Vyborg
Oct 13 2004, 20:59
premetto che in questo periodo ho poco tempo per postare.
ad ogni modo, K e P hanno vinto il premio Nobel. Sul loro famoso articolo del '77 che gli è valso il Nobel ho fatto parte fondamentale della mia tesi di dottorato. se c'è qualcuno che è interessato parlo un po' di cosa il loro lavoro ha significato per la scienza economica e per la policy dei tempi moderni.
Roderigo
Oct 13 2004, 22:01
Ben tornato Vyborg... siamo interessati. Intanto, una breve scheda, solo per sapere chi sono. ___________________________________________________________________ Lavorano in due università americaneNobel per l'economia a Kydland e PrescottLa coppia si dividerà il premio da 1.36 di dollari per il loro lavoro nel campo della macroeconomiaSono il norvegese Finn Kydland e l'americano Edward Prescott i vincitori del premio Nobel per l'Economia. Lo ha annunciato l'Accademia reale delle scienze svedese. Entrambi lavorano in università statunitensi e sono stati premiati, spiega la motivazione, «per i loro contributi alla macroeconomia dinamica: il tempo di allineamento tra economia politica e le forze guida dietro i cicli dell'economia». Negli anni Settanta le teorie di Kydland e Prescott servirono come base per combattere l'inflazione inserendo il concetto di 'time consistency' ovvero della possibilità di mantenere nel lungo periodo le teorie di politica economica alla luce dei cambiamenti. Innovativo anche lo studio delle forze che guidano il ciclo, in particolare dell'impatto della tecnologia come forza trainante dello sviluppo. CHI SONO - Kydland, 60 anni, insegna all’università Carnegie Mellon University a Pittsburgh, e presso l’University of California a Santa Barbara, mentre Prescott, 63 anni, lavora presso l’Arizona State University di Tempe, Arizona, e per la Federal Reserve Bank of Minneapolis, Minnesota. Corriere della Sera 11 ottobre 2004http://www.corriere.it
schmit
Oct 13 2004, 23:05
Sono molto curiosa Wibor, parlacene.
Ladsedj
Oct 14 2004, 20:28
QUOTE(Roderigo @ Oct 13 2004, 22:01) Ben tornato Vyborg... siamo interessati.
Intanto, una breve scheda, solo per sapere chi sono.
Grazie, Rod. Non avevo il coraggio di dire a Vyborg che il mio interesse era minato dall'assoluta ignoranza in merito! Mo' lo posso dire anch'io...si accomodi Vyborg!
Vyborg
Oct 17 2004, 15:23
scusate il ritardo ma come ho spiegato è un periodo un po' duro.
iniziamo col dire che l'articolo del 77 di K e P contiene una incongruenza di fondo che lo rende, tecnicamente parlando, inutile. proprio così, inutile. ha infatti in se un sillogismo errato che possiamo riassumere così: tutti gli uomini sono mortali, fido è un cane, dunque fido è mortale. parleremo di questo problema a suo tempo. occorre però anche aggiungere una cosa: K e P giunsero nel momento giusto. dissero ciò che "andava" detto ed ebbero un successo enorme. anche di questo parleremo a suo tempo.
partiamo dunque dall'incoerenza. Il modello, introducendo il concetto di politica coerente, ragiona sempre e solo in termini di individui. È cioè il classico modello basato sull’Ipotesi dell'agente rappresentativo (l'economia può essere ridotta ad un solo agente). Tuttavia, nelle conclusioni appare chiaro che le finalità dell’analisi vanno ben oltre il mondo dell’agente rappresentativo. Proprio alla fine troviamo infatti questa sorprendente affermazione:
“The analysis also has implication for constitutional law. A majority group, say, the workers who control the policy, might rationally choose to have a constitution which limits their power, say, to expropriate the wealth of the capitalist class.”
Qui siamo proiettati in tutto un altro mondo! Non solo i lavoratori hanno una tale forza e coesione da aver preso il potere minacciando di espropriare la classe capitalista, ma discutono addirittura dell’assetto da dare a un’eventuale costituzione, immaginiamo socialista, sulla base della quale fondare una società ben diversa da questa, dato che per l’appunto non esisterebbe più il controllo capitalista sui mezzi di produzione. Kydland e Prescott pretendono dunque che la propria analisi abbia implicazioni anche per una società divisa in classi. Questa è una conclusione la cui verità o falsità esula completamente dal modello. È un atto di fede che si può accettare o rifiutare senza neppure leggere l’articolo.
