L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2003-2004

Roderigo
user posted image

http://www.ilmanifesto.it/oggi/vauro.gif


Voto frammentato, premiati i piccoli

di RENATO MANNHEIMER

Dagli exit poll e dalle proiezioni emergono due dati rilevanti. Il primo è costituito dal calo di Berlusconi. Il secondo è il mancato successo dell’Ulivo e i molti voti alla sua sinistra. L’esito di Forza Italia è il peggiore mai avuto alle europee. Che è tanto più significativo se si confronta il risultato con le politiche del 2001. L’erosione del consenso a Berlusconi dipende soprattutto da due motivi. Il primo è connesso alla natura stessa delle consultazioni, che la maggior parte dell’elettorato considera una sorta di test di mezzo termine sul consenso per le forze politiche nazionali. Un grande sondaggio, dove, come sempre nei sondaggi, si è più liberi di esprimere il proprio parere, senza condizionamenti legati ad appartenenze o considerazioni strategiche. Di qui - e dal diverso sistema elettorale - la tendenza a una maggiore frammentazione del voto, che si è manifestata nel 1999 e si è ripetuta anche in questa occasione. Con molte scelte a favore dei partiti piccoli: il contrario di quanto il Cavaliere aveva auspicato. Il secondo motivo della contrazione di consensi dipende paradossalmente dallo stesso fenomeno che permise a Forza Italia di prevalere nel 2001. Vale a dire la tendenza dell’elettorato a basare la scelta di voto su contenuti e valutazioni «semplici».

Nel 2001 Berlusconi vinse grazie all’esposizione di pochi obiettivi espressi chiaramente, a differenza del complesso e talvolta contradditorio programma dei suoi avversari. Convinse in particolare la promessa di una riduzione fiscale. Ma è stata proprio la semplicità delle clausole del «contratto con gli italiani» che ha reso vane le spiegazioni, inevitabilmente complesse, addotte per «giustificare» la loro mancata realizzazione sin qui. Che non sono valse a frenare la delusione che - come i sondaggi dei mesi scorsi hanno messo più volte in luce - si è diffusa nell’elettorato che diede fiducia a Berlusconi nel 2001. In breve, costoro si aspettavano la riduzione delle tasse e non l’hanno percepita. E hanno approfittato dell’occasione delle Europee per manifestare il loro dissenso astenendosi (la partecipazione è stata inferiore anche rispetto a quella, già bassa, delle Europee precedenti) o votando per un altro partito della Cdl.

Nell’ambito dell’opposizione, oltre all’esito sotto le aspettative della lista per l’Ulivo, appare significativo il fatto che le formazioni alla sua sinistra ottengano nell’insieme una quota di voti notevolissima, che di certo condizionerà in futuro le politiche del centrosinistra. Anche questo probabilmente è l’effetto della tendenza crescente dell’elettorato italiano a scegliere sulla base di valutazioni «semplici». Riguardo, in questo caso, alla dicotomia pace/guerra. E’ stata soprattutto la posizione «pacifista» presente in particolare nella sinistra (ma che, come si sa, è diffusissima in tutto l’elettorato italiano, anche in quello di centrodestra) ad attrarre così tanti voti.
Insomma, queste consultazioni confermano un fenomeno in corso da tempo: a destra come a sinistra, sono i contenuti e le proposte «facili», immediatamente comprensibili, a conquistare - ma anche ad allontanare - l’elettorato.

Corriere della Sera 14 giugno 2004
Roderigo
Delusione per due

di Paolo Franchi

Perde, eccome, Forza Italia. Parte così così, comunque al di sotto delle speranze, il Triciclo. E invece vanno bene, in certi casi benissimo, i «partitini». Quelli di centrodestra, prima tra tutti la vittoriosa Udc, nonostante gli appelli (ultimo quello, improvvido, dal seggio elettorale) di Silvio Berlusconi a non votarli. Quelli collocati nel territorio (vasto) che c’è tra la Lista Prodi e Rifondazione comunista, e che vari esponenti del listone avevano esortato a non premiare. La Lista Bonino. E pure il nuovo Psi di Bobo Craxi e Gianni De Michelis, che non vuole stare né di qua né di là, e nel voto vede un colpo al bipolarismo. O almeno al bipolarismo che ha per campioni Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Esagerano, certo, i neosocialisti. Anche perché, per il Parlamento di Strasburgo, si vota con il più rigoroso dei sistemi proporzionali, ovviamente assai vantaggioso per i più piccini, specie quando hanno delle bandiere da innalzare e delle identità da difendere. Ma, almeno a giudicare dalle prime proiezioni, qualche problema anche per il nostro bipolarismo c’è. E sarebbe sbagliato sottovalutarlo.

Nella coalizione di governo, per cominciare. La sconfitta di Forza Italia è visibile a occhio nudo. Ammesso e non concesso che il 25 per cento indicato dal presidente del Consiglio costituisse davvero un successo, questo risultato Forza Italia non lo ha nemmeno sfiorato. Non solo. Forza Italia si proponeva prima di tutto di rafforzare le proprie posizioni nel centrodestra, ridimensionando il più possibile quelle dei partner, anche per rimarcare con forza, nei due anni che mancano alla fine della legislatura, la piena primazia del premier e del suo partito. Ma nel centrodestra, dove pure Alleanza Nazionale ottiene un risultato appena discreto e la Lega (senza Umberto Bossi) saluta come un successo il mantenimento delle proprie forze, è solo il partito di Berlusconi a perdere vistosamente colpi.
È vero, in Italia il voto europeo non si è rivolto contro le maggioranze di governo con la forza di altri Paesi, e non produrrà terremoti. Ma le urne non ci consegnano solo una redistribuzione del voto. Da oggi Berlusconi conta un po’ meno, Fini e Casini un po’ di più, ma soprattutto il centrodestra si presenta, molto più che in passato, come una coalizione di partiti. Una repubblica, magari federale, non più una monarchia assoluta.

Sul versante opposto, la novità era il Triciclo. Discutevano, i suoi leader, sul che fare dopo la vittoria: una confederazione, un partito unico dei riformisti?
L’esperimento non è compromesso, la questione è aperta. Ma, se i risultati fossero, alla fine, quelli indicati dalle prime proiezioni, prima di queste discussioni ce ne potrebbe essere un’altra, non facile, sui perché della mancata affermazione. Qualcuno, sottovoce, si chiede già se il risultato non cominci a chiamare in causa la leadership di Romano Prodi, o almeno il modo in cui la ha esercitata sin qui. È un’esagerazione, si capisce. Ma in ogni caso da domani Prodi avrà parecchio da fare, e non solo nel Triciclo. Di fronte al 31 o poco più per cento del listone, c’è un 13 o giù di lì di consensi guadagnati da forze radicali che questo indubbio successo vorranno farlo pesare, e con le quali un’intesa bisognerà trovarla. Non sarà un’impresa facile.

Corriere della Sera 14 giugno 2004

Roderigo
Alla fine è stato un pareggio

di Federico Geremicca

La prima valutazione possibile, a scrutinio dei voti appena avviato e di fronte ad exit poll con margini d’errore tanto ampi da creare imbarazzo, è che la maggioranza di governo può tirare il classico sospiro di sollievo: il risultato ottenuto, infatti, è tutt’altro che brillante, ma certo non paragonabile ai veri e propri rovesci subiti praticamente da quasi tutte le forze di governo nei Paesi europei andati alle urne.

La seconda valutazione è che la lista unitaria voluta da Romano Prodi - al suo «battesimo del voto» - supera l’esame delle urne con qualche affanno, attestandosi su percentuali (almeno nelle primissime proiezioni) meno esaltanti di quelle indicate dai sondaggi pre-elettorali. La terza considerazione, infine, riguarda Silvio Berlusconi in particolare: senza il cattivo risultato ottenuto da Forza Italia (meno 3% rispetto alle europee e meno 7% rispetto a tre anni fa) il centrodestra avrebbe addirittura incrementato i propri consensi rispetto alle ultime tornate elettorali.

