L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2005

Roderigo
Francia in piazza per i salari

user posted image
wwwi.reuters.com

Oggi sciopero nazionale: crescono prezzi e profitti,
ma gli stipendi restano fermi


ANNA MARIA MERLO - PARIGI

Oggi la Francia si blocca per una giornata di sciopero nazionale, e non ha fermato i sindacati nemmeno la preoccupazione di fare «brutta figura» di fronte al Comitato olimpico internazionale, che proprio oggi deve visitare i siti proposti da Parigi per i giochi del 2012. «Per i salari, l'occupazione e le 35 ore» è lo slogan che sta dietro la mobilitazione. La questione dei salari è stata messa in testa, perché è diventata la più sentita dai francesi, malgrado una disoccupazione che ormai ha raggiunto il livello record del 10%. Il motivo che ha portato a mettere in primo piano la questione dei salari sono stati i profitti delle grandi imprese: i dati del 2004 arrivano in questi giorni e rivelano un vero e proprio record. Si tratta di 9 miliardi di euro di utili per Total, 4,6 per la banca Bnp-Paribas, 6,2 per l'Oréal, 3,5 per Renault, 2,8 per France Telecom, tanto per citare i nomi più noti. I quindici gruppi del Cac 40 (le principali società quotate alla Borsa di Parigi) che hanno pubblicato il fatturato per il 2004, accumulano utili complessivi per 33,9 miliardi di euro, in aumento del 50% rispetto al 2003. Contemporaneamente, l'Insee (l'Istat francese), conferma che gli investimenti non sono cresciuti. Di fronte a questi utili record, i salari stagnano e la disoccupazione cresce. Nel 2004, la produttività è aumentata in Francia dell'1,8%, i salari reali solo dello 0,5%, quindi c'è un margine dell'1,3% che è andato nelle tasche delle imprese, rendendo ancora più ingiusta la ripartizione del valore aggiunto tra profitti e salari, a tutto vantaggio dei primi (questa situazione è valida, però, solo per le grandi società, mentre nella piccola e media impresa la ripartizione resta più equa). La parte dei salari nel valore aggiunto è tornata ai livelli degli anni Sessanta. Il governo trema di fronte a questi dati e alla protesta crescente: la contestazione potrebbe concentrarsi nel referendum sulla Costituzione europea del 29 maggio. Il «no» è in crescita.

La questione sta sollevando un grande dibattito in Francia. A sinistra, è stata chiesta al governo una grande concertazione nazionale, per determinare una ripartizione più equa. Ma l'esecutivo, che ha dovuto promettere una riunione su questo problema per il 18 marzo, cerca di prendere tempo. Raffarin teme che degli aumenti generalizzati dei salari nuocciano alla competitività dei prodotti francesi, già penalizzati sui mercati internazionali dall'euro forte (ma il caso tedesco smentisce questi timori: la Germania nel 2004 è ridiventata il primo esportatore mondiale, mentre continua ad avere un mercato interno stagnante e una disoccupazione record).

Da vent'anni in Francia non c'è più indicizzazione dei salari sui prezzi. Gli aumenti sono più «percepiti» che reali, dice l'Insee. Ma aggiunge che per il 2005 sono previsti aumenti «timidi» del potere d'acquisto, dell'ordine dello 0,5% nel primo semestre. «Il problema della debolezza dell'aumento del potere d'acquisto è legato a quello della persistenza della disoccupazione di massa», dice con spirito alla Lapalisse l'economista Nicolas Bouzou. In più, il dibattito verte attorno al fatto che i profitti eccezionali delle grandi imprese non sono reinvestiti, tanto meno in Francia, ma servono per remunerare gli azionisti, sempre più avidi (il 50% delle azioni del Cac 40 della Borsa di Parigi sono nelle mani di stranieri). Gli azionisti - fondi pensione anglosassoni in testa - pretendono rendimenti dell'ordine del 15% (la Deutsche Bank si è addirittura fissata l'obiettivo di utili del 25%). Oltre a remunerare largamente gli azionisti, le imprese comprano le proprie azioni, per sostenerne il corso in Borsa.

«Il capitalismo sta autodistruggendosi con questo tipo di esigenze», spiega l'economista Patrick Artus. Secondo Artus, è «la mondializzazione che genera ciò, con le delocalizzazioni, la crescita della disoccupazione industriale. Indebolisce il potere di trattativa dei lavoratori dipendenti e fa scomparire i bisogni di investimento». Ma, aggiunge l'economista Jean-Paul Fitoussi, «in un regime di moneta unica, quando gli strumenti di politica economica non sono più disponibili, gli aggiustamenti locali dell'occupazione dipendono dall'evoluzione dei salari relativi». Tutto porta alla persistenza della moderazione salariale.

il manifesto 10 marzo 2005
http://www.ilmanifesto.it
Francese
In pieno sogno. Lavorare di meno, guadagnare di più.
Attento alle illusioni sul adesione: I francesi sono stuffi di quella minoranza che possiede i piui grandi privilegi (pensione, posto assicurato, ..) e che blocca tutto il paese tramite i transporti pubblici.
Roderigo
La mobilitazione di piazza è stata notevole: 150 mila a Parigi, 800 mila in tutta la Francia (Reuters). Se l'adesione allo sciopero è in proporzione, non direi che si tratta di un consenso minoritario.

Perchè sarebbe un sogno lavorare di meno e guadagnare di più? In verità, lo slogan delle 35 ore parla di 'parità di salario'. Quando si passò dalle 15-12 ore alle otto ore al giorno, mica si abbassarono i salari. E' una evoluzione storica. Aumentando la produttività, per produrre la medesima ricchezza è necessaria una minore quantità di tempo di lavoro. Dunque è possibile ridurre l'orario a parità di salario.

