L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2003-2004

Hiris
EGOCENTRISMO
Quando l’ Io sequestra se stesso

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di Hiris


“Nonostante i suoi modi poco gentili a mio riguardo, egli mi parve un uomo intelligente, capace di comprendere molte cose, pur non provando un grande interesse per quanto non si riferisce personalmente a lui.“ (da L’ idiota di F. M. Dostoevskij)


L’ egocentrismo in psicologia, è, nell’adulto, il comportamento caratterizzato dalla tendenza a collocarsi al centro di ogni situazione e, nel bambino, l’incapacità di differenziare il proprio punto di vista da quello altrui.

La società contemporanea attinge e ricorre all’ IO come fonte e destinatario di ogni attenzione. La spinta alla sovraesposizione dell’ Io trova la sua espressione più morbosa nella strumentalizzazione dei mezzi di comunicazione di massa come occasione di esibizione permanente. Dal Big Brother al paparazzo prezzolato, alla web cam in diretta sul web, l’ io viene sequestrato, posto sul mercato, venduto, svenduto.

Ma già prima di cedere all’ ingranaggio vizioso dell’ esibizione e del voyeurismo, l’ egocentrismo dilania le nostre relazioni interpersonali, nel concentrare tutti i discorsi su di sé, relare ogni cosa a sé, imporsi come centro irradiante di tutte le idee, le convinzioni, le azioni, le ispirazioni, le aspirazioni.

L’egocentrismo turba il nostro rapporto con le cose e con l’ ambiente, e determina la difficoltà verso il “sostenibile”.
L’ egocentrismo è, dunque, il postulato dell’ egoismo.
Il punto di sutura lo aveva già stretto Oscar Wilde, quando diceva “L’ egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”.

La religione dell’ apparenza dell’ Io si tramuta in radicalizzazione dell’ appartenenza.

La stessa organizzazione quotidiana e commerciale sembra modulata per coccolare l'ego, viziarlo, sedurlo, soddisfarlo, aiutarlo, facilitarlo, impigrirlo e infine alienarlo in nome di più o meno precisi interessi . Fra cui, quelli economico – politici. L’ estrinsecazione politica dell’ egocentrismo sarà, dunque, l’ autoritarismo e, così come il rovescio della medaglia dell’ esibizionismo, era il voyeurismo, così l’ altro volto dell’ autoritarismo è il servilismo, esito degenerato dell’ opera di avvicinamento, seduzione ed abbandono dell’ io non consapevole di poter essere così facilmente avvicinato, sedotto, abbandonato.

Pensare che la rivoluzione, il cammino per l’eversione dell’ egocentrismo ha messo i primi passi tempo fa: Darwin aveva detronizzato l'essere umano dal suo primato evolutivo e Freud aveva rivelato come la persona che si riconosce in sé quando dice "io" è in realtà una molteplicità psichica irriducibile. È proseguito con le avanguardie artistiche del primo '900, in letteratura (Pirandello, Musil, Kafka, Joyce) e soprattutto nelle arti figurative, dove il cubismo, come ricordava Carl Einstein verso il 1929, "consumava la fine di un soggetto stabile e determinato" liquidando "l'atteggiamento antropocentrico" e facendola finita "con quello stupido giocattolo che viene chiamato uomo”.

Oggi, il web ed i suoi generi (le chat, i blog, i fora) può porsi come una sede subdola di sponsorizzazione dell’ Io che, divincolato dalle valutazioni ed alle pressioni precipue, a cui è soggetto nelle dinamiche reali, si presta ad essere distorto e trasposto, abilmente amplificato, collocato nel concorso sfrenato con gli altri Io. L’ accentramento programmato (e non il collocamento abusivo) dell’ Io sul web, nella consapevolezza degli ineluttabili meccanismi dissociativi, diviene una modalità di compiacimento dell’ Io che teme le aggressioni reali del mondo, un’ occasione per recuperare l’appartenenza indebolita delle distanze naturali o imposte della vita, un trampolino per sperimentare la propria autorità.


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DeLaunay



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Nemini Scire
Siamo tutti egocentrici nelle varie misure e, secondo me, non bisogna viverlo in maniera completamente negativa. L'egocentrismo è una spinta al confrontarsi con altri ego in maniera da dimostrare la propria superiorità: in fondo non era una legge cara a Darwin? Non tutti cercano di migliorasi e affermarsi?
La "guerra" di termini e pensieri è gioiosa, è luminosa... fa nascere idee, amori e delusioni. Se poi nel virtuale si riesce come nel reale a vivere questi sentimenti ben venga... in fondo viviamo per godere del sentimento.

