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Forum di politica, cultura, società: 2005

Francese
Prosegue da: "Povera America".

QUOTE(Gatto del Cheshire @ Apr 6 2005, 16:00)
E' proprio quello che si deduce dalle statistiche. Gli USA hanno un PIL più alto dell'Italia, ma se si va a vedere come è distribuita questa ricchezza collettiva si hanno le sorprese. Mi spiace, preferisco il sistema europeo: uno Stato più invadente ma anche più attento a un'equa distribuzione delle ricchezze e a un efficiente sistema di protezione sociale. Se questo significa pagare più tasse mi sta bene. Ogni riferimento all'Italia è puramente casuale.
*



Allora non ci lamentiamo se perdiamo il nostro potere di acquisto con i prezzi aumentono troppo.

Roderigo
Se i prezzi non sono tenuti sotto controllo, se i salari non corrispondono alla ricchezza prodotta e non garantiscono un tenore di vita sufficientemente dignitoso, bisogna non solo lamentarsi, ma attivamente protestare. Con lo sciopero e con il voto.

Tagli al welfare e precarizzazione del lavoro non hanno certo contenuto i prezzi e accresciuto il potere d'acquisto dei salari. Dunque?

Per rispondere alla tua tesi implicita: non è vero che riducendo la protezione sociale si guadagna in sviluppo e competitività. In questi anni non è successo così, nè in America, nè in Europa. Quella che viene presentata come una politica obbligata, finora non ha dato alcun profitto, neanche dal punto di vista di chi la propone.
Francese
La ricchezza prodotta deve sempre essere paragonata con il debito contrattato. Ed a questo punto di vista siamo messi molto male. Ti ricordo solo che il debito pubblico italiano supera largamente il PIL dunque la famosa ricchezza.
La mia tesi è implicita perche non vedo altro modo di andare avanti. Mi sarebbe effettivamente piaciuto, come a tutti di resto, piu welfare e piu protezione sociale ma quando i conti non lo permettano piu...
A questo punto cosa si puo fare?
- Rimettere i conti a posto, e questo implicherà sacrifici. Dopo di che si potra certamente ripensare tutto il sistema per un welfare piu adattato ed efficace.
- Aumentare la protezione sociale tramite sempre piu debito ed aspettare tranquillamente il fallimento del paese rinviando il peso sulle prossime generazioni.

Roderigo
Il rapporto tra debito e PIL si compone di due termini: appunto il debito e il PIL.
Può ridursi sia diminuendo il primo, sia aumentando il secondo.

Una politica dei sacrifici mira a ridurre il debito, ma deprime anche il PIL. Anche perchè concretamente il risanamento consiste nel prelevare soldi da salari, pensioni e welfare per trasferirli alla rendita. Una redistribuzione del reddito al contrario. Diverso sarebbe il discorso se si ipotizzasse una tassa patrimoniale o una specifica tassa fortemente progressiva come fu l'eurotassa. Al contrario, insieme con i sacrifici per i poveri, si ipotizzano riduzioni fiscali per i ricchi.

C'è il tema del risanamento dunque, ma c'è anche il tema di chi lo paga. E' qui che possono distinguersi politiche di destra e di sinistra.

Oggi il debito equivale al 110% del PIL, ben al di sopra del 60% ammesso dal Patto di Stabilità. Ma era il 123% nel 1994. La discesa si è appunta avuto nel periodo successivo, fino al 2000, grazie alla crescita del PIL, per poi invertirsi nei cinque anni seguenti. Due periodi, due governi, due cicli economici.
Gatto del Cheshire
A me pare che, se lo Stato aumenta il gettito fiscale e naturalmente non spreca le maggiori entrate in spese parassitarie ma le usa per migliorare il welfare, e cioè per aumentare le pensioni minime e i sussidi di disoccupazione, migliorare l'assistenza medica etc., questi non sono soldi prelevati dal monte nazionale e perduti, ma semplicemente redistribuiti, e quindi se mai favorevoli a un incremento di spesa da parte delle fasce più povere della popolazione, quelle più beneficate da un incremento del welfare.
E' già noto che un aumento della liquidità nelle fasce basse favorisce un aumento dei consumi e quindi rimette in moto l'economia. Il proletario che riceve un aumento di stipendio o una riduzione di tasse li usa subito per cambiare qualcosa (auto o elettrodomestico) che ha urgente bisogno di essere cambiato, e quindi per creare altro lavoro. Una riduzione di tasse alle fasce alte si traduce meno in consumi e più in un aumento infruttuoso delle speculazioni finanziarie
Lo Stato i suoi soldi li deve usare bene, là dove spendendoli crea un circolo virtuoso dell'economia. Se li usa per abbassare le tasse ai vari Berlusconi, questi soldi si traducono solo in un aumento del loro conto in banca, in liquidità e titoli. Sono soldi buttati, anzi rubati a chi ne aveva bisogno o poteva rimetterli in circolo.