Il dato - dato, si ripete, ancora provvisorio e altalenante - può far riflettere, soprattutto in rapporto agli ultimi scampoli di campagna elettorale (segnati da una crescente polemica del premier verso avversari e alleati) ed alla dialettica interna al centrodestra (che da almeno un anno vede contrapposti, su molte e delicate questioni, Forza Italia e Lega da una parte, con An e Udc dall’altra). Il risultato, anche a prenderlo con le molle, pare premiare la politica più dialogante e meno aggressiva di Fini e Follini, e probabilmente proprio a danno del partito di Silvio Berlusconi.

Infine, per dir così, una annotazione di sistema: la polarizzazione del voto, in cui avevano sperato sia Prodi con il suo listone, sia il premier con il suo invito a non votare i piccoli partiti, sembra non esserci stata. A differenza di quanto avvenuto in molti altri Paesi europei, le due forze politiche maggiori (lista Prodi e Forza Italia, appunto) superano appena il 50% dei consensi: i restanti si distribuiscono su un’altra decina di partiti più o meno piccoli o importanti.

Come a dire che, appena liberati dai vincoli del sistema maggioritario, gli elettori italiani tornano ad esercitare in maniera assai più articolata la propria scelta. Che questo sia un bene oppure un male, dipende - naturalmente - dai punti di vista. Che questo, invece, sarà il terreno di un nuovo confronto trasversale tra le diverse forze politiche, è previsione assai facile da azzardare.

La Stampa 14 giugno 2004
http://www.lastampa.it
Roderigo
Un risultato non deciso dalla guerra

di Aldo Rizzo

Si pensava che il fattore Iraq (con tutto ciò che rappresenta in termini politici e anche emotivi, guerra e pace, Europa e America) potesse essere decisivo in queste elezioni per il Parlamento europeo. Ma il risultato è quanto meno contraddittorio. Se il governo britannico e in parte quello italiano, i più esposti, per così dire, nell'appoggio all'iniziativa, o all'avventura, irachena dell'America di Bush, non sono stati confortati dal successo elettorale, così è stato anche per governi che, rispetto alla guerra «preventiva» all'Iraq, avevano preso tutte le distanze, fino ad aprire una vera e propria crisi transatlantica, cioè i governi di Francia e Germania (quest'ultimo addirittura travolto dai voti contrari).

E si tratta di governi di centrodestra come di centrosinistra. Fa eccezione la Spagna, dove la scelta, pur traumatica, di Zapatero di ritirare subito le truppe, rovesciando la linea del suo predecessore Aznar, è stata di fatto approvata dagli elettori.

Il punto è che queste elezioni europee sempre più tendono a diventare delle elezioni di mezzo termine, secondo l'originario senso americano, cioè a metà tra una consultazione decisiva e l'altra. Tralasciando lo scopo più alto, che per gli Stati Uniti è la Presidenza e per i Paesi europei soprattutto il rinnovo dei Parlamenti nazionali, si vota pro o contro quello che i governi hanno fatto fino a quel momento, a titolo di conferma o di ammonimento. Così si spiegano i risultati di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia ecc., che denotano un atteggiamento critico «interno» assai più che sulla politica internazionale e sulle stesse scelte europee.

Naturalmente, tutto questo non è un bene per l'Europa, è la prova che, per quanto sia concepibile e ammissibile un interesse prevalente e immediato per le questioni nazionali, manca o è ancora carente un interesse generale e superiore per le questioni europee. E' un dato negativo quello dell'affluenza alle urne, come della latitanza, nei dibattiti pre-elettorali, di temi pure cruciali, come che tipo di Europa vogliamo, con quali regole e con quali prospettive.

E dire che tra tre giorni c'è un vertice a Bruxelles che dovrebbe definire le linee di una Costituzione. Stupisce in particolare il disincanto dei nuovi membri centro-orientali, che pure hanno più bisogno degli altri della dimensione europea. Ma c'è tempo per rimediare, questa è stata pur sempre la più grande consultazione elettorale della storia europea, in rappresentanza (sia pure ancora parziale) di quasi mezzo miliardo di cittadini.

La Stampa 14 giugno 2004
http://www.lastampa.it
Roderigo
La scommessa perduta

di MASSIMO GIANNINI

"Io sconfitto? Non mi occupo di ipotesi che stanno fuori dalla realtà". L'aveva detto Berlusconi, solo una settimana fa. Adesso che ha perso, lui che ha studiato dai gesuiti dovrà riflettere. E ricordarsi la vecchia massima di Parmenide, che diceva "tutto ciò che è reale è razionale". Ogni fatto ha una sua spiegazione.

La sconfitta del Cavaliere è un fatto. L'unico fatto certo, secondo le proiezioni della notte. E la spiegazione è che l'Italia gli ha voltato le spalle. La stessa Italia che solo tre anni fa aveva regalato a lui un plebiscito personale, al suo partito-azienda un trionfo epocale con il 29,8% dei voti, alla sua coalizione una maggioranza bulgara del 50% al proporzionale. La stessa Italia, oggi, punisce il premier. Riduce il partito azzurro, secondo i dati parziali, a un misero 20,5%.

Disastroso, perché lo stesso Berlusconi, nel comizio abusivo di sabato a urne aperte, si era impiccato ad un pronostico "sicuramente superiore al 25%". Disastroso, perché equivale a una flessione di quasi 4 punti rispetto alle europee del '99, e soprattutto a un crollo di quasi 8 punti rispetto al risultato proporzionale delle politiche del 2001.

Ma se l'Italia volta le spalle al Cavaliere, non lo fa ancora per girarsi dalla parte opposta. Se Berlusconi è uno sconfitto sicuro, sembra emergere anche uno sconfitto probabile. E' la lista unitaria del centrosinistra, inventata e ispirata a Romano Prodi. In base alle proiezioni notturne e salvo inversioni di tendenza nella giornata di oggi, il "listone" si pianterebbe a un deludente 30,6%. Meno della somma dei quattro partiti che lo compongono. Se questo dato venisse confermato, suonerebbe come una bocciatura a un progetto riformista e riformatore, del quale evidentemente gli elettori non hanno compreso la natura e gli obiettivi.

Si tratterebbe tuttavia di una bocciatura parziale. Intanto perché il centrosinistra, secondo le proiezioni della notte, arriverebbe comunque al 44,3%, e diventerebbe addirittura maggioranza nel Paese, realizzando il sorpasso ai danni del centrodestra (che senza il Nuovo Psi e la Lista Sgarbi arretrerebbe al 43,7%). E poi perché se la lista Prodi non decolla alle europee, l'opposizione guadagna comunque terreno alle amministrative. Stravince al primo turno le regionali in Sardegna con Soru, ottiene la sospirata riscossa alle comunali di Bologna con Cofferati, strappa il municipio di Bari al Polo con Emiliano, e minaccia di sconfiggere addirittura Ombretta Colli alla provincia di Milano.

Nell'ingegneria delle coalizioni, in ogni caso, la debacle di Berlusconi pesa molto di più. E' impossibile non caricare questo voto di significato politico generale. E' stato proprio Berlusconi a volerlo. Sarebbe stato giusto e opportuno discutere della futura "potenza europea", in questa campagna elettorale. Ma come ha scritto Barbara Spinelli sulla Stampa, questo voto è stato "sequestrato e snaturato". L'Europa e le sue prospettive incerte, la sua Costituzione e la riforma delle sue istituzioni, non sono mai entrate nell'orizzonte propagandistico del Cavaliere. Tutto rinchiuso su se stesso. Riflesso nello specchio del suo narcisismo leaderistico. O con me o contro di me: questa è stata, anche stavolta, la logica binaria che Berlusconi ha imposto al Paese. Radicalizzando la contesa elettorale, fino alla torsione di tutte le regole formali e sostanziali. Cannibalizzando il rapporto con gli alleati, fino alla teorizzazione del non voto ai partiti minori. Criminalizzando l'opposizione, fino alla riedizione della ridicola pregiudiziale anti-comunista.

Un referendum sulla sua persona: ecco il senso vero di questo test di medio termine, implicitamente ed esplicitamente trasfigurato dal Cavaliere. Coerente con la sua visione insieme mistica, personalistica e populistica del mandato elettorale.

