Intervista a: Ilya Levin «La Russia va indietro, la politica non esiste» Intervista a cura di Marina Mastroluca MOSCA "In Russia c'è una sorta di inversione di marcia. Una grande ondata di riflusso alimentata dal trauma della modernizzazione". Ilya Levin, politologo e ricercatore dell'Imemo, Istituto di relazioni internazionali ed economia di Mosca, getta uno sguardo disincantato sul paese che ha già affidato un secondo mandato al presidente uscente. "Un'alternativa politica a Putin? In questo momento non c'è. Ma io non parlerei di politica. Semmai di assenza della politica. Quanto sta succedendo con queste elezioni è pre-politico. Non esiste né un programma né un'ideologia. Il partito del presidente, Russia Unita, è un partito di plastica: è espressamente il risultato della non politica".
Un gigante e cinque sfidanti lillipuziani, uno dei quali dice di correre per conto di Putin. Intorno al presidente uscente un consenso incondizionato che ricorda altre epoche. E' già finita la stagione della democrazia?"C'è un'ondata di rigurgito. La modernizzazione ha dei prezzi piuttosto elevati, per noi soprattutto sotto l'aspetto sociale. Un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Più in generale la gente non avverte miglioramenti nel proprio tenore di vita o nell'accesso ai servizi, mentre vede crescere quel famigerato elenco di miliardari. C'è un grande disagio, la marginalizzazione di ampi strati sociali, una forte tensione nei rapporti etno-nazionali: mentre l'impero si trasforma in uno Stato-nazione compaiono fenomeni di fascistizzazione tra i giovani. Sono stati censiti 85 gruppi di skinhead, che hanno messo in atto anche veri e propri pogrom contro non russi."
Dove nasce la popolarità di Putin?"Putin cavalca la vena populista. Dice quello che la gente vuole sentire. Attacca gli oligarchi, ma il suo è solo il tentativo di far passare di mano i loro enormi patrimoni, sorti dal nulla in pochi anni. Non c'è un intento di redistribuzione. Non vedo nessuna virata economica all'orizzonte, le belle dichiarazioni non portano da nessuna parte. Continuiamo ad avere un'economia sbilanciata sull'export delle materie prime e tutte le ricette economiche adottate non hanno fatto che perpetuare questa condizione. Una via di sviluppo sarebbe invece quella di favorire la nascita di una classe media, piccoli proprietari, padroncini. Creare distretti industriali, favorire la produzione. Invece c'è una gran paura di veder sorgere una massa di persone forti della loro autonomia".
Putin vanta una forte crescita economica negli ultimi quattro anni. Stipendi e pensioni pagati puntualmente a differenza che in passato…"Lasciamo stare i dati statistici, non mi sorprenderei se si scoprisse che sono stati manipolati: non ci sono istituti indipendenti che possano fornirli. In ogni caso l'andamento positivo di questi anni è legato esclusivamente al petrolio e ai prezzi molto alti sul mercato. Parlerei di droga-petrolifera, un déjà vu del periodo brezneviano. Allora arrivarono 300 miliardi di dollari, quando il dollaro aveva un altro valore. Questa massa di denaro non incide nel reale sviluppo ed è fatale per il programma di riforme.
Perché?"Non mi risulta nella storia mondiale di una sola burocrazia che sia stata riformata in un periodo positivo per l'economia. Putin parla di riforme, ma la sua speranza - vorrei credere sincera - passa solo attraverso il rafforzamento dello Stato, visto come motore del cambiamento. Siamo in una fase di totale ristatalizzazione il che ci porta ad un paradosso: si cerca di realizzare la modernizzazione dell'economia e della società precludendo di fatto ogni via alla modernizzazione. A parole si dà un indirizzo liberale, nei fatti si va da tutt'altra parte".
La popolarità di Putin è alle stelle, ci sono sintomi del vecchio culto della personalità. Come lo spiega?"La popolarità di Putin è molto fragile. Non sono io a dirlo, ma sociologi di fama come Yuri Levada e altri. È fragile perché si basa su due elementi che non possono convivere. C'è chi lo sostiene perché identifica in lui un ritorno al passato, allo stato forte. E chi invece dietro questa facciata legge il desiderio di portare il paese verso una modernizzazione democratica e liberale. Sono anime contraddittorie, che in parte si riflettono anche nella composizione del nuovo governo i cui membri hanno un solo tratto comune: sono tutti statalisti".
In diverse capitali occidentali si denuncia il rischio di una deriva autoritaria in Russia. Che cosa ne pensa?"È assolutamente vero. Non credo però nella possibilità di retrocedere al totalitarismo. Ho parlato di un'ondata di riflusso, ma le onde si alternano. Vorrei sperare che nell'economia e nella società si arrivi ad una massa critica capace di innescare un cambiamento".
La sensazione ora è di una società civile anestetizzata."In Russia non è mai esistita una società civile. Ha cominciato ad esistere nell'epoca della perestrojka di Gorbaciov, ma non ha mai messo radici profonde. E con Eltsin prima e poi soprattutto con Putin è stata nuovamente schiacciata. Basta vedere quello che succede con i mass media: messi al guinzaglio, è il minimo che si può dire".
l'Unità 15 marzo 2004http://ww.unita.it