Francese
QUOTE(Roderigo @ Apr 7 2005, 14:13)
Una politica dei sacrifici mira a ridurre il debito, ma deprime anche il PIL. Anche perchè concretamente il risanamento consiste nel prelevare soldi da salari, pensioni e welfare per trasferirli alla rendita. Una redistribuzione del reddito al contrario. Diverso sarebbe il discorso se si ipotizzasse una tassa patrimoniale o una specifica tassa fortemente progressiva come fu l'eurotassa. Al contrario, insieme con i sacrifici per i poveri, si ipotizzano riduzioni fiscali per i ricchi.

C'è il tema del risanamento dunque, ma c'è anche il tema di chi lo paga. E' qui che possono distinguersi politiche di destra e di sinistra.

Oggi il debito equivale al 110% del PIL, ben al di sopra del 60% ammesso dal Patto di Stabilità. Ma era il 123% nel 1994. La discesa si è appunta avuto nel periodo successivo, fino al 2000, grazie alla crescita del PIL, per poi invertirsi nei cinque anni seguenti. Due periodi, due governi, due cicli economici.
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Si puo discutere delle ore intere sul fatto della ridistribuzione, ma il problema è altrove.
In realtà se le riforme strutturali dello stato non sono rapidamente condotte a termine allora ci sara sempre piu tagli nelle spese per gli stessi prelievi sulle paghe, con dunque sentimenti di frustrazione.
I governi successivi (destra e sinistra) non hanno saputo approfittare della crescita economica degli anni 90 e inizio 2000 per effettuarle. Al contrario hanno speso e spaso senza contare e quando la crisi economica ha puntato è risultata la situazione di oggi.

Vyborg
anche se in modi a volte poco forbiti questa discussione affronta argomenti decisivi del dibattito economico degli ultimi 50 anni.
mi sembra che la posizione condivisa da chi è intervenuto sia quella che tecnicamente potremmo definire kaldoriana (da Nicholas Kaldor, economista keynesiano) o anche più classicamente ricardiana: aumentate i salari e in genere i redditi di chi ha una propensione marginale al risparmio minore.

sono ovviamente d'accordo, ma gli economisti di destra e il governo o la confindustria replicherebbero che devono aumentare la competitività e questo, visto che non investono, si ottiene a) tagliando i salari (o aumentando la precarietà che è la stessa cosa), b) tagliando le tasse alle aziende )o permettendo di evadere il fisco), c) permettendo alle aziende di aumentare i prezzi più dei salari
Roderigo
QUOTE(Francese @ Apr 7 2005, 17:09)
Si puo discutere delle ore intere sul fatto della ridistribuzione, ma il problema è altrove.
In realtà se le riforme strutturali dello stato non sono rapidamente condotte a termine allora ci sara sempre piu tagli nelle spese per gli stessi prelievi sulle paghe, con dunque sentimenti di frustrazione.
I governi successivi (destra e sinistra) non hanno saputo approfittare della crescita economica degli anni 90 e inizio 2000 per effettuarle. Al contrario hanno speso e spaso senza contare e quando la crisi economica ha puntato è risultata la situazione di oggi.
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Le "riforme strutturali" nel linguaggio politico, tecnocratico e mediatico, sono la formula con cui ci si riferisce a provvedimenti che in modo stabile (non una tantum) sottraggano risorse alla previdenza e alla sanità.

