daniela la notturna
Apr 29 2004, 13:39
Sei soldati americani mandati davanti alla corte marziale per aver maltrattato le persone che avevano in consegna Prigionieri iracheni torturati nelle carceri di Saddam Il capo delle forze Usa Kimmit: "Sono atterrito"
Soldati Usa in Iraq NEW YORK - Maltrattamenti a prigionieri di guerra iracheni: questa la motivazione con la quale sei soldati Usa sono stati spediti davanti alla corte marziale. Accusati, in sostanza, di aver torturato dei nemici ormai inoffensivi e il tutto nella prigione di Abu Gharib, la stessa dove Saddam Hussein rinchiudeva, e torturava, i suoi oppositori politici. L'articolo
gallonio
May 1 2004, 10:34
daniela la notturna
May 1 2004, 13:42
La signora Fallaci ha visto queste foto? Non le commenta nemmeno?
Francesco
May 3 2004, 15:07
Lo ribadisco: Noi siamo moooolto diversi dai nostri "cari amici" americani!
Roderigo
May 4 2004, 10:04
| QUOTE (Francesco @ May 3 2004, 16:07) | | Lo ribadisco: Noi siamo moooolto diversi dai nostri "cari amici" americani! |
Mica vero. Il 6 giugno 1997, Panorama pubblicò le foto che documentavano le torture inflitte dagli italiani ai somali, nel corso dell'operazione "Restore Hope". Si mostravano prigionieri incappucciati e seviziati con scariche elettriche dai parà della Folgore.
Francesco
May 4 2004, 15:16
O Gesù, questo non lo sapevo!!! Che vergogna!
che ipocrisia! e che vi aspettavate? credete che le torture vengano inflitte solo quando se ne parla? ma dai... in guerra si sa come va.
Francesco
May 4 2004, 18:50
A chi ippocrita? Io veramente non lo sapevo...
ma no, non a te. all'opinione pubblica.
daniela la notturna
May 5 2004, 08:44
Vergognoso! Non ho parole! Secondo voi perchè si tortura un uomo? Cosa spinge un essere umano ad atti così crudeli e codardi?
Torture, gli americani sconvolti "25 morti in Iraq e Afghanistan"
Stupri, botte, acqua gelata Ecco le torture di Abu Ghraib ROMA - Ecco alcuni stralci del testo e un riassunto di altre parti, del rapporto sulle torture e gli abusi commessi da militari Usa nei confronti di prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib scritto dal generale Antonio Taguba e completato, secondo il Pentagono, lo scorso 3 marzo.
"Fra l'ottobre e il dicembre 2003 nella struttura di detenzione di Abu Ghraib (Bccf) furono inflitti a diversi detenuti numerosi abusi sadici, clamorosi e sfacciatamente criminali. Gli abusi sistematici e illegali sui detenuti sono stati perpetrati da diversi membri della forza di polizia militare (la 372/a Compagnia di Polizia Militari, 320/o Battaglione, 800/a Brigata) nella sezione A-1 del carcere di Abu Ghraib (Bccf).
Segue un riassunto delle fattispecie elencate nel rapporto: "Inoltre - continua il testo del rapporto - diversi detenuti hanno descritto i seguenti abusi, che, date le circostanze, giudico credibili in base alla chiarezza delle affermazioni e le prove addotte a sostegno dai testimoni:"
- Rottura di lampade chimiche, il cui contenuto fosforico veniva versato sui prigionieri - Minacce con pistole calibro 9 mm. - Getti d'acqua fredda su detenuti nudi - Percosse con manici di scopa o con una sedia - Minacce di stupro ai danni di prigionieri maschi - Sutura da parte di membri della polizia militare di ferite provocate facendo urtare con violenza il detenuto contro le pareti della cella - Prigionieri sodomizzati con lampade chimiche o con manici di scopa - Impiego di cani militari senza museruola per spaventare i detenuti, in un caso risultato in un morso - Pugni, schiaffi e calci ai prigionieri; pestoni sui piedi nudi
- Foto o riprese video di detenuti, uomini e donne, spogliati nudi, a volte in pose forzate umilianti e sessualmente esplicite - Denudamento dei prigionieri, a volte lasciati spogliati anche per diversi giorni - Obbligo per i detenuti maschi di indossare capi intimi femminili - Obbligo per gruppi di detenuti maschi di masturbarsi mentre vengono ripresi - Prigionieri obbligati a stendersi uno sull'altro in un mucchio sul quale i militari saltavano - Prigionieri obbligati a stare in piedi su una cassetta, incappucciati con un sacchetto, con fili collegati a dita delle mani dei piedi e al pene, simulando la tortura dell'elettroskock - Fotografie di militari mentre hanno rapporti sessuali con detenute - Fotografie di prigionieri con catene e collari da cani attorno al collo - Fotografie di prigionieri morti - Le parole "sono uno stupratore" sulla gamba di un detenuto, fotografato nudo, accusato di aver violentato una 15/enne.
Il rapporto parla poi dei cosiddetti "detenuti fantasma", consegnati a varie strutture di detenzione amministrate dall' 800/a Brigata di polizia militare da altre agenzie governative Usa, "senza documentarlo".
Nel testo del rapporto infine si legge: "Queste conclusioni sono suffragate da confessioni scritte rilasciate da diversi indagati, da confessioni scritte rilasciate da detenuti e da dichiarazioni di testimoni".
(4 maggio 2004)
Fonte: www.repubblica.it
| QUOTE | | "Sono nostri compagni, gente con cui lavoriamo tutti i giorni, che ci rappresentano, che portano le nostre stesse uniformi - ha detto il generale - noi speriamo che i nostri soldati siano ben trattati dal nemico ma se noi non diamo l'esempio su come trattare la gente con dignità e rispetto non possiamo aspettarci che gli altri facciano altrettanto". "Comunque - ha aggiunto Kimmit - si tratta di meno di una dozzina di soldati sui 150 mila che abbiamo in Iraq". |
é vero l'esempio insegna molto,ma riguardo alle torture io credo che nell'uomo ci sia una sorta di sadismo atavico che ha a che fare con la sfera sessuale... ci sono degli studi che lo confermano.
Roderigo
May 5 2004, 09:32
| QUOTE (daniela la notturna @ May 5 2004, 09:44) | Vergognoso! Non ho parole! Secondo voi perchè si tortura un uomo? Cosa spinge un essere umano ad atti così crudeli e codardi? |
Il sadismo, ma non solo.
I prigionieri venivano (e vengono) torturati, nella fase propedeutica all'interrogatorio.
il sadismo ed il mix con la sessualità possono essere i fattori che permettono ad un aguzzino di svolgere il proprio compito.
ma non è l'aguzzino che decide se torturare o meno. l'aguzzino riceve degli ordini. e chi dà questi ordini lo fa col LUCIDO intento di estorcere informazioni, o almeno penso sia questo il motivo principale. inoltre torturare i prigionieri, frantumando loro l'anima e spossandone il corpo, secondo me può servire anche ad abbassare il rischio di rivolte, consentendo a poche guardie di tenere agevolmente sotto controllo un elevato numero di prigionieri.
daniela la notturna
May 5 2004, 14:11
Mah...il sadismo, indubbiamente, è una delle cause di queste torture, ma se si trattasse anche di un modo per esorcizzare la paura? Chissà che cosa si scatena nella mente di un uomo che si trova a combattere senza nemmeno sapere perchè...