Ma lo sciopero non prende le mosse solo dalle 35 ore. Denuncia l'aumento dei profitti e la mancata redistribuzione del reddito. E' un sogno anche questo?

Il motivo che ha portato a mettere in primo piano la questione dei salari sono stati i profitti delle grandi imprese: i dati del 2004 arrivano in questi giorni e rivelano un vero e proprio record. Si tratta di 9 miliardi di euro di utili per Total, 4,6 per la banca Bnp-Paribas, 6,2 per l'Oréal, 3,5 per Renault, 2,8 per France Telecom, tanto per citare i nomi più noti. I quindici gruppi del Cac 40 (le principali società quotate alla Borsa di Parigi) che hanno pubblicato il fatturato per il 2004, accumulano utili complessivi per 33,9 miliardi di euro, in aumento del 50% rispetto al 2003. Contemporaneamente, l'Insee (l'Istat francese), conferma che gli investimenti non sono cresciuti. Di fronte a questi utili record, i salari stagnano e la disoccupazione cresce. Nel 2004, la produttività è aumentata in Francia dell'1,8%, i salari reali solo dello 0,5%, quindi c'è un margine dell'1,3% che è andato nelle tasche delle imprese, rendendo ancora più ingiusta la ripartizione del valore aggiunto tra profitti e salari, a tutto vantaggio dei primi
Francese
Roderigo,

Concernando la mobilitazione, ti ricordo che la Francia conta 25 millioni di persone attive. Sul totale della mobilitazione di ieri (un millione secondo i sindacati, 600 mila secondo la polizia) erano impiegati dello stato al 90%. Tutto questo prova che è soltanto folklore!!

Sul tempo del lavoro direi che hai ragione e che si puo ridurre il tempo ma fino un certo limite. Secondo me il punto di 7/8 ore al giorno è compromesso ragionevole.

Quando un azienda realizza un margine dell'1,8% non va non solo nelle sue tasche. Una parte come lo hai detto tu, viene ridistribuita agli impiegati stessi ed il margine che rimane serve anche ai investimenti futuri e dunque a sopravvivere e così a mantenere i impieghi.

Roderigo
Con un simile metro di valutazione, ogni mobilitazione può considerarsi nettamente minoritaria, dato che le meglio riuscite raramente superano uno o due milioni di persone. In realtà, quando risultano questi i livelli di adesione, vuol dire che la protesta non è isolata. Infatti, il governo francese teme ripercussioni negative sul referendum di adesione all'Unione Europea, che potrebbe far da catalizzatore per il malcontento sociale.

Un sondaggio realizzato dall'Istituto IFOP alla vigilia dello sciopero dice che il 66% dei francesi appoggia gli scioperi e le manifestazioni malgrado i disagi sociali procurati.

Cosa c'è poi di folcloristico nel rivendicare un aumento dei salari a fronte di un aumento dei profitti? Forse che la mancata redistribuzione è consistita in un aumento degli investimenti? Non risulta:

i profitti eccezionali delle grandi imprese non sono reinvestiti, tanto meno in Francia, ma servono per remunerare gli azionisti, sempre più avidi (il 50% delle azioni del Cac 40 della Borsa di Parigi sono nelle mani di stranieri). Gli azionisti - fondi pensione anglosassoni in testa - pretendono rendimenti dell'ordine del 15% (la Deutsche Bank si è addirittura fissata l'obiettivo di utili del 25%). Oltre a remunerare largamente gli azionisti, le imprese comprano le proprie azioni, per sostenerne il corso in Borsa

Sette o otto ore al giorno di lavoro non è uguale. Vuol dire rispettivamente 35 o 40 ore di lavoro la settimana. Che è la disputa in corso. Il punto ragionevole di compromesso lo stabilisci in rapporto all'aumento della produttività.

Francese
Per chiudere la discussione sul numero dei manifestanti, ti ripeto, e mi puoi credere perche sono residente in Francia, che sono il fatto dei pubblici ad una mggioranza schiacciante.
Concernando i sondaggi l'esperienza mostra sopratutto in Francia che non sono certi a fatto. Ricordiamo il primo turno della presidenziale 2002.

Dopo di questo non ho detto che non ci sono problemi. Solo che i problemi vengono trattati con "misurette".

Quando parli di legami col referendum hai ragione e tutto questo è stato programmato in un momento di debolezza del governo che non si puo permettere la vittoria del "no". E per questo che il governo ha deciso di tornare a contrattare sui salari con i impiegati dello stato. Doppia manipulazione dunque:

1-Dei sindacati per far pressione prima di un rendez vous cruciale.
2-Del governo che adesso ha deciso di regalare 1% di aumento per comperare il referendum.

Una parte dei profitti vengono chiaramente reinvestiti solo che il risultato del investimento non è immediato. Sempre sui profitti tengo a dire che questi vengono realizzati nei paesi in cui la crescita e maggiore ed è normale che siano distribuiti per la piuparte ne quiei paesi. Se vuoi parlare dei azionisti mi sembra che si parla solo quando guadagnano. Nessuno a pianto sulla loro sorte nei scorsi anni quando la borsa ha scivolato del 50%.
Ma hai ragione di segnalare che il 50% della capitalizzazione borsa francese e direi traquillamente delle borse in europa sono nelle mani di fondi americani. Questo è un vero problema.

This is a "lo-fi" version of our main content.
To view the full version with more information, formatting and images, please click here

Entra nel forum

Vai all'indice dell'Archivio

Invision Power Board © 2001-2007 Invision Power Services, Inc.