Non è un altro problema rispetto alla redistribuzione del reddito. E' una precisa scelta politica nell'ambito del dibattito sulla redistribuzione: si sottrae reddito differito al lavoro dipendente e ai ceti meno abbienti e si concedono meno tasse e opportunità di mercato agli imprenditori.

Questa è la politica delle "riforme strutturali": una redistribuzione del reddito alla rovescia. Una politica già in atto. Dopo oltre un decennio di risanamento, infatti, il rapporto salari e profitti si è rovesciato da 6-4 a 4-6.

Una riforma strutturale in questo senso in verità è stata compiuta in Italia nel 1995 dal governo Dini, con l'abolizione delle pensioni di anzianità e soprattutto il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. I vari interventi sulle pensioni, negli anni '90, hanno sottratto alla previdenza ben oltre centomila miliardi di lire e il rapporto pensioni PIL si è stabilizzato sul 13 e mezzo per cento, nonostante il decremento del PIL.

Gli anni della finanza allegra sono stati i Settanta e gli Ottanta. Non gli anni Novanta. Amato, Ciampi e Dini fecero finanziarie da salasso (e anche Prodi, pur intaccando meno lo stato sociale, per tenere Rifondazione nella maggioranza). In quegli anni la spesa sociale sul PIL si è ridotta dal 26 al 24,8%, con il PIL in discesa, credo fino al 1997.
Roderigo
QUOTE(Vyborg @ Apr 7 2005, 22:56)
anche se in modi a volte poco forbiti questa discussione affronta argomenti decisivi del dibattito economico degli ultimi 50 anni.
mi sembra che la posizione condivisa da chi è intervenuto sia quella che tecnicamente potremmo definire kaldoriana (da Nicholas Kaldor, economista keynesiano) o anche più classicamente ricardiana: aumentate i salari e in genere i redditi di chi ha una propensione marginale al risparmio minore.

Sospettavo si trattasse di qualcosa del genere. flirt.gif
L'impostazione keynesiana resta egemone dal dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta. Poi prevale l'impostazione ricardiana o liberista, che ancora non declina. Cosa è successo nel mezzo? Nella spiegazione prevale il dato politico o quello economico?

QUOTE(Vyborg @ Apr 7 2005, 22:56)
sono ovviamente d'accordo, ma gli economisti di destra e il governo o la confindustria replicherebbero che devono aumentare la competitività e questo, visto che non investono, si ottiene a) tagliando i salari (o aumentando la precarietà che è la stessa cosa), b) tagliando le tasse alle aziende )o permettendo di evadere il fisco), c) permettendo alle aziende di aumentare i prezzi più dei salari
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Dunque, i marxisti la pensano come i keynesiani... ma l'obiezione degli economisti di destra può rivelarsi esatta almeno dal loro punto di vista? In questi anni, tagliando i salari, diminuendo le tasse, aumetando i prezzi, è effettivamente aumentata la capacità competitiva delle imprese?

Ladsedj
QUOTE(Vyborg @ Apr 7 2005, 21:56)
sono ovviamente d'accordo, ma gli economisti di destra e il governo o la confindustria replicherebbero che devono aumentare la competitività e questo, visto che non investono, si ottiene a) tagliando i salari (o aumentando la precarietà che è la stessa cosa), b) tagliando le tasse alle aziende )o permettendo di evadere il fisco), c) permettendo alle aziende di aumentare i prezzi più dei salari
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Caro Vyborg, come dargli torto? E' ovvio che se un prodotto uscito dalle industrie italiane costa tot (un tot comprensivo di un costo del lavoro, specchio di un benessere lavorativo conquistato in anni di battaglie - sob, comincio a parlare come un sindacalista)...e un prodotto "cinese" costa molto meno (anche per l'assenza di quel "benessere lavorativo")...è facile prevedere che il prodotto cinese conquisterà vaste porzioni di mercato (con tutti i vari discorsi sulla competitività). Ma questi fini economisti che hanno scoperto tutto questo, non erano gli stessi che cantavano le lodi del mercato globale e del liberismo?
Accipicchia, morto il comunismo e con la vittoria del capitalismo, si sono dimenticati di dirci che nel loro meraviglioso mondo liberista avremmo dovuto lavorare con sistemi di garanzia al ribasso! Praticamente per fare i capitalisti ci tocca lavorare come i comunisti cinesi! atb_foto.gif
Vyborg
ragazzi che domande che fate...ci vorebbero ore per rispondere...mi perdonerete se non farò nulla di tutto cio chiedendo a chi è interessato di contattarmi se vuole qualche indicazione bibliografica. qui in breve invece