Roderigo
May 6 2004, 14:34
Ecco, alcune risposte.INTERVISTA«L'ordine era: dovete torturare»Intervista al disertore dell'esercito americano Camilo Mejias. «Il generale Myers mente: le sevizie sono pratica abitudinaria in Iraq per rendere più malleabili i prigionieri per gli interrogatori». In che modo? «Privandoli del sonno, terrorizzandoli con un'accetta e con finte esecuzioni»PATRICIA LOMBROSO - NEW YORK Il sergente di fanteria Camilo Mejia, nicaraguense di 28 anni spedito in prima linea, in Iraq con la promessa di un passaporto americano, dopo sei mesi di orrori della guerra in Iraq, il 14 ottobre scorso, scelse di disertare entrando in clandestinità con il nome di «Carlos». Si è rifiutato di tornare in Iraq e «partecipare ad una guerra illegale, ingiusta, immorale», come ha dichiarato a il manifesto, il 22 novembre scorso. Ora si è costituito alla base di Fort Stewart in Georgia, annunciando di rappresentare oltre 7.500 soldati che si rifiutano di tornare al fronte, e dovrà così affrontare il processo come «disertore», «assente dall'obbligo di servire la patria in guerra», il prossimo 19 maggio, davanti alla Corte marziale. Tra gli orrori della sua esperienza in Iraq, nell'intervista in esclusiva a il manifesto a tarda notte e registrata dalla base di Fort Stewart, il sergente Camilo Mejia racconta gli ordini a cui è stato obbligato dai suoi superiori: infliggere la tortura di deprivazione del sonno ai prigionieri iracheni, prima degli interrogatori con le tecniche barbare mostrate nelle foto della prigione di Abu Ghraib. Lei, ovviamente sta seguendo lo scandalo provocato dalle foto di tortura dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib. Lei ha partecipato a questo tipo di sevizie e torture, inflitte ai prigionieri iracheni, durante la missione in Iraq?Il mio battaglione di fanteria venne costretto dagli ordini dei comandanti superiori a infliggere la tortura preparatoria per gli interrogatori successivi dei detenuti iracheni. Dove avvenne questo «incarico»?Noi non eravamo stati assegnati alla prigione principale di Abu Ghraib, ma ad una delle 16 prigioni improvvisate dai militari americani subito dopo l'inizio della guerra. Quale era il posto?Il campo di detenzione, improvvisato dai militari si chiamava al Asad. In quale parte dell'Iraq?Non ricordo bene. Non so se fosse vicino alla nostra base di Ramadi, dove siamo stati per quattro mesi. In quale periodo lei ha svolto questo compito di tortura di deprivazione del sonno nei confronti dei prigionieri iracheni?Il periodo era ai primi di maggio del 2003. Per una settimana. Il capo di stato maggiore delle forze armate americane Myers dichiara che la tortura e le sevizie sono soltanto «eccezioni» e ne sono stati messi al corrente soltanto ora, marzo 2004.Non è la verità, perché questo modo di applicare sevizie e torture erano una pratica abitudinaria durante la mia esperienza diretta in Iraq, a maggio dell'anno scorso. Quali furono gli ordini impartiti dai suoi comandanti?Il nostro battaglione aveva l'incarico di gestire questo campo di prigionia, per tutti i prigionieri di guerra iracheni che giungevano lì. Quali erano esattamente i metodi che dovevate applicare secondo gli ordini dei comandanti?Ci venne impartito un addestramento di un'ora in totale. Ci dissero come dovevano essere suddivisi e preparare con la tecnica della deprivazione del sonno a «renderli più malleabili per gli interrogatori». Dove si svolgevano queste torture preparatorie agli interrogatori?In bunker che appartenevano alle forze armate irachene per ripararsi dalle incursioni aeree dei bombardamenti americani. L'area era suddivisa in tre parti. Ciascuna di queste circondata da filo spinato. Quali erano le istruzioni che vi venivano impartite?Per una settimana lì queste erano le istruzioni. Questi sono i «good guys», e questi sono i «bad guys, combattenti nemici». Dovete tenerli svegli. Come facevate, in pratica?Ci hanno fornito delle enormi accette. La prima fase era la seguente. Urlavamo ai detenuti, incappucciati e ammanettati con legacci di plastica, che entravano nel bunker dopo già 72 ore di deprivazione del sonno e stare svegli per 24 ore. Urlavamo forte a gente completamente disorientata e terrorizzata: «Alzatevi», «inginocchiatevi». Permettevamo loro pochi secondi di tregua e poi, non appena accasciati a terra, urlavamo di stare in piedi. Questo durava 24 ore continuative. Proseguivamo per 48 ore di seguito. Se il metodo non otteneva il risultato desiderato dovevamo passare alla seconda fase. Usavamo l'accetta consegnataci dai comandanti e dovevamo colpire, ripetutamente contro il muro del bunker. Creava un boato impressionante e terrorizzava i prigionieri. Se anche questo metodo non aveva il risultato di tenerli svegli passavamo alla fase di «fittizia esecuzione». In che cosa consisteva?Prendevamo una pistola di 9 millimetri, ci avvicinavamo ai prigionieri iracheni e caricavamo le pallottole in canna puntandole con la minaccia di una «esecuzione» con un colpo alla testa. Era un metodo che li terrorizzava e faceva sì che non si accasciassero per terra tramortiti per il sonno. Come veniva fatta la distinzione dei prigionieri iracheni, tra chi era un innocente civile iracheno finito nelle mani dei militari americani e chi era un «nemico combattente»?La selezione e suddivisione dei prigionieri, giunti nel bunker veniva effettuata da tre agenti, non in uniforme, ma in abiti borghesi. Due erano americani con un traduttore arabo. Avevano dei nomi fittizi come «Artie», un altro si faceva chiamare «Scooter», il terzo nome non lo ricordo. In gergo militare li chiamiamo «military spooks». Chi sono i «military spooks»?Sono degli agenti militari che generalmente non si sa se fanno parte della Cia, dei Delta Force, dei berretti verdi, dei «private contractors», assoldati dal Pentagono per vari incarichi. Loro erano esperti di tecniche degli interrogatori ed esperti di munizioni. La vostra unità non partecipò alle tecniche di tortura fisica applicate dagli agenti che effettuavano l'interrogatorio?No. Il nostro compito ordinato dai comandanti era quello di effettuare la prima fase di tortura psicologica, applicando il metodo della deprivazione sensoriale con la deprivazione del sonno dei prigionieri per 48 orse consecutive da aggiungere alle 72 ore di deprivazione del sonno già effettuate da altri. L'intero battaglione della nostra unità effettuava turni di sei ore ciascun gruppo per 24 ore. Terminata questa forma di tortura ai prigionieri cosa avveniva?I tre agenti «military spooks» che non sapevamo realmente chi fossero, entravano nel bunker e indicavano quelli designati come «combattenti nemici». Venivano trasferiti in un altro settore a loro riservato. Noi dovevamo caricare i prigionieri lasciati liberi. Toglievamo loro il cappuccio nero dal capo, li slegavamo, li caricavamo su un camion portandoli al villaggio vicino al campo di prigionia, improvvisato. Nell'impartire gli ordini vi è stato mai detto che partecipavate ad atti considerati crimini di guerra in violazione della convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra?No. L'addestramento era sommario e mai ci venivano spiegate le responsabilità cui saremmo incorsi partecipando a violare i trattati di condotta del codice militare di guerra e delle norme internazionali. il manifesto 6 maggio 2004http://www.ilmanifesto.it
Roderigo
May 6 2004, 14:44
| QUOTE (Francesco @ May 4 2004, 16:16) | | O Gesù, questo non lo sapevo!!! Che vergogna! |
Forse, da sapere e da scoprire c'è anche quanto stanno facendo i nostri soldati in Iraq. I contenuti che seguono sono stati finora smentiti dal generale Francesco Paolo Spagnuolo, secondo cui "Gli italiani non sono autorizzati a detenere prigionieri iracheni, dunque non hanno commesso abusi di alcun tipo". Definisce quindi assolutamente false le accuse di Youssef Ibrahim, ex corrispondente per il Medio Oriente del New York Times e del Wall Street Journal (da Quotidiano nazionale.it)
