Roderigo
Jun 14 2005, 12:14
LA FINE DI UN ERRORE STORICOIl ritiro da Gaza è una fuga www.globalsecurity.orgdi AVRAHAM B. YEHOSHUA IL capo di stato maggiore uscente dell’esercito israeliano, Moshe Yaalon, in un’intervista al quotidiano Ha’aretz ha pessimisticamente previsto una ripresa dell’Intifada in Giudea e Samaria dopo il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza. Dalle sue parole era difficile capire se a scatenare la nuova ondata di violenza sarà il ritiro da una sola zona, come affermano i sostenitori della pace, oppure il fatto stesso di ritirarsi, come assicurano i nazionalisti religiosi. Tra queste due posizioni c’è una grande differenza. Infatti, benché da ogni parte si levino previsioni di una possibile ripresa dell'Intifada, i rappresentanti della sinistra sono convinti che l'unico modo per evitarla sarebbe un prosieguo del processo di pace (con un nuovo ritiro unilaterale o una riapertura del negoziato per la creazione di uno Stato palestinese in base alla Road Map). La destra religiosa, invece, sostiene che sarà la debolezza che gli israeliani dimostrano ritirandosi unilateralmente (o meglio, fuggendo da Gaza, secondo il loro punto di vista) a rinfocolare lo spirito combattivo dei palestinesi e a incoraggiarli a proseguire lungo la strada della violenza. Anche l’uscente capo di stato maggiore dell'esercito ha sottolineato la grande importanza del modo in cui i palestinesi interpreteranno il ritiro unilaterale israeliano: come una libera scelta per definire meglio i confini e ridurre l’attrito tra le parti o come una fuga dovuta all'incapacità di fronteggiare i problemi che pone il controllo su quella regione? Innanzi tutto voglio premettere che la mia esperienza di vita mi ha insegnato a dubitare delle analisi dei militari. Il fatto che questi ultimi possiedano fonti di informazione nascoste e interne ai loro avversari non li rende sempre affidabili e obiettivi. Ricordo che i generali americani terrorizzarono il loro popolo con previsioni apocalittiche nel caso il loro Paese si fosse ritirato dal Vietnam. La famosa teoria del domino che prevedeva la caduta di tutto il Sud-Est asiatico nelle mani dei comunisti non solo non si è avverata ma è avvenuto esattamente il contrario: gli Stati Uniti sono usciti rafforzati da quell'episodio mentre il comunismo si è indebolito in tutto il mondo. Gli stessi generali israeliani come Yaalon, Mofaz e altri, pronosticarono drammatiche conseguenze al disimpegno israeliano dal Sud del Libano ma ecco che, a distanza di cinque anni, non vi è nulla da segnalare. Nel periodo in cui Israele occupava la fascia di sicurezza libanese la media annuale di nostri soldati caduti arrivava a una trentina. Dal giorno del disimpegno, viceversa, sono rimasti uccisi solo sei soldati e nella zona regna la calma. Dall’inizio del conflitto tra ebrei e palestinesi, risalente a più di centovent’anni fa, questi ultimi hanno sempre vissuto con la sensazione di trovarsi in uno stato di continua sconfitta e fallimento. Da un insediamento di soli cinquantamila ebrei alla fine della Prima Guerra mondiale si è giunti a uno Stato che conta quasi sei milioni di cittadini ebrei agli inizi del ventunesimo secolo, dotato di un potente esercito e di armi nucleari, con una fiorente economia di stampo occidentale e ragguardevoli risultati in campo scientifico. Gli arabi invece, e soprattutto i palestinesi, non hanno fatto altro che perdere territori e sono l'unico popolo al mondo ancora senza un governo indipendente nella propria madrepatria. Ogni vittoria quindi - militare o politica che sia - persino la più piccola, che possa restituire territori sottratti, non solo non risveglierebbe gli istinti violenti dei palestinesi ma, al