a) perchè il keynesismo è stato egemone fino agli anni '70 e poi è miseramente crollato? Davvero è tutta colpa del fallimento della curva di Phillips?, ovvero del fatto che i salari crescevano con i prezzi eliminando il ruolo di stretta della politica monetaria? alla fine stiamo parlando della teoria della crisi.

b) in che cosa i marxisti sono d'accordo con i keynesiani? Dipende da che marxisti abbiamo in mente (Sweezy lo sarebbe stato più di, che so, di Bucharin) ad ogni modo il problema fondamentale è la teoria della crisi.

c) Ladsedj fa commenti interessanti, ma fa una specie di errore di fallacia della composizione. detto diversamente, ciò che è conveniente AL capitalista può non essere conveniente AI capitalisti. questo è di nuovo la teoria della crisi.

facciamo un esempio banale. l'economia è composta da due aziende concorrenti A e B con stessa struttura produttiva, stessi costi ecc. il costo del personale è il 50% dei costi totali. i salari sono il 50% del reddito nazionale.
Ora, l'azienda A riesce a ridurre i salari del, diciamo 20%. Ne consegue che i suoi costi si riducono del 10% e vende di più (non sappiamo quanto perchè non facciamo ipotesi sulla forma della curva di domanda). ma attenzione, ciò riduce il monte salari nazionale del 10%. dunque la domanda determinata dai salariati diminuisce del 10% (o aumenteranno i debiti che però poi bisognerà ripagare).

Ergo l'economia nel suo complesso vedrà ridotti i consumi. ciò che è bene per A non è bene per A e B cioè per i capitalisti come classe....
e ovviamente B dovrà anch'esso ridurre i salari, ristabilendo così la propria competitività, ma ciò riduce ulteriormente i consumi totali...e il circolo si avvita verso la stagnazione

ora capite perchè delocalizzare in Cina o in India è una fonte permanente di deflazione....

PS. mi si obietterà che questo esempio assume un'economia chiusa. riducendo i costi l'azienda esporterà di più. ma le cose non cambiano. basta pensare ad A come l'economia italiana e a B come il resto del mondo e l'esempio holds true...

PS2: per una introduzione assai elementare alla teoria marxista della crisi potete persino guardare QUI ... scusate per la pubblicità che mi faccio...
Ladsedj
Ops...e che?...ci toccherà rispolverare la vecchia teoria del capitalismo che mangia se stesso?! Proprio adesso che mi stavano convincendo che il comunismo fosse morto! angel.gif Ragazzi, qui tocca che qualcuno contraddica efficacemente Viborg, prima che mi riconverta! atb_foto.gif
aldo
Si puo contraddire dicendo sempliemente che gli stipendi, o i salari non sono mai diminuiti, ma sono aumentati i prodotti sul mercato, sono aumentate le offerte e l'accessibilità a tanti nuovi servizi che da consumi privilegiati da nicchia, sono a disposizione di tutti, creando nei consumatori, visto che i loro guadagni non sono aumentati in misura delle nuove offerte , un senso di frustazione e di inadeguatezza economica.......mi sembra poi chiaro che una fetta di reddito si sia incanalata in certi consumi non primari, e che abbia reso piu piccola la quota disponibile ai consumi di prima necessità dando perciò una senzazione di impoverimento che non sempre è veritiera, ma solamente aconomicamente insufficente a seguire i nuovi bisogni, anche se non sono di prima necessità...
Passando dall'agricoltura all'industria, tanti lavoratori oltre a cambiare condizione di vita, hanno sentito personalmente di aver acquistato un maggior potere d'acquisto dovuto a redditi certi e piu elevati di quelli che percepivano lavorando nei campi, ora c'è stato un nuovo salto strutturale , nuove tecnologie , nuovi consumi, si è passati dal prevalere dell'industria al prevalere dei servizi, la tecnologia la fa da padrona ma è costosa, quello che manca e non so per quale motivo è il salto economico dei lavoratori e del lavoro quale quello che ci fu nel passato nel salto tra l'era feudale e contadina a quella industriale........forse perchè un progresso costante economico e un aumento di consumi in costante ed infinita crescita , generalizzato per tutti ,e per tutti i ceti, è impossibile e forse non auspicabile...

