'alta società, caffè, teatri e mondanità notturna. Dopo Ferrara a Roma, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, una grande mostra ripercorre la carriera di Giovanni Boldinidi LAURA LARCAN Roma - Tanto erano belle e seducenti le donne che dipingeva, quanto era brutto e gnomico lui. Tanto era charmant ed euforico il bel mondo che immortalava, quanto "cattivo e indiscreto fino alla villania" appariva lui, con quel caratteraccio e il feroce sarcasmo che lo contraddistinguevano. Tanto erano high-society i suoi personaggi, quanto modeste le sue origini. Giovanni Boldini è l'artista delle contraddizioni. Lui, italiano di Ferrara e profondamente legato alla tradizione artistica del suo paese - cresciuto alla scuola di Cosmé Tura e Francesco Del Cossa, maestri del rinascimento ferrarese, ispirato dall'elegante esuberanza di Giambattista Tiepolo, maturato alla corte rivoluzionaria dei macchiaioli - scelse nel 1871 Parigi dove ha vissuto per quasi trent'anni, scelse la sua scalpitante modernità che grondava da ogni strada, caffè o teatro, scelse di conquistare artisticamente l'alta società francese e il bel sesso, in una foga accanita di riscatto da una sorte che si era divertita a defraudarlo alla nascita di fascino, altezza - Boldini rimase nano - e ricchezza. Divenne il più parisien fra gli italiani che sbarcarono a Parigi - Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Medardo Rosso - e la quintessenza del peintre mondain, smosso dal più goliardico spirito edonista con cui inseguiva da vicino e in presa diretta la febbricitante e bulimica vita parigina. Con acuta ironia, Aldo Palazzeschi paragonò Boldini a Toulouse-Lautrec, due uomini profondamente amanti del bel sesso seppur uno più brutto dell'altro: "Il conte Henry de Toulouse-Lautrec di antica nobiltà feudale giungendo a Parigi dagli aviti possedimenti di Provenza all'età di vent'anni, eleggerà per suo mondo artistico quello della femminilità di Montmartre: cantanti e ballerine dei teatri e dei cabarets, del circo equestre, le frequentatrici degli innumerevoli caffè e delle bische, quelle viventi all'ombra delle case dalle persiane chiuse. Giovanni Boldini, figlio di un modesto artigiano ferrarese, giungendovi quando lui, presso a poco, vi elegge quello delle donne dell'alta società e nella sua qualità d'artista riesce a conquistarlo: Principesse, Duchesse, Marchese, Contesse, borghesi favolosamente ricche quanto loro e più di loro". Tra ansie rivendicatrici, smanie da successo, desiderio di riscatto dai propri limiti, di dominio su una realtà sociale che altrimenti ignorerebbe il brutto, piccolo ferrarese, il little italian, Boldini fu il pittore della sua epoca, l'interprete inimitabile della "mitica" e controversa bella époque, come torna a testimoniare la grande e prestigiosa mostra in trasferta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, dopo aver debuttato l'inverno appena trascorso alla Fondazione Palazzo Zabarella di Padova, visitabile fino al 25 settembre, sotto la cura congiunta di Francesca Dini, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, e aperta a quarant'anni dall'imponente rassegna allestita nel 1963 al Museo Jacquemart-André di Parigi - secondo omaggio postumo, dopo quello del 1931 tenutosi presso la Galleria Charpentier nei primi mesi che seguirono la morte dell'89enne artista - e dopo la recente pubblicazione del catalogo generale di Boldini. Un evento che vede sfilare opere che dal 1865 al 1918 ricostruiscono la carriera di Boldini, dalla giovinezza legata a Firenze e all'adesione al gruppo dei Macchiaioli, alla maturità di una vicenda professionale trascorsa interamente a Parigi, e scandita da frequenti viaggi in Italia, soprattutto a Venezia, o a Londra e in America, dove espone con successo a New York nel 1897. In tutto, circa cento opere del maestro, prestiti autorevoli provenienti da musei come Capodimonte a Napoli, il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Philadelphia Museum, e collezioni private europee e americane, cui si aggiunge per l'exploit capitolino la collezione di disegni di Boldini di proprietà della Gnam, circa una ventina, poco noti al grande pubblico, insieme alle opere più note come il Ritratto di Verdi e della Marchesa Casati. Fino al ritratto giovanile dell'Avvocato Camotto del 1865, proveniente da una collezione privata fiorentina. "La Grande Rue a Combes-la-Ville", 1873 Philadelphia Museum of ArtSi parte dal soggiorno fiorentino, tra il 1864 e il 1871, che lo vede a fianco del gruppo macchiaiolo nella maturazione del loro audace progetto di rinnovamento della pittura italiana. Boldini sfoggiò da subito una totale aderenza alla realtà psicologica e sociale dei personaggi, ritraendoli nella dimensione quotidiana dell'esistenza, senza sbiadire il loro allure. Sono anni di illustri conoscenze con Telemaco Signorini e il benestante Cristiano Banti che lo presentano alle facoltose famiglie di residenti inglesi e russi. E fondamentale sarà l'amicizia con l'inglese Isabella Falconer, da cui Boldini ottenne importanti commissioni, oltre ai due viaggi in Francia del 1867, compiuti il primo con un amico greco della nobildonna, il secondo con la Falconer stessa. A documentare il periodo, il "Generale spagnolo", dove