Miao
schmit
QUOTE
L'egocentrismo è una spinta al confrontarsi con altri ego in maniera da dimostrare la propria superiorità: in fondo non era una legge cara a Darwin? Non tutti cercano di migliorasi e affermarsi?

Ecco vedi il "pusillibus"direbbe qualcuno, è tutto li' nella dimostrazione di volere essere superiori...
Il migliorarsi non vuol dire diventare superiori, perche' se si fa per questo non ci si migliora...migliorarsi significa capire di che pasta siamo fatti e cercare di lavorarci dentro...spiegata? non ci credo molto...
Nemini Scire
Bè se ci pensi bene nella "lotta per la vita" bisogna essere più forti e per essere più forti non bisogna essere "migliori"?
Poi l'introspezione serve sicuramente allo sviluppo ma hai voglia tu di fare introspezione quando hai sempre vissuto in una stanza buia senza aver mai visto niente di ciò che ti circonda... e non aver mai lottato.

Bau
schmit
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!
migliori di chi?bisogna solo essere capaci!!! Mannaggia a chi non vul capire!!!Uffa...
Skorpios
Io credo che la cosiddetta realtà virtuale amplifichi in maniera molto consistente l'impressione (e sottolineo "impressione") di questa lotta... e soprattutto ammanti di una relativa eppur sostanziale incomprensibilità qualunque espressione scritta... almeno quando l'argomento sia riferibile al proprio ego...
Postare è implicitamente un atto egocentrico... ed è sempre espressione della propria ricerca di sè... avatar e signature ne sono un simbolico e fulgido esempio...
Pur nei post apparentemente più "banali" si può scorgere l'entità e l'orientamento di questa ricerca... ma ovviamente l'impressione che il lettore ne ricava non sempre corrisponderà alla "realtà"...
Se è vero che nella RL (Real Life) si è spesso in grado di mediare le proprie pulsioni a seconda delle circostanze e a seconda delle proprie inibizioni o aperture sociali (sempre all'interno delle proprie capacità personali e del proprio grado di evoluzione), è altrettanto vero che su un forum l'approccio con sè stessi e quindi inter-relazionale è molto diverso... ed è molto difficile riuscire a scorgerne le reali identità...
Per alcuni è un approccio riflessivo ed auto-analitico, per altri meno... in dipendenza probabilmente non solo del modo individuale di accostarsi alle cose della vita ed a sè stessi, ma anche dell'attività svolta (o non svolta) durante la giornata quotidiana, non-forumistica... che può caratterizzare una certa incongruità di apparenze... o perfino accentuarne (magari ingiustificatamente) la "coerenza"...
Insomma, io penso che sia tremendamente difficile scovare una qualsivoglia "verità", al riguardo... perchè le suggestioni sono molteplici...
Io stesso spesso mi "rendo conto" del mio stesso apparire (scusate il bisticcio)... dell'impressione che se ne possa ricevere... ed almeno altrettanto delle impressioni non sempre codificabili che ricevo dagli altri... delle non sempre reali corrispondenze di ciò che di me a me stesso appare rispetto ai miei stati d'animo reali oppure rispetto al mio reale modo di essere, nel quotidiano... e anche dell'impostazione che con una tastiera ed un monitor davanti si riesca a dare di sè stessi... non sempre realistica... immagino sia così per tutti, in qualche misura...
Mi rendo conto altresì di quanto spesso un post possa rappresentare per alcuni un momento di approfondimento personale... una maniera ulteriore ed alternativa di parlare a sè stessi, pur nell'ambito di un inevitabile confronto pubblico... un modo di ripetersi la lezione, insomma... senza necessariamente voler lottare contro gli ego altrui...
Sono infatti d'accordo con letizia che non ci sia da primeggiare... e che l'autentica lotta sia con quella parte del proprio ego che ci asservisce silentemente... e soprattutto che ci "distrae" sistematicamente da quella stessa lotta con le proprie lusinghe... è esclusivamente su sè stessi che quel primeggiare può avere un senso... perchè l'ego reclama d'esser lustrato...
E' proprio per questo che ci si ripete costantemente la lezione... anche se non sempre consapevolmente... smile.gif