Monnalisa
QUOTE(aldo @ Apr 10 2005, 19:36)
.......mi sembra poi chiaro che una fetta di reddito si sia incanalata in certi consumi non primari, e che abbia reso piu piccola la quota disponibile ai consumi di prima necessità dando perciò una senzazione di impoverimento che non sempre è veritiera, ma solamente aconomicamente insufficente a seguire i nuovi bisogni, anche se non sono di prima necessità...

Spiega meglio questo concetto, perché temo di non aver compreso bene...
Vuoi forse dire che la gente non ha soldi sufficienti per mangiare ma va tranquillamente in vacanza alle Maldive ( o compra profumi e capi di marca, anziché pane e companatico)?
aldo
Direi che è questo che sta succedendo......non tanti anni fa era un lusso avere una macchina per famiglia...adesso non è raro che in famiglia ci siano due o tre automezzi.....una volta la percentuale delle utilitarie era molto piu elevata...ora basta viaggiare in una autostrada per vedere come il numero di automobili di grossa cilindrata sia aumentata....sono aumentati i costi di benzina e di assicurazioni, ma nessuno rinuncia.....e come si sa, e si vede , basta qualche ponte e le agenzie di viaggio esauriscano gli intinerari esotici....una volta bastava la gita al lago......gli stipendi non sono aumentati in proporzione a questi consumi, consumi che tanto per non essere da meno non rinunciano, a costo poi di essere in difficoltà ad affrontare bisogni piu necessari........non parliamo dei costi aggiuntivi in famiglia ,per telefonini , internet,abbonamenti supplementari televisivi, palestre e via dicendo......consumi leciti..per carità, ma che avolte si scontrano con i redditi famigliari, anzi, piu che a volte sempre piu spesso.......

Francese
QUOTE(Vyborg @ Apr 8 2005, 21:28)
ragazzi che domande che fate...ci vorebbero ore per rispondere...mi perdonerete se non farò nulla di tutto cio chiedendo a chi è interessato di contattarmi se vuole qualche indicazione bibliografica. qui in breve invece

a) perchè il keynesismo è stato egemone fino agli anni '70 e poi è miseramente crollato? Davvero è tutta colpa del fallimento della curva di Phillips?, ovvero del fatto che i salari crescevano con i prezzi eliminando il ruolo di stretta della politica monetaria? alla fine stiamo parlando della teoria della crisi.

b) in che cosa i marxisti sono d'accordo con i keynesiani? Dipende da che marxisti abbiamo in mente (Sweezy lo sarebbe stato più di, che so, di Bucharin) ad ogni modo il problema fondamentale è la teoria della crisi.

c) Ladsedj fa commenti interessanti, ma fa una specie di errore di fallacia della composizione. detto diversamente, ciò che è conveniente AL capitalista può non essere conveniente AI capitalisti. questo è di nuovo la teoria della crisi.

facciamo un esempio banale. l'economia è composta da due aziende concorrenti A e B con stessa struttura produttiva, stessi costi ecc. il costo del personale è il 50% dei costi totali. i salari sono il 50% del reddito nazionale.
Ora, l'azienda A riesce a ridurre i salari del, diciamo 20%. Ne consegue che i suoi costi si riducono del 10% e vende di più (non sappiamo quanto perchè non facciamo ipotesi sulla forma della curva di domanda). ma attenzione, ciò riduce il monte salari nazionale del 10%. dunque la domanda determinata dai salariati diminuisce del 10% (o aumenteranno i debiti che però poi bisognerà ripagare).