Se questa era la scommessa, il Cavaliere l'ha perduta. La maggioranza attuale, com'è ovvio, non va a casa. Ma sotto il profilo quantitativo e qualitativo il gioco dei flussi elettorali rimescola pesantemente le carte dentro il centrodestra. La caduta di Forza Italia non si traduce in astensione pura e semplice. Piuttosto, propizia un rafforzamento del cosiddetto "sub-governo" An-Udc dentro la Cdl, e produce una frammentazione delle liste satelliti che gli ruotano attorno. Fini perde consensi alla sua destra, che gli erode circa 2% percentuali tra la Mussolini e la Fiamma: ma si difende al centro, e non vede penalizzate le sue scelte "riformiste", dalla piena riconciliazione con la cultura ebraica alla svolta multirazziale sugli immigrati. Follini drena consensi al partito azzurro, e vede premiata la linea di moderatismo istituzionale e di autonomizzazione politica accentuata in questi ultimi mesi. Senza Bossi, la Lega non vola più. E' pura resistenza, e vive sul piano politico il dramma che il suo leader sta vivendo sul piano umano.

Il combinato disposto di queste dinamiche lascia pensare che da oggi in poi l'asse Berlusconi-Tremonti, non più difeso dalla blindatura del Senatur, sia destinato a cedere. Stretto nella morsa concentrica di Fini e Follini. Nella seconda metà della legislatura An e Udc possono esigere un rimpasto, se non un Berlusconi-bis, che ha nel ministero dell'Economia la posta in palio più preziosa e strategica. Al tempo stesso, la perdita di potere a livello locale, per una classe dirigente arrivata a gestirlo solo da pochi anni, può innescare processi di disgregazione che oggi è difficile prevedere.

Nell'insieme, se i dati finali confermassero le prime proiezioni, dalle urne uscirebbe un'Italia meno governabile, più insofferente e frammentata. L'affermazione delle liste minori, insieme alla perdita di capacità attrattiva delle forze centrali dei due poli, rischia di segnare una battuta d'arresto per il pluralismo polarizzato che l'Italia ha faticosamente conosciuto in questo decennio. E di aprire la strada alle tentazioni dei "neo-prop": di quelli cioè che, a vario titolo, puntano a un ritorno al passato, alla deriva proporzionalista. Una tentazione che persino il Cavaliere potrebbe nutrire, dopo aver preso atto che, come aveva previsto Norberto Bobbio, ormai il berlusconismo non coincide con la biografia della nazione.

Repubblica 14 giugno 2004
Roderigo
Le carte in tavola

di Furio Colombo

Nelle elezioni di ieri c’è uno sconfitto ed è Berlusconi. Si dirà che queste sono elezioni europee. Ma queste europee, per gli italiani, sono due volte politiche. Perché eleggono il primo Parlamento dell’Europa allargata, e perché il voto contro Berlusconi annulla il fitto lavorìo di Berlusconi contro l’Europa, riattiva una dignitosa presenza dell’Italia nell’Unione Europea. Dunque elezioni che cambiano le carte in tavola. E tagliano nettamente la dimensione e la rilevanza di Berlusconi-padrone.

Questa non è una vicenda normale, non è l’oscillazione del pendolo di cui parla Arthur Schlesinger nella sua teoria dell’alternanza. Questo è un Paese esasperato da tre anni di finzioni, disastro, teatro e bugie. Il Paese è stato lacerato, la Costituzione offesa, ogni punto di raccordo tra cittadini - la nazione, la Patria, i soldati, la pace ma anche la scuola, il sentimento religioso, la scienza - tutto è stato spaccato per mettere italiani contro italiani, per creare sospetto, sfiducia, caccia all’avversario, pregiudizio, la più grande campagna di cinismo e di cattiveria mai lanciata nell’Italia dopo la Resistenza. Inclusa la negazione della Resistenza e la evocazione di un mostro comunista da buttare addosso ad ogni avversario. Forse è stata educativa ed esemplare la vicenda degli ostaggi. L’Italia avrebbe voluto unirsi alle famiglie degli scampati e al dolore del giovane ucciso. Ma lo spazio era occupato dalla cascata di bugie, vanagloria e contraddizioni di un presidente del Consiglio e dei due suoi principali ministri.

Essi, con versioni diverse e sviste clamorose di luogo, tempo e personaggi, hanno voluto occupare tutto lo spazio, tutti i media, hanno reclamato tutto il merito e si sono voluti vantare di aver guidato magistralmente l’azione a distanza, ore dopo il rilascio.

* * *

Questa non è una vicenda normale in cui ciascuno dice la sua e poi il Paese decide. Il tema era l’Europa, ma l’Europa è la bestia nera di questo governo. Il rapporto Berlusconi-Europa è immortalato per sempre da quel primo giorno del semestre italiano in cui Berlusconi insulta il deputato tedesco Schultz. Il rapporto Berlusconi-Europa è nel comportamento da pessimo attore senza copione con cui Berlusconi ha condotto l’umiliante semestre italiano che - purtroppo - ha divertito il resto del mondo, e ridato vita ai peggiori cliché di tante barzellette anti italiane. Il rapporto Berlusconi-Europa è nella festosa definizione della Unione Europea come Forcolandia (Bossi) e nel tenace rifiuto a ogni cooperazione col sistema europeo della Giustizia «perché se no ci arrestano tutti» (il ministro Castelli).

Il rapporto Berlusconi-Europa è nell’avere prontamente schierato l’Italia in una guerra rifiutata da grandi maggioranze sia in Italia che in Europa, impedendo, insieme a quell’Aznar ormai scomparso dall’orizzonte politico, un vero rispettoso dialogo fra Europa e Stati Uniti. E mettendo l’Italia - adesso percepita come nemica - nelle condizioni di non poter partecipare in modo credibile a un progetto di pace in Iraq.
Intanto lui ha trasformato quel che resta della libera stampa italiana in regime, occupa i media fino a renderli ciechi, impone sulla vicenda guerra una censura e una invenzione di notizie che non si ricordava dal 1940. Nega persino ai soldati italiani, che in ogni istante rischiano la vita in combattimento, la definizione di “guerra” per la loro tremenda avventura, impedendo che tale possa risultare nel loro curriculum militare, dal quale si desumerà - invece - che stavano a Nassiriya in tranquille condizioni di pace.

* * *

L’Ulivo - faticosamente e laboriosamente - ha fatto la cosa giusta: ha lavorato nelle città, grandi e piccole, nelle piazze, nel vero porta a porta che è il contatto quotidiano, dal Sud al Nord, da un capo all’altro della penisola, con i cittadini. Ha coinvolto i cittadini e i movimenti, ha individuato persone come Cofferati per conquistare Bologna, Lilli Gruber per andare in Europa (con l’esperienza europeista nuova di Bersani e Berlinguer e quella collaudata e solida di Pasqualina Napoletano). Ha fatto spazio alle candidate donne, ha votato in modo chiaro e semplice (tre righe di mozione) contro la guerra. Quella mozione è l’atto costitutivo e il simbolo di una azione politica nuova e più vasta: tutta l’opposizione per la pace.
Tutta l’opposizione per l’Europa e dunque per una politica estera che torni a dare dignità al Paese, fiducia agli italiani verso il nostro ruolo e il nostro futuro. Fiducia di tutti verso di noi cominciando dal nostro stare in Europa. Non siamo più il Paese del miliardario umorale che ormai l’opinione pubblica del mondo stenta a distinguere dal sultano del Brunei (i due ammassi di ricchezza sono vicinissimi).
Si traccia oggi un percorso politico i cui punti fondamentali sono il ritorno alla Costituzione nata dalla Resistenza, il rispetto per i diritti, lo sviluppo nella pace e che fa riferimento al nome e alla garanzia di Prodi, e prefigura un governo.
A Hollywood intitolerebbero “L’alba del nuovo giorno”. Noi preferiamo dire, guardando agli altri europei con un po’ di orgoglio: «Abbiamo scaricato Berlusconi».