Ecco le accuse "assolutamente false".RIVELAZIONI «Non è che l'inizio. Altri abusi verranno presto a galla» Un giornalista arabo americano alla Radio nazionale Usa non esclude il coinvolgimento delle truppe italianeRiportiamo la trascrizione di un'intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica To the point di Yussef Ibrahim, ex corrispondente del New York Times per il Medio oriente. In uno scambio di battute con l'intervistatore a proposito della foto che ritraggono i soldati americani torturare prigionieri iracheni, il giornalista afferma che anche truppe italiane hanno commesso abusi. Come è stata ricevuta la notizia di queste foto nel mondo arabo?Come hai accennato in precedenza è stata percepita come uno shock causato da un'amministrazione vista dal mondo arabo come nemica. Un'amministrazione che impone le proprie scelte e senza consultare nessuno e per nulla interessata ai sentimenti della popolazione. Bisogna inoltre bisogna tenere presente le caratteristiche culturali di una società in cui la figura maschile ha un determinato peso e dove l'uomo non può essere trattato nelle maniera in cui alcune foto mostravano. Vedere uomini oggetto di scherno di donne soldato, ritratti come in atteggiamenti omossessuali è decisamente devastante per l'opinione pubblica araba. Credo che questo episodio segni cambiamenti profondi nelle relazioni con gli Stati uniti. Girano su internet foto che i media hanno ritenuto probabilmente troppo forti e non hanno ancora mostrato. Queste immagini sono state trasmesse dai media arabi?Non ancora, ma penso che presto sarà fatto. Le immagini ormai sono su molti siti, esistono delle copie su cd di computer, quindi presto saranno rese pubbliche. E lo shock che produrranno sarà ancora più forte. L'intera vicenda non è ancora finita. L'altro giorno il generale Ricardo Sanchez, intervistato dalla radio pubblica, ha sottolineato come pratiche di quel tipo sono state perpetrate sistematicamente. Esse hanno preso piede per la prima volta a Guantanamo, per finire in Iraq. Sono convinto che tali violazioni dei diritti umani e del codice di guerra sono andate avanti per molto tempo. Anche le truppe italiane hanno commesso abusi e le foto possono uscire da un momento all'altro. Insomma, si tratta di una vera e propria macchina che oggi appare come doppia: la società americana ha dei valori, ma ritiene che essi siano adatti solo per noi americani e non siano invece applicabili agli arabi. Teniamo presente anche l'intero contesto in cui tale vicenda si colloca. Non dimentichiamo, ad esempio, il via libera dato da Bush alla politica di Sharon senza aver mai interpellato la voce palestinese: è in atto un deterioramento dei rapporti e la vicenda delle foto rappresenta un vero e proprio shock dalla violenza inaudita. In più non va dimenticato che il carcere di Abu Ghraib è stato per tutto il periodo del regime di Saddam Hussein il simbolo del terrore. La notizia data a un padre, a una madre, a un fratello, a una sorella, a un cugino, a una moglie o a un marito che il loro caro poteva essere finito rinchiuso in quelle celle equivaleva alla fine della vita. Di quella persona rinchiusa non si sarebbe saputo più nulla, nessuno avrebbe potuto averne notizie, conoscere le sue condizioni, sapere se era vivo o morto. Oggi migliaia di iracheni sono finiti in quel carcere e di quelle persone le famiglie non sanno più nulla da tempo. Poi all'improvviso vedono quelle immagini sui media, in televisione. Cominciano a temere il peggio per i loro cari, non sanno cosa fare. Vanno davanti alle prigioni per sapere, per avere notizie. In sostanza, con un unico evento, in una sola settimana, si è fatto rinascere un incubo che il popolo iracheno ha vissuto per anni. il manifesto 6 maggio 2004http://www.ilmanifesto.it
Francesco
May 6 2004, 18:27
Io dico che costui potrebbe benissimo mentire e che fino a quando non si ha almeno uno straccio di prova su questi abusi che gli Italiani compierebbero sugli Iraqeni non bisogna fare commenti a riguardo.
Non si prendono per oro colato notizie tanto gravi, (come per qualsiasi altra notizia, ma i giornali di sinistra sono esperti in questo) bisogna prima verificarli i fatti!
daniela la notturna
May 7 2004, 22:06
Alla vergogna non c'è mai fine!!!
"Non è vero che i governi, sia quello statunitense che quello britannico, non sapessero che nelle carceri irachene i prigionieri venivano maltrattati, torturati, umiliati. Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) aveva infatti inviato alcuni rapporti che segnalavano tutto questo a Washington e a Londra, senza che nulla fosse fatto in concreto. "L'articolo
daniela la notturna
May 7 2004, 22:25
daniela la notturna
May 9 2004, 12:23
La guerra cancella ogni diritto Il mondo inorridisce di fronte alle torture perpetrate dai soldati americani in Iraq, ma è difficile ricordare guerre, anche recenti, in cui non siano accaduti episodi analoghi. Bisognerebbe dunque chiedersi se questa forma di barbarie non sia insita geneticamente nell'idea stessa della guerra, in quella dell'annientamento dell'avversario che normalmente l'accompagna. Il rifiuto della guerra come modalità per risolvere le controversie mondiali, è tanto più indispensabile di fronte alla filosofia della guerra preventiva e permanente, e in un contesto in cui la lotta al terrorismo si fonda sul principio, che nella realtà si è dimostrato non solo inefficace ma controproducente, secondo cui "il fine giustifica i mezzi". Sulla base di questa inaccettabile logica, gli Stati Uniti, e non solo loro, hanno chiuso un occhio davanti agli orrori di Guantanamo e di altri "lager" sparsi per il mondo. La società occidentale ha solo timidamente denunciato la mortificazione totale dei diritti civili, "motivata" spesso sulla base di meri sospetti, che poi non hanno trovato fondamento alcuno.
Basti pensare che, se alcuni episodi di violenze e torture sono stati addirittura fotografati, è del tutto evidente che ben più gravi violazioni, non certo isolate ma sistematiche, dei diritti umani sono avvenuti nei meandri delle celle di sicurezza. Sì, dopo che tutto il mondo ha potuto vedere immagini terrificanti, ci sono state proteste: ma, da parte di molti, abbiamo sentito parlare di episodi "isolati", mentre la realtà era, ed è, indubbiamente differente. E' stata, quella della tortura, una scelta premeditata, contro detenuti, spesso innocenti, con la precisa finalità di creare una situazione di terrore tesa a spezzare la legittima protesta e opposizione alla guerra preventiva e ad una occupazione militare, fondata sull'arbitrio, sulla menzogna e in aperto contrasto con la legalità internazionale. E che le torture non siano state isolate, lo conferma il fatto che - malgrado un'interrogazione parlamentare, presentata nello scorso dicembre da Rifondazione comunista, in cui si denunciava il fatto che cittadini irakeni erano stati fermati dal nostro contingente militare, incappucciati, legati, e lasciati senza bere e mangiare per oltre quattro giorni - non solo non vi è stata alcuna smentita da parte dei vertici militari, ma il Governo è stato del tutto silente. Né ci si dica che analoghe condotte erano usuali da parte di Sadam Hussein, in quanto ciò che è inammissibile da parte di una dittatura, non può e non deve essere neppure ipotizzato in un Paese che si definisce democratico.
Ma tutto ciò non può esimerci da fare un discorso più generale sul continuo restringimento, in tutto il mondo, degli spazi di libertà e di diritti, individuali e collettivi, fondamentali. E' indispensabile che chiunque crede realmente nello stato di diritto, abbandoni definitivamente l'idea che si possa sconfiggere il terrorismo, senza eliminarne la cause, ma trasformando i "diversi" in "sospetti" e i "sospetti" in colpevoli anticipati da arrestare e reprimere, creando così un clima di paura, che troppo assomiglia al terrorismo che si vuole combattere. Con la giustificazione della doverosa lotta al terrorismo, vi è stato un innalzamento del livello repressivo nei confronti del mondo islamico e dell'antagonismo sociale. Basti pensare che, in Inghilterra, su oltre 1000 cittadini islamici arrestati dopo l'11 settembre, e detenuti per mesi se non per anni, sono emersi indizi (e non prove), di collegamento col terrorismo solo nei confronti di 14. Non dissimile la situazione in Italia: sono recentissime due sentenze che hanno assolto decine di islamici, arrestati e accusati di preparare attentati terroristici sulla base di meri sospetti.
E' in questo contesto che, nel nostro Paese, la maggioranza parlamentare vuole rendere legittima la tortura, purché non reiterata. Dimenticando non solo le torture subite da cittadini somali da parte di nostri militari, inviati in "missione di pace", ma anche le violenze subite da ragazze e ragazzi a Napoli e a Genova, i continui suicidi nelle carceri, le sempre più numerose denunce di violenze nelle caserme. Tanto altro ci sarebbe da dire, ma il tutto, ancora una volta, si può riassumere nel fatto che non si può giustificare, e anzi si deve denunciare, ogni ancorché piccolo abuso, per evitare che, se impunito, diventi la premessa per un abuso sempre più grave. E si arrivi, alla fine, col giustificare - in quanto "purtroppo necessarie" - violenze e vere e proprie torture che tutti noi speravano fossero triste retaggio di feroci dittature. La difesa delle garanzie individuali, la denuncia di ogni violenza, la lotta contro la tortura e contro la guerra, saranno tanto più efficaci quanto più saranno globali e sovranazionali. E, ne sono convinto, il Partito della Sinistra Europea, già è, e ancor più sarà, uno strumento prezioso non solo di denuncia ma anche di lotta per la difesa, in ogni campo, dei diritti individuali e collettivi, e per costruire, insieme, un mondo più giusto, più equo e più solidale.
