Un medico cecoslovacco e un avvocato italiano tentano di riabilitare la memoria di Leopold Hilsner accusato nel 1899 di omicidio rituale
Un innocente condannato dall'odio del pregiudizio


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Tra le varie calunnie che nei secoli il popolo ebraico ha dovuto sopportare, forse una delle più terribili è stata quella di commettere omicidi rituali: gli ebrei, nell'immaginario distorto dei popoli europei (ma non solo, visto che questa credenza era diffusa anche tra i musulmani e se ne fanno risalire le origini all'antica Grecia), venivano periodicamente accusati di rapire e uccidere i "gentili" - e preferibilmente i loro bambini - per fare le matzòt di Pesach, o mescolarne il sangue al vino.
Peter Vasicek è un medico internista cecoslovacco, che ha speso parte delle sue sostanze e si è fatto non pochi nemici nel tentativo di riabilitare la memoria di un uomo, Leopold Hilsner, un vagabondo ebreo accusato poco più di un secolo fa e poi condannato per aver commesso "omicidio rituale".

SHALOM ha incontrato il dottor Vasicek e Mario Umberto Morini, avvocato esperto in diritto internazionale che curano il caso.



Chi era e di cosa venne accusato Leopold Hilsner?

VASICEK: La leggenda degli assassini rituali è purtroppo molto antica e proviene dall'Inghilterra del nord; il primo caso conosciuto è del 1076 a York. Hilsner nacque nel 1876, era uno dei tanti disoccupati, un vagabondo di religione ebraica che ogni tanto faceva il ciabattino, vissuto a Polna, una cittadina di 5.000 abitanti distante un centinaio di chilometri da Praga. Nel 1899 la sedicenne Anezka Hruzov fu uccisa, e venne diffusa la voce che l'assassinio era stato perpetrato da ebrei: in pratica, venne detto che la ragazza era stata "kasherata". Nella piccola cittadina si diffuse immediatamente la psicosi antisemita, in un'area geografica ed in un periodo storico fortemente segnati da tali fenomeni di violenza antiebraica si dovette trovare un capro espiatorio. Ai funerali della ragazza, molte centinaia di persone distrussero negozi e finestre di ebrei. Fu così che emerse la testimonianza, evidentemente falsa, di un uomo che sosteneva di avere visto Hilsner, da una distanza di quasi 700 metri, assassinare la giovane. Il rapporto stilato dalle autorità era totalmente impreciso, ma ogni tentativo degli avvocati della difesa di confutare l'accusa fu minimizzato o messo a tacere. Il risultato fu che, sull'onda dell'odio popolare, Hilsner fu condannato a morte due volte, nel settembre 1899 con sentenza confermata dalla Corte suprema di Vienna, e poi in un secondo processo nel 1900. La pressione internazionale, soprattutto da Parigi e Berlino, fece in modo che la sentenza fosse commutata in ergastolo.

Il prof. T.G. Masaryk, un sociologo docente a Vienna e Praga, prese le difese dell'accusato e proprio per questo fu diffidato dalle autorità, gli fu interdetto l'insegnamento e venne quasi costretto ad emigrare a causa dell'odio popolare di cui fu vittima: i suoi studenti arrivarono perfino ad aggredire sua figlia.



Perché i sospetti erano tutti su Hilsner?

VASICEK: Non esisteva alcuna prova effettiva. Si diceva che il corpo della ragazza uccisa era stato dissanguato e questo fece pensare a come gli ebrei uccidevano gli animali prima di mangiarli. Ma in quei giorni pioveva, quindi probabilmente questa fu la causa della perdita del sangue della ragazza. Hilsner era un vagabondo, la gente chiacchierava, diceva che guardava la ragazza con sguardo da maniaco, così fu accusato anche di violenza sessuale e gli fu attribuito pure un secondo omicidio, sempre senza nessuna prova.

In quel periodo in Francia fu liberato Dreyfus e gli antisemiti austriaci dicevano che un episodio simile non sarebbe certo accaduto con Hilsner. Fino agli anni '20 i giornali a Berlino furono pieni di analisi degli errori nei processi contro Hilsner. Ma fu solo grazie all'amnistia generale nel 1918 concessa da Carlo I - atto avulso da qualsivoglia sentimento di pietà del regnante, che concesse la libertà a moltissimi detenuti con l'intento di mandarli al fronte durante la Grande Guerra - che Hilsner poté uscire di prigione, dopo ben 19 anni. Nel 1922 cambiò il nome in Heller. Alla fine dello stesso anno fu girato un film intitolato "Il caso Leopold Hilsner", ma in Austria ne fu permessa la visione solo all'interno della Comunità ebraica. Hilsner morì di cancro nel 1928 ed ora è sepolto a Vienna. Il fratello morì durante la Shoah. I nazisti erano a conoscenza della storia di Hilsner, e pare che questo caso contribuì all'odio di Hitler contro gli ebrei. Poi, sotto il regime comunista, il tema divenne tabù. Solo dopo il 1989 sono stati pubblicati vari libri sull'argomento.



Vi sono ancora parenti di Hilsner?

VASICEK: Ce n'è uno a Toronto, Charles Heller, è il cantore della Sinagoga conservative. Siamo in contatto, è anche venuto a Vienna. E' molto contento di quello che stiamo facendo.



