L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2005

Daruma
....a tutte coloro che ci tocca coeuranime.gif sopportare....


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Monnalisa
Grazie, Daruma, ma le mimose non mi piacciono... né mini, né maxi.
Non tanto per i fiori, che sono graziosi e profumati, ma piuttosto per l'uso che tradizionalmente se ne fa l'8 marzo: farne strage per regalarle a mazzetti alle donne.
Questo ennesimo simbolo commerciale - come i cuori di San Valentino, le rose per la festa della mamma e la cravatta per quella del papà - è intriso di ipocrisia e di retorica. E le donne, in generale, non ne hanno bisogno. Anche perché...


* * * * *

Turchia, manganelli sulla marcia delle donne

La polizia carica la manifestazione per i diritti

Protesta l’Unione Europea, imbarazzo del governo di Ankara

Cecilia Zecchinelli


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ISTANBUL (TURCHIA) - «Almeno questa volta non ci hanno aizzato contro i cani, se li sono tenuti al guinzaglio. Ma per il resto la violenza della polizia è stata terribile: gas urticanti sparati in faccia, manganellate, botte e calci in bocca. E tutto contro una manifestazione pacifica per la Festa della donna» racconta al Corriere Lerzan Tascier, capo dell’associazione turca per i diritti umani Ihd, testimone di quanto è successo domenica a mezzogiorno in pieno centro di Istanbul. Immagini di violenza e di sangue che le tv nazionali hanno trasmesso e i giornali locali pubblicato. E che hanno suscitato lo «choc» forse non tanto dei turchi (la repressione violenta di manifestazioni non è una novità), ma certamente della «troika» europea: gli alti rappresentanti di Bruxelles guidati dal commissario per l’allargamento Olli Rehn, che proprio ieri erano arrivati ad Ankara per valutare i progressi del governo in vista dell’avvio dei negoziati per l’adesione, il 3 ottobre.

«La manifestazione era stata organizzata da una ventina di associazioni di donne della sinistra, l’unico scopo era leggere pubblicamente un documento sul significato dell’8 marzo, tutto legale» spiega Lerzan, 43 anni, co-autrice di un libro sull’ex deputata curda Leila Zana incarcerata per anni ad Ankara. Altre iniziative di piazza per la Festa della donna s’erano già tenute sabato, dice, una la domenica stessa nei quartieri asiatici della città. E senza repressione. «Questa invece, che ha riunito inizialmente circa 2 mila persone, era nella parte europea: è partita vicino agli uffici del sindaco a Sarachane, ha tentato di arrivare fino a Beyazit dove doveva esserci il comizio. Ma la polizia ha attaccato dall’inizio alla fine: donne, uomini, perfino i giornalisti per impedire loro di lavorare». Con un totale di 63 arrestati, di cui sette ancora ieri in carcere, molti feriti e ricoverati per le botte e i gas. «E’ ancora uno Stato di polizia questo - conclude Lerzan - che negli ultimi mesi è tornato ai vecchi metodi».

Solo qualche settimana fa erano state le donne dell’Associazione per i diritti dei detenuti politici (di cui è iniziata negli ultimi tempi una prudente scarcerazione) a venir attaccate davanti al Palazzo di giustizia di Istanbul. Prima di quell’episodio, per qualche mese, c’era stata una relativa calma, in linea con il difficile e lento movimento di riforme in corso nel Paese che vuole entrare nell’Ue. Ma andando indietro nelle cronache emergono tantissimi episodi di repressione violenta contro studenti, operai, intellettuali, altre componenti della società civile. Senza risparmiare le donne, naturalmente, dalle curde alle femministe (le uniche che sfilano senza uomini), dalle comuniste alle islamiche, che protestano in difesa del «diritto al velo» con il quale non possono entrare nelle università. Spesso gli scontri erano stati proprio in occasione dell’8 marzo, una festa che ogni anno viene repressa e ogni anno risorge. Altre volte gli attacchi della polizia avevano assunto una cadenza regolare. Come nel caso delle famose «madri del Sabato», mamme e nonne dei «desaparecidos» curdi e non, che per anni hanno protestato ogni fine settimana nella Piazza di Galata Sarai a Istanbul e per anni sono state regolarmente arrestate e picchiate. Fino alla dissoluzione dell’associazione, tre anni fa, e al tacere delle proteste. «I diritti delle donne sono una parte importante nei dossier in discussione con il governo turco - hanno dichiarato ieri i tre rappresentati dell’Unione Europea -, siamo preoccupati nel vedere l’uso di una forza tanto sproporzionata, proprio alla vigilia della nostra visita».