Giuliano Pisapia
Fonte: www.liberazione.it
9 maggio 2004
trottolo
May 9 2004, 23:01
ha detto bene Goccia. dove c'e' guerra si puo' stare sicuri che vengono commesse centinaia di azioni incivili e inumane tra cui sicuramente la tortura.... anche se non viene fuori la notizia ufficiale. non so cosa sia di preciso, ma penso che quando un uomo ha il potere assoluto su un altro individuo, ci sia il rischio che voglia provare questo suo potere e voglia vedere fino a dove puo' spingersi....
tersite
May 11 2004, 09:27
questa vicenda mi sta facendo sorgere un dubbio, ed è che tutte queste voci ufficiali, parlamento americano etc. di condanna alla tortura finiscano implicitamente per fornire legittimazione alle stragi di civili che vengono perpetrate regolarmente con i bombardamenti. siamo all'apoteosi dell'ipocrisia, dopo quanto era già successo in afganistan con centinaia, migliaia forse di prigionieri torturati o passati per le armi, dopo guantanamo ora si scopre che le forze della coalizone torturavano i prigionieri e ferme restando le responsabilità individuali di chi ha commesso le torture resta il fatto semèpre più evidente che facevano parte di una pratica sistematica decisa dall'alto. e per praticare in modo sistematico la tortura non basta affidarsi all'estro o alla frustrazione occasionale dei torturatori, quasi fosse una loro reazione alle circostanze particolari, occorre formare degli individui in grado di diventare assassini e torturatori, disciplinarne menti e corpi perchè siano in grado di farlo, e le scuole di addestramento a questo proposito nell'esercito usa non mancano. detto questo mi chiedo se abbia senso distinguere se sia più grave torturare un prigioniero o sganciare una bomba che quasi sicuramente farà delle vittime tra i civili
schmit
May 11 2004, 10:18
Ecco perche' dico che è l'etica belligerante che è sbagliata...io mi rifiuterei di partire per andare in guerra,a costo di farmi ammazzare,preferirei essere ammazzata che ammazzare...
daniela la notturna
May 12 2004, 13:39
Siamo tutti iraqeni
di Lanfranco Caminiti
11 May 2004

Nous sommes tous Américains, scrisse Jean-Marie Colombani, direttore di "Le Monde", all'indomani dell'11 settembre. De Bortoli, direttore del "Corriere della Sera", riecheggiò. Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio, molto più che l'evidente pietà per i morti: il bisogno di reagire alla paura, all'ignoto, al sorprendente, all'orribile. Un istinto "umano" prima ancora che politico. Come se dalle tenebre fosse uscito un diabolico mostro, Behemoth, come se si fossero spaccati i cieli per la collera divina.
Ma quelli erano innocenti. Ma noi siamo innocenti. Stringersi assieme. Noi stessi, qui in Europa, eravamo come colpiti, come scavando tra le macerie delle Torri gemelle, ci riorganizzavamo. Stand up. In piedi. Poi, le bombe dell'11 marzo a Madrid. Di nuovo attoniti, di nuovo vicini, in piedi: Hoy somos todos españoles.
Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio. La nostra "cultura dell'innocenza", che si incarna in un principio giuridico ma lo esubera in un "principio ordinatore" di vita, ci sorreggeva, come ci sorregge quotidianamente, sovrappensiero. Si consolidava anzi. Nessuno è innocente, è questo il principio discriminante della bomba indiscriminata. Ciascuno è colpevole, ciascuno sa, ciascuno fa finta di non vedere, distrae lo sguardo e il pensiero.
Gli occidentali sanno, si ingrassano, si abboffano sull'espropriazione e la violenza. E' questo il "principio ordinatore" della violenza fondamentalista. Gli occidentali sanno. Tutti, indiscriminatamente. Il volto stolido della soldatessa Lynndie, della torturatrice della porta accanto, è il nostro stesso volto. Adesso tutti sanno, adesso tutti sappiamo. Nel buco del culo del mondo, dove non si posa lo sguardo, nella prigione di Abu Ghraib, dove si giocava davvero la partita tra la "civiltà" dell'occidente e il terrorismo fondamentalista o il totalitarismo, non c'è soluzione di continuità.
Qual è, dov'è la differenza tra il torturatore "amatoriale" americano e il torturatore "professionista", di Saddam Hussein, d'un qualunque dittatorello di merda, d'un qualunque pazzo delirante di potenza? Le torture sistematiche sono gli "effetti collaterali" d'una guerra o d'una operazione di polizia. Noi italiani brava gente, figurarsi, abbiamo la nostra Bolzaneto. Prima avevamo le nostre foto delle splendide operazioni della Folgore in Somalia.
Un dossier. Uno "scandalo", uno scoop. Forse davvero siamo tutti americani. Saremmo anche iraqeni. Dovremmo essere. Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio. In quelle orribili immagini c'è una "passione" per tutti noi, un principio di salvezza.
Lanfranco Caminiti (L'autore, collaboratore di Reporter Associati, si può seguire e leggere anche sul suo sito web www.lanfranco.org)
redazione@reporterassociati.org
Roderigo
May 12 2004, 14:21
| QUOTE (trottolo @ May 10 2004, 00:01) | | ha detto bene Goccia. dove c'e' guerra si puo' stare sicuri che vengono commesse centinaia di azioni incivili e inumane tra cui sicuramente la tortura.... anche se non viene fuori la notizia ufficiale. |
Già. E questa è un'aggravante.
Se la tortura sui prigionieri di guerra è facilmente prevedibile da chiunque, lo è anche da parte dei vertici politici e militari, i quali se vogliono, possono stare attenti ed agire per evitarla. O quantomeno per contenerla.
Se lo sa Goccia, con tutto il rispetto, dovrebbero saperlo anche Bush, Blair e Berlusconi.
Ma la realtà è sempre peggiore di come uno se la immagina.