Ergo l'economia nel suo complesso vedrà ridotti i consumi. ciò che è bene per A non è bene per A e B cioè per i capitalisti come classe....
e ovviamente B dovrà anch'esso ridurre i salari, ristabilendo così la propria competitività, ma ciò riduce ulteriormente i consumi totali...e il circolo si avvita verso la stagnazione

ora capite perchè delocalizzare in Cina o in India è una fonte permanente di deflazione....

PS. mi si obietterà che questo esempio assume un'economia chiusa. riducendo i costi l'azienda esporterà di più. ma le cose non cambiano. basta pensare ad A come l'economia italiana e a B come il resto del mondo e l'esempio holds true...

PS2: per una introduzione assai elementare alla teoria marxista della crisi potete persino guardare QUI ... scusate per la pubblicità che mi faccio...
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Delocalizzare in Cina o in India è una fonte permanente di deflazione....Che non si puo combattere certamente essendo immobili lassisti. La teoria del azienda A & B è valida solo selle mecrie messe sul meracto sono sempre quelle e non si procede a creazione ed innovazione. E chiaro che scarpe, macchine, e tutto quello che ha fatto la nostra gloria passata, bisogna dimenticare perche altri fanno meglio per meno.
L'economia aperta possiede certamante inconvenienti (descritti da Vyborg) ma a noi di sfruttare i suoi vantaggi creando i mestieri ad alto valore aggiunto.
E poi fianlmente ciò è molto più complicato e non può essere riassunto ad un esempio banale e richiede ore di analisi e dibattiti .
Il keynesismo e stato egemone fino agli anni '70 e finalmente i nostri politici hanno continuato ad applicarlo nonostante la stagflazione.Occorre davvero tenersi forte lo stomaco volendo considerare Keynes, o approfondire i concetti di "deficit di bilancio", "debito pubblico" e di "PIL".

Roderigo
QUOTE(aldo @ Apr 10 2005, 19:36)
Si puo contraddire dicendo sempliemente che gli stipendi, o i salari non sono mai diminuiti.
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Nominalmente no, ma è diminuito il potere d'acquisto e la quota del PIL destinata ai salari. Soprattutto da quando non esiste più la scala mobile.
aldo
Se fosse rimasta attiva la scale mobile come era configurata prima che Craxi la abolisse, in Europa non ci saremmo mai entrati......con la svalutazione nell'ordine del 20% e passa ,prima dell'eliminazione della scala mobile, nemmeno l'Argentina ci avrebbe voluto come soci.....
Roderigo
Se decidi a priori di non tenere i prezzi sotto controllo, può darsi.
Limitare prezzi o salari è una questione di scelta politica a secondo degli interessi che vuoi rappresentare.
Francese
QUOTE(Roderigo @ Apr 11 2005, 11:39)
Nominalmente no, ma è diminuito il potere d'acquisto e la quota del PIL destinata ai salari. Soprattutto da quando non esiste più la scala mobile.
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Si ma conteporanamente i prezzi i prezzi sono diminuiti (lo so, ne farò gridare più di uno !!) in questo in questo contesto.
Altrimenti non si puo parlare di pressioni deflazionistiche.
Roderigo
Anche non volendo considerare gli ultimi cinque anni, non si direbbe:
PREZZI BENI DI CONSUMO dal 1945 al 1995-2000
http://www.cronologia.it/stipendi.htm
(La scala mobile è stata tagliata nel 1984 ed è stata definitivamente abolita nel 1992).
Francese
Grazie per il link.
Occorrerebbe confrontarlo con la tabella dell' inflazione sull periodo. Parlavo di prezzi "costanti"

Roderigo
Se è diminuito il potere d'acquisto, o sono aumentati i prezzi più dei salari o sono diminuiti i salari più dei prezzi (cosa che nominalmente non succede).
Questo è il link dell'inflazione.
INFLAZIONE - COMPARAZIONE CON GLI ALTRI PAESI
http://www.cronologia.it/inflazio.htm
Da notare che la scala mobile esisteva dal 1945.
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