E proteste ancora più dure sono arrivate da Strasburgo: il presidente dell’Europarlamento Josef Borrell ha condannato «nella maniera più forte la repressione di cui sono state vittime le donne in Turchia» ricordando ad Ankara «gli impegni presi» e chiedendo «sanzioni contro gli autori di questi atti inqualificabili e incompatibili con le ambizioni della Turchia di far parte un giorno dell'Ue». Una reazione a cui il governo turco ha risposto con toni più arrendevoli del solito: consapevole dell’autogol, il ministro degli Esteri Abdullah Gul ha detto ieri di provare «rincrescimento» per l’evento e promesso l’apertura di un’inchiesta sull’operato delle forze dell’ordine. «Tutti devono rispettare la legge e se la gente non lo fa la polizia deve stare attenta a come reagisce» ha però aggiunto. Una frase che, secondo Lerzan e le sue compagne che hanno partecipato alla manifestazione, significa che il principale torto, per il governo, resta dalla parte delle donne che hanno protestato «illegalmente». «Ma non ci fermiamo - dice - abbiamo già organizzato una conferenza stampa sulle violenze della polizia». L’appuntamento, aggiunge, è per oggi. A Istanbul.





Sopra, alcune drammatiche immagini in cui la polizia turca reprime con violenza la manifestazione per i diritti della donna, ad Istanbul.
Daruma
QUOTE
Grazie, Daruma, ma le mimose non mi piacciono... non tanto i fiori, che sono graziosi e profumati, ma piuttosto l'uso che tradizionalmente se ne fa l'8 marzo: farne strage per regalarli a mazzetti alle donne.
Questo ennesimo simbolo commerciale - come i cuori di San Valentino, le rose per la festa della mamma e la cravatta per quella del papà - è intriso di ipocrisia e di retorica. E le donne, in generale, non ne hanno bisogno. Anche perché...

Naturalmente sono d'accordo con te, in generale....

però:

Festa della Donna
I giovani Indiani d’America donavano un ramoscello di Mimosa alle ragazze che avevano infuocato il loro cuore.
Il loro aspetto delicato nasconde forza e vitalità, per questo la Mimosa è simbolo di forza e femminilità.


http://www.interflora.it/default.aspx

...e poi:

"8 marzo": giornata internazionale della donna, la storia

5 marzo 2002- L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata.
La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
In conclusione possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, più volte interrotto, ma che con grande tenacia è sempre stato ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.
Nel 2001 si volta pagina: la tragedia delle Torri Gemelle a New York e la guerra in Afghanistan rimettono in campo i pericoli legati ad una possibile restrizione di diritti e di libertà per l'intero pianeta, ma, soprattutto per le donne e i bambini. L'atto terroristico ha anche riportato all'attenzione il dramma delle donne afgane, di quelle palestinesi e di tutte quelle che nel mondo non godono dei diritti e delle libertà. Safiya (la donna nigeriana condannata alla lapidazione) è diventata il simbolo di queste sofferenze.

