Il premier: "Non voglio che il mio lavoro finisca con me"
"Il governo bis? Era meglio un rimpasto. La sinistra? Regime"
Berlusconi: "Con il partito unico
potrei anche cedere leadership"
E sulle elezioni il Cavaliere si dice sicuro della vittoria della Cdl
e pronto per un confronto tv con Prodi, ma "con regole precise"

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"Il governo bis? Era meglio un rimpasto. La sinistra? Regime"
Berlusconi: "Con il partito unico
potrei anche cedere leadership"
E sulle elezioni il Cavaliere si dice sicuro della vittoria della Cdl
e pronto per un confronto tv con Prodi, ma "con regole precise"

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ROMA - "Credo che se dovessimo arrivare al partito unico e al bipartitismo perfetto, non avrei nulla in contrario a considerare la mia esperienza conclusa con un grande successo storico". Come d'abitudine ormai consolidata Silvio Berlusconi si concede ai cronisti che lo attendono sotto Palazzo Grazioli prima che il premier parta per Milano. Stavolta non si tratta di qualche breve battuta: il Cavaliere è il solito fiume in piena degli ultimi giorni e torna su tutti i temi caldi: partito unico, Finanziaria anticipata, nuovo governo, elezioni del 2006, attacco alla sinistra e, soprattutto, la dichiarazione mai così esplicita di essere pronto a lasciare la guida del centrodestra.
Ecco le sue parole: "Se noi avessimo fatto questo grande passo avanti verso il partito unico, e se avessimo dei sondaggi che dimostrassero che c'è qualcuno che dà maggiori garanzie rispetto a me, io, nemmeno nel passato avrei avuto remore. Anche perché non è nella mia ambizione essere non fungibile. Il mio sogno è che il mio lavoro non finisca con me. Ho una prospettiva che non è legata alla mia presenza in questa o quella posizione, ma che invece deve essere storica".
Alla domanda sul perché si parli tanto ora di successione, ha replicato: "Intanto perché ci sono dei protagonisti che avendo cinquant'anni e non essendo più dei quarantenni pensano alla propria carriera politica e al proprio destino. Ma dovrebbe aiutare il fatto che fino ad oggi il premier non si considerava sostituibile", un quadro che ora è cambiato. "Non sono un leader che vive di politica", sottolinea infatti Berlusconi.
"Ho una età - insiste il premier - che comporta anche la possibilità di una uscita dalla politica, che però non deve lasciare disordine e diminuire le possibilità di vittoria della coalizione". "Abbiamo tante personalità - continua - e valuteremo se sono arrivate a un punto tale di apprezzamento da parte dei nostri elettori da poter assumere le responsabilità di guida della casa comune". Per il Cavaliere, quindi, a scegliere "saranno i cittadini".
E a questo proposito Berlusconi non ha dubbi che alle elezioni del 2006 a vincere sarà di nuovo il centrodestra: "Io non credo che gli italiani consegneranno il paese nelle mani della stessa parte con l'egemonia della sinistra, non è auspicabile nemmeno per coloro che parteggiano per la sinistra". "Con la sinistra al potere - è il ragionamento - faremmo davvero, seriamente, in una democrazia minore, in un quasi regime, ove non ci fosse un sistema di pesi e contrappesi fondamentali per una vera democrazia".
Poi ribadisce di essere pronto a un confronto con Romano Prodi: "Assolutamente a disposizione, purché si vada in tv con regole precise. Non voglio fare una rissa in tv e avere una parte che come ha fatto l'opposizione finora non fa altro che coprirmi di critiche, ribaltando la realtà su ciò che ha fatto il governo senza avere una proposta alternativa".
Ma il premier ammette che il cambiamento di governo ha indebolito la Cdl: "Lo voleva solo un partito, poi si sono aggiunti altri fatti e questo ha comportato una decisione che io non condividevo e che ho preso forzatamente e che ci ha riportato a pratiche che consideravo superate della vecchia partitocrazia".
Silvio Berlusconi torna con la memoria ai giorni scorsi spiegando che si è trattato "di una esperienza negativa": "Secondo me il governo poteva aggiornare il suo programma e cambiare i ministri, ma mantenere lo stesso governo. Abbiamo dato - spiega Berlusconi - l'impressione di fragilità della coalizione e della maggioranza agli italiani che è stata assolutamente negativa. Sono quindi convinto che non si dovesse fare".
Il premier da qui ha preso spunto per rilanciare l'idea del partito unico: "Questo fatto è quello che mi ha convinto a fare un passo avanti verso il vero bilateralismo e verso una fermata e compiuta democrazia attraverso la formazione di una casa comune con regole democratiche al suo interno che eleggano i vertici attraverso regolari elezioni".
Infine, la Finanziaria: "Ne sto parlando con il ministro dell'Economia e cercheremo di fare il più velocemente possibile. In questo modo daremo certezza agli imprenditori, agli industriali e a chi investe. Faremo tutto il possibile per arrivare a definire delle certezze anticipando i tempi tradizionali".
(30 aprile 2005)
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