contrario, li blandirebbe e infonderebbe in loro la speranza di un accordo o di una riappacificazione con Israele. Così avvenne in Libano e così fu in seguito alla guerra dell'ottobre 1973, quando l’esercito egiziano riuscì a sorprendere lo Stato ebraico, ad attraversare il Canale di Suez e a mantenere il controllo su una stretta striscia di territorio lungo la sponda orientale del Canale sino alla fine della guerra. Malgrado Israele avesse alla fine ribaltato le sorti del conflitto e il suo esercito, dopo aver superato a sua volta il Canale di Suez, fosse arrivato a cento chilometri dal Cairo, gli egiziani si ritennero vittoriosi in quella guerra grazie alla summenzionata piccola conquista. E fu la sensazione di soddisfazione per quella vittoria a portarli negli Anni Settanta a riconoscere l’esistenza di Israele e a firmare con esso un accordo di pace nel 1979. Quindi, se Israele insiste a definire il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza una libera scelta e non una fuga, non solo commette obiettivamente un errore ma compie anche una mossa dannosa a lungo termine. Sì, il ritiro da Gaza è indubbiamente una fuga, come sostengono i coloni, soprattutto per il primo ministro Sharon che ha sempre dichiarato che il blocco di insediamenti ebraici nella striscia, denominato Gush Katif, sarebbe rimasto per sempre sotto la sovranità israeliana. Tale fuga quindi (o ritiro unilaterale, o riparazione all'errore storico, assurdo e immorale di insediare venticinque anni fa dei coloni accanto a dei campi profughi palestinesi) può essere facilmente considerata una piccola vittoria dei palestinesi, della loro lotta caparbia e della loro resistenza a quegli insediamenti, e servirà non solo ad accrescere la loro autostima ma, a mio avviso, sarà utile anche a Israele. Se infatti i palestinesi avranno la sensazione di essere riusciti con le loro sole forze a costringere lo Stato ebraico a ritirarsi da zone conquistate, si sentiranno degni di sedere al tavolo dei negoziati come interlocutori alla pari. O almeno di godersi il frutto del loro piccolo successo risanando l'economia della striscia di Gaza e rendendo quella zona un luogo sicuro e tranquillo. Forse mi illudo, ma ho la chiara sensazione che i palestinesi della striscia di Gaza non lanceranno più proiettili di mortaio e missili Kassam sulle cittadine israeliane dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche e il disimpegno dell'esercito. Non solo perché la soddisfazione della vittoria li renderà appagati e tranquilli, o perché, dato che la presenza delle colonie era come una ferita aperta nella loro carne, ora proveranno un senso di sollievo e di calma e rinunceranno alla pretesa di far tornare i profughi in Israele, o per lo meno la sposteranno da un piano concreto a uno simbolico. I palestinesi metteranno fine ai loro attacchi per un altro motivo, più importante e pratico, che spero detterà d’ora in poi il comportamento di Israele. Dopo il ritiro unilaterale, infatti, i palestinesi non si troveranno più davanti a soldati conquistatori e oppressori, impegnati in rastrellamenti di casa in casa alla ricerca di terroristi o di responsabili di lanci di missili e proiettili di mortaio sulla popolazione civile israeliana. Avranno piuttosto a che fare con un esercito combattente, contrapposto a un'entità che sarà responsabile di tutti gli elementi che la compongono. La reazione israeliana a un eventuale lancio di missili comporterà un'offensiva diretta contro la popolazione civile nemica e contro chi ne è responsabile e ne appoggia i comportamenti aggressivi. Che tale responsabile sia l'Autorità palestinese o Hamas per Israele non fa differenza. Il suo esercito si trasformerà da conquistatore e