Le donne e le conquiste del '900

Diritto di voto: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima volta il voto viene esteso alle donne.
Parità salariale: Art. 37 della Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Viene così sancita la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente vietate con la legge n.7 del '63.
Divorzio: L.898 del 1970, approvazione della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No al referendum popolare per l'abrogazione della legge.
Maternità: L. 1204 del 1971; viene estesa la tutela della maternità alle lavoratrici dipendenti. Amplia ed estende i diritti introdotti dalla prima legge (L.860 varata nel 1950) sui diritti e le tutele delle lavoratrici, che definisce per la prima volta le assenze per maternità, ore di allattamento e divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino.
Asili nido: L. 1044 del 1971; l'obiettivo di questa legge è realizzare un servizio a supporto delle famiglie e soprattutto delle donne, onde favorirne la permanenza nel mondo del lavoro anche dopo la nascita dei figli. Inoltre si è voluto affermare il diritto del bambino alla socializzazione e allo sviluppo armonico della sua personalità.
Diritto di famiglia: 1975; con la L.151 viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
Legge di parità (in materia di lavoro): L.903 del 1977; ha rappresentato la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Vengono introdotte norme più avanzate in materia di maternità e primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli. Nel marzo 2000 con la legge 53 sui "congedi parentali" questa legge ha recepito i nuovi diritti di paternità in materia di assenza facoltativa.
Interruzione volontaria della gravidanza: L.194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino.
Legge pari opportunità (Azioni positive): L.125 del 1991: fortemente voluta dalle donne, questa legge è uno strumento in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro. La L.125 ha rappresentato un importante passo avanti per rendere visibile e valorizzare la presenza e il lavoro delle donne nella società, nel lavoro e nella famiglia. Purtroppo resta ancora sostanzialmente inapplicata. Oltre 400 i progetti approvati in 8 anni. (Nel 2000 L.196 di modifica)
Imprenditoria femminile: L. 215 del 1992; l'imprenditoria femminile è in forte sviluppo: il 35% delle nuove imprese giovanili sono guidate da donne. Questa legge (promuove l'uguaglianza sostanziale, pari opportunità economiche e imprenditoriali) favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali, aumentano ogni anno. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza femminile nella società per almeno cinque anni.
Violenza sessuale:L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona. Una legge di civiltà e dignità che rende giustizia alle donne e premia il lungo e sofferto cammino per affermare il diritto alla sessualità libera e condivisa.
Lavoro notturno: legge comunitaria del 1998 per il divieto assoluto delle donne al lavoro notturno durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni. Con la legge 903 del '77 il lavoro notturno era vietato alle sole dipendenti delle imprese manifatturiere. Con la legge varata nel '98, si regolamenta il lavoro notturno per tutti i settori pubblici e privati.
Assegno di maternità per casalinghe e disoccupate: L. 448 del 1999, prevede un'indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto "lavoro familiare". Con la Finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine dell'Ue ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
Infortuni domestici: L.493 del 1999, contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico. Le persone comprese tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, il lavoro domestico, hanno diritto all'Assicurazione contro gli infortuni.
Congedi parentali: L: 53 dell'8 marzo 2000. Questa legge armonizza i tempi di cura , di formazione e di relazione (tempi delle città). Si tratta di una grande conquista sociale: la cura dei figli smette di essere prerogativa delle madri dal punto di vista legislativo e coinvolge anche i padri garantendogli uguali diritti e tutele. Si tratta di una legge in controtendenza rispetto ai datori di lavoro che invocano riduzioni di salari e di diritti.
La normativa punta a una maggiore condivisione dei compiti all'interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori, uomini e donne, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative. Prevede la parità tra genitori naturali e adottivi o affidatari. Sia la madre che il padre potranno chiedere anche contemporaneamente l’aspettativa di 6 mesi fino un massimo di 10 mesi, entro gli 8 anni di vita del bambino. Al padre, inoltre, verrà concesso un "bonus" di un altro mese per seguire il figlio nel caso in cui dovesse chiedere un congedo per un periodo superiore a tre mesi. L'età del bambino entro cui si può fruire dei permessi per malattia viene elevata dai 3 agli 8 anni del piccolo. I padri possono usufruire del congedo anche nei casi in cui la madre del bambino non è lavoratrice.
Banca del Tempo: è un'esperienza che ha trovato una collocazione legislativa all'interno della L.53 (Congedi parentali). Coniugare lavoro e vita: tra le iniziative più utili c'è, infatti, la Banca del tempo, nella quale anziché denaro si depositano ore. Ore di attività per scambiarle con altri "correntisti" decisi a mettere a disposizione le ore depositate sul proprio conto.
Tutela e sostegno della maternità della paternità: Testo unico (d.l. n. 151 del 26 marzo 2001) delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita'
Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" (lLegge n. 154 del 5 aprile 2001) che stabilisce tra l'altro che il coniuge violento non solo può essere allontanato dall'abitazione familiare, ma anche costretto a pagare gli alimenti.
Flessibilità favorevoli alla conciliazione fra il tempo di vita e quello di lavoro. Decreto 15 maggio 2001
con l'approvazione delle modalità di erogazione dei contributi (ex art9,comma 2, della legge 8 marzo n.53) si dispone la concessione di contributi a carico del Fondo per l'occupazione, in favore di aziende che applichino accordi contrattuali che prevedono flessibilità favorevoli ai lavoratori ed alle lavoratrici.
Con questi ultimi provvedimenti approvati nel 2001 si completa la fase positiva di conquiste sociali e sul lavoro. Il nostro impegno è di garantire l'applicazione di tutta questa legislazione.