l'Unità 14 giugno 2004
Roderigo
La lunga notte degli imbrogli

di Rina Gagliardi

Ma come sono davvero andate queste elezioni? Il Cavaliere ne esce con le ossa rotte: questo è certo. Ma su tutto il resto - sull’entità stessa della sconfitta di Forza Italia - l’incertezza regna sovrana. E’ l’una e mezzo di notte, e le cifre non solo continuano ad arrivare col contagocce, ma sono in tutta evidenza parziali, incomplete, fondate su campionamenti irrisori. In particolare, le proiezioni “ufficiali” e le proiezioni elaborate dai Ds - e ribadite fino a tarda notte da Piero Fassino - si differenziano notevolmente proprio sui risultati ottenuti sia dalla lista Prodi sia, per esempio, da Rifondazione comunista. Prosegue, insomma, la «lunga notte degli imbrogli», una esasperante serata televisiva fatta di exit polls ridicoli, con «forchette» enormi e sostanzialmente insignificanti, di cifre accortamente manipolate, di dibattito politico virtuale, di mera propaganda governativa. Tutto per occultare, ad ogni costo, l’entità effettiva della sconfitta di Silvio Berlusconi e del suo partito. Tutto per “governare” mediaticamente i risultati effettivi, diluendoli, scolorendoli, rendendoli quasi incomprensibili. Sono quasi le due e, alla fin fine, l’unica cifra ufficiale attendibile è quella che riguarda ll’affluenza al voto, comunicata all’1 e 17 minuti precisi dal ministro degli Interni.

Tre certezze

Proviamo a ragionare, se possibile, spasisonatamente. Il dato politico più evidente, dicevamo, è la débacle del partito del Presidente del consiglio: di proiezione in proiezione, Forza Italia ha continuato a scender giù, sempre più giù, verso il 20-21 per cento, comunque staccata di parecchi punti sia delle europee del ’99 sia dalle politiche del 2001. Un messaggio chiarissimo, da parte dello stesso elettorato di centrodestra, che, allo stesso tempo, ha relativamente “premiato” Alleanza Nazionale (vicina al 12 per cento, ma alla fine non dovrebbe non superare l’11,5) e, in misura ancora non chiara, l’Udc di Casini-Buttiglione. Nell’insieme, la maggioranza di centrodestra arretra, con un sensibile mutamento del suo equilibrio interno: il potere di comando di Berlusconi sugli alleati (che il premier, non dimentichiamolo, aveva esplicitamente invitato a non votare) è oggi indebolito. Ne potrebbe risultare un’accentuata instabilità del quadro di governo.

Rifondazione comunista, un risultato importante

Il secondo dato politico è l’accentuata dinamicità del risultato delle sinistre. Il “listone” - stando alle cifre fornite da via Nazionale - ha una dignitosa affermazione, attorno al 322 per cento, ma non sfonda. Allo stesso tempo, le forze che si collocano alla sua sinistra totalizzano, all’incirca, il rispettabile risultato del 13 per cento. E Rifondazione comunista - man mano che ci inoltra nella notte - si conferma non solo la forza di gran lunga centrale di quest’area, ma l’unica forza davvero in crescita sia rispetto alle passate europee sia rispetto alle politiche del 2001. Ne emerge, anche qui, una prospettiva interessante dei rapporti tra sinistre, sinistra di alternativa e movimenti. Il pacifismo, la protesta sociale radicale, i nuovi movimenti manifestano, insomma, una concreta possiiblità di incidenza sulla politica istituzionale: un dato che potrebbe svilupparsi, nei prossimi mesi, e determinare significativi mutamenti politici.

Il terzo dato è quello che connette il voto europeo con quello amministrativo. A Bologna e a Bari - due grandi città - il centrodestra è stato battuto, così come in Sardegna: qui, il messaggio sembra davvero chiaro e illumina in qualche modo le ancora incerte cifre della competizione europea. Mentre è da registrare il significativo successo a Bologna di Sergio Cofferati (e anche l’alto significato simbolico della riconquista della capitale dell’Emilia rossa), va sottolineata la forte affermazione, a Firenze, delle liste della sinistra alternativa. Nel capoluogo toscano, dove sicura è la riconferma del diessino Dominici, il Prc e i movimenti ottengono un risultato politicamente pesante, che non potrà che condizionare positivamente la prossima giunta. Una prova ulteriore che, in queste due giornate elettorali, non solo in Europa, la sinistra alternativa non può più esser considerata una forza marginale.

Liberazione 14 giugno 2004
http://www.liberazione.it
Roderigo
Ma

Berlusconi ha perso ma Fassino non ha vinto. Un voto inutile ma intelligente. (jena)


Un buon voto

GABRIELE POLO

Silvio Berlusconi ha perso le elezioni che ha voluto trasformare in un referendum su se stesso: aveva fissato la soglia minima al 25% (partendo da un 29% del 2001) e la guarda da lontano. La maggioranza di centro-destra perde terreno ed è costretta a un testa a testa con l'opposizione. Il metodo proporzionale dimostra di essere il miglior metro di misura per valutare gli orientamenti dell'elettorato e per garantire libertà di scelta. Questo dicono le prime proiezioni, trasmesse dalla Rai in modo confuso, al limite del torbido. Il declino del cavaliere - che perde voti a favore dell'Udc, la parte meno estremista delle sua coalizione - sembra l'unico dato sicuro, ma è anche la notizia più attesa e positiva, indica un'inversione di tendenza confermata anche da altri dati. In un'Europa che registra una bassissima partecipazione al voto (meno del 50%, con abissi astensionisti nei paesi dell'est) l'uomo di Arcore conosce la stessa sorte di quasi tutti i governi in carica, con l'eccezione della Grecia - dove si era votato da poco - e della Spagna - dove Zapatero incassa un altro sì alle sue scelte contro la guerra. E proprio la partecipazione o meno alla guerra è certamente uno dei metri di misura di queste elezioni - sicuramente molto più rilevante delle operazioni mediatiche sulla liberazione degli ostaggi in Iraq - insieme alla bocciatura delle politiche economiche dei governi gravati dalle difficoltà del liberismo, come testimonia clamorosamente il crollo della Spd tedesca. L'opposizione porta a casa i frutti della sconfitta di Berlusconi, più per demeriti dell'avversario che per meriti propri. La lista unitaria Ds-Margherita-Sdi non sembra sfondare. Anzi. Se i dati definitivi dovessero vederla sotto il 32% sarebbe un insuccesso; nel migliore dei casi supererà non di molto la sommatoria dei voti portati in dote da ciascun partito e questo conferma che il progetto di Partito democratico è più saldo nelle intenzioni dei vertici e nel rapporto con i poteri forti (industriali e banchieri) che nella formulazione di un progetto alternativo a quello del centro-destra e ai disastri sociali che la Casa delle libertà ha procurato in questi anni di governo. Le ripercussioni a sinistra di questa debolezza riformista sono evidenti. Prc, Pdci e verdi si avvalgono di un travaso di voti dai Ds; aggiungendo i consensi della lista Di Pietro-Occhetto, la sinistra pacifista segna un punto e diventa una forza che sarà anche eterogenea ma che non potrà essere ignorata.

Forse non ci sarà stata una rivoluzione elettorale ma quello di ieri è un buon voto, colpisce duramente il populismo autoritario, non si entusiasma per il moderatismo riformista e impone la necessità di ricostruire a sinistra.

il manifesto 14 giugno 2004
http://www.ilmanifesto.it
Monnalisa
Berlusconi sapeva: oggi tutto è chiaro

da Domenico Ciardulli


Berlusconi che fa mandare gli sms agli italiani prima del voto, Berlusconi che torna dal suo viaggio in USA e fa dichiarazioni intrise di nervosismo e insofferenza, Berlusconi che va al seggio e si abbandona a propaganda indebita e illegale ripetendo l'invito a non votare i piccoli partiti, Berlusconi che si nega alle televisioni sugli exit-poll.

Maurizio Scelli, ex candidato trombato di Forza Italia alle politiche del 2001, che si presenta livido e scomposto davanti alle TV. Bush consigliato di baciare la mano del Papa per riconquistare la comprensione degli elettori cattolici. Il generale americano che organizza la conferenza stampa il giorno del voto e fa vedere una sola foto della liberazione degli ostaggi.