P. S.: se contaste le volte che ho detto o sottinteso "io", probabilmente ne sorridereste... proprio come ne sto sorridendo IO...! biggrin.gif
Monnalisa
In linea di principio, Skorpios, io non lego l'ego, ma vedo che anche tu... biggrin.gif
Skorpios
E' quella che doveva essere la faccina, infatti...!
Ho sbagliato...!
Corro ad editare...! biggrin.gif


Arenya
Egocentrismo come luce esibizionista...L'opaco...Il doppio sguardo...
L'opaco, per Italo Calvino, è l'emblema di rivelazione del vero; la luce offre un alibi alla verità, "nascondendo la realtà". Occorre inoltrarsi dalla luce verso l'ombra, verso i luoghi dell'opaco...Dove si formano raccolte di occhi feriti dalla luce, che crescono nell'ombra...Lo sguardo neutro (neuter = nè l'uno nè l'altro) è uno sguardo ambiguo, è un regard double, è uno sguardo che ritorna idealmente due volte sullo stesso oggetto.Uno sguardo che fa esistere l'oggetto con il suo ritorno.
E' uno sguardo allenatosi a un mondo in cui ci sono troppi Io e nessun Tu. E' pertanto un luogo dove nulla può interessarci tanto da meritare di costringere prigionieri i nostri occhi...Tutto ci istiga a separare e a separarci, le cose scisse sembrano meno reali e vere nella loro unità, e la molteplicità appare indizio di perdita d'esistenza, invece che arricchimento di pluralità, come dovremmo sperare che sia...
Da una parte le cose ci incatenano, e i raggi che gli antichi pensavano partissero dai nostri occhi per toccare le cose, diventano un groviglio di lacci. Dall'altra, nulla sembra più fare presa su di noi, come se qualcosa fosse riuscito a fuggire e qui incatenato vi fosse rimasto solo il nostro sguardo.
Ogni volta che gettiamo uno sguardo sul mondo, ne abbiamo un contraccolpo :"un altro raggio parte verso l'interno"; non si può "prendere" una cosa senza esserne "presi": Non un concetto si formerà che non ci afferri. Ci sono poi le emozioni, che son secchi di vernice colorata e penetrante, ridipingenti il quadro ogni istante.
Il succedersi dei diversi stati di coscienza taglia a spicchi e segmenta i diversi piani di esistenza, che nessuna lucidità può ricomporre. La comunità accende la lampadina incorporata che ogniuno dei suoi membri userà con indiscrezione anche in privato: questo sguardo con luce incorporata, sarà un filtro deformante sui versanti esterno ed interno del mondo. Un Ego non è meno reale della comunità che lo ha allevato, e non deve lamentarsi di difetti di esistenza: deve riuscire a liberare il suo sguardo anche dalla torcia comunitaria, e trovare la sua via extraspettiva, il suo proprio particolarissimo punto di vista, uno sguardo comprensivo e consapevole di una realtà ego-inclusiva; questo sarebbe un'egocentrismo lucido e indipendente, e sarebbe come la Bellezza, una vittoria dello sguardo...

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http://www.sentimientobohemio.com.ar/artebohemio.htm


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Monnalisa
Bello il tuo post, Arenya... pieno di spunti per riflettere!
Mi fa venire in mente che "egocentrismo" fa rima con "narcisismo" (ne parlavo proprio oggi in messenger, con qualcuno) e che tanti hanno - spesso senza accorgersene - lo sguardo puntato sul proprio ombelico... e stentano ad alzarlo. Proprio quello che Midler sintetizza benissimo in questa frase, per molti aspetti emblematica...

Basta parlare di me, parliamo di voi. Che cosa pensate di me?

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schmit
QUOTE
Basta parlare di me, parliamo di voi. Che cosa pensate di me?

Vedete amici,ogni cosa dipende dalla spinta che riceve e per che cosa questa spinta è data.
Analizziamo:
Io ho degli amici,e desidero sapere cosa pensano di me gli amici?
Ad una analisi frettolosa, potrei sembrare peccatrice di egocentrismo
Io voglio mettermi al centro per sentire parlare di me:Narcisismo.
Invece nel mio caso:
Io desidero sapere cosa pensano di me gli amici non perche' abbia bisogno delle opinioni nei miei confronti di altri,(io non ho bisogno di sentirmi dire chi sono perche' io lo so gia' e non in forma di appagamento della mia vana gloria,ma lo so dopo una corretta analisi tagliando a fette anche la piu' piccola parte di me con una analisi introspettiva anche molto dolorosa...)ma perche' curiosa di sapere come gli altri mi vivono,cioe' quale è il mio pupo,cos'è cio' che gli altri mi hanno cucito addosso. Se poi chi mi vive si avvicina al modo di vivermi io mi sento meno fantasma e piu' legata a quella persona. Mi pare un diritto no?
Nemini Scire
Arenya stupendo il tuo inno all'egocentrismo... e, come ho già detto, lo condivido in buona parte !
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Hiris



L'egocentrismo non fa soltanto rima con Narcisismo: spesso ne è l'aspetto speculare...e rispecchiato.