Roderigo
May 12 2004, 14:56
Le tecniche, già usate in Vietnam e Honduras, in due documenti declassificati nel `97 Ecco i manuali dei torturatori Usa Sevizie collaudate Un'inchiesta del Washington Post rivela: nel «centro di interrogatorio segreto della Cia» in Afghanistan «coloro che rifiutano di cooperare sono talvolta tenuti in piedi o in ginocchio per ore, con la testa coperta da un cappuccio nero». In nome della «guerra al terrorismo» sono stati costruiti centri di detenzione segreti, tutti preclusi a pubbliche inchiesteMANLIO DINUCCI Di fronte alle immagini degli «abusi» avvenuti nella prigione irachena di Abu Ghraib, il presidente Bush ha avuto «una reazione di profondo disgusto e incredulità sul fatto che chi indossa la nostra uniforme possa compiere atti così vergognosi e raccapriccianti» (The New York Times, 11 maggio). Eppure, in qualità di comandante supremo delle forze armate, egli dovrebbe essere a conoscenza dei manuali che insegnano tali tecniche ai militari. Due di questi sono stati declassificati (anche se con alcune parti cancellate) il 24 gennaio 1997, durante l'amministrazione Clinton, in seguito a una azione legale intrapresa dal giornale The Baltimore Sun. Sono lo Human Resource Exploitation Training Manual - 1983, usato dall'esercito Usa in particolare per le operazioni in Honduras, e il Kubark Counterintelligence Interrogation - 1963, un manuale usato dalla Cia in Vietnam, su cui si basa quello del 1983. Le analogie con le tecniche impiegate ad Abu Ghraib sono impressionanti. Il manuale del 1983 insegna che «i sospetti devono essere denudati e bendati» e che «le stanze degli interrogatori devono essere senza finestre, buie, acusticamente isolate e senza toilet». Poiché «il senso di identità di una persona dipende dal continuo contatto con ciò che la circonda», la detenzione deve essere «pianificata per dare al soggetto la sensazione di essere tagliato fuori da qualsiasi cosa conosca e lo rassicuri». Occorre però evitare che «la detenzione divenga monotona al punto tale da far diventare il soggetto apatico». Vanno quindi usati in continuazione «metodi di rottura che lo disorientino e gli incutano sensazioni di paura e impotenza». Tra questi, improvvisi interrogatori ed «esami medici in tutte le cavità del corpo». Dalla «privazione degli stimoli sensoriali» si passa alle «minacce» che devono essere «espresse freddamente», in quanto «espressioni di ira da parte degli inquirenti sono spesso interpretate dal soggetto come timore di un fallimento e rafforzano in lui la volontà di resistere». Se il soggetto resiste, «la minaccia deve essere attuata, altrimenti la successiva si rivelerà inefficace». Il manuale affronta quindi il capitolo del «dolore», avvertendo che, «quando è inflitto dall'esterno, può rafforzare la volontà del soggetto di resistere». Il metodo più efficace è quello che sia «lui stesso a procurarsi il dolore che sente». Ad esempio, «se il soggetto è costretto per lungo tempo a mantenere una posizione rigida, come quella dell'attenti, o stare seduto in posizione scomoda su uno sgabello, la fonte immediata del dolore non è l'inquirente ma lui stesso: il suo diviene quindi un conflitto interno». La situazione del prigioniero incappucciato che, ad Abu Ghraib, è costretto a stare in equilibrio su una scatola con in mano degli elettrodi che gli danno la scossa se mette i piedi in terra, altro non è che una variante di questa tecnica. Anche se il manuale, prima di essere declassificato, è stato corredato da un cappello in cui si definisce illegale la tortura, esso contiene due riferimenti all'uso di scosse elettriche negli interrogatori. Avverte infatti che è necessaria l'approvazione del comando «se devono essere usati nell'interrogatorio metodi medici, chimici o elettrici per ottenere acquiescenza». E, nel dare istruzioni sulla preparazione della «stanza degli interrogatori» che «deve essere conosciuto in anticipo qual è l'impianto elettrico, così che i trasformatori e altri apparecchi siano a portata di mano se necessario». Prima che in Iraq, queste tecniche di interrogatorio sono state usate dall'esercito e dai servizi segreti statunitensi in Afghanistan. Lo conferma una inchiesta compiuta dal Washington Post (26 dicembre 2002): nel «centro di interrogatorio segreto della Cia», all'interno della base aerea di Bagram in Afghanistan, «coloro che rifiutano di cooperare sono talvolta tenuti in piedi o in ginocchio per ore, con la testa coperta da un cappuccio nero. A volte sono tenuti in dolorose posizioni e privati del sonno per ventiquattrore con continui lampi di luce. Mentre il governo statunitense condanna pubblicamente l'uso della tortura, ciascuno degli attuali funzionari della sicurezza nazionale, da noi intervistati, ha difeso l'uso della violenza contro i prigionieri come giusta e necessaria». Ciò che è emerso in Iraq non è dunque frutto di una deviazione dalle norme ad opera di pochi militari indegni, ma di un metodo scientificamente studiato cui vengono addestrati i militari. Ed è solo la punta dell'iceberg. Secondo The Washington Post (11 maggio), «nella costellazione mondiale di centri di detenzione, molti dei quali segreti e tutti preclusi a pubbliche inchieste, costituiti dalle forze armate Usa e dalla Cia in nome del controterrorismo», vi sono «oltre 9.000 prigionieri, senza alcun diritto legale». Quali siano in questi centri di detenzione le tecniche di interrogatorio, è facile immaginarlo. il manifesto 12 maggio 2004http://www.ilmanifesto.it
Roderigo
May 12 2004, 15:03
| QUOTE (tersite @ May 11 2004, 10:27) | | detto questo mi chiedo se abbia senso distinguere se sia più grave torturare un prigioniero o sganciare una bomba che quasi sicuramente farà delle vittime tra i civili |
Penso che le torture sui prigioneri di guerra, che in sette casi su dieci, pare consistano in persone arrestate per sbaglio, siano la naturale conseguenza di una aggressione militare, senza regole, di fatto condotta contro la popolazione civile.
Gli effetti delle torture, però si vedono, grazie alle foto ed ai rapporti militari e delle organizzazioni umanitarie. A proposito, vi sarebbe qualcosa da dire sul fatto che la Croce Rossa denunciò già a febbraio quali fossero le condizioni di detenzione, limitandosì però a riferirne solo ai governi responsabili.
Infatti, quando gli effetti delle torture ci sono sconosciuti, pur sapendo che esistono, cade il silenzio. Abu Ghraib è sicuramente meglio di Guantanamo.
goccia
May 12 2004, 16:25
| QUOTE (Roderigo @ May 12 2004, 14:21) | | Se la tortura sui prigionieri di guerra è facilmente prevedibile da chiunque, lo è anche da parte dei vertici politici e militari, i quali se vogliono, possono stare attenti ed agire per evitarla. |
non credo che la tortura sia prevedibile da parte dei vertici politici e militari. credo che sia voluta da parte dei vertici militari e tacitamente accettata da parte di quelli politici.
e non puntiamo il dito contro gli states, perchè qualunque potenza occidentale, fosse anche socialista, non esiterebbe ad usare questi metodi.
certo, gli americani sono i più organizzati in questo tipo di attività, hanno anche un'accademia per l'addestramento... eh già. gli americani sono sempre più avanti degli altri.
Il Manifesto ...e un disertore....senza dubbio dopo aver sentito la loro testimonianza ,certamente obbiettva, ne sapremo di piu sulle torture e sulle responsabilità....
Roderigo
May 13 2004, 15:58
Veramente, il Manifesto cita il New York Times e il Washington Post. Copia soltanto. Poi, se non ci si fida, basta andare sui siti degli originali. The New York Times http://www.nytimes.com/The Washington Posthttp://www.washingtonpost.com/
daniela la notturna
May 14 2004, 08:38
Ho appena letto che gli USA hanno liberato da Abu Ghraib oltre 300 detenuti che, secondo la Croce Rossa, erano stati arrestati per errore...ma bisognava aspettare lo scandalo delle foto che mostrano le torture nei confronti dei detenuti iracheni per accorgersi che vi erano persone detenute per sbaglio in quella maledetta prigione?
daniela la notturna
May 14 2004, 14:03
Torture afgane Dal nostro inviato
Enrico Piovesana
13 maggio 2004
Dopo l’Iraq, l’Afghanistan. Lo scandalo dei prigionieri di guerra torturati dai soldati statunitensi sta scoppiando anche sul fronte orientale della guerra globale di Bush al terrorismo. O che almeno così era nata, dato che ormai sta prendendo la piega di una spedizione punitiva verso i popoli musulmani, che nulla ha a che vedere con l’esportazione della democrazia e dei diritti umani. Una realtà che, qui in Afghanistan, non costituisce certo una novità eclatante. Basta parlare con la gente che abita intorno alle basi militari americane per capire che tutti sanno. L'articolo
Roderigo
May 14 2004, 23:12
| QUOTE (daniela la notturna @ May 14 2004, 09:38) | | Ho appena letto che gli USA hanno liberato da Abu Ghraib oltre 300 detenuti che, secondo la Croce Rossa, erano stati arrestati per errore...ma bisognava aspettare lo scandalo delle foto che mostrano le torture nei confronti dei detenuti iracheni per accorgersi che vi erano persone detenute per sbaglio in quella maledetta prigione? |
Forse no. La percentuale delle persone arrestate per sbaglio dev'essere molto elevata, considerando il turn over che si verifica nelle carceri irachene. Alcuni giorni fa, un gruppo di politici e notabili iracheni ha portato al governatore Usa Paul Bremer la richiesta di liberare i prigionieri di Abu Ghraib come gesto distensivo dopo le torture. Costui ha risposto che dalla liberazione (inizio dell'occupazione americana) sono state rilasciate oltre il 75% delle persone che fatte prigioniere e che così si continuerà.
Roderigo
May 14 2004, 23:25
| QUOTE (tersite @ May 11 2004, 10:27) | | detto questo mi chiedo se abbia senso distinguere se sia più grave torturare un prigioniero o sganciare una bomba che quasi sicuramente farà delle vittime tra i civili |
Torno su questa domanda, perchè in proposito, ho letto una cosa interessante sul Manifesto di ieri, riportata da Slavoj Zizek.