Tutto è ora più chiaro: Berlusconi, avendo spremuto i suoi sondaggisti privati, forse sapeva già da un mese che Forza Italia avrebbe avuto il crollo e, fino all'ultimo, ha tentato di modificare "il suo destino" barando alle spalle di Rodotà sugli sms, alle spalle dei suoi alleati UDC e Lega riguardo le uscite contro i partiti minori, sparando bordate velenose fino all'ultimo minuto da tutti gli schermi contro i suoi avversari politici del centrosinistra.

Non è riuscito nel suo intento di forzare e correggere il fato, gli effetti della sue scellerate scelte di politica estera. Non è bastata la sua performance di furbizia commerciale nei confronti di quelli che forse considera sprovveduti consumatori-elettori.

La sua inventiva e creatività di esperto manager aziendale, animatore e cantante, ha provocato invece un contraccolpo boomerang. Hanno fatto flop i suoi sms, le sue bordate arroganti e astiose, inappropriate e indegne di un ruolo istituzionale che dovrebbe rappresentare tutto, e non una parte, il tessuto sociale di un paese culturalmente evoluto.

Ma soprattutto ha fallito la sua volgare derisione di chi manifesta per la pace, di chi chiede il ritiro delle truppe dal fronte di guerra.

La gente comincia a comprendere la differenza tra ciò che deve essere un uomo di governo della cosa pubblica, attento alle sensibilità dei cittadini e agli interessi generali e ciò che invece è un rampicante, competitivo uomo di affari, senza cuore e senza scrupoli, propenso a misurarsi sul gioco d'azzardo in violazione di ogni principio etico.


(14 giugno 2004)

http://www.osservatoriosullalegalita.org/0...erventi/042.htm
Roderigo
Il Listone non sfonda, denuncia il Correntone.
In crescita Verdi e Prc


di Wanda Marra

Il Listone vince, ma non sfonda. Accanto al dato che dà il centrosinistra in vantaggio sul centrodestra, sul piatto della bilancia c’è anche un risultato inferiore alle aspettative e solo di misura maggiore rispetto alle ultime Europee. A scrutinii conclusi, l’’analisi del voto non può prescindere da una discussione a sinistra, portata avanti in primo luogo dalla sinistra Ds, che chiede una riflessione seria sul programma e i contenuti della Lista Unica. Crescono le liste a sinistra dell’Ulivo: come fanno notareVerdi e Prc, l’Ulivo da solo, non è autonomo.

Cesare Salvi arriva a ventilare una scissione all’interno della Quercia: «Non è possibile nascondere la pesante perdita subita dal Listone, proprio nel giorno della sonora sconfitta di Berlusconi – afferma - O il gruppo dirigente ha l'umiltà e la forza di riconoscere i suoi errori e il coraggio di cambiare strada oppure si porrà concretamente il tema di costruire in Italia una grande, autonoma, unitaria e plurale forza di sinistra. È solo con l'apporto di una moderna e autonoma sinistra di governo, nel quadro di una grande alleanza democratica - conclude - che si potrà battere il centrodestra e tornare a governare».

Se Berlusconi perde, il centrodestra regge, evidenzia il coordinatore del correntone Ds Fabio Mussi: «In queste europee il colpo arriva a Berlusconi, e Forza Italia è la grande sconfitta, tuttavia non c'è il crollo del centrodestra – e osserva - A parte i governi di Spagna e Grecia, di recente formazione, tutti gli altri governi sono andati a incontro ad una debacle, quello italiano se l'è cavata nonostante il colpo a Berlusconi. Ora - ha detto - bisogna riprendere il cammino di una coalizione larga nella quale ci sia la sinistra e una alleanza fondata su programmi concreti che unisca tutte le opposizioni per una alternativa di governo: questa - ha sottolineato - è la rettifica che bisogna fare rispetto alla linea seguita finora». Fabio Mussi, però, sostiene che la leadership di Prodi, non è in discussione, ma che «bisogna aggiustare qualcosa politicamente». Ossia ristabilire un «rapporto prioritario di una grande sinistra in un grande Ulivo, di una coalizione di centrosinistra allargata». «Questo - ha sottolineato - è il punto di correzione della politica seguita nell'ultimo anno». «Penso che gli elettori - ha proseguito Mussi - non hanno confortato particolarmente il progetto del partito riformista, del partito unico con il quale è stata illustrata e spiegata la lista unitaria che prende una buona percentuale ma un po’ al di sotto della somma dei partiti che la compongono alle politiche e europee precedenti».

«Complessivamente il risultato del Listone è stato buono – afferma il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio - mentre Berlusconi è crollato. Uniti nell'Ulivo però non ha sfondato come si aspettavano i leader, che avevano indicato un 33%, e questo aiuta la coalizione: se avesse sfondato sarebbe tornata la sindrome del 2001. Avrebbero cioè pensato che da soli potevano essere sufficienti». «Sicuramente - continua il leader verde - il centrosinistra poteva fare di più e dovrà fare di più. Se si concentrerà su un'alleanza di programma che metterà al centro i temi dell'ecologia, della pace e dei diritti sicuramente prenderà più consensi. Non è un caso che noi forze dell'area pacifista abbiamo ottenuto tutte un buon successo. In particolare noi Verdi, che da ultimo partito del centrosinistra siamo oggi la terza lista della coalizione». «Per quel che riguarda il centrodestra Berlusconi, che puntava al 25%, è crollato - osserva Pecoraro - i cittadini non ce la fanno più a sentire la sua voce nelle orecchie e non hanno ascoltato l'appello a non votare i partiti minori. Forza Italia è stata un disastro».

Infine Pecoraro denuncia che i Verdi sono stati penalizzati da due fattori: «Abbiamo avuto due danni: il simbolo dell'Ulivo è stato preso da una lista della coalizione e Forza Italia ci ha fatto una lista contro, i Verdi verdi. Ho denunciato centomila voti rubati ai Verdi per questa truffa. Abbiamo un danno dello 0,8%, di cui chiederemo conto al Viminale. Il Tar ha detto che quella lista è confondibile».

«Incerto, precario, al di sotto delle aspettative - così il Segretario del Prc, Fausto Bertinotti commenta i risultati del Listone- Evidentemente paga l'ambiguità di linea e il fatto che in Europa siano state premiate le radicalità contro i governi. In queste elezioni ha perso l'idea della guerra e delle politiche maldestre». Ma sottolinea che «non c’è nessun problema di leadership a sinistra per Romano Prodi – e aggiunge - ad ogni modo non ci interessa partecipare a questa 'querelle’ ».
Quanto ai futuri rapporti tra Prc e centrosinistra, Bertinotti esclude che si debba «ricontrattare» il termine dell'alleanza. «Non userei il termine ricontrattare che ricorda troppo il '96, una stagione politica ormai alle spalle. Ora il problema non è la trattativa tra ceti politici ma arrivare a una piattaforma alternativa e a uno sforzo costituente fuori da vecchie logiche stantie. Bisogna partire dai movimenti e poi - conclude Bertinotti - arrivare a un grande soggetto politico dell'alternativa con grandi idee di riforma e di rinnovamento della politica». Mentre il capogruppo del Prc alla Camera Franco Giordano fa notare come: «questo per Rifondazione comunista è il miglior risultato mai ottenuto alle Europee, anche prima della scissione con i Comunisti italiani, quindi un risultato molto positivo. Per noi -spiega- è un risultato che entra in sintonia con i movimenti (e da questo punto di vista il movimento per la pace ha influito significativamente anche sul voto) e anche con la critica antiliberista molto netta e molto chiara. Siccome da qualche parte si era avanzata l'ipotesi di una sorta di autosufficienza dell'Ulivo rispetto alle politiche future, questa autosufficienza è impossibile. Rifondazione comunista con la sinistra alternativa è sempre più influente».