Su quali documenti basa le sue affermazioni di scarsa professionalità dei medici nel caso Hilsner?

VASICEK : Esiste un archivio sul caso Hilsner a Polna: è tutto pubblicato. Il prof. Masaryk aveva un amico medico che ha pubblicato "Le mie risposte ai medici di Polna" in cui spiegava tutti gli errori. Esistono varie autopsie della ragazza uccisa, ognuna diversa dall'altra: vi risultano aggiunte, cancellazioni ed è incredibile che tutto ciò fu preso sul serio dalla giustizia di allora.



MORINI: Abbiamo scritto a varie autorità austriache e non abbiamo ottenuto risposta, oppure hanno detto che non vi è successione di Stato, che l'Archivio su Hilsner è finito a Lipsia nel '38, che loro non c'entrano in questo caso: un'evasività totale. Pensavamo che con il nuovo governo austriaco la situazione sarebbe cambiata, invece non è accaduto.



Sono passati più di cent'anni dal fatto, ed oltre settanta dalla morte di Hilsner. Per cosa vi state battendo?

VASICEK: Per la riabilitazione morale di questa figura, vittima del pregiudizio antisemita; per uno scopo educativo, per combattere il disinteresse delle persone che porta alle tragedie, anche oggi. Sono medico e questo è uno dei motivi per cui mi sono occupato della vicenda, che è stata resa possibile grazie alle scarse conoscenze dei medici di allora sulla medicina, l'anatomia, la patologia. Mi sentivo anche un po' "colpevole" per la poca professionalità dei medici di allora. Le mie tesi sugli errori e le omissioni dei medici di Polna dell'epoca sono state ignorate dalle pubblicazioni mediche austriache. Ed anche di fronte all'ammissione di non-validità del verdetto ottenuta dal Ministro della Giustizia ceco nel febbraio 1998, la Corte Suprema di Vienna (l'impero austroungarico aveva all'epoca giurisdizione su Polna, N.d.R.) ha confermato la sentenza originale, ovvero la condanna a morte del 1900.



Perché un non ebreo ha questo interesse nella riabilitazione della memoria di Leopold Hilsner?

VASICEK: E' un imperativo morale, un imperativo categorico. Ho pensato che dovessimo fare qualcosa per quell'uomo, anche 100 anni dopo. Questa vicenda mi è costata non pochi soldi, e mi sono fatto parecchi nemici, ma qualche risultato è stato raggiunto: ho avuto l'onore di tenere una conferenza alla Hebrew University di Gerusalemme nel maggio del 2000, è stata allestita una mostra a Vienna e la Charles University di Praga ha istituito nel novembre del '99 un ciclo di conferenze della durata di tre giorni sul caso Hilsner. Purtroppo non è ancora abbastanza.



Come affrontate la questione legale?

MORINI: Tutte le attività giuridiche dell'Impero Austroungarico, che comprendeva la Cecoslovacchia e Polna, erano incentrate a Vienna. Vi sono dei dettagli precisi per quanto riguarda la responsabilità giuridica degli Stati nati dal dissolvimento dell'Impero austroungarico, vi sono dei Trattati. Ne risulta che per tutte le vicende giudiziarie, l'autorità era a Vienna. La legge del 1887, promulgata prima del caso Hilsner, era molto evoluta per l'epoca e garantiva determinati diritti civili alle persone dell'Impero, ma con il caso Hilsner venne decisamente trasgredita, con processi sommari e capi d'accusa ridicoli. Essa vale ancora perché è parte integrante della Costituzione della Repubblica federale d'Austria. L'Austria è il successore legale dell'Impero austroungarico, quindi ha tutti i titoli per rivedere il processo a Hilsner. Se il disinteresse che l'Austria dimostra nei nostri confronti si concretizzerà dal punto di vista legale, noi potremo rivolgerci alla Corte di Giustizia dei Diritti umani di Strasburgo.



Se vinceste la causa, cosa otterreste?

VASICEK: Il cambiamento di certi meccanismi; gli episodi di antisemitismo in quella zona continuano, la mentalità è sempre la stessa. Sette anni fa abbiamo fatto una mostra sull'antisemitismo, un Congresso sull'affare Hilsner, è stato pubblicato un libro e proiettati dei film, ma a Vienna non è stato possibile portare tutto ciò. Volevamo anche risistemare la tomba di Hilsner, ma il sindaco di Vienna ci ha risposto che è contro la tradizione ebraica occuparsi delle tombe. Anche i rapporti tra Austria, Repubblica ceca ed Israele sono tesi, e la stessa Comunità ebraica viennese preferisce non esporsi. Quando si parla di cose ebraiche in Austria, si incontrano sempre molti problemi.



Curate direttamente dall'Italia questa pratica?

MORINI: Non abbiamo un supporto, eccetto le nostre persone. Stiamo cercando aiuti, ma abbiamo le idee molto chiare per quanto riguarda la parte legale. E' molto probabile che riceveremo una risposta negativa dall'Austria, ma anche questo sarà un segno importante dal punto di vista morale, una testimonianza documentale, concreta, definitiva delle responsabilità dello Stato austriaco.



Silvia Haia Antonucci

e Marco Di Porto

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