"In un recente dibattito alla Nbc sul destino dei prigionieri di Guantanamo, una delle argomentazioni a sostegno dell'accettabilità etico-legale del loro status è stata: «si tratta di quelli che le bombe hanno mancato»: poiché erano il bersaglio dei bombardamenti Usa e per caso erano sopravvissuti, e dal momento che quei bombardamenti erano parte di un'operazione militare legittima, non si può deplorare il destino che gli è toccato da prigionieri - qualunque sia la loro attuale situazione, è sempre meglio che essere morti... E' un ragionamento che dice di più di quello che intende dire: colloca i prigionieri nella posizione di morti viventi, quasi alla lettera. In un certo modo sono già morti (avendo perso il diritto di vivere in quanto bersagli legittimi di bombardamenti omicidi), così che ora rappresentano quello che Giorgio Agamben chiama homo sacer, colui che può essere ucciso impunemente perché agli occhi della legge la sua vita non conta più."
Roderigo
May 15 2004, 00:12
Anticorpi democratici contro il fallimento delle "mele marce" L'altro ieri sera, ho assistito ad una parte della trasmissione "Otto e mezzo", condotta sulla 7 da Barbara Palombelli e Giuliano Ferrara, ospiti Andrè Gluckman, Massimo Teodori e Nicolò Caracciolo.
Tema della trasmissione il confronto tra le torture ad Abu Ghraib e la decapitazione di Nick Berg. In sostanza, un confronto tra il "nostro" ed il "loro" mondo. Il messaggio veicolato era più o meno questo: si, anche noi commettiamo delle nefandezze, ma siamo democratici, sappiamo reagire, denunciare con i media, perseguire con la legge, invece loro no. Da loro la tortura è legge come è legge la censura. Quindi, siamo meglio noi.
In parte è vero, ma questo confronto a cosa serve? Nei nostri dibattiti sulle riforme istituzionali, sui sistemi politici e sociali vi è chi propone il modello tedesco, chi quello francese, e chi quello americano. Non ricordo di aver mai sentito qualcuno esprimere anche solo il dubbio sul fatto che forse dovremmo organizzarci come l'Arabia Saudita. Che tra l'altro qualifichiamo come paese arabo moderato in quanto alleato di Washington.
Dunque, se proprio sentiamo il bisogno di rassicurarci sul fatto che "siamo meglio noi", vuol dire che stavolta l'abbiamo fatta proprio grossa, abbiamo superato il limite, e non siamo certi di poterci fermare, dato che non sopportiamo da "migliori" di essere sottoposti ad aspettative e criteri di giudizio più elevati.
Anche i migliori possono peggiorare. Fino a che punto? E' proprio vero che il nostro sistema (pluralismo politico e mediatico) garantisce sempre e comunque una sana reazione alle violazioni del diritto? E' così che si spiega l'emersione dello scandalo di Abu Ghraib?
Questa è una parte della verità, ma non è tutta la verità.
Il nostro sistema si ribella ad Abu Ghraib, documenta con foto e rapporti, deferisce le "mele marce" alla Corte marziale, e chiama i massimi responsabili a render conto di fronte ai parlamenti ed alle commissioni di inchiesta, nonchè ai giornalisti. E' però, con qualche mal di pancia, sostanzialmente tollera Guantanamo dove probabilmente accadono le stesse cose se non di peggio. E come Guantanamo molti altri centri di detenzione.
Dove sta la differenza?
Abu Ghraib non è soltanto il simbolo di una violazione del diritto, di una nostra vergogna inconscia. Governi e organizzazioni umanitarie sapevano da mesi e probabilmente sapevano anche i grandi media. Denunciano ora, confessano ora. Perchè? Perchè di fronte ad una impresa militare fallita, che volge al peggio, il fronte interno si divide e confligge al suo interno. Abu Ghraib è anche un arma contundente. Se l'occupazione irachena fosse stata una marcia trionfale, i nostri anticorpi democratici, sulle torture, sarebbero rimasti in silenzio.
R.
Roderigo
May 15 2004, 00:30
La globalizzazione della "civiltà superiore"Mela marcia ad Abu Ghraib Visita a sorpresa nel carcere delle torture del segretario alla difesa Usa Donald Rumsfeld che scarica tutto su «qualche mela marcia» e ribadisce «la missione continua». Sarebbero 9.000, nel mondo, i prigionieri senza volto della «guerra contro il terrorismo». Durissimi combattimenti nelle città di Najaf e KerbalaSTEFANO CHIARINI (...) Il segretario alla difesa americano, e più in generale l'amministrazione Bush, stanno così cercando di nascondere il fatto che le torture ad Abu Ghraib non sono altro che una ruota, anche se la più nota, di un universo di centri di detenzione segreti messi in piedi in tutto il mondo nel corso degli ultimi due anni -molti dei quali off limit anche per la Croce rossa - gestiti dai servizi segreti militari e dalla Cia. In essi i prigionieri non hanno alcuna garanzia o diritto, sono tenuti fuori dal sistema giudiziario americano o internazionale, non conoscono ciò di cui sono accusati, sono privi di qualsiasi possibilità di difendersi, di vedere gli avvocati o le famiglie. In questi centri, sparsi in tutto il mondo, da Guantanamo al Pakistan, dall'Iraq ai paesi arabi «fidati» come Egitto, Giordania o Arabia saudita, sarebbero rinchiusi e sottoposti ad ogni tipo di torture (praticate dagli uomini della Cia, dai privati delle compagnie di sicurezza e dai servizi segreti dei paesi alleati) almeno 9.000 disgraziati. Di alcune centinaia di questi prigionieri si è persa ogni traccia e ogni richiesta di informazioni da parte della Croce rossa è stata vana. Praticamente non esistono più. Il tutto naturalmente autorizzato dal Pentagono, quindi da Donald Rumsfeld e dalla Casa bianca. * * *Da Abu Ghraib al Cairo, censura sulle tortureCancellate dal rapporto statunitense sui diritti umani le parti relative agli abusi nelle carceri dell'alleato Egitto Quindicimila Tanti sono, secondo alcune organizzazioni di diritti umani, i prigionieri politici rinchiusi oggi nelle prigioni di MubarakNOHA OMARI - IL CAIRO Le foto delle torture inflitte agli iracheni detenuti nel carcere di Abu Ghraib sono state ingigantite e stampate sugli striscioni innalzati alla manifestazione di mercoledì, al Cairo, davanti ai sindacati degli avvocati e dei giornalisti. La diffusione delle foto dell'orrore in Egitto è stata immediata: aperture di giornali, email, volantini. Il tam tam arabo su internet, del resto, è sempre stato particolarmente veloce. E proprio mentre erano in corso le manifestazioni è arrivata la notizia che il Dipartimento di stato Usa avrebbe fatto cancellare, dal rapporto annuale dell'ambasciata statunitense in Egitto, numerosi paragrafi contenenti critiche per violazioni di diritti umani, praticate nelle carceri egiziane. La pubblicazione del rapporto è stata, al momento, rinviata sine die. Motivazione `ufficiosa': l'attesa di chiarimenti sulle torture in Iraq. Insomma, finché non si placa la protesta del mondo arabo, chiudiamo un occhio anche noi sulle torture da voi praticate. O, peggio, do ut des: se io dimentico le vostre, voi perdonate le mie? (...) * * *Torture sui prigionieri di guerra in AfghanistanParla Ahmad Nurani, medico a Kandahar: «La prigione di Grishk è un inferno»ENRICO PIOVESANA - KANDAHAR (AFGHANISTAN) (...) «Molta gente di qui, una volta rilasciata dagli americani, viene da me. Per le ecchimosi che hanno sul corpo, causate da calci e pugni ricevuti dai soldati americani durante la detenzione. Mi dicono che i maltrattamenti fisici sono la normalità. Non riescono a dormire per il dolore. Io gli prescrivo degli analgesici. Ma quello che più li segna sono le torture psicologiche. Mi raccontano che appena arrivano in prigione, vengono completamente spogliati, incappucciati, ammanettati e lasciati per due giorni così, in recinti all'aperto, esposti al caldo torrido di questa stagione, o al freddo rigido dei mesi invernali, senza cibo e senza acqua». «Sono sconvolti, agitati, mi chiedono dei calmanti», dice il dottor Nurani con l'espressione di chi sa che non bastano le medicine per curare certe ferite. «Questi racconti mi sono stati