LT
www.cgil.it&k=Storia+8+Marzo&p=4&b=0&idCat=77

°°°°°°°

...In ogni caso non ho trinciato nessun "umano in piedi" ("Albero" in lingua pellerossa) ...anzi tentavo di inviare un intero "bosco" di mimose (bellissima immagine, overamente!), ma data la mia abilità digitale vicina allo zero-virgola-zero (devo continuare a ripetermi?), alla fine me so' dovuto accontentà de'n' mazzolino!
è piccolo ma vale ... tutto l'anno!
rosa.gif fl20.gif
prendere o lasciare.....
fl20.gif fl20.gif fl20.gif
satya
QUOTE(Daruma @ Mar 8 2005, 22:20)
... ma data la mia abilità digitale vicina allo zero-virgola-zero (devo continuare a ripetermi?), alla fine me so' dovuto accontentà de'n' mazzolino!
è piccolo ma vale ... tutto l'anno!
rosa.gif fl20.gif
prendere o lasciare.....



Grazie per il pensiero, Daruma. Indipendentemente dal contesto.
Un fiore omaggiato può essere "commerciale", certo, ma può anche essere un pensiero carino.
12.gif

Per il resto, sono d'accordo con Monnalisa, la festa della donna ha perso gran parte del suo significato. Forse adesso significa qualcosa per le donne di Istambul, come significava molto per noi, tanti anni fa...
Daruma
Eh, lo so....

Io sono fortemente "inattuale"....

Per cui non rispondo per gli altri ..."maschiacci"!

In alto i nostri cuori!

Tempi migliori torneranno.

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Vyborg
premesso che non porto più mimose a mia moglie l'8 marzo da quando, la prima volta, me le tirò dietro come commercializzazione di una giornata di lotta, ringrazio Monnalisa perchè con quell'articolo ha ricordato da dove viene l'8 marzo e che coa davvero significa.

la donna libera dall'uomo, tutti e due liberi dal capitalismo.
Daruma
Non immaginavo, con sì piccolo gesto gentil, di provocar un dibattito sì interessante...

Vyborg: Ma li hai letti attentamente i post precedenti? orangerolleyes.gif ..o forse son io a non intendere, o a malintedere?

e poi:

QUOTE
la donna libera dall'uomo, tutti e due liberi dal capitalismo.

...e dove lo metti l'uomo libero dalla donna?

biggrin.gif TANA LIBERA TUTTI! biggrin.gif

@@@

Ragazzi/ragazze, siamo seri:

Una cosa è la lotta di liberazione, che si rende sempre necessaria OVUNQUE CHIUNQUE venga oppresso.

Un'altra cosa è il consumismo. Indirettamente collegata alla prima in quanto espressione - se vogliamo - dell'oppressione strisciante del cap. neolib.

E un'altra cosa ancora è il rapporto tra uomini e donne - dove - come ovunque - il dialogo - specie se gentile, rispettoso e cosciente delle altrui ragioni - è SEMPRE meglio dell'oppressione dell'uno/a sull'altro/a, per non parlar della guerra.


Inoltre, ragionare per generi e/o categorie, è utile, ma fuorviante.

