Prepararsi oggi al dopo-Berlusconi

di Alessandro Curzi

Molto onestamente, l'amico Moni Ovadia racconta sull'"Unità" come
lui, restando fermamente comunista, abbia da tempo smesso di
sentirsi depositario di verità assolute. Un tragitto, il suo, una
maturazione che in tanti abbiamo vissuto: il diritto al dubbio,
rivendicato in un lontano passato in un congresso del Pci e accolto
allora come una ribellione, è oggi quotidiana fatica, almeno a
sinistra.
E questo è certamente positivo, a condizione che al dubbio
si accompagnino la continua ricerca e il coraggio, quando è
necessario, di compiere scelte che si reputino mature.
Il dibattito sugli ottimi e in parte inattesi risultati elettorali
in Spagna e Francia, e l'infuriare delle polemiche sulle
apparentemente granitiche certezze di Berlusconi a proposito delle
cure per i mali del nostro Paese, mi spingono oggi a rivolgere
qualche domanda ai leader politici del centrosinistra.
Partiamo appunto dai risultati elettorali favorevoli alle sinistre.
Come ha già scritto su queste colonne la nostra Ritanna Armeni
(senza attendere i pronunciamenti dei professori del "Corriere della
Sera"), essi hanno una valenza fondamentale: sono stati due
voti "contro", due segnali importanti inviati da una parte del
popolo europeo in grande sintonia con quanto anima il più vasto
oceano pacifista.
Cosa dicono questi segnali, preceduti per altro da grandi
manifestazioni meno quantificabili da cifre e da percentuali, ma
certamente imponenti, svoltesi nel mondo in questi ultimi due o tre
anni? Dicono per prima cosa che, laddove si è votato, la parte
maggioritaria dei due popoli, spagnolo e francese, oppone un netto
rifiuto alla guerra sia come soluzione dei problemi internazionali
sia come strumento per combattere il mostro terrorista, nella ormai
diffusa consapevolezza che esso si alimenta proprio con la guerra.

E ancora: con quel voto, quella stessa parte maggioritaria dei due
popoli latini a noi così vicini ha chiaramente voluto dire no al
liberismo, al modello di vita americano, alla rinuncia al welfare
state, quello stato sociale che i loro padri e nonni hanno
conquistato nello straordinario secolo appena concluso: pensioni
dignitose, orari di lavoro sostenibili, assistenza nella malattia,
diritto alla istruzione e, complessivamente, un miglioramento e un
progresso che rendono la vita degna di essere vissuta.

Ho visto recentemente, proprio a Parigi, un teatro gremitissimo
entusiasmarsi alle parole di un popolare canto italiano che dice "
se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar…" Non era una
manifestazione politica ma un concerto della nostra Giovanna Marini,
e Berlusconi non ci aveva ancora messo a parte del suo programma di
abolizione delle feste e di allungamento dell'orario di lavoro, ma
con tutta evidenza i cittadini d'Oltralpe ricordano abbastanza bene
quando di ore se ne lavoravano dodici e anche più, e neppure la
domenica era di riposo obbligatorio.
Ma già vedo i professori alla Panebianco sorridere scuotendo il
capo: dicevamo giusto, sono solo voti di protesta o, peggio, le
solite resistenze dei "conservatori di sinistra". Ebbene sì,
l'abbiamo subito detto anche noi: sono voti contro, ma non per
questo mancano di chiarezza. Votando si giudica e si rifiuta, o si
accetta, un certo modo di governare. Se si rifiuta, si chiede al
governante o di cambiar politica o di lasciare il posto ad altri.

E qui è il punto. Per spagnoli e francesi gli "altri" sono la
sinistra, e alla sinistra si chiede di interpretare e dare risposta
ai problemi, scegliendo le soluzioni che meglio rispondono ai
bisogni espressi. E non basterà fare promesse, né tappare i buchi
più vistosi. Bisognerà avere chiara la direzione di marcia
e
mostrare di saper camminare in quella direzione, anche se resta
qualche dubbio, o se qualcuno teme di non saper tenere il passo.
La cosa ci riguarda da vicino. A Berlusconi, che guasconeggia di
dimezzar le tasse per salvare il Paese, i Rutelli e i Fassino non
possono obiettare che si tratta di pura propaganda. Questo lo sanno
già molti, se non tutti. Occorre avere pronto un modello diverso da
quello alla Tatcher o alla Reagan o alla Bush che il Cavaliere
persegue
. Un modello si sviluppo della nostra società nell'epoca
della globalizzazione. Un programma di governo su cui, in caso di
vittoria, impegnarsi senza tentennamenti. In Spagna e in Francia i
cittadini si sono già pronunciati, ma anche noi siamo alla vigilia
d'una tornata elettorale di grande importanza. Anche l'Europa ha
bisogno d'un programma per svilupparsi in direzione della pace,
della solidarietà, dei diritti civili e del lavoro. E non sono
lontane né slegate le altre elezioni. Allora bisogna muoversi. E
affrontare tempestivamente i tanti dubbi che ci arrovellano - e
giustamente ci arrovellano - vista la grande portata dei numerosi
problemi che abbiamo di fronte, per essere pronti in caso di
vittoria.
Altrimenti, forse, sotto la spinta popolare riusciremo a liberarci
di Berlusconi, ma poi non sapremo bene cosa fare delle tasse e della
flessibilità, per non parlare della guerra e del terrorismo
. Non
teniamoci i dubbi, non nascondiamoli, non lasciamo credere di
possedere delle verità assolute. Senza il coraggio delle scelte e
dell'onestà non si va da nessuna parte.

2 aprile 2004 Da Liberazione