Tuttavia, quella che volevo inverare attraverso il mio intervento non era una condanna senza appello dell' egocentrismo. Tanto più che sono persuasa che esiste uno stadio dell' egocentrismo "adulto" che non è caratterizzato dell'imposizione centrale dell'io, bensì dalla sensibilità a cogliere se stessi attraverso l'esperienza degli altri. E' il "ri - conoscersi".

Piuttosto, la mia poteva essere una proposta di incremento rispetto alle possibili e decisamente aperte nozioni di "egocentrismo", che considerasse le trappole e le potenzialità del web.

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Il web è la rete, la ragnatela. In quanto tale, esso ha una struttura orizzontale scandita da nodi di intersezione delle sue direttrici. Nelle coordinate dei nodi si ubicano i genera, quali i blog, le chat, i fora. Nella fattispecie, i fora squarciano la rete, in quanto, instaurando esperienze comunitarie, si avvalgono di quel principio gerarchico che comporta comunque l'irruzione della verticalità e delle dinamiche di preponderanza e soccombenza, nonostante l'adesione (quantomeno formale) a principi di "democrazia virtuale" e "partecipazione partecipata".

Ora, è in questo scenario che si colloca il concorso fra gli ego. Di per sè il concorso fra gli ego non è deleterio. Tutt'altro. L' immissione del proprio ego nel concorso è sintomo di una benefica instabilità del soggetto che opera in retroguardia il quale, spinto dalle motivazioni più diverse (emotive come la solitudine, intellettuali come il confronto, narcistiche come l'esibizione...), si "butta nella mischia". E quando fa questo, il soggetto lo fa in piena libertà ed autodeterminazione.
Ma è proprio a questo punto che mi sovvengono le strategie di gioco di cui trattarono i sommi Neumann e Nash.
Si attivano, ossia, meccanismi di competizione e collusione. E quelli di competizione sono inderogabilmente caratterizzati dalla disparità e dalla disomogeneità dell' "informazione" di cui sono beneficiari i concorrenti. Essendo troncate le fonti di informazione, e, dunque, le occasioni di valutazione, che sono tipiche della Real Life, ognuno sa dell' altro solo quell'altro vuole che si sappia di se stesso: ecco la prima disparità, ed ecco la prima celebrazione dell' accentramento programmato dell' Ego. Ma il gioco non termina qui, perché la disparità non colpisce solo le informazioni di natura "personale": la disparità è soprattutto quella fra chi è titolare di un monte-informazioni elevato (vuoi per via di pregresse esperienze di socialità e"reale" e"virtuale", vuoi per via di un proprio patrimonio nozionistico e culturale cospicuo), e chi si trova ancora alla pianura o sta appena cominciando a conseguire una vetta intermedia. Quest'ultima forma di disparità è fortemente incisiva sotto due profili: il primo, è che chi più "sa", meglio o con maggiore destrezza saprà gestire il proprio piano di accentramento dell' Ego. Il secondo, è che "scire est posse", ossia, sapere vuole anche dire controllare con maggiore fermezza l'interlocutore,la controparte, il concorrente.

Da queste premesse, discende che non è improbabile che un' occasione nata sotto l' ottimo segno della massimazione dell' ultilità (ovviamente non in senso materiale, ma come potenzialità di soddisfazione dei bisogni) di ciascuno, finisce per favorire la massimazione dell' utilità di alcuni, perché non tutti coloro che si sono posti sotto la piccola fiamma della comunità, sono in grado di cogliere e ponderare i benefici dell' ombra, pur nello sforzo di formare la propria posizione attraverso il concorso critico con gli altri ego.

Si avverano le osservazioni della sociologia: il gruppo è stabile quando consta di cinque, massimo sei soggetti.

E la comunità può alla lunga finire per convertirsi da forma integrativo - includente a forma integrativo - escludente.



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schmit
QUOTE
ognuno sa dell' altro solo quell'altro vuole che si sappia di se stesso.

