Un sito creato da due statunitensi calcola il costo dell'intervento militare Usa in Iraq e dell'occupazione del Paese. Un’enormità di denaro, che potrebbe essere speso per tante altre attività più utili: come l’istruzione pubblica, la sanità e le case popolari
5 marzo 2004 - La cifra dei soldati statunitensi morti in Iraq è quella che più viene ricordata dai media, e ha ormai raggiunto quota 550 in 350 giorni. Quella dei civili iracheni è già meno nota, pur essendo quasi 20 volte più grande: il sito IraqBodyCount, che la aggiorna continuamente, al momento calcola tra 8.437 e 10.282 vittime tra la popolazione. Ma l’intervento Usa in Iraq e l’occupazione militare del Paese mediorientale, oltre ad avere costi umani altissimi, ha anche un prezzo in dollari che pochi sanno, e che continua a correre. Tra qualche giorno raggiungerà i 105 miliardi di dollari.
Così calcola il sito CostofWar.com, creato da due cittadini statunitensi che correggono il conto periodicamente, in modo da tenerlo aggiornato in base alle stime del dipartimento della Difesa, ai bilanci di previsione e agli interventi fiscali straordinari dovuti ai crescenti costi dell’intervento militare in Iraq. Da oggi PeaceReporter riserverà uno spazio a questa crescente cifra nella sezione Bollettino Iraq. Ma in base a quali calcoli si muove quel contatore che sembra correre così all’impazzata? Lo spiegano gli stessi autori del sito.
Il 16 aprile dell’anno scorso il Pentagono rese noto che fino a quel momento la guerra era costata 10-12 miliardi di dollari in operazioni militari – compresi i soldi spesi per trasportare le truppe e il loro equipaggiamento via mare e via terra – più altri 9 miliardi per le prime tre settimane e mezzo di conflitto. Far tornare i soldati alla base sarebbe costato ulteriori 5-7 miliardi, per un totale di 24-28 miliardi. Per non sbilanciarci facciamo 26, hanno deciso quelli di CostofWar: e questo era il prezzo della guerra al 17 aprile 2003.
Successivamente, altri 8 miliardi furono allocati da Washington per aiuti economici e militari a diversi Paesi del Medioriente, tra cui la Giordania, Israele ed Egitto, e per la ricostruzione dell’Iraq. Il 9 luglio, infine, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld dichiarò – davanti a una Commissione del Senato e poi in un’intervista alla Abc – che l’occupazione militare dell’Iraq da parte degli Usa costava almeno 3,9 miliardi di dollari al mese. Il calcolo di CostofWar diventa quindi: 34 miliardi di dollari di base (26 più 8), e poi 3,9 miliardi al mese dal 18 aprile in poi.
Ma non è finita. Come scrivono gli autori del sito, “con un governo che sta creando uno dei più grandi deficit di bilancio della storia, non basta considerare semplicemente il costo della guerra oggi: dobbiamo anche pensare a quanti soldi saranno spesi negli anni a venire”. Entrano dunque in scena gli interessi che Washington dovrà pagare in futuro su questi miliardi di dollari, che finora hanno contribuito a scavare la voragine di oltre 500 miliardi di debito nelle casse federali.
CostofWar ha preso come tasso di interesse quello relativo ai titoli di Stato a dieci anni, il 4 per cento. Il costo della guerra è quindi proiettato in avanti di un decennio, e aumentato del 40 per cento: il risultato del tasso moltiplicato per gli anni. E allora quei 34 miliardi più 3,9 miliardi al mese diventano 47,6 di base (34 più 13,6 di interessi decennali) e 5,46 al mese (3,9 più 1,56). I mesi nel frattempo sono passati, un anno fa in questo periodo la macchina di guerra statunitense stava scaldando i motori. Gli Usa occupano l’Iraq, e quei 5,46 miliardi mensili sono ancora attuali: ecco allora che il costo totale sta per toccare quota 105 miliardi di dollari.
Un’enormità di denaro, che potrebbe essere speso per tante altre attività più utili: come l’istruzione pubblica, la sanità e le case popolari. CostofWar ha pensato anche a questo, calcolando quante persone in più potrebbero trarre beneficio dall’uso di questi soldi a fini sociali. Con gli attuali 105 miliardi di dollari, per esempio, si potrebbe finanziare l’anno pre-scolare per più di 10 milioni e mezzo di bambini delle famiglie più povere. O un anno di cure mediche gratuite per 32 milioni di piccoli. Oppure garantire borse di studio universitarie per quasi 2 milioni di studenti. O infine si potrebbero costruire più di un milione di abitazioni per i meno abbienti.
Queste cifre cambiano di pari passo con le spese sostenute da Washington in Iraq, secondo parametri derivati dai bilanci pubblici relativi ai vari campi. E ogni minuto che passa si potrebbe aiutare qualche persona in più. Perché il costo della guerra corre tanto veloce da fare impressione. Nel tempo che avete impiegato per leggere questo articolo, è aumentato di circa 400.000 dollari.
Alessandro Ursic
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