Se il centrosinistra «non ha ottenuto il risultato sperato», è anche «grazie alla strategia sbagliata nella formazione della lista Uniti nell'Ulivo», denuncia anche Achille Occhetto, commentando che è stata «ridotta la capacità di offensiva unitaria dell'insieme dello schieramento di centrosinistra e che, invece di puntare sul successo della somma di tutte le liste di centrosinistra su quella di tutte le liste di centrodestra». Inutile negarlo, «noi non abbiamo vinto, mi aspettavo un risultato almeno oltre il 3%», ma adesso «ripartiamo dall'Italia dei valori», prendendo atto che il 2,2% «è poco ma necessario» al centrosinistra: questo il commento anche di Antonio di Pietro.

l'Unità 14 giugno 2004
Roderigo
Spazio aperto

ROSSANA ROSSANDA

L'Italia non si fa ridurre al bipolarismo: questo è il primo problema che si presenta alle due coalizioni, rimaste testa a testa ma i cui leader, che ne sarebbero i garanti, Berlusconi e Prodi, hanno subito una fiera delusione. Il primo è stato sconfitto - l'unico davvero battuto nella Casa delle Libertà (e senza lo zoccolo duro in Lombardia e nel Veneto gli sarebbe andata ancora peggio) - mentre il secondo ha del tutto mancato l'effetto moltiplicatore delle forze uliviste che gli era stato attribuito. Riemergono sotto traccia i virgulti della Dc e dei socialisti che Tangentopoli pareva avere estirpato e occhieggiano sia a destra sia a sinistra. E alla sinistra dell'Ulivo resta un grosso bacino in cerca di un grosso partito. L'oscuramento dei leader riflette contraddizioni più profonde. Nella Casa delle Libertà Berlusconi fungeva assieme da padrone, aziendalista euroscettico in combutta con la Lega (simbolo Tremonti) e da mediatore verso le resistenze dell'An di Fini e dell'Udc di Follini. Le quali sono state premiate a suo danno. Chi medierà d'ora in poi? L'arrogante battuta berlusconiana: «Mi assumo la sconfitta ma tirerò dritto», suggerisce che di qui alle legislative ne vedremo di tutti i colori.

Ma non va liscia neanche nella coalizione di opposizione. Per battere alle legislative (e prima alle regionali) la Casa delle Libertà, Ds e Margherita saranno costretti a trattare con le forze che stanno alla loro sinistra. Ma non sarà facile concordare un programma di governo che, diversamente dai programmi delle amministrative, dovrà affrontare sia la questione della collocazione del paese rispetto agli Stati uniti sia quella del modello sociale. La sigla "Uniti nell'Ulivo" è stata punita per l'oscillazione sulla guerra in Iraq e per una strategia economico sociale che sacrifica occupazione, welfare e spesa sociale secondo i trattati di Maastricht e di Amsterdam, e proprio nel bel mezzo di una crisi della crescita. E' lo stesso che ha punito tutti i governi del continente. L'Europa della Commissione, della Bce e della Carta è contestata a destra dal sovranismo degli euroscettici e a sinistra dal mondo del lavoro dipendente che non è stato né ascoltato né interpellato. Competition is competition è uno slogan disastroso per i lavoratori europei che hanno quindi negato il voto a Blair, Schroeder, Raffarin e, da noi non soltanto a Berlusconi, perché era anche lo slogan di Prodi. E' prevedibile perciò che mentre si potrà arrivare senza grossi inciampi a un accordo fra l'Ulivo, unito o distinto, e le sinistre radicali su alcune questioni istituzionali - costituzione, magistratura, federalismo, forse scuola - restano distanze grandi sulla collocazione internazionale del paese e sul modello sociale, dove Margherita e gran parte dei Ds sono più vicine all'Udc e ai socialisti che a Rifondazione e ai Comunisti italiani.

C'è infine il messaggio temibile che è venuto dai paesi dell'Est. Quelle popolazioni, deprivate dalla partecipazione politica prima dai regimi comunisti e poi dalla liberalizzazione selvaggia, sono risultate azzittite in un drammatico astensionismo. Non danno più fiducia a nessuno se non a qualche tentazione populista e, nel timore della Germania e della Russia, si vogliono gli alleati più fedeli degli Stati uniti. Anche là dove era passato il referendum per l'Europa, la partecipazione al voto è stata minima.

Non lo è stata in Italia, uno dei pochi paesi al mondo dove si vota ancora in modo massiccio. Certo Berlusconi se l'è cercata, ma non si tratta soltanto di un suo errore. Siamo un paese che fa ancora eccezione nella voglia di rappresentanza politica, ma è un'eccezione tutta da analizzare e elaborare. Quale sarà il partito di fiducia della borghesia ora che Montezemolo è parso scomunicare Forza Italia? Ma soprattutto che cosa può essere all'inizio del terzo millennio una sinistra a sinistra del fioco Ulivo? Sembra reclamarla almeno il 15 per cento degli italiani. Nei prossimi giorni assisteremo a più d'una proposta di incontri federativi o costituenti. Ma l'interrogativo va molto oltre le buone volontà ed è stato finora lasciato irrisolto dai soggetti storici in campo. Bertinotti propone che sia una sponda ai movimenti. Diliberto dovrà decidere se è un erede o no del comunismo reale e perché questo sia imploso. I nuovi soggetti hanno rimandato sine die la questione di una rappresentanza. Tutti i nodi vengono al pettine. La sconfitta di Berlusconi li ha felicemente gettati sulla scena.

il manifesto 15 giugno 2004
http://www.ilmanifesto.it
schmit
Hai una tua opinione in proposito Rod? mi piacerebbe saperla
Roderigo
La mia opinione sul voto? Ne sono abbastanza soddisfatto.
Nessuno dei miei nemici ha vinto. biggrin.gif E il più importante di tutti ha perso.

La sconfitta di Forza Italia sta all'interno di una congiuntura europea che ha dato batoste a tutti i governi, per la guerra, per le politiche liberiste, per l'Europa tecnocratica. Poi, essendo più frammentato e litigioso, il nostro sistema politico, parte di questa sconfitta, ha potuto redistribuirsi all'interno della stessa maggioranza parlamentare. I voti ad An e Udc, sono, in un certo senso, anche voti di opposizione, o comunque di non piena adesione al governo, dato che entrambe queste forze hanno svolto un ruolo di contestazione interna su non poche questioni, tra cui proprio la politica economica di Tremonti, che adesso dovrà probabilmente sganciare parte delle sue deleghe a Fini. Bisognerà vedere, se e come questa coalizione potrà reggere fino al 2006, senza più avere un padre padrone.

La non vittoria dell'Ulivo sta nel fatto che tra tutte le opposizioni europee, quella del centrosinistra italiano è la più governativa. Già nella scelta del suo leader, Prodi, presidente della Commissione Europea ed ex presidente del consiglio italiano. Poi nelle mille titubanze, tra dubbi e moderatismi, su questioni decisive, quali il ritiro degli italiani dall'Iraq e l'impercettibile opposizione alle leggi sul precariato del lavoro, dopo l'astensionismo nel referendum sull'articolo 18. Insomma, trattandosi di una versione edulcorata dello schieramento avversario, ne è risultata anche una sconfitta altrettanto edulcorata. L'Ulivo punta ancora molto a conquistare i voti moderati del centrodestra, anzichè a recuperare i propri astensionisti.

Cosa che invece fa la sinistra alternativa che ha preso un bel 15% tra Rifondazione, Pdci, Verdi, Occhetto-Di Pietro e... mettiamoci anche il Correntone. Vale poco se quest'area resta divisa, può incidere molto se trova una qualche forma di unità anche organizzativa. Certo, come dice Bertinotti, in rapporto con i movimenti.

Ora, non so bene cosa sperare. Da un lato, il governo è dannoso. Prima cade e meglio è. Dall'altro, però mi piacerebbe che il centrosinistra non si precipitasse alle elezioni anticipate, formando una alleanza tutta contro, senza avere il tempo di darsi una strategia, un programma serio, alternativo e (perchè no?), anche un leader migliore.

E voi... che ne pensate?

Francesco
Io penso che a confronto coi risultati del resto d'Europa in Italia si è risolta con un pareggio dove tutti dicono di aver vinto.
Comunque sono contento per l'UDC e per tutti i piccoli partiti che comunque si son fatti valere più del previsto.

Io ho fatto un'altra volta le somme delle percentuali e dei seggi di destra e di sinistra, eccole:

Destra: 48,5% seggi:38
Sinistra: 45,5% seggi:37

è un evidente pareggio...