Puo' darsi tu abbia ragione nella tua forbitissima analisi sociologica...ma permettimi di dire qualcosa:
Non tutti i soggetti sono uguali. Fra questi ce ne possono essere alcuni che non gli interessi APPARIRE ma ESSERE e quindi si ponga in maniera del tutto sincera.
Ad un occhio molto attento si puo' leggere tra un rigo e l'altro cio' che non viene scritto e tradire il voler apparire.
QUOTE
sapere vuole anche dire controllare con maggiore fermezza l'interlocutore,la controparte, il concorrente.

sapere, se si sa bene, vuol dire esprimere in liberta' se stessi,non ingannare i propri simili per controllarli. Quale sarebbe il movente del controllo se non si vuole dall'altro niente di illecito?
Nemini Scire
Cara Hiris mi trovo in disaccordo con te su diversi punti:
QUOTE
Il web è la rete, la ragnatela. In quanto tale, esso ha una struttura orizzontale scandita da nodi di intersezione delle sue direttrici
il web non è un sistema unicamente orizzontale perchè vi è u componente di profondità (o verticalizzante) che lo rende un continente di comunità differenti.
QUOTE
Si avverano le osservazioni della sociologia: il gruppo è stabile quando consta di cinque, massimo sei soggetti.
per quanto ho studiato in sociologia il gruppo stabile non esiste. Sì può arrivare ad una fanta situazione di stabilità ma con max di 2 persone dato che nel gruppo di 6 si possono formare (bisogna calcolare la serie dei coefficienti binomiali n!/(n-k)!k! dove n!=n*(n-1)*(n-2)* . . . *2*1) molti sottogruppi... qualcosa di veramente instabile.

Poi credo che spesso noi vediamo negli altri solo quello che noi vogliamo vedere ... il miracolo che si autoavvera Jacobson docet.


Bau Bau

P.s. non ho avuto la minima voglia di calcolare ma son sicuro che qualcuno dotato di pazienza troverà la soluzione biggrin.gif
Skorpios
QUOTE (schmit @ Jun 16 2004, 11:08)
Fra questi ce ne possono essere alcuni che non gli interessi APPARIRE ma ESSERE e quindi si ponga in maniera del tutto sincera.

Proprio così... wub.gif
Chi vuole apparire nella cosiddetta realtà virtuale vuole apparire anche nella RL, non credo ci siano alternative...
Come non credo esistano soverchie differenze di "riconoscimento"...
Il sentire sostituisce qualsiasi valutazione razionale o analitica...
Il sentire...
Trovo che egocentrismo faccia soprattutto rima con mimetismo...
Ma non in relazione ai rapporti sociali... in relazione a sè stessi...
Probabilmente non esiste affatto un ego buono e un ego cattivo...
L'ego rappresenta l'ostacolo all'evoluzione autentica... punto.
Quella in cui la cultura non serve più... ammesso mai che serva...
Un ego trattenuto, mitigato, reso gradevole è infinitamente più devastante (per sè) di un ego "riconosciuto" nella propria autorità... e nel proprio strapotere...
Ritengo intimamente che la conoscenza sia infinitamente più importante della cultura...
Mi è piaciuta l'immagine di Arenya a proposito delle emozioni... anche se penso che quelle stesse emozioni siano semplicemente un nutrimento accessorio, come tanti... illusorio quanto tutto il resto... e, quanto tutto il resto, estremamente difficile da riconoscere come tale...
Emozioni di sopravvivenza... ma soprattutto il piacere dalla passione... altrimenti sarebbero sentimenti... anzi, il sentimento...
Senza egocentrismo non posteremmo neppure... senza il piacere dell'esibizione non invieremmo neppure un rigo... l'ego reclama sempre i propri crediti... anche quelli che non gli spettano affatto...
Hiris
Andrò con ordine...


Lety...



QUOTE
Non tutti i soggetti sono uguali. Fra questi ce ne possono essere alcuni che non gli interessi APPARIRE ma ESSERE e quindi si ponga in maniera del tutto sincera.


Il punto non è l'apparenza, bensì il "trasferimento" dell' Io, che è un' operazione irrinunciabile, Lety! Quando parliamo, quando scriviamo, quando ricorriamo a qualsiasi mezzo noi non "siamo" più nel modo primigenio. Siamo già qualcos' altro. In buona ed in mala fede. Anzi...qualcos'altro assume di essere ciò che siamo. La scrittura come un parto, ci separa da qualcosa che è nostro, ma nel momento in cui gli diamo vita autonoma non è più nostro, per quanto in esso si possa riconoscere qualcosa che ci assomiglia straordinariamente e che sa così tanto di autentico...