oppressore in belligerante e opererà secondo le regole di guerra in atto tra Stati sovrani. Proprio perché la reazione israeliana a un eventuale lancio di missili verso obiettivi civili sarà ferma e intransigente dopo il ritiro unilaterale, sono certo che la calma regnerà nella striscia di Gaza. E se, grazie a quella calma, si inizierà un rapido sviluppo economico della regione, questa servirà da esempio per un analogo smantellamento delle colonie della Giudea e della Samaria che potrebbe sfociare in modo naturale in colloqui per una tregua e per eventuali accordi di pace. Si può dunque affermare con sicurezza che un riconoscimento da parte di israeliani e palestinesi del ritiro - o della fuga o della sconfitta israeliana a Gaza - potrebbe rappresentare un incentivo per la pace. L'onore ritrovato dei palestinesi di Gaza avrà lo stesso effetto che ebbe per gli egiziani l'episodio del Canale di Suez durante la guerra dell'ottobre 1973. Gli israeliani hanno ottenuto abbastanza vittorie nelle loro guerre, non hanno bisogno di altri onori né che venga riconosciuta la loro forza. Ciò di cui hanno bisogno è di essere accettati come presenza legittima e stabile in Medio Oriente. La Stampa 13 giugno 2005 http://www.lastampa.it
schmit
Jun 15 2005, 11:27
Ricevo e vi invio un articolo di Deborah Fait:
Ogni tanto fa bene soffermarsi ad ascoltare le voci che arrivano da lontano, voci ignoranti e faziose di pezzettini da novanta del mondo culturale europeo e , nel mio caso, soprattutto italiano. Fa bene ascoltare perche' il rischio di confondersi davanti a tanta ignominia e' grande e allora corre l'obbligo di incamerare, digerire ed espellere le tossine che le innumerevoli notizie, notiziole e opinioni con cui bombardano ogni giorno Israele e gli ebrei, provocano. Bisogna espellerle per non rimanerne soffocati e non provare un senso di malore di fronte all'odio, all'indifferenza e all'incomprensione del mondo. Noi, qui in Israele, assistiamo ogni giorno al bombardamento di Sderot e altri villaggi e citta' israeliane vicino alla striscia di Gaza, ogni giorno sventiamo decine di attentati alla faccia della tregua, ascoltiamo le minacce degli hezbollah, restiamo allibiti alle dichiarazioni di Abu Abbas che dice di volere tutto Israele, non gli basta certo quello di cui ci priveremo in agosto. Noi, in un'ultimo, estremo tentativo di pace, porteremo via dalle loro case i nostri fratelli per dare altra terra a loro, ai nostri nemici giurati, a quelli che ci vorrebbero vedere tutti morti, alle canaglie che vogliono la distruzione di Israele. Non gli basta. Gli daremo terre che non gli appartengono ma vogliono tutto, vogliono Israele, non si vergognano a dirlo e i loro amici non si vergognano ad ascoltarlo! Noi, che stiamo vivendo da cinque anni uno dei periodi piu' tragici della nostra storia, dobbiamo avere anche la disgrazia di sentire i vari Sergio Romano, Maurizio Blondet, Gianni Vattimo, tanto per nominare gli ultimi pezzettini da novanta del mondo cultural-bolscevico-antisemita italiano , diffamare e delegittimare Israele sui giornali e alla televisione. E' logico e umano che ogni tanto si senta un senso di mancamento, di nausea , di soffocamento. Manca l'aria a leggere la storia di Israele versione Sergio Romano, ci si sente soffocare ai deliri antigiudaici di Maurizio Blondet, viene la nausea nell'apprendere che Gianni Vattimo, il filosofo, ha firmato il documento nazista degli studenti di Torino per impedire a esponenti di Israele di parlare nelle universita'. Razzismo: parola di moda. Si e' razzisti sempre. Se si critica il fondamentalismo islamico si e' razzisti, se si contesta agli imam filoterroristi il diritto di restare in Italia si e' razzisti. Se si fa notare che