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Forum di politica, cultura, società: 2003-2004

Rambaldo

IL TANGO


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http://it.geocities.com/samantango2003/


Dove saranno? Chiede l'elegia
di quelli che oramai non sono più,
come esistesse un luogo dove l'Ieri
possa esser l'Oggi, l'esser Ancora, il Sempre.

Dove sarà (ripeto) la teppaglia
che in polverosi vicoli sterrati
o in perduti villaggi istituì
la setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono
lasciando all'epopea un episodio,
una favola al tempo, e si affrontarono
al coltello, senz'odio o ardore o lucro?

Nella leggenda li cerco, nell'ultima
brace che serba, come vaga rosa,
qualcosa dell'intrepida canaglia
che stava a Balvanera o ai Corrales.

Quale deserto, quali oscuri vicoli
dell'altro mondo abiterà la dura
ombra di chi era già un'ombra oscura,
di Muraña, coltello di Palermo?

E quel fatale Iberra (i santi ne abbiano
pietà) che su di un ponte uccise il Ñato,
suo fratello, che morti ne doveva
più di lui, e così furono pari?

Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla nell'oblio;
una canzon di gesta è andata persa
in sordide notizie poliziesche.

C'è un'altra brace, un'altra ardente rosa
di quella cenere che li conserva;
lì sta la gente altera del coltello,
lì il peso della daga silenziosa.

Benché la daga ostile o l'altra daga,
il tempo, li dissolsero nel fango,
oggi, al di là del tempo e dell'infausta
morte, quei morti vivono nel tango.

Vivono nelle corde e nella musica
della tenace chitarra operosa
che concerta in milonghe fortunate
la festa e l'innocenza del coraggio.

Gira la gialla ruota della giostra
di cavalli e leoni e mi raggiunge
l'eco dei tanghi di Greco e di Arolas
che vidi un tempo danzare per strada,

in un istante che affiora isolato,
senza prima né poi, contro l'oblio,
e ha il sapore di quel che abbiamo perso,
che abbiamo perso e a un tratto ritrovato.

Vi sono cose antiche in quegli accordi,
la pergola intravista, l'altro patio.
(Dietro, i suoi muri sospettosi il sud
ha in serbo una chitarra e un pugnale).

Quest'incantesimo, questa ventata,
il tango, sfida gli anni affaccendati;
di polvere e di tempo, l'uomo dura
meno della leggera melodia,

che è solo tempo. Il tango crea un torbido
passato ch'è irreale e in parte vero,
un assurdo ricordo d'esser morto
in duello, a un cantone del sobborgo.

- Jorge Luis Borges -


chi fosse interessato trova la versione spagnola qui
Rambaldo


BLU TANGO

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http://www.tangofantasy.it/


Sul ritmo scuro di una danza
piena di sogni e di sapienza
la donna accoglie i suoi ricordi
anche i più stupidi e balordi
c’è in lei una specie di cielo
un’acqua di naufragio, un volo
dove giustifica e perdona
tutta la vita mascalzona
blu tango…

Parigi accoglie i suoi artisti
pittori, mimi, musicisti
offrendo a tutti quel che beve
e quel fiume suo pieno di neve
e la illusione di capire
con l’arte il vivere e il morire
su antichi applausi a fior di pelle
di molte donne ancora molto belle
blue tango…

Tra le ombre verdi di un bovindo
gustando un’acqua al tamarindo
l’uomo che ha niente da inventare
prova a sognare, prova a sognare
e prova gli attimi e le stelle
e le fontane e le piastrelle
e i bagni turchi e ogni altra stanza
ma tutto ormai sventola e danza
blue tango…


-Paolo Conte -


Monnalisa
Che topic stupendo... grazie, Rambaldo! rosa.gif


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Ecco un bel tango argentino, per cominciare...


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Hiris
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Camminiamo e
Mi Chiedi
Cos’è il tango…

Mi arrampico su di te…
è il sussulto racchiuso
senza scampo dalle tue gambe.

Teso verso una risoluzione
E la tua inquietudine ritorna la mia,

Ma lo vedi:
oramai da questo quadrato

non posso più scappare.



Hirì
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bluette
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le immagini di xoomer.virgilio.it non possono vedersi su altri siti che su quello originario. Questa volta ho provveduto a spostarla su un altro spazio web. rosa.gif
Ladsedj
"...e se adesso piango un po',
se piango tanto che aspetto il bus
non son l'uomo del blues, no!
Sono l'Uomo del Tango!