QUOTE
sapere, se si sa bene, vuol dire esprimere in liberta' se stessi,non ingannare i propri simili per controllarli. Quale sarebbe il movente del controllo se non si vuole dall'altro niente di illecito?


Non si deve pianificare una strategia criminale per ritrovarsi a controllare gli altri. La comunicazione ha la sua componente di controllo, ed è insopprimibile. Il che si manifesta nella circostanza banale e quotidiana che spesso esigiamo un minimum di informazione riguardante il prossimo per potere dischiudere i nostri canali...
Il controllo non è dominio.

Nemini....

QUOTE
QUOTE 
Il web è la rete, la ragnatela. In quanto tale, esso ha una struttura orizzontale scandita da nodi di intersezione delle sue direttrici 

il web non è un sistema unicamente orizzontale perchè vi è una componente di profondità (o verticalizzante) che lo rende un continente di comunità differenti.


Mon chèr Neminì, ed io cosa ho scritto???
QUOTE
Nella fattispecie, i fora squarciano la rete, in quanto, instaurando esperienze comunitarie, si avvalgono di quel principio gerarchico che comporta comunque l'irruzione della verticalità


Al riguardo della tua correzione sociologica...Tuchè! read-grin.gif La mia asserzione sapeva molto più di sociologia spicciola e qualche esperienza umana...Senza contare la personale avversione per i calcoli matematici! lookaround.gif



Skorpios...

Chissà che tu non sia quello che ha colto più elementi dal mio interevento ed ha opposto conclusioni coerenti, maturate...

QUOTE
Un ego trattenuto, mitigato, reso gradevole è infinitamente più devastante (per sè) di un ego "riconosciuto" nella propria autorità... e nel proprio strapotere...
Ritengo intimamente che la conoscenza sia infinitamente più importante della cultura...


Eh, infatti la mia imbeccata sorgeva proprio da un momento di diagnosi ma soprattutto di autodiagnosi...ma già essa era un "trasferimento" dell' Io 348.gif ...

QUOTE
Senza egocentrismo non posteremmo neppure... senza il piacere dell'esibizione non invieremmo neppure un rigo... l'ego reclama sempre i propri crediti... anche quelli che non gli spettano affatto...


Per quel che mi riguarda, hai spaccato il nodo gordiano!




Skorpios
Hiris... rosa.gif

schmit
Skorpios La conoscenza è cultura,forse volevi dire non cultura ma nozionismo!
QUOTE
Senza egocentrismo non posteremmo neppure... senza il piacere dell'esibizione non invieremmo neppure un rigo... l'ego reclama sempre i propri crediti... anche quelli che non gli spettano affatto...

Io non credo assolutamente di stare nel web per questi motivi semmai per amore del mio ego,per migliorarmi, per crescere,anche per sentirmi amata e amare a mia volta, per condividere,ma non per stare al centro dell'universo.
Skorpios
QUOTE (schmit @ Jun 16 2004, 17:12)
Skorpios La conoscenza è cultura,forse volevi dire non cultura ma nozionismo!

Sapevo che qualcuno avrebbe colto...! wub.gif (che tra l'altro è anche un sottile quanto involontario giochino di parole...)
La "conoscenza" non come sinonimo di cultura... ma come espressione del raggiungimento della consapevolezza (di sè)... e di tutto ciò che di inimmaginabile e di imprevedibile, di misterioso e di potenziale possa contenere...
Il suo primo significato, insomma... la facoltà del conoscere (sè stessi)... l'acquisizione psicologica o intellettuale della "realtà" (di sè)...

Skorpios
QUOTE (schmit @ Jun 16 2004, 17:12)
QUOTE
Senza egocentrismo non posteremmo neppure... senza il piacere dell'esibizione non invieremmo neppure un rigo... l'ego reclama sempre i propri crediti... anche quelli che non gli spettano affatto...

Io non credo assolutamente di stare nel web per questi motivi semmai per amore del mio ego,per migliorarmi, per crescere,anche per sentirmi amata e amare a mia volta, per condividere,ma non per stare al centro dell'universo.

