L'oscuro massacro di Nalcik

www.corriere.it
«Terminate» le operazioni, con 143 morti: Putin grida vittoria.
Restano troppi misteri
ASTRIT DAKLI

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«Terminate» le operazioni, con 143 morti: Putin grida vittoria.
Restano troppi misteri
ASTRIT DAKLI
E'pesante davvero, a Nalcik, il conto finale delle vittime - sempre che sia finale, e che non si debbano aggiornare le cifre più avanti, vista l'abitudine del potere russo a lasciar filtrare molto lentamente le verità scomode. E scomoda questa lo è senz'altro: secondo l'ultimo conto disponibile, sommando le vittime cadute nei diversi luoghi della città e appartenenti alle diverse forze di sicurezza si arriva alla cifra complessiva di 143 morti (più 116 feriti ricoverati negli ospedali, ma può essere che qualcuno dei feriti, morto dopo il ricovero, sia in entrambi i totali). Il prezzo più pesante l'hanno ovviamente pagato i guerriglieri che giovedì hanno attaccato in massa il capoluogo della Kabardino-Balkaria, lasciando sul terreno 91 morti; ma avrebbero perso la vita anche 24 civili estranei alla battaglia (non si sa se siano stati colpiti da pallottole vaganti o se fossero tra gli ostaggi catturati dai guerriglieri e ieri mattina liberati con due diversi blitz dalle forze speciali) e 28 militari fra poliziotti, uomini del ministero dell'interno, agenti del Fsb e guardie carcerarie. Non si può comunque escludere che, come già avvenuto in altre occasioni, nel numero dei boeviki (guerriglieri) uccisi siano stati inclusi anche diversi civili innocenti - un'operazione che serve a «migliorare» il bilancio finale da offrire ai media. Infatti, per le autorità russe i 91 guerriglieri uccisi non sono da considerare «perdite» ma trofei di guerra: i media filogovernativi (cioè praticamente tutti, ormai: anche uno degli ultimi caposaldi dell'opposizione, Moskovskie Novosti, è passata proprio giovedì su posizioni esplicitamente pro-Cremlino) ieri annunciavano con toni trionfali la «vittoria» e l'abbattimento della maggior parte dei guerriglieri - ordinato personalmente da Putin, che ha chiesto di uccidere tutti quelli che non si arrendevano, il che spiega anche perché tra loro non ci siano, pare, dei feriti. Solo marginalmente si sono sentite critiche e perplessità sul fatto che i servizi di sicurezza, la polizia e tutto l'enorme apparato militare dispiegato nella regione caucasica non abbia saputo prevenire un'azione di questa portata, per giunta chiaramente attesa e proprio a Nalcik, fermando per tempo le centinaia di uomini che vi hanno preso parte (quanti fossero realmente resta un mistero) e soprattutto bloccando gli organizzatori, le «menti» della guerriglia, pur ben conosciuti.
Il viceprocuratore generale Vladimir Kolesnikov ha affermato con sicurezza che l'azione è stata progettata da Iless Gorchkhakov, un inguscio molto noto alle autorità, e da Anzor Astemirov, un kabardino: non ha potuto invece confermare la presenza a Nalcik del leader ceceno Shamil Basayev, visto invece da diversi testimoni oculari mentre dirigeva le operazioni di un gruppo di guerriglieri. Di nessuno dei tre, comunque, è stata finora confermata l'uccisione o la cattura: il che autorizza a pensare che, se erano a Nalcik, siano sfuggiti all'accerchiamento delle forze di sicurezza e con loro presumibilmente anche un bel po' di uomini. I prigionieri ufficialmente sono 36 (secondo altre fonti soltanto 12), che con i morti porterebbero il totale dei guerriglieri a Nalcik a 127: il giorno prima però erano stati in tanti a parlare di «almeno 2-300 uomini; e del resto ancora ieri, dopo che le autorità avevano dichiarato «definitivamente chiuse» le operazioni in città - sparatorie e uccisioni erano andate avanti tutta la notte e ancora tutta la mattina di ieri, fino all'ultimo blitz nella sede del 3° distretto di polizia dove sono stati freddati 12 guerriglieri - si era appreso che in tutta la zona circostante e anche nella città stessa era ancora in corso la caccia ai «terroristi sfuggiti». Chi, quanti, come? Non si sa.
Si sa benissimo invece - è sempre stato così - che chi ha visto un proprio caro morire innocente in queste due tragiche giornate dovrà faticare moltissimo per riavere il corpo e vedersi riconoscere qualche diritto (non parliamo di indennizzi, assicurazioni o simili); allo stesso modo, è certo che i mussulmani praticanti di Nalcik e di tutta la Kabardinia verranno da domani sottoposti ad angherie ancor più selvagge, anche se del tutto estranei all'estremismo, o di esso nemici. Una spirale perversa che va avanti ormai da più di un decennio, e che non fa ovviamente che alimentare le possibilità dei «wahhabiti» di ottenere consenso e appoggi per la loro guerra santa. Dieci anni fa, chi a Nalcik avesse parlato di integralismo islamico o di centinaia di guerriglieri a spasso per la città sarebbe stato preso per pazzo. Oggi, dopo un decennio di repressioni e operazioni militari, ci si chiede quando quei guerriglieri prenderanno il potere.
il manifesto 15 ottobre 2005
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