L'Uomo del Tango fuma
cosciente dello scacco,
Madonna dello Swing
tienilo sotto il tacco!

L'Uomo del Tango litiga
con una Rosa Stanca
e chiama "fatalità"
il primo colpo d'anca!
[...]"


da L'Uomo del Tango di M. Manfredi
satya
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Ve lo ricordate Profumo di Donna?

Io piango sempre a dirotto, quando arriva a questa scena.



Fairytale



"Il Tango è un pensiero triste che si balla"

- E.S. Discepolo -

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bluette
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http://www.sandra-sue.com/img/leoyeugenia.jpg


Era cominciato un tango lento. Da qualche parte suonava un’antica fisarmonica. Molto dietro di lui, o davanti a lui, non avrebbe saputo dirlo. Ma si stava avvicinando.
E la sua musica offuscava un poco la mente e incanalava tutte le dimensioni possibili verso quella dell'interezza.
Finché non restò altro posto dove andare se non da Lei…
Monnalisa
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http://www.dekay.org/gallery/



Il tango non è un ballo, o non è semplicemente un ballo: è un linguaggio e, come tutti i linguaggi, ha una sua retorica.
Sono le figure a creare la magia del tango: quel tratto veloce e sicuro come una medialuna, quasi uno schizzo a pennarello, che addensa le ombre e scava le espressioni. Le pause, un passo più lento o deciso, gli sguardi, intrecci di gambe e di braccia...
Veronica Conti
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Tango:....il treno infuocato delle passioni che sterzano e frenano al ritmo impetuoso!



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Fairytale
http://www.dep.state.pa.us/dep/monthlyprograms
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Tango Perpendicular

E’ nel pavimento lavato dove brillano
i pesci d’oro delle scarpe nuove
E’ nel sudore sulla fronte del violinista
E’ nel Cupido dal dente cariato
che fa sedere le coppie, aspettando la mancia
E’ nel bicchiere di Tempranillo
dove lui desidera lei, attraverso un rosso inferno
E’ nella segatura ben sparsa,
perché nessuna lacrima vada persa
E’ nel primo sopraggiungere del tango
E’ nella notte curiosa dietro la porta chiusa
Ma se non ti tengo tra le braccia
tutto questo è una cartolina odorosa
per un barbiere che dorme
per un barbiere che sogna

E’ nella dama piccola che si appoggia
al cavaliere come a un parapetto di balcone
e guarda ombre di passi passare
in un fiume di neon e di fumo
nel suo grande music-hall personale
E’ nel sorriso dello scemo che non può ballare
ma dentro di sé conquista e seduce
la bionda triste, con l’uomo al fianco
che parla di sacchi di caffè, e non ama il tango
E’ nel gesto di Carlos che spalanca
il bandoneon, come Mosè che apre il mare
E’ nel frusciare di una gonna, in un attimo di silenzio
E’ nell’odore di rosa, calzini ed assenzio
Ma se non ti bacio come si baciano i ragazzi
tutto questo è nostalgia, per un mare dipinto
per un marinaio senza più nave
per un marinaio senza più vento

E’ nella tosse roca del ballerino migliore
che indossa la morte, come un abito ben fatto
e nella vecchia coppia che danza
“Enganadora” per la millesima volta
E’ nella vecchia ferita da coltello
il giorno che qualcuno difese qualcuna
Nelle risate troppo forti e smargiasse
Nelle farfalle che si uccidono sulle lampade rosse
E’ nella grazia e nell’arroganza
di questo contrappunto, che ci trascina
nei campi di luna, oltre la porta
Ma se non mi sei vicina, amore
tutto questo è uno spartito vecchio
dentro una vecchia valigia di carta
dentro una vecchia valigia sporca



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bluette

"Il tango è un mostro a due teste,
una bestia a quattro zampe
languida o vivace,
che vive per la durata di una canzone
e muore, uccisa dall'ultima nota"

Alicia Dujovne Ortiz


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bluette
El tango
de Jorge Luis Borges

¿Dónde estarán?, pregunta la elegía
de quienes ya no son, como si hubiera
una región en que el Ayer pudiera
ser el Hoy, el Aún y el Todavía.

¿Dónde estará (repito) el malevaje
que fundó, en polvorientos callejones
de tierra o en perdidas poblaciones,
la secta del cuchillo y del coraje?

¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
dejando a la epopeya un episodio,
una fábula al tiempo, y que sin odio,
lucro o pasión de amor se acuchillaron?

Los busco en su leyenda, en la postrera
brasa que, a modo de una vaga rosa,
guarda algo de esa chusma valerosa
de los Corrales y de Balvanera. .

¿Qué oscuros callejones o qué yermo
del otro mundo habitará la dura
sombra de aquel que era una sombra oscura,
Muraña, ese cuchillo de Palermo?

¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
se apiaden) que en un puente de la vía,
mató a su hermano el Ñato, que debía
más muertes que él, y así igualó los tantos?

Una mitología de puñales
lentamente se anula en el olvido;
una canción de gesta se ha perdido
en sórdidas noticias policiales.

Hay otra brasa, otra candente rosa
de la ceniza que los guarda enteros;
ahí están los soberbios cuchilleros
y el peso de la daga silenciosa.

Aunque la daga hostil o esa otra daga,
el tiempo, los perdieron en el fango,
hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
muerte, esos muertos viven en el tango.

En la música están, en el cordaje
de la terca guitarra trabajosa,
que trama en la milonga venturosa
la fiesta y la inocencia del coraje.

Gira en el hueco la amarilla rueda
de caballos y leones, y oigo el eco
de esos tangos de Arolas y de Greco
que yo he visto bailar en la vereda,

en un instante que hoy emerge aislado,
sin antes ni después, contra el olvido,
y que tiene el sabor de lo perdido,
de lo perdido y lo recuperado.

En los acordes hay antiguas cosas:
el otro patio y la entrevista parra.
(Detrás de las paredes recelosas
el Sur guarda un puñal y una guitarra.)

Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
los atareados años desafía;
hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
menos que la liviana melodía,

que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
pasado irreal que de algún modo es cierto,
un recuerdo imposible de haber muerto
peleando, en una esquina del suburbio




Il tango
di Jorge Luis Borges

Dove saranno? Chiede la elegia
di chi non e’ piu’, come se fosse
uno spazio in cui lo Ieri potesse
esser l’Oggi, l’Anche e il Tuttavia.

Dove sara’ (ripeto) la masnada
che fondo’, in polverose strade
sterrate o in sperdute contrade,
la setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono
lasciando all’epica un episodio,
un mito al tempo, e che senza odio,
lucro o passione d’amore si accoltellarono?

Li cerco nella leggenda, nell’ultima
brace che, come una incerta rosa,
custodisce qualcosa di quella plebe valorosa
dei Corrales e di Balvanera.

Quali oscuri vicoli o quale ermo
dell’altro mondo abitera’ la dura
ombra di quella che era una ombra oscura,
Muraña, quel coltello di Palermo?

E quel terribile Iberra (di cui i santi
si impietosiscono) che in un ponte della via
uccise suo fratello il Ñato, che dovea
piu’ morti di lui, e cosi’ uguaglio’ i tanti’?

Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla dimenticata;
una canzone di gesta s’e’ perduta
in sordide notizie criminali.

C’e’ altra brace, altra incandescente rosa
nella cenere che li serba interi;
la’ stanno in superbi accoltellatori
e il peso della spada silenziosa.

Benche’ la spada ostile o quell’altra spada,
il tempo, li persero nel fango,
oggi, piu’ in la’ del tempo e della sciagurata
morte, quei morti vivono nel tango.

Nella musica dimorano, nell’arpeggio
dell’indomabile chitarra laboriosa
che intreccia nella milonga gioiosa
la festa e l’innocenza e del coraggio.

Gira nel vuoto la gialla ruota
di cavalli e leoni, e odo l’eco
di quei tanghi di Arolas e di Greco
che ho visto ballare sulla strada,

in un istante che oggi emerge isolato,
senza ne’ prima ne’ dopo, mai dimenticato,
e che ha il sapore del perduto,
del perduto e del recuperato.

Negli accordi ci sono antiche cose:
l’altro cortile e la nascosta orditura.
(Dietro le pareti sospettose
il Sud custodisce un pugnale e una chitarra.)

Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni affannati sfida;
fatto di polvere e tempo, l’uomo dura
meno della leggera melodia,

che solo e’ tempo. Il tango crea un buio
passato irreale che in qualche modo e’ certo,
un ricordo che non può esser distrutto
lottando, in un cantone del suburbio.





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Libertango di Astor Piazzolla
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