Letizia, di questo passo non riuscirò a starti dietro...! biggrin.gif
Hai aggiunto il resto mentre postavo... hai voluto evitare il secondo post (per i motivi che "conosciamo", forse), ma io sono sempre stato intimamente favorevole al tuo modo di postare a più riprese... molto più vivo, emotivo e realistico... wub.gif
Non "il centro dell'universo"... ma il centro del tuo universo... che poi è esattamente la stessa cosa...
Se leggi fra le mie righe così come m'illudo di leggere tra le tue, le nostre non ti appariranno affatto due opinioni contrapposte... anzi... smile.gif
Hiris
Per il contesto in cui era inserito, era molto difficile equivocare Cultura con Nozionismo. Era chiaro che Skorpios intendeva Nozionismo... Vi è una differenza sostanziale fra CULTURA ed ERUDIZIONE...come già scrissi in questo topic, non è cultura se non quella che serve alla vita e che non serve la vita.

Questo, tuttavia, non toglie che una cultura più vasta e, talvolta, persino un nozionismo più ricco (ahimè) possono determinare un vantaggio. E certo sono, di contro, un motore di ricerca, per chi si avveda di non sapere... orangeyes.gif
schmit
QUOTE
Non "il centro dell'universo"... ma il centro del tuo universo... che poi è esattamente la stessa cosa...

Skorpios io non credo di collocarmi nemmeno al centro del mio universo. Ora ti spiego:
Il mio universo è grande,al primo posto sta' Dio che ha creato tutte le cose,io sono orizzontalmente in quella linea dove stanno tutte le cose,dico orizzontalmente perche' ne' è piu' importante una ne' l'altra,tutti lo siamo allo stesso modo e a seconda di quanto noi siamo capaci di dare il nostro intero che piu' o meno capiente è sempre un intero. Fin qui ci siamo?
Se al centro c'è qualcuno questo è Dio,ma non ci sta nemmeno Lui perche' è collocato al di dentro e al di fuori di noi. Cosi' avviene che Dio, Raffiguriamolo come un cerchio grande è il piu' esterno ma dentro ci siamo noi cerhi piu' o meno piccoli in ordine decrescente,ma tutti cerchi, tutti interi,e facciamo parte,anzi SIAMO noi stessi il cerchio piu' grande DIO. Dio non è definibile perche' infinito,Non ha immagine,di Lui conosciamo solo l'intelligenza,il progetto intelligente della creazione e della evoluzione stessa,progetto che Dio mette a punto insieme a noi e ce ne rende partecipi...Liberi di stare dentro il progetto e liberi di starne al di fuori. se decidi di starne dentro conosci la vita eterna,ma non dopo la morte, la conosci mentre vivi,se ne stai al di fuori sei gia' morto pur essendo in vita e non conoscerai mai la vita.
Arenya
biggrin.gif Si...Il mio era proprio un elogio all'egocentrismo! La mia natura artistica lo richiede, lo reclama, e non potrebbe essere altrimenti...Non farei ciò che faccio da quasi 30 anni..Se poi egocentrismo fa rima con narcisismo, ben venga, in parte lo sono di certo...L'egocentrismo è una luce nell'ombra, come dicevo...Tutto qui emoticons_sor0046.gif
schmit
Aren...questa volta non sono d'accordo con te ma ti capisco e capisco il tuo collocarti al centro di te stessa con l'arte che esprimi....
Vedi,io non so se sono un artista,ma credo di esserlo nella vita.
Mi spiego o tentero' di spiegarmi. Io avverto l'arte di Dio nella creazione, questa meravigliosa creazione che è la vita e la godo apportando un piccolo contributo nell'amarla e curarla. Facendo cosi' io godo e gode Dio in me.Nel fare questa operazione,non mi sento io stessa creatrice,ma con la materia e lo spirito gia' creato io creo,non dal nulla. Con il materiale a mia disposizione creo a mia volta il bello o cio' che ritengo bello e quanto piu' l'opera mi fa vibrare e sentire viva, quanto piu' il mio pensiero d'amore si innalza al Creatore primo di tutte le cose.
Da cio' il mio ego non è soddisfatto da solo,ma insieme a tutti gli altri nell'Unita'
della creazione. Nel momento che creo,comunico il mio amore,ma sempre con il materiale a mia disposizione che non è stato creato da me,quindi mancherei di umilta' se non lo riconoscessi.
Arenya
..Se hai il "dono" di una luce speciale dentro di te, che tu riconosci come dono di Dio, perchè non "donarla" A chi ti sta intorno? E' un gesto d'amore, non credi?
L'egocentrismo è lo strumento che ti permette di "illuminare" luoghi opachi forum_simp0077.gif
Per quello che intendo io, non è affatto un "peccare" di superbia"...Ma neanche di modestia... flirt.gif
schmit
Non sono io a dovere illuminare i luoghi opachi ma io posso essere la lampada messami in mano da Dio. Io divento il mezzo, non il fine.
Arenya
QUOTE (schmit @ Jun 16 2004, 18:58)
Non sono io a dovere illuminare i luoghi opachi ma io posso essere la lampada messami in mano da Dio