Sotto il profilo storico è interessante che la letteratura sull’incoerenza dinamica si basi su un lavoro che è stato concepito per discutere di un governo che guida una transizione verso un’economia non di mercato. Questo riflette, ovviamente, il clima politico generale degli anni ’70. La cosa più eclatante è che nelle centinaia di lavori che hanno sviluppato l’esegesi di questo modello seminariale nessuno ha sentito l’esigenza di valutare la saldezza logica delle ipotesi sulla struttura sociale dello stesso. Sarebbe sbrigativo, ma probabilmente corretto, affermare che la quasi totalità della letteratura successiva in argomento soffre di analoghe debolezze logiche.
ricapitolando: senza ipotesi di agente rappresentativo non c'è K e P e tutto ciò che ne è seguito in termini di ricerca e politica concreta portata avanti. ma quella ipotesi non ci dice nulla della società in cui viviamo. l'essenza del contributo di K e P è ovviamente il concetto di incoerenza dinamica (time inconsistency). parleremo perciò di questo. Esopo, nella famosa favola "Il serpente calpestato e Zeus" osserva: “Se tu avessi morso il primo che ti aveva pestato, non si sarebbe trovato un secondo che osasse farlo”. alla fine l'incoerenza dinamica è esattamente quel concetto.
In un mondo perfetto, cioè basato sui canoni della teoria dell'equilibrio economico generale, la politica economica non esisterebbe, e non esisterebbe nemmeno la politica tout court. Nel mondo reale vi sono tuttavia, talune imperfezioni (mercati mancanti, incertezza, sindacati, tasse ecc.) che distorcono il funzionamento del mercato. Le autorità pubbliche, cercano di rimediare a queste imperfezioni, annunciando e poi portando avanti determinate politiche. Il “settore privato” reagisce a queste politiche. Una volta che il settore privato ha effettuato le sue scelte, è ottimale per le autorità pubbliche modificare le scelte medesime. Se gli agenti sono razionali, prevederanno l’incentivo del governo e anticiperanno le sue vere mosse rendendo l’esito del ripensamento peggiore che se non ci fosse stato affatto. Nella discussione sull’incoerenza dinamica, in sintesi, tutti i soggetti predispongono un piano ottimale di “azione” (consumo, investimenti, ecc.) sulla base delle informazioni e delle preferenze. Le scelte ottime ex ante possono non essere, e tipicamente non sono, le scelte ottime ex post. Detto altrimenti, ad almeno alcuni degli agenti conviene ritrattare, cambiare le proprie scelte una volta che gli altri agenti hanno compiuto le proprie. Sebbene l’economia sia giunta al problema della time inconsistency relativamente da poco, problemi di credibilità sono tipici di molti contesti, non solo economici e accompagnano la letteratura mondiale almeno dai tempi della Grecia classica. Qui faremo tre esempi molto semplici tratti da contesti “sociali” diversi:
i) la pena di morte La pena di morte è usata da alcuni Stati moderni, peraltro inefficacemente, come deterrente, poiché è in genere escluso che lo Stato uccida un uomo per vendetta o per giustizia. Anzi, tipicamente anche i fautori della pena di morte sottolineano a malincuore che la pena di morte è l’ultima soluzione. Se si fa la ragionevole ipotesi che nessuno ami di per sé vedere un’esecuzione, possiamo concludere che sarebbe meglio, quando un uomo commette un omicidio, non giustiziarlo, perché nel caso specifico ormai non c’è più nulla da fare, e un morto è meglio di due morti. Il punto è che, risponderebbero i fautori delle camere a gas, lo Stato perderebbe così tutta la propria credibilità. Meglio dunque legarsi le mani alla pena capitale per scoraggiare almeno una parte dei possibili assassini.
ii) i compiti I genitori ritengono proprio dovere curare l’istruzione dei figli. Decidono quindi di ammonire i figli sul fatto che alla sera controlleranno i compiti svolti nella giornata. Se questa situazione si ripetesse una sola volta, ai genitori converrebbe non controllarli, perché giunti alla sera sarebbe impossibile rimediare e per loro sarebbe un disturbo aggiuntivo. Ma poiché si tratta di un “gioco ripetuto”, i figli potrebbero non fare i compiti, non temendo più il controllo dei genitori. I genitori non avrebbero più credibilità.. Per acquisire reputazione, sempre per utilizzare una terminologia nota, devono dunque controllare i compiti con una certa frequenza. Il trade-off tra seccatura di controllare i compiti e sua utilità fornirà la frequenza ottima . La stessa situazione è adattabile al controllo dei biglietti sui mezzi di trasporto e a situazioni analoghe.