sono arabi gli assassini delle popolazioni del Darfur si e' razzisti, se si dice che i palestinesi usano i loro figli per la propaganda antisraeliana si e' razzisti. Non si e' razzisti invece quando si dice che Israele non ha diritto di esistere, non si e' razzisti quando si nega a Israele il diritto a difendersi, non si e' razzisti quando non si riconosce agli ebrei il diritto di avere un loro stato, non si e' razzisti quando si impedisce agli israeliani di entrare nelle universita', non si e' razzisti quando si organizza e si firma il boicottaggio di Israele , non si e' razzisti quando si licenziano accademici ebrei israeliani, non si e' razzisti quando si aggrediscono gli ebrei israeliani che hanno il coraggio di dichiararsi tali, molti di loro, per poter vivere senza insulti e aggressioni, cercano di diventare trasparenti confondendosi con gli altri.... In questi casi, quando si da addosso a Israele e agli ebrei, il razzismo si trasforma in "critica legittima della politica di Israele". Manca l'aria! Si soffoca quando si legge che una buona percentuale di italiani ritiene che gli ebrei parlino troppo di Shoa'. Quegli stessi italiani non protestano ne' si annoiano quando gli raccontano delle disgrazie dei poveri palestinesi a causa della nascita di Israele, solo tre anni dopo la fine dell'Olocausto e l'uscita dei sopravvissuti ebrei dai campi della morte. Come si commuovono gli italiani ai racconti del povero arabo che conserva le chiavi della sua ex casa di Jaffa, in cui , se voleva, poteva tranquillamente restare come tanti sono rimasti! Sono passati quasi 60 anni ma quelle storie turbano gli italiani fino alle lacrime e allo sdegno contro i perfidi ebrei. Come si annoiano invece a sentir parlare dell'Olocausto! Manca l'aria! Si, manca l'aria. Si soffoca! Se qualcuno infine, per equilibrare il piatto della bilancia, racconta dell'espulsione degli ebrei dai paesi arabi, dell'assassinio di famiglie intere , dei patrimoni rubati, della fuga drammatica verso Israele....allora fanno finta di non sentire. I piu' assumono un'aria annoiata e non rispondono, altri, quelli della stessa genia dei pezzettini da novanta, quelli dicono "gli sta bene, se la sono voluta, hanno rubato la terra agli arabi". Si soffoca. Poi si leggono le notizie e notiziole sui giornali, lanci ANSA del tutto faziosi e scopriamo che " kamikaze" ebrei vogliono ammazzare Sharon. Non esistono ancora, per fortuna, kamikaze ebrei, non sono mai esistiti e la notizia e' stata chiaramente distorta ma l'uso sfacciato della propaganda suggerisce che sia bene parlarne, anche ipoteticamente, per far entrare nella testa dei lettori la convinzione che i kamikaze non sono mica solo arabi, caspita, potrebbero diventarlo anche gli ebrei, eh eh, chi puo' negare un'ipotesi ? E allora scriviamolo prima che succeda, no? L'ANSA sta facendo da anni un inqualificabile lavoro di disinformazione, peggio, di mala informazione, distorce le notizie e le diffonde a tutti i media che naturalmente si guardano bene dal verificarle. Una pulce nell'orecchio in piu' non fa mica male alla salute, anzi, un po' di odio in piu' contro Israele, puo' solo favorire le canaglie, gli assassini, il popolo che non c'e' e di cui il mondo intero ha preso le difese per attaccare Israele. Forza! Mettiamo notizie inesistenti contro Israele, pubblichiamo fotografie fuorvianti e menzognere, parliamo della cronaca nera per dimostrare che "anche la'" ci sono delinquenti. E poi inventiamo , inventiamo, la fantasia non ci manca quando vogliamo demonizzare il paese piu' odiato del mondo. Confondere le idee, impedire che il lettore sappia che ogni giorno vengono fermati ragazzini arabi pieni di esplosivo pronti a farsi saltare in Israele, oppure