Rambaldo
QUOTE (Roderigo @ Jun 15 2004, 12:36)
La mia opinione sul voto? Ne sono abbastanza soddisfatto.
Nessuno dei miei nemici ha vinto. biggrin.gif  E il più importante di tutti ha perso.

M'è giunto un sms proprio ora sul telefonino:
"Ufficio Presidenza del Consiglio: Elezioni 2004. La prossima volta col ca**o che vi dico gli orari delle elezioni.." biggrin.gif

A parte gli scherzi, e come avevo già avuto modo di scrivere, il voto non mi sembra di facile interpretazione. O, viceversa, è di interpretazione facile ma sono io che non voglio capire.
Mi lascia perplesso, ad esempio, il fatto che mentre in tutta europa le coalizioni di governo sono state fortemente penalizzate, in italia lo sia stato solo il partito del presidente del consiglio. Vedo un dato importante e tutto italiano, in queste elezioni, rappresentato da un certo immobilismo dell'elettorato. Questo potrebbe esser dovuto al fatto che in italia si tiene alle parti politiche come si fa con le squadre di calcio, come anche ad una spaccatura del paese cercata e trovata negli anni, per cui ogni schieramento non riconosce legittimità e democraticità alla parte opposta. O ancora - e peggior ipotesi- ad una incapacità politica dei partiti all'opposizione.

Non condivido l'ottimismo di Roderigo, e anzi sono piuttosto preoccupato. Riflettiamo: se alle elezioni europee, dopo la guerra in Iraq, dopo una situazione economica piuttosto deficitaria, in una situazione in cui i governi dovrebbero essere naturalmente penalizzati insomma, non c'è stato un rovesciamento delle forze politiche nel paese chi mai potrà aspettarsi tale rovesciamento alle politiche fra due anni? L'esperimento della lista unica dell'ulivo è da mantenere, a mio avviso, per sviluppare una futuribile alleanza a due gambe in cui all'ulivo stesso spetti il compito di sottrarre quote di elettorato moderato all'area di governo e a verdi e partiti di ispirazione comunista, invece, quello di ridurre l'astensionismo che ci ha penalizzati negli ultimi anni.

Onestamente, però, ho l'impressione che rifondazione e verdi e comunisti italiani prendano voti dai delusi ds e che non gli riesca, nemmeno quando sono all'opposizione, di prosciugare le paludi d'astensionismo. Di contro la margherita prima e l'ulivo ora non hanno aggregato l'elettorato moderato. Responsabilità da attribuire? Be', sicuramente le demonizzazioni reciproche (ds-rifondazione sopratutto) che
1) hanno contribuito a creare un'aria di instabilità nello schieramento di centrosinistra e l'instabilità allontana, com'è noto, l'elettorato moderato in cerca di 'tranquillità'
2) contribuiranno a tenere alla larga l'elettorato 'disobbediente' quando si tratterà di votare una coalizione ulivo-rifondazione perchè, dopo aver visto Fassino e Prodi accomunati a Berlusconi e Fini per tutto questo tempo, non si vedrebbe il motivo per preferire gli uni agli altri.

Segnali di distensione li ho visti tra Bertinotti e Castagnetti proprio ieri sera, ed erano segni talmente evidenti da confermare le mie preoccupazioni. Che se ne siano accorti anche loro?
tersite
QUOTE (Roderigo @ Jun 15 2004, 10:36)
La mia opinione sul voto? Ne sono abbastanza soddisfatto.
Nessuno dei miei nemici ha vinto. biggrin.gif  E il più importante di tutti ha perso.

La sconfitta di Forza Italia sta all'interno di una congiuntura europea che ha dato batoste a tutti i governi, per la guerra, per le politiche liberiste, per l'Europa tecnocratica. Poi, essendo più frammentato e litigioso, il nostro sistema politico, parte di questa sconfitta, ha potuto redistribuirsi all'interno della stessa maggioranza parlamentare. I voti ad An e Udc, sono, in un certo senso, anche voti di opposizione, o comunque di non piena adesione al governo, dato che entrambe queste forze hanno svolto un ruolo di contestazione interna su non poche questioni, tra cui proprio la politica economica di Tremonti, che adesso dovrà probabilmente sganciare parte delle sue deleghe a Fini. Bisognerà vedere, se e come questa coalizione potrà reggere fino al 2006, senza più avere un padre padrone.

La non vittoria dell'Ulivo sta nel fatto che tra tutte le opposizioni europee, quella del centrosinistra italiano è la più governativa. Già nella scelta del suo leader, Prodi, presidente della Commissione Europea ed ex presidente del consiglio italiano. Poi nelle mille titubanze, tra dubbi e moderatismi, su questioni decisive, quali il ritiro degli italiani dall'Iraq e l'impercettibile opposizione alle leggi sul precariato del lavoro, dopo l'astensionismo nel referendum sull'articolo 18. Insomma, trattandosi di una versione edulcorata dello schieramento avversario, ne è risultata anche una sconfitta altrettanto edulcorata. L'Ulivo punta ancora molto a conquistare i voti moderati del centrodestra, anzichè a recuperare i propri astensionisti.

Cosa che invece fa la sinistra alternativa che ha preso un bel 15% tra Rifondazione, Pdci, Verdi, Occhetto-Di Pietro e... mettiamoci anche il Correntone. Vale poco se quest'area resta divisa, può incidere molto se trova una qualche forma di unità anche organizzativa. Certo, come dice Bertinotti, in rapporto con i movimenti.

Ora, non so bene cosa sperare. Da un lato, il governo è dannoso. Prima cade e meglio è. Dall'altro, però mi piacerebbe che il centrosinistra non si precipitasse alle elezioni anticipate, formando una alleanza tutta contro, senza avere il tempo di darsi una strategia, un programma serio, alternativo e (perchè no?), anche un leader migliore.

E voi... che ne pensate?

voglio accennare una prima, molto vaga, indicazione di metodo.
penso che sia un grande errore, quali che siano le forze che si possano alleare, continuare nell'ottica di BATTERE LE DESTRE, occorre a mio avviso entrare nell'idea di LAVORARE PER VINCERE LE ELEZIONI.
è un cambiamento di prospettiva nel guardare la situazione che credo necessario, se si vuole vincere bisogna avere le idee su quello che si vuole realizzare e la richiesta del consenso si basa sulla capacità di intercettare le domande dell'elettorato, se si continua a lavorare nell'ottica di battere l'avversario è l'avversario a dettarci il terreno del confronto e ci si condanna alla subalternità e alla sconfitta.


Gatto del Cheshire
Sinceramente in questo momento non me la sento di pensare al futuro o di fare dietrologie. Forse che alla caduta di Mussolini un partigiano sarebbe stato lì a pensare ai problemi dei futuri governi ?
No, questo voto è stato perfetto (o quasi). Abbiamo tirato due belle pappine a Berlusconi, che è scappato in Sardegna e ha staccato il telefono, e questo mi basta. Mica lo voglio appendere a piazza Loreto.
Se proprio devo entrare nel merito, mi sta anche bene il calo dell'Ulivo (sissignori, calo). Mi avevano proprio stufato con i loro minuetti: no alla guerra, sì ma... vediamo cosa fa l'ONU... queste cose la gente le capisce e se uno proprio non è fedele come me preferisce dare il suo voto a chi, almeno, ha detto una sola cosa ma chiara: quella guerra è uno schifo e prima se ne esce meglio è. Non fosse altro che per dare torto a Berlusconi. Fanculo...
Emma
non vorrei sbagliarmi ma questa volta i voti sono mancati alla margherita, mentre i ds hanno recuperato posizioni. La lista uniti per l'ulivo, secondo ne, non poteva dare di più e spiego subito perchè: Il tempo intercorso tra la presentazione di questa... chiamiamola... formazione e le elezioni è stato breve, e poi c'è stata la mancata presenza di Prodi, impedito dall'impegno europeo. La sinistra deve decidere se andare al governo o rimanere opposizione, se decide per il governo, tutti dovranno dialogare, senza fare gli estrosi o i primi della classe, compreso Bertinotti e compagni. Se invece la sinistra decide di rimanere opposizione, tutti potranno agire secondo la loro fantasia e il loro estro, ma gli elettori non li seguiranno.
Lupus
QUOTE
La sinistra deve decidere se andare al governo o rimanere opposizione, se decide per il governo, tutti dovranno dialogare, senza fare gli estrosi o i primi della classe, compreso Bertinotti e compagni. Se invece la sinistra decide di rimanere opposizione, tutti potranno agire secondo la loro fantasia e il loro estro, ma gli elettori non li seguiranno.