Una volta si sarebbe detto, semplicemente:

fate l'amore cuore.gif non fate la guerra bastonate.gif

life is the magic - war is the death

e per finire,un mazzolino di mimose a tutti gli oppressi e oppresse del mondo!
Roderigo
La disputa è relativa al significato dell'otto marzo.

Per intendersi, per prossimità: è (deve essere) apparentabile al Primo Maggio o a San Valentino?
Daruma
per me al primo maggio, senza dubbio.

Ma non vedo alcun significato oscuro, o peggio reazionario, dietro un omaggio floreale fatto senza scopi reconditi... a TUTTE le donne.

Infatti, l'8 marzo è la festa della DONNA e tutte le donne dovrebbero essere "omaggiate" anzichè manganellate.

S. Valentino, al contrario è una festa degli innamorati, ove ciascuno possa omaggiar la propria compagna (ed essa lui).

Che c'azzeccano? (ma la domanda è ottima, Roderigo!)

E' comunque argomento interessante, ma esposto a retoriche d'ogni tipo.

Maschii duri/femmine molli - maschi stupidi/femmine cattive - femmine stupide/maschi razionali - femmine pacifiste/maschi guerraioli....maschi reazionari/femmine rivoluzionarie, ecc. ecc.

Le donne son per la pace, ok. E Condoleezza?
Le donne son per l'emancipazione sociale, ok. E Tatcher (che ha bruciato sul tempo - anzi perfino "provocato" Reagan)?

Ogni epoca ha le sue fesserie...immagino.

In ogni caso e per nessun motivo si può ostacolare il diritto inalienabile di ciascuno di fare un gesto in segno di rispetto a qualcun'altro, al di là di ogni supposto dualismo/divisione.

coccole.gif
ok?
orangeyes.gif

hands49.gif

e per finire, naturalmente...... 12.gif a tutte le donne (tatcher e condy comprese?)...
Monnalisa
QUOTE(Daruma @ Mar 10 2005, 00:16)
Ma non vedo alcun significato oscuro, o peggio reazionario, dietro un omaggio floreale fatto senza scopi reconditi... a TUTTE le donne.

Infatti, l'8 marzo è la festa della DONNA e tutte le donne dovrebbero essere "omaggiate" anzichè manganellate.

Spiacente, ma ancora una volta dissento... rifletti:
. perché, se uomini e donne sono davvero uguali, è stata creata la festa della donna e non quella dell'uomo?
. perché un uomo dovrebbe regalare ad una donna un mazzo di mimose proprio l'8 marzo, quando ci sono altri 364 giorni per farlo (costano molto meno e si evitano stragi di piante)?
. perché devono esistere giorni consacrati (agli innamorati, alla donna, al papà, alla mamma) quando di sacro, per chi ci crede, ci sono già Natale e Pasqua?
. E cosa c'entra, Roderigo, una festa civile e politica come il primo maggio, con una festa commerciale come l'8 marzo? Perché tale, ormai, è diventata... e non ammetterlo è solo un'ulteriore ipocrisia.

Ieri, 8 marzo, mentre ero dalla parrucchiera - per pura provocazione, dato che conosco bene il suo modo di pensare - le ho chiesto se si era organizzata per i festeggiamenti serali. Mi ha risposto così: "Per carità... stasera aprono le gabbie e bisogna star tappate in casa!". La festa dell'8 marzo, ormai, comincia (ed era ora) a creare disagio anzitutto alle donne, per il significato che ha assunto e per tutto il contorno di mimose e cene e strip-tease e follie varie.
Uno zoo del quale molte di noi non si sentono di far parte, per fortuna.

Le donne saranno davvero libere quando fatti come quelli accaduti in Turchia non capiteranno più, quando non saranno più costrette ad indossare il burqa (reale o metaforico), quando siederanno in Parlamento in percentuale pari a quella degli uomini, quando...

Sarebbe già un buon inizio, comunque, non trattare le donne come esemplari da festeggiare per un giorno e vessare nei 364 rimanenti.