iii) i rapimenti Quando c’è un rapimento, politico o meno, tutti si affrettano a dire che non bisogna cedere (il famoso fronte della fermezza). Questo condanna quell’ostaggio, ma “legandosi le mani”, si salveranno più vite. La fermezza fa acquisire la reputazione necessaria a evitare simili situazioni in futuro. Ma ai familiari del rapito questo risultato generale interessa poco di fronte al proprio problema specifico e spesso preferiscono creare esternalità negativa cedendo ai rapitori, anche perché è ben difficile che per il singolo il rapimento sia un “gioco ripetuto”.
L’essenza di questi esempi è che è subottimale pianificare ex ante pur avendo un orizzonte di ottimizzazione infinito. Occorre tuttavia rammentare che per aversi time inconsistency deve esserci un fallimento del mercato. Le autorità pubbliche danno luogo all’incoerenza cercando di curare le imperfezioni del sistema. La conclusione “politica” è chiara: è un errore cercare di eliminare l’effetto, bisogna curare la causa (ad es., flessibilizzare totalmente il mercato del lavoro, eliminare la progressività della tassazione). L’incoerenza dinamica è in un certo senso la punizione per aver cercato di risolvere con strumenti inadeguati problemi strutturali dell’economia. La tentazione di “imbrogliare” (cheating) è insita in questa struttura, anche se viene esaltata da una forma sequenziale del gioco, perché in quel caso la banca centrale o il governo hanno l’occasione di muovere dopo, a giochi fatti. L’incoerenza dinamica deriva, infine, dalla possibilità, nella struttura del modello, di cambiare idea. Un governo può modificare le aliquote di tassazione, fa parte delle regole del gioco di qualsiasi democrazia occidentale, così come la banca centrale può modificare le condizioni di liquidità del mercato monetario ecc. Se la ritrattazione non fosse possibile, l’incoerenza non sorgerebbe. Ecco che risulta naturale, se non si può eliminare il fallimento (che sarebbe la situazione di first best), ridurre il numero di scelte disponibili ex ante per raggiungere almeno il second best. Meglio dunque garantire una condotta sicura (una regola tipicamente) piuttosto che, arricchendo le opzioni a disposizione dell’autorità, cadere nella situazione peggiore, la piena discrezionalità. Conviene dunque “legarsi le mani”, come recita un noto modello di questa letteratura. L’incoerenza dinamica è così un argomento in favore di regole rigide rispetto alla discrezionalità, ma soprattutto è un argomento contro l’attivismo della politica monetaria.
L’attivismo delle autorità è dunque destabilizzante sia perché aumenta la volatilità delle variabili che vorrebbe stabilizzare, sia perché crea incoerenza dinamica. Per risolvere questi dilemmi, autorità monetarie e governi devono cercare di acquisire credibilità. Sulla base degli obiettivi delle autorità, e sempre che non vi sia qualche asimmetria informativa, è facile per il settore privato valutare la credibilità o meno di una determinata politica. È centrale, nella valutazione dell’efficacia della politica economica, l’orizzonte temporale prescelto. Come infatti per ogni dilemma del prigioniero, un orizzonte finito implica una soluzione comunque subottimale. Nello specifico, la banca centrale acquisirebbe credibilità con una politica, ad esempio, deflattiva, salvo poi reflazionare nell’ultimo periodo. Ma questo, al solito, sarebbe previsto e dunque reso inefficace con un processo induttivo fin dal primo periodo. Senza immortalità non c’è speranza di credibilità, a meno che, appunto, non ci si leghi le mani.
---------------- se il problema dell'incoerenza dinamica è chiaro, potremo affrontare quello dei suoi "rimedi".
Ladsedj
Oct 21 2004, 21:57
'na volta che ci sei, non ti perdere nel sottoscala!!! Vogliamo continuare? (Non che ci capisca granchè, ma se lo rileggo un paio di volte, alla fine qualcosa l'afferro!)
Vyborg
Oct 21 2004, 22:30
abbi fiducia...è solo che in questo periodo ho poco tempo. ma nei prossimi giorni vado avanti.
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