Te parli di sinistra come se fosse "un'entità singola" che deve decidere sul futuro. Ti ricordo che Bertinotti e quello del NO senza se e senza ma... una sorta di massimalista che non verrà mai al compromesso. Se l'ulivo decide di rimanere moderato e seguire la sua linea politica tradizionale (sempre che ne abbia una) non avrà l'appoggio della sinistra radicale e perderà le politiche. Se invece l'ulivo si allea con l'estrema sinistra dovrà "uniformarsi" ad essa per forza e prevedo che così facendo molti elettori moderati, che non ci stanno a farsi guidare da Bertinotti, migreranno a destra la quale vincerà le politiche. Se l'ulivo fosse riuscito a raccogliere più del 40% avrebbe costituito un'alternativa valida e soprattutto "possibile" alla Casa delle Libertà, ma in queste condizioni...
schmit
Noooooooooooooooooooo!!! basta votazioni, mad.gif ho il rigetto....
Rambaldo
QUOTE (Lupus @ Jun 17 2004, 01:22)
Te parli di sinistra come se fosse "un'entità singola" che deve decidere sul futuro. Ti ricordo che Bertinotti e quello del NO senza se e senza ma... una sorta di massimalista che non verrà mai al compromesso. Se l'ulivo decide di rimanere moderato e seguire la sua linea politica tradizionale (sempre che ne abbia una) non avrà l'appoggio della sinistra radicale e perderà le politiche. Se invece l'ulivo si allea con l'estrema sinistra dovrà "uniformarsi" ad essa per forza e prevedo che così facendo molti elettori moderati, che non ci stanno a farsi guidare da Bertinotti, migreranno a destra la quale vincerà le politiche.

Le differenze tra le varie anime della sinistra sono state spesso indicate come garanzia di ingovernabilità. Mi chiedo se le differenze citate tra Rifondazione e l'Ulivo siano più marcate rispetto a quelle che caratterizzano forze nazionaliste come Alleanza Nazionale e quelle indipendentiste e antieuropeiste come la Lega. Il polo di centro-destra ha ovviato a differenze sostanziali, e non meno marcate rispetto a quelle del centro-sinistra, anche grazie alla figura di un leader che, nel bene e nel male, ha costituito la forza aggregante. I destini della coalizione, però, dipendono da quelli del suo leader e dalla sua popolarità.
Con l'attuale sistema elettorale la scelta del capo della coalizione rappresenta il valore aggiunto e l'elemento capace di spostare i voti dell'elettorato moderato. Le differenze politiche divengono meno importanti sia per la disaffezione e il disimpegno dell'elettorato, che per una certa memoria a corto raggio che caratterizza alcuni meccanismi nelle alleanze politiche.
Francesco
Lupus io non credo che un sinistro anche se moderato voti per la destra solo per l'alleanza del suo partito coi comunisti.
Lupus
QUOTE
Lupus io non credo che un sinistro anche se moderato voti per la destra solo per l'alleanza del suo partito coi comunisti.

Perchè no? Se la sinistra compie degli errori (ed attuare i progetti di Bertinotti è un grosso errore) la parte meno "lealista" dell'elettorato può spostarsi eccome.
QUOTE
Mi chiedo se le differenze citate tra Rifondazione e l'Ulivo siano più marcate rispetto a quelle che caratterizzano forze nazionaliste come Alleanza Nazionale e quelle indipendentiste e antieuropeiste come la Lega

Sta di fatto che la Lega e Polo delle Libertà hanno progettato assieme un programma dove l'unico punto discordante sono le "priorità". I leghisti sono passati dalla secessione e dalla xenofobia al federalismo e alla Bossi-Fini per venire incontro alle altre "anime" del centrodestra. Bertinotti invece non arretrerà mai di un passo e non sono io a dirlo ma è lui. Ci vorebbe come dici tu un capo carismatico che riesca ad "addomesticarlo" ma per ora a sinistra di capi carismatici ne vedo solo uno: Bertinotti sad.gif
Ladsedj
QUOTE
Bertinotti invece non arretrerà mai di un passo e non sono io a dirlo ma è lui. Ci vorebbe come dici tu un capo carismatico che riesca ad "addomesticarlo


Capirai....ormai Topolino è da considerarsi più "estremista" di Bertinotti.
lercifero
Una cosa buona l'ha detta Diliberto: bisogna attuare una federazione delle sinistre che si alleino col centro (federato) per sconfiggere non le destre, ma Berlusconi, l'anomalia che non permetterà mai di attuare il sogno di qualsiasi cittadino, cioè la politica pulita. E non è neanche detto, perchè sappiamo che di politici legati alla clientela e al voto di scambio ce ne sono anche a sinistra, anzi, ahimè, sono la maggioranza nel panorama politico in toto.
Intanto iniziamo col toglierci dalle palle questo schifo, poi ragioniamo.
Comunque penso che si dia troppo peso a Bertinotti e troppo poco ad altri personaggi come Segni, Di Pietro, Pannella...
TonnoSpecial
Blah che schifezza. Come voleva Aldo Moro un bel centro pastrocchio social-democraticocristiano per battere i neofascisti.

Siamo ridotti male ma male male!

schmit
Eh...si' caro...siamo ridotti proprio male...adesso non si puo' piu' mangiare nemmeno il tonno...pare che sia avvelenato...di questo passo dovremo fare diete drastiche forzate.Comunque ci guadagneremo in "linea"...
pix
Penso che il risultato delle ultime elezioni non sia altro che la prova di ciò che gli italiani pensino i realtà, senza troppe scuse o Trappole Comuniste nelle quali il governo sarebbe caduto. Spero solo che l'Alleanza si dissolva presto, determinando così la caduta (finalmente biggrin.gif !) di questo governo.

Ciò che più mi preoccupa è però il fatto che ancora più d'un quinto degli italiani si fidi del Cavaliere... se andiamo avanti così, chi ci salverà?
Paperina
Eccomi pix.... io sono una di quegli italiani che si fida del Cavaliere!
Se fossi al tuo posto anzichè augurare il male della parte avversa alla tua e quindi la caduta dell'attuale governo e lo sfacelo di Alleanza Nazionale, auspicherei la crescita e la vittoria della mia parte politica.
Del resto confermi il modo di vedere le cose tipicamente della sinistra e di più non si può pretendere.

Cosa dire circa l'analisi del voto...
-Forza Italia è calata ma AN è cresciuta;
-la somma dei voti della coalizione di centro destra è maggiore di quella di centro sinistra;
-tutti i governi Europei hanno avuto un clamoroso crollo (vedi Schroeder e Chirac)tranne quello di Belusconi.



Roderigo
QUOTE (Paperina @ Jul 18 2004, 09:43)
Cosa dire circa l'analisi del voto...
-Forza Italia è calata ma AN è cresciuta;
-la somma dei voti della coalizione di centro destra è maggiore di quella di centro sinistra;
-tutti i governi Europei hanno avuto un clamoroso crollo (vedi Schroeder e Chirac)tranne quello di Belusconi.

Ma secondo te (domanda estesa a tutti i simpatizzanti del Polo), per quale motivo è accaduto questo. Perchè gli elettori del centrodestra hanno premiato An e l'Udc, anzichè il partito del presidente del consiglio?
Paperina
Mi sono posta anch'io la stessa domanda!

... sono sicura che ci rifaremo alle prossime elezioni, possibilmente non riguadagnando i voti dati ad AN e all'UDC ma guadagnandoli dalla parte opposta.


...chi vivrà vedrà! frech11.gif
This is a "lo-fi" version of our main content.
To view the full version with more information, formatting and images, please click here

Entra nel forum

Vai all'indice dell'Archivio

Invision Power Board © 2001-2007 Invision Power Services, Inc.