confermati da un mio caro amico - afferma Nurani -, il responsabile locale della sicurezza, un alto ufficiale della polizia afghana che lavora nella base americana. Mi ha detto che i prigionieri vengono picchiati, maltrattati e umiliati. Trattati come bestie». «E quel che è peggio - si infervora Nurani - è che questa gente non ha niente a che fare con i talebani o con al-Qaeda. Io li conosco: lo so. Vengono indicati dalle spie afghane che collaborano con i militari Usa, spesso ex prigionieri che si sono guadagnati così la libertà. Li denunciano per semplici motivi di antipatia personale, dicendo che sono terroristi. O peggio ancora perché si tratta di persone abbastanza benestanti. Perché il vero scopo di questi arresti è l'estorsione. Il mio amico che lavora con gli americani nella base mi ha detto di aver visto con i suoi occhi gli ufficiali Usa mettersi in tasca i soldi pagati dai parenti del detenuti in cambio del rilascio. Chi viene riscattato esce. Chi non se lo può permettere viene schedato come terrorista e trasferito in altre prigioni». «Questa pratica, che nulla ha a che fare con la guerra al terrorismo, è dimostrata anche da tanti racconti di persone. Un locale comandante dei talebani è stato arrestato dagli americani e portato alla base di Grishk. Ma la sua famiglia, molto ricca, ha pagato il prezzo stabilito dagli ufficiali Usa per la sua liberazione: 25 mila dollari. E non solo: i militari americani rubano anche i soldi durante le perquisizioni nelle case dei sospetti. Mio cugino, quattro o cinque mesi fa - conclude il dottor Nurani -, ha ricevuto una notte la visita dei soldati Usa. Sono entrati in casa sua, l'hanno messa tutta sotto sopra e, alla fine, se ne sono andati. Dai cassetti erano spariti l'equivalente di 20 mila dollari. La stessa notte un suo vicino ha subito la stessa visita, ma evidentemente non hanno trovato soldi e se lo sono portati nella prigione di Girshk. Dato che nessuno ha pagato il riscatto lo hanno trasferito prima a Ghazni, poi a Bagram, e infine a Guantanamo». Il manifesto 14 maggio 2004http://www.ilmanifesto.it
Yarlaim
May 16 2004, 19:33
Gli aguzzini di Abu Ghraib, eredi di una lunga tradizione Luis Sepulveda
Coloro che sono passati per l'esperienza della tortura - e io sono fra quelli - sono in generale restii a parlare del tema per una questione di elementare pudore, ma nessuno tace quando si tratta di denunciare quella piaga del comportamento umano e le canaglie che inducono a praticarla. Dopo aver visto le foro spaventose che mostrano al soldatessa Lynnndie England, di 21 anni, incinta di sei mesi. Mentre collabora con singolare entusiasmo ad un "atto persuasivo" nei confronti dei prigionieri iracheni, l'orrore, i vecchi fantasmi di un passato ancora recente, cedono il passo all'ira che suscitano le parole di Donald Rumsfeld che condanna malvolentieri ciò che ovviamente sapeva, e non si può fare a meno di rallegrarsi per il ritorno delle truppe spagnole, di quei soldati, uomini e donne, persone degne che furono sul punto di essere complici delle violazioni dei Diritti Umani, della Convenzione di Ginevra, delle norme elementari del rispetto del vinto perpetrata dagli occupanti dell'Iraq. Per condannare la tortura sono state organizzate conferenze internazionali, perfino un anno fu dedicato al tema da Amnesty Internetinal, e la faccenda è così grave che, nel denunciarla, non c'è posto per alcuna considerazione "politicamente corretta". La tortura viene sempre praticata col pieno assenso delle alte sfere; non ci sono innocenti, né ambiguità che permettano di supporre ignoranza rispetto a quello che fanno le truppe, e se si tratta di truppe nordamericane i responsabili della tortura spiccano con una nitidezza nauseabonda. I nordamericani, con il loro ridicolo candore nell'alludere a temi che spaventano, sono soliti parlare di una "cultura della guerra", e sfortunatamente siamo in molti a sapere che la tortura fa parte dell'altra politica estera degli Stati Uniti d'America. Dall'assassinio di Kennedy la guerra sporca - con la tortura come arma più efficace - è stato il leitmotiv di tutte le aggressioni imperialiste. La tristemente famosa Escuela de las Américas nella zona del Canale di Panama,e le sue filiali di Fort Bridge o del North Caroline, sono state le università incaricate di preparare la maggiore feccia torturatrice del pianeta, col pieno assenso e convincimento di democratici e repubblicani. E se qualcuno è capace di sostenere il contrario, che finora non ne ha dato prova. Gli Stati Uniti d'America formarono e appoggiarono torturatori del calibro di Pinochet, Videla, Rios Montt o Hugo Banzer. Un "Eroe Americano" celebrato da Reagan, il capitano Oliver North, non esitò ad organizzare la vendita di armi all'Iran mentre i pasdaran dall'ayatollah Komeini tenevano in ostaggio i funzionari dell'ambasciata Usa a Teheran, per finanziare e formare, con quel denaro, i peggiori criminali che il continente americano abbia mai conosciuto: la "contra" nicarguense, i cui "combattenti per la libertà", come li chiamava Reagan, erano soliti obbligare i genitori dei ragazzi sandinisti a farli a pezzi a colpi di machete, vivi e in presenza di tutta la famiglia. Ci può forse stupire adesso che la soldatessa Linndye England, di 21 anni, incinta di sei mesi, torturi gli iracheni con il suo sorriso migliore? Quando i britannici, estensione degli Usa in Europa, sconfissero dei ragazzi morti di fame, di freddo e male armati alle Falkland, ci andarono abbastanza cauti con gli ufficiali argentini, codardi che si arresero al primo sparo, ma erano ben presenti mentre i loro gurkha sodomizzavano, strappavano occhi e testicoli, mozzavano lingua ai soldati sconfitti. Ci Può forse stupire adesso che anche i britannici torturino in Iraq? Henry Kissinger, un criminale che vanta il Premio Nobel per la Pace, addusse in un'occasione che al tortura era inerente alla guerra sporca. Ci sono forse guerre pulite? Ci può essere una guerra più sporca di quella dell'Iraq quando è stato dimostrato fino alla nausea che si fonda su puri e semplici imbrogli? Il nuovo ambasciatore degli USA che rimpiazzerà Paul Bremer come console dell'impero in Iraq si chiama John Negroponte ed è stato nominato da un'ampia maggioranza del senato nordamericano; democratici e repubblicani hanno salutato il valore di questo diplomatico che, nell'ombra, come esperto in "guerra sporca", organizzò, finanziò e addestrò il "Battaglione 136" in Honduras. Fra il 1981 e il 1985, Negroponte non faceva il suo dovere di ambasciatore dalla sua ambasciata a Tegucigalpa, bensì da El Aguacate, base militare nella quale finivano di addestrarsi i torturatori argentini e cileni, e gli indigeni come Rigoberta Menchu servivano da cavie a questa congrega internazionale di sadici. Nell'agosto del 2001, degli scavi dimostrarono il valore el'efficienza di Negroponte, venne rinvenuta una fossa con i cadaveri a pezzi di 185 persone, compresi due nordamericani torturati e assassinati col pieno assenso di sua Eccellenza. L'ambasciatore degli Stati Uniti d'America. Nel maggio 1982 una suora, Leticia Bordes, si avvicinò all'ambasciata nordamericana a Tegucigalpa per avere notizie della vita di 32 monache salvadoregne che si erano rifugiate in Honduras dopo l'assassinio del vescovo oscar Romero. Ebbe un colloquio con Negroponte, e questi disse di non saperne niente, ma anni dopo Jack Binns, diplomatico nordamericano, assicurò che le monache erano state sequestrate, violentate, torturate e lanciate vive con il pieno consenso di John Negropponte. Si può certo dubitare di ciò che attende gli iracheni con questo sinistro personaggio come plenipotenziario dell'impero? Si può forse dubitare che per i vari Rumsfeld, Wolfowitz, Rice Cheney e Bush la tortura non acquisisca la categoria di ideale? E si può forse ancora dubitare che sia stato legittimo togliere le truppe spagnole da quell'indegno pasticciaccio che è oggi l'Iraq?