che l'ANP ha condannato a morte decine di dissidenti, fucilati in piazza, o ancora che il caos e l'anarchia regnano sovrane nei territori, oppure che Europa, USA , Giappone e paesi arabi continuano a ricoprire i capi dell'ANP di soldi. Fiumi di soldi, miliardi di soldi e loro, le canaglie , non sanno aprire nemmeno una fabbrichetta, nemmeno un'infermeria. Israele gli deve costruire anche la ferrovia e consegnargliela su un piatto d'argento. E giu' soldi, vagonate di soldi e nessuno che protesti , no, nessuno si ribella se gli levano tasse dal portafoglio per mandare soldi agli inetti. E chi lo fa notare e' razzista! Nessuno si scandalizza in Italia se il rappresentante dell'OLP vive da trent'anni a Roma mantenuto dallo stato italiano. Trent'anni! Non e' mai successo che uno, sempre la stessa persona, rappresenti un qualcosa per trenta lunghi anni pesando sulle spalle del Paese ospitante. Silenzio, e' un palestinese, tutto gli e' dovuto. Protestano invece gli italiani se qualcuno parla di Shoa'. Uffa che barba, sti ebrei, non sanno parlare d'altro. Che barba, che noia! Si, manca l'aria , si soffoca, viene voglia di vomitare. Quando, anni fa, parlavo di antisemitismo la gente mi rideva in faccia, anche gli amici. "Antisemitismo? ma se non esiste!" dicevano. "ti fai le seghe mentali, siete malati di vittimismo voi ebrei" aggiungevano. Oggi tutto il mondo occidentale parla di antisemitismo, si mette in guardia la gente di buona volonta', si prendono provvedimenti, camminare per le strade d'Europa e' pericoloso soprattutto per chi oltre a essere ebreo e' anche israeliano o solo sionista. L'estrema sinistra e' malata di antigiudaismo, i delinquenti studenti nazisti di Torino hanno augurato a Daniela Santus di saltare per aria in un autobus israeliano. La destra estrema e' malata di antisemitismo. Molti di noi, ebrei, sionisti o israeliani, ricevono simpatiche email con la scritta SIEG HEIL! Tutti sono malati di antiisraelismo, non conoscono la storia di Israele stravolta dalla propaganda araba cosi' cara agli europei, molti nemmeno sanno dove Israele si trovi ma odiano questo Paese con tutta l'anima. E in mezzo ci sono le personcine per bene, i moderati, quelli che non si interessano di politica, quelli che sollevano gli occhi al cielo sbuffando "uffa sempre a parlare di Shoa', sti ebrei". Si soffoca, ci si sente mancare, viene da vomitare! Deborah Fait
schmit
Jun 16 2005, 21:18
mi pare strano che non abbiate niente da rispondere a Deborah...  dopo tutte le lotte che gli avete fatto...
Roderigo
Jun 17 2005, 14:40
Oltre ad essere off-topic, non è un articolo molto interlocutorio. Inoltre, la firma dell'articolo non replicherebbe a sua volta.
schmit
Jun 17 2005, 17:40
Invece si' rod attraverso me.Io mando a lei le risposte.
QUOTE(schmit @ Jun 17 2005, 16:40) Invece si' rod attraverso me.Io mando a lei le risposte. Credo che se Deborah volesse interoloquire con qualcuno qua dentro sarebbe benissimo capace di farlo da sola. La conosciamo tutti come donna coraggiosa, no? Se invece tu sei un suo emissario per raccogliere altri commenti schifosi, che fanno vomitare, provenienti dall'Italia, perché alimentare chi è giù più che nutrito a sufficienza?
QUOTE(schmit @ Jun 17 2005, 17:40) Invece si' rod attraverso me.Io mando a lei le risposte. Lui non è capace a discutere. C'ho provato per email ma non ne è capace. L'articolo è da Fallaci dei poveri, cosa gli vuoi rispondere? Che, siccome deve tacere sul ritiro di Gaza, accusa il mondo di esser cattivo con Israele?  Ognuno ha la sua opinone e se la tiene, amen. Nota: le cartine sopra sono inesatte, non c'è scritto cosa siano le aree gialle e chi le controlla e come...
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