Non fiori, grazie, ma opere di bene... si usa per i morti, ma qui mi sembra calzante.
Monnalisa
Questo è l'estratto di un articolo pubblicato ieri sulla "Stampa" e vorrei, in particolare, dedicarlo a Daruma.


Violenze, meno soldi, discriminazioni
In Italia e nel mondo i maschi non cedono il potere


La festa «alle» donne dura 364 giorni

di Michele Ainis


OTTO MARZO. Ieri è stata celebrata la festa delle donne. Negli altri 364 giorni dell'anno va invece in onda la festa alle donne. Eccone infatti qualche prova. L'ultimo rapporto annuale sull'Aids attesta che i soggetti a maggior rischio non sono più gli uomini bianchi omosessuali, bensì le donne africane; un lugubre primato. Nel frattempo, la tratta delle donne è diventata il business più redditizio al mondo per le mafie, dopo il traffico d'armi e di droga: secondo un dossier Fides, le sue vittime sono 4 milioni l'anno, e una su 3 è ancora una bambina.
In base a dati Istat un'italiana su 2 viene molestata, 520 mila donne hanno subito almeno una violenza tentata o consumata, 373 mila hanno fatto esperienza di ricatti sessuali sul lavoro. E, a proposito di lavoro: in Francia la parità salariale è una chimera, tant'è che il 4 gennaio Chirac ha lanciato un appello per raggiungerla nel 2010; insomma, non c'è fretta. In Italia, a dicembre, il Csm ha diffuso una ricerca da cui risulta che solo il 5% delle donne magistrato occupa ruoli direttivi. Del resto, anche trovare lavoro è una fatica: secondo l'indagine di AlmaLaurea resa nota il 25 febbraio, a un anno dalla laurea ci riescono 51 donne (ma 59 uomini). Sarà che i cervelli femminili sono biologicamente ritardati, come dice il rettore di Harvard. Sarà che la gestione del potere non è mestiere da donna, come ritengono 300 top manager maschi intervistati dalla Fondazione Bellisario. O forse sarà che a noi maschietti conviene teorizzarlo, perché altrimenti dovremmo rassegnare le nostre dimissioni. E quando mai si è visto qualcuno scendere di sella mentre è in corsa?


9 marzo 2005
http://www.lastampa.it/
Monnalisa
E concludo con questa breve ma significativa dichiarazione del presidente della Repubblica Ciampi, ieri.


Ciampi: otto marzo, piu' donne in politica

ROMA, 8 MARZO - «Ci vogliono piu' donne in politica», secondo il presidente della Repubblica, che ha celebrato al Quirinale la Festa dell'8 Marzo.
«In campo politico la sproporzione fra uomini e donne resta elevatissima e va superata» - ha precisato Ciampi insieme al ministro per le pari opportunita', Stefania Prestigiacomo, davanti ad un'ampia rappresentanza del mondo femminile. «Le norme ci sono ma soprattutto è necessario condividerne lo spirito. E bisogna attuarle», ha aggiunto.


8 marzo 2005
http://www.ansa.it/
Gatto del Cheshire
Più donne in politica ? Favorevole senz'altro. Le donne sono migliori amministratrici, più oneste, più sensate (quando non si fanno plagiare dagli uomini politici; certi esempi di fedeltà canina sono rari fra gli uomini, diciamocelo).
C'è solo il problema di convincerle a entrare in politica.
I motivi per cui ne restano fuori sono diversi. Uno è quello che le donne si rendono conto che la politica è un gioco di potere che è nell'indole degli uomini e che obbliga a certi compromessi con la coscienza e le proprie attitudini che alle donne costerebbero maggiori compromessi con la propria natura.
Il secondo motivo è che la politica è un'attività totalizzante, poco compatibile con altre attività. Una donna che fa politica dovrebbe conciliarla con le cure domestiche, ancora tradizionalmente delegate a lei. Dovrebbe avere un marito che cucina e spolvera, e mariti del genere sono rari. Prima di fare politica le donne dovrebbero conquistare questa roccaforte maschile (che agli uomini fa tanto comodo, e che forse fa comodo anche alle donne, perchè è potere anche essere l'unica in casa a saper cucinare...)
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