Esattamente Letizia... wub.gif
Hiris




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http://italy2.peacelink.org/gallerie/9/orig/787_egocentrismo_infantile_narcisista.jpg
Nemini Scire
QUOTE
schmit Inviato il Jun 16 2004, 18:58
  Non sono io a dovere illuminare i luoghi opachi ma io posso essere la lampada messami in mano da Dio. Io divento il mezzo, non il fine.


Mi ha ricordato un passo di Nietzche ... l'uomo pazzo, che andava alla ricerca con una lanterna in mano... appena trovo il testo vi posto il passo biggrin.gif

BAU
schmit
E' Diogene:"Cerco l'uomo".
Nemini Scire
Ci riferiamo a cose diverse:

L`"uomo pazzo" e il suo delirio

Non avete mai sentito parlare di quell'uomo pazzo che, in pieno mattino, accesa una lanterna, si recò al mercato e incominciò a gridare senza posa: "Cerco Dio! Cerco Dio!". Trovandosi sulla piazza molti uomini non credenti in Dio, egli suscitò in loro grande ilarità. Uno disse: "L'hai forse perduto?", e altri: "S'è smarrito come un fanciullo? Si è nascosto in qualche luogo? Ha forse paura di noi? Si è imbarcato? Ha emigrato?". Così gridavano, ridendo fra di loro... L'uomo pazzo corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò: "Che ne è di Dio? Io ve lo dirò. Noi l'abbiamo ucciso – io e voi! Noi siamo i suoi assassini! Ma come potemmo farlo? Come potemmo bere il mare? Chi ci diede la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che facemmo sciogliendo la terra dal suo sole? Dove va essa, ora? Dove andiamo noi, lontani da ogni sole? Non continuiamo a precipitare: e indietro e dai lati e in avanti? C'è ancora un alto e un basso? Non andiamo forse errando in un infinito nulla? Non ci culla forse lo spazio vuoto? Non fa sempre più freddo? Non è sempre notte, e sempre più notte? Non occorrono lanterne in pieno giorno? Non sentiamo nulla del rumore dei becchini che stanno seppellendo Dio? Non sentiamo l'odore della putrefazione di Dio? Eppure gli Dei stanno decomponendosi! Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino? Ciò che vi era di più sacro e di più potente, il padrone del mondo, ha perso tutto il suo sangue sotto i nostri coltelli. Chi ci monderà di questo sangue? Con quale acqua potremo rendercene puri? Quale festa sacrificale, quale rito purificatore dovremo istituire? La grandezza di questa cosa non è forse troppo grande per noi? Non dovremmo divenire Dei noi stessi per esserne all'altezza? Mai ci fu fatto più grande, e chiunque nascerà dopo di noi apparterrà per ciò stesso a una storia più alta di ogni altra trascorsa". A questo punto l'uomo pazzo tacque e fissò nuovamente i suoi ascoltatori; anch'essi tacevano e lo guardavano stupiti. Quindi gettò a terra la sua lanterna che andò in pezzi spegnendosi. "Vengo troppo presto", disse, "non è ancora il mio tempo. Questo evento mostruoso è tuttora in corso e non è ancor giunto alle orecchie degli uomini. Per esser visti e riconosciuti lampo e tuono hanno bisogno di tempo, la luce delle stelle ha bisogno di tempo, i fatti hanno bisogno di tempo anche dopo esser stati compiuti. Questo fatto è per loro ancor più lontano della più lontana delle stelle e tuttavia sono loro stessi ad averlo compiuto!". Si racconta anche che l'uomo pazzo, in quel medesimo giorno, entrò in molte chiese per recitarvi il suo Requiem aeternam Deo. Condotto fuori e interrogato non fece che rispondere: "Che sono ormai più le chiese se non le tombe e i sepolcri di Dio?"


Da http://www.cronologia.it/storia/biografie/nietzsch.htm
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