"Il Manifesto" 16 maggio 2004
schmit
May 17 2004, 10:25
Sappiamo ormai tutto...sulla tortura,sulla guerra sulle punizioni,sulle sofferenze, sulle gioie sul dolore sugli uomini... Abbasso la guerra, abbasso le armi,abbasso la padronanza della vita di uomini di altri uomini,abbasso queste logiche, abbasso pure il parlarne in continuazione, lo sappiamo, esistono,ricominciamo da zero. Insegnamo ai nostri fanciulli ad amare,votiamo solo uomini di pace e che ce lo hanno dimostrato di esserlo,scienziati,filosofi,matematici,artisti etc etc gli altri tutti a casa a riabilitarsi da loro stessi. Votiamo una logica di preponderanza del bene per tutti, non solo del proprio . Il male esiste e non si puo' sconfoggere,serve anche questo per conoscere il suo opposto che è il bene. Cominciamo ad educarci al bene (in maggioranza) e vedremo che arrivera' anche la nostra felicita'... l'uomo è nato per evolversi in liberta', dimostriamo la nostra evoluzione. Siamo inseriti in un progetto di intelligenza non di ignoranza,diamo l'esempio per un mondo nuovo e un Uomo nuovo,fuori dalle logiche del passato. Ormai l'abbiamo visto che questa logica ci porta alla distruzione.
gallonio
May 19 2004, 06:51
15.05.2004 I rapporti sulle torture Pubblichiamo in questa sezione le traduzioni integrali dei rapporti sulle sevizie commesse in Iraq dalle truppe anglo-americane sui prigionieri iracheni e di altre nazionalità qui
antonio57
May 19 2004, 21:50
Ho letto con attenzione tutti gli interventi precedenti, soprattutto quello riguardante Negroponte che sinceramente non sapevo, comunque al problema delle torture si aggiunge anche quello piu' in generale dell'impunità di chi indossa una divisa (soprattutto se a indossarla è qualcuno che la querra l'ha vinta) E' di oggi la notizia di un errore dell'aviazione americana che ha attaccato un villaggio iracheno dove si celebrava un matrimonio e a quanto pare (come scritto dalla BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/3730423.stm) non è la prima volta che accade, come peraltro un fatto analogo era accaduto in circostanze simili in afganistan, anche in questo caso con decine di morti. Posso scommettere che sia dei casi iracheni, come peraltro di quello afgano, sia della commissione d'inchiesta istituita non si avrà piu' notizia (nel migliore dei casi finiranno con una condanna simile a quella inferta agli aviatori USA responsabili della tragedia alla funivia del cermis). Non per nulla gli USA non hanno mai accettato che un loro militare sia sottoposto ad un processo internazionale, anche per crimini commessi fuori dagli USA. Comunque, dato che negli interventi precedenti sono stati citati vari esempi in cui da parte USA sono stati usati metodi non propriamente ortodossi, vorrei ricordare che questa tradizione risale ben alla II guerra mondiale, infatti forse non tutti sanno che alla fine della guerra sono stati costruiti dei campi di concentramento nella Germania occupata dove venivano rinchiusi tutti quelli trovati indossare una divisa (capostazione compresi) e che si presume (dato che il numero esatto non è mai stato pubblicato) che vi siano stati qualcosa come 1.5 milioni di morti (buona parte per fame) a questo confronto quello che stà accadendo in Iraq sembra acqua fresca. Ovviamente su questi episodi non verrà mai realizzato alcun film od alcuna rievocazione. Non con tutto cio' io sia un antiamericano, conosco americani gentilissimi che non farebbero male ad una mosca, quello che deploro è la falsità di questi politici che usano la bandiera della libertà per fare esclusivamente (come ormai è piu' che risaputo) esclusivamente i loro interessi personali e sinceramente mi vien molto difficile spiegare a mia figlia il significato di certi valori quando in nome di quegli stessi valori tanti assasini restano impuniti.
daniela la notturna
May 20 2004, 14:08
Ridono sul cadavere dell'iracheno ucciso a bastonateL'articolo
Valeria
May 22 2004, 13:55
corsi e ricorsi della storia... sto studiando per l'esame di storia contemporanea... oggi sono venuta a conoscenza di un fatto nella nostra storia italiana alquanto agghiacciante... nel decreto presidenziale del 22 giuno 1946 viene concessa l'amnistia a fascisti che si erano macchiati di azioni delittuose. in base ad esso molti torturatori fascisti non vengono condannati. viene operata una distinzione nel decreto e nella sentenza della corte di cassazione a riguardo tra "torture normali ed ordinarie" e "torture particolarmente efferate".... rientrano in quest'ultima categorie le torture fatte per spontanee azioni in sfregio al senso di umanità... non vengono condannati: fascisti colpevoli di stupro plurimo su una partigiana, fascisti colpevoli di aver legato uomini al soffitto a testo in giù e averli colpiti come si fa con una sacca da pugile, fascisti colpevoli di aver torturato uomini legando dei cavi elettrici alle loro parti intime... ... ... ... non vengono considerati reati nella neo- repubblica questi atti di torture perchè atti intimidatori.... ... ... senza parole...
Roderigo
May 22 2004, 19:41
Benvenuta Valeria.  La famosa o "famigerata" amnistia di Togliatti. Giusta o sbagliata? Fu decisa in una situazione eccezionale. Intanto, dato che tu, Valeria, mi pare evochi un paragone con le vicende irachene, quei torturatori fascisti a chi li facciamo equivalere? Ai torturatori anglo-americani? Io stabilirei l'equivalenza con i torturatori di Saddam. Un errore che gli analisti unanimemente rimproverano al regime di occupazione americana è quello di aver licenziato tutti i membri dell'esercito e della guardia repubblicana, di aver gettato sul lastrico tutto l'apparato del baath. Questa scelta ha compromesso in partenza qualsiasi possibilità di pacificazione, consegnando alla resistenza centinaia di migliaia di persone. Se ad essi si fosse offerta una prospettiva, una possibilità di reinserimento, forse il governo del dopoguerra iracheno sarebbe stato più semplice. Questo era il problema che si ponevano i governanti democratici nell'Italia post-fascista del 1946. Perchè una dittatura ultradecennale non è un corpo avulso ed isolato dalla società. Si trattava di compiere una scelta di riconciliazione verso quella parte degli italiani, che erano stati, negli strati gerarchici inferiori, complici oggettivi del fascismo, ma che in un nuovo contesto democratico erano disponibili ad una conversione. Naturalmente ciò non doveva valere per i massimi e principali responsabili del passato regime, ma fascista era e continuava ad essere anche la magistratura, che applicò il decreto in modo arbitrario e indiscriminato.
Degradato a soldato semplice. La prima sentenza sugli orrori nelle carceri irachene Accusato di aver picchiato un detenuto che poi è morto se l'è cavata con poco. La condanna? Per un giudici dovrà scontare due mesi di carcere e sarà degradato. Tutto qui. Il sergente dei marines Gary Pittman, 40 anni (anzi: ex sergente) è stato condannato a 60 giorni di lavori forzati ed è stato degradato a soldato semplice, dopo essere stato riconosciuto colpevole di abbandono di posto e di semplici abusi nella tragica vicenda di Nagem Sadun Hatab, un iracheno di 52 anni, morto prigionia dopo essere stato preso a calci e maltrattato da militari americani. Nel giudicarlo colpevole, la corte non l'ha però condannato per l'aggressione mortale ma solo per abusi. In altre occasioni, insomma, avrebbe ecceduto. Il verdetto è stato emesso dalla corte marziale allestita in una base militare californiana, a Camp Pendleton, nei pressi di San Diego. Alla lettura della sentenza, Pittman ha detto d'accettarla e s'è scusato per le colpe commesse, aggiungendo di essere fiero di vestire la divisa e di volere restare nei marines. Nel processo, la corte aveva appreso che a Camp WhiteHorse, Campo Cavallo Bianco, nei pressi di Nassiriya, era normale colpire e prendere a calci i detenuti per impedire loro di dormire e per ammorbidirli in vista degli interrogatori. La morte del detenuto risale al maggio scorso. Pittman, esperto di arti marziali e, da civile, secondino nel penitenziario federale di Brooklyn, a New York, è stato il primo dei soldati coinvolti nella morte di Hatab a comparire a giudizio. La vittima era un ex funzionario del partito Baath. Secondo la testimonianza resa da alcuni commilitoni di Pittman nelle udienze preliminari, l'uomo lo colpì con un calcio al torace così violento che lo sollevò da terra e gli provocò la frattura di varie costole. Il detenuto morì nel giro di due giorni. La difesa del marines ha convinto i giudici che l'iracheno è morto in seguito a una grave crisi respiratoria provocata da un attacco di asma. http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=...&TOPIC_ID=37466
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