l'esecuzione, pur molto controllata, rivela già un gusto descrittivo e mondano, connaturato alla sua indole artistica. Spiccano piccoli quadri dalle incredibili potenzialità spaziali, in cui inserisce dinamici e spontanei i suoi personaggi, come "Alaide Banti in abito bianco" del 1866, o "L'amatore d'arte", 1866, piccola scena in costume settecentesco, che sfoggia una maestria pittorica nella resa del dettaglio d'ambiente. Dopo Londra, Parigi lo sedusse del tutto. Arrivò a novembre del 1871 e nel giro di un mese aveva trovato "uno studio magnifico" al numero 12 bis di Avenue Frochot, nel quartiere di Montmartre e l'amore di Berthe, una deliziosa piccola bionda, effigiata in decine di quadri, che gli sarebbe rimasta accanto per più di dieci anni e che gli farà da modella, da compagna e da governante. Il debutto parigino fu all'insegna dello stile a' la mode, senza paura di sottomettersi alle esigenze del mercato gestito dalla nota casa di vendite Goupil, seguendo la scuola di due campioni come Ernest Meissonier e lo spagnolo Mariano Fortuny. Scenette in costume settecentesco, soggetti di genere, che si susseguirono in infinite varianti fin quasi alle soglie del nuovo decennio. Una fase in cui Boldini si riscattò con la sua pittura tecnicamente minuta, dai colori brillanti, tutta charme e sensualità, con cui orchestrava brani di vita contemporanea. La quotidianità immortalata con grazia e dovizia di particolari diventa protagonista: ecco l'elegante borghesia parigina che passeggia accanto al bottegaio, all'ambulante o al "Giornalaio", del Museo di Capodimonte; ecco la vita di Parigi in "Place de Clichy". Dal '78, i soggetti a' la mode tendono a scomparire dal suo repertorio, per lasciare spazio alle figure femminili, e inizia la stagione dei memorabili e sublimi ritratti - i primi dedicati alla sua nuova amante, la Contessa Gabrielle De Rasty - che faranno di Boldini l'assoluto peintre mondain. Sono gli anni in cui il suo atelier divenne luogo di culto, lo studio-abitazione in Boulevard Berthier dove gravitavano uomini illustri e belle donne che ambivano ad essere ritratti dal piccolo genio italiano. Un raro dipinto su ceramica di Boldini, datato 1884, ritrae l'amico "Helleu mentre sta tratteggiando il profilo di Madame Gautreau", la modella prediletta dall'americano John Singer Sargent, nonché protagonista del chiacchierato "Ritratto di Madame X" con cui Sargent scandalizza Parigi per l'abito da sera della modella dalla scollatura vertiginosa e l'espediente della spallina calata. "Ritratto di Giuseppe Verdi" Penna su carta www.sapere.itIcona dell'arte boldiniana è il ritratto di Giuseppe Verdi, realizzato nel 1886 in una duplice versione, una ad olio, proveniente dalla Casa di Riposo per Musicisti Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, l'altra a pastello, che gioca in casa, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, rimanendo sempre poco soddisfatto del primo, e assolutamente contento del secondo, ma dal canto suo, Verdi preferì la versione ad olio, sembrandogli il pastello "uno scherzo più che un ritratto serio". Eppure, sarà proprio la tecnica del pastello a segnare la sua inimitabile cifra stilistica. Gli aspetti più innovativi della ricerca boldiniana si manifestarono dunque nei grandi ritratti a pastello a grandezza naturale, così precisi nel restituire la fisionomia e il carattere della persona da farla parer viva. Del 1888 è il meraviglioso "Pastello bianco", dove Boldini sacrificò tutto il suo ben noto virtuosismo di maniera "sull'altare del nuovo ideale artistico", quello della moderna femminilità. Star dell'opera è Emiliana Concha de Ossa, raffigurata in un abito di raso bianco con corpetto aderente in vita. Come altrettanto stella-diva è la Marchesa Casati, immortalata arditamente da Bodini come una moderna Salomè in accordo con quella dama che volle fare della propria esistenza un'opera d'arte. Ecco il segreto. Nei suoi ritratti Boldini coglieva la complessità delle donne. Come disse Sem, al secolo George Gursat, il caricaturista suo amico: "Boldini è stato il pittore della sua epoca, dipingeva le donne coi nervi a pezzi, affaticate da questo secolo tormentato. Le sue prostitute amoreggianti, attorcigliate in guaine di seta dalle increspature fosforescenti, dai corsetti infiorettati, le gambe impazzite, epilettiche, le braccia allungate, terminanti con mani frangiate come l'uva - queste visioni folgoranti e zigzaganti come emanazioni di calore, tutti questi brividi, questi tremori, queste contrazioni, sono in sintonia con quest'epoca di nevrosi". "La marchesa Luisa Casati con penne di pavone", 1915 circa Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna Notizie utili: "Boldini". Dal 23 giugno al 25 settembre 2005, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Viale delle Belle Arti, 132. Roma. La mostra, curata da Francesca Dini, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi. Orario: tutti i giorni, 9 - 19.30; chiuso lunedì. Ingresso: intero € 9 (mostra+museo). Informazioni: biglietteria, tel. 0632298221; prenotazioni tel. 06-32298451 (dal lunedì al venerdì, 9:30-13 Catalogo Marsilio.(Repubblica 22 giugno 2005) http://www.repubblica.it/
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