Bravi, Amigos!

Ciò che Israele deve imparare dalla Spagna


( e non solo Israele, secondo me smile.gif )

Uri Avnery

Un Primo Ministro muove guerra. La grande maggioranza del suo popolo si oppone alla guerra. La maggioranza vota per il Primo Ministro. Assurdo? Beh, questa era la situazione in Spagna. Che riguarda, più o meno, anche Israele. Ma qui finiscono le caratteristiche comuni.

Il popolo spagnolo ha mandato a casa il suo Primo Ministro. Il popolo israeliano continua a sostenere il suo Primo Ministro.

Gli Spagnoli, nella loro innocenza, credono che, se fa l'opposto di ciò che vuole la grande maggioranza del suo popolo, il Primo Ministro debba andarsene. Credono che questa sia l'essenza stessa della democrazia. In Israele, una cosa del genere è impensabile.

E questa non è l'unica differenza.

Naturalmente, il popolo spagnolo è arrivato a questa conclusione sotto l'influsso del grande attacco terroristico di Madrid. La reazione spagnola è stata molto diversa da quella che si ha di solito in Israele.

Dopo un attacco terroristico, gli Spagnoli si sono chiesti: perché l'hanno fatto? Cosa ha causato questo attacco terroristico contro di noi? La risposta logica è stata: è la politica del Primo Ministro che ce l'ha portato. Conclusione: cerchiamocene un altro.

In Israele una questione simile non può sorgere. Cosa ha portato l'attacco terroristico contro di noi? Che domanda è? La ragione per il terrorismo sta nell'innato carattere omicida degli Arabi. E' ovvio che non ha niente a che vedere con la politica del nostro Primo Ministro.

Quando un attentato terroristico avviene qui, la logica vola via dalla finestra. Anziché pensare e farsi domande, la gente grida "Morte agli Arabi", chiede una cruenta vendetta e si stringe attorno al Primo Ministro.

Un'altra differenza: gli Spagnoli si sono arrabbiati. Il Primo Ministro ha mentito loro. Ha sfruttato l'attentato per la sua campagna elettorale. Nonostante sapesse già che tutti gli indizi portavano al fanatismo islamico, ha affermato pubblicamente che l'attacco era stato perpetrato dall'organizzazione basca E.T.A. Sperava di raccogliere i voti di quegli Spagnoli che si oppongono ad una nazione basca indipendente. Ma gli elettori hanno capito che si trattava di una menzogna, e non hanno gradito. Il Primo Ministro ci sta mentendo? Vada all'inferno. In Israele, quando il Primo Ministro mente, il pubblico resta indifferente. Il Primo Ministro ci ha mentito ancora? E allora? Non mente forse sempre? Niente di sconvolgente.

Possiamo solo invidiare gli Spagnoli. Dopo un'orribile guerra civile, dopo decenni di dittatura oppressiva, nonostante le spaccature interne ed i numerosi attacchi terroristici, che reazione sana! Che forte istinto democratico!

(Comunque, circa 500 anni fa mezzo milione di Ebrei furono espulsi dalla Spagna. Negli ultimi decenni, quasi tutti i "Sephardim" -Sepharad è il nome ebraico della Spagna- sono venuti in Israele. La grande maggioranza di essi sostengono Ariel Sharon. Perché gli Ebrei "spagnoli" in Israele reagiscono in maniera diversa dal popolo spagnolo, una volta tornati in patria?)

C'è un'altra differenza tra la Spagna e Israele, forse quella decisiva.

L'anno scorso ho visitato la Spagna. Alcuni giorni prima del mio arrivo, il partito del Primo Ministro aveva riportato un'imponente vittoria nelle elezioni locali. Il partito Socialista all'opposizione giaceva lungo disteso. Tutti ne parlavano con disprezzo, alcuni con dolore. Il partito era in rovina, sembrava senza possibilità di riscatto.

E poi è successo: il partito ha sostituito i suoi vecchi dirigenti con un nuovo leader, energico e fresco: Josè Luis Rodriguez Zapatero. Con molta fortuna, quest'uomo ora ha portato il suo partito al potere.

Quando il popolo spagnolo si è stufato del suo Primo Ministro, sapeva che c'era una ragionevole alternativa. Potevano mandar via il partito al governo perché c'era un altro partito pronto a subentrargli.

In Israele, queste condizioni non ci sono. Anche il nostro maggior partito d'opposizione, quello laburista, è un macello, ma non ci sono segni di ripresa. Tutto il contrario.

E' diretto da una persona patetica che farebbe un patto con il diavolo per un posto nel governo di Sharon. I suoi altri vecchi leader, tutti disastri annunciati, stanno già discutendo delle poltrone che Sharon potrebbe assegnare loro, nel caso volesse essere così gentile da invitarli nel suo governo. La situazione israeliana è surreale: secondo tutti i sondaggi d'opinione, gran parte della popolazione ne ha abbastanza, del ciclo mortale di bombe suicide e omicidi mirati, degli insediamenti e dei coloni.

Vuole una soluzione ed è pronta a pagare il necessario prezzo -la fine dell'occupazione, uno stato palestinese, lo smantellamento degli insediamenti, un ragionevole compromesso su Gerusalemme, il ritiro in prossimità della Linea Verde. Vuole spostare le nostre risorse nazionali dall'occupazione e dalla guerra, alla crescita economica, all'istruzione e al benessere sociale.

E come si traduce tutto ciò in relatà politiche? Non si traduce. Non c'è una seria forza politica capace di di offrire una leadership alternativa.

In Spagna questa è stata una situazione temporanea, che si è corretta in modo naturale. In Israele, questa situazione sembra essere permanente.

Perciò possiamo, non solo invidiare gli Spagnoli, ma anche imparare da loro. Anche in politica la palla è tonda. All'improvviso può girare. Ciò che sembra impossibile, può diventare possibile -se in giro c'è gente valida che può convertire le buone intenzioni in realtà politica.

Spero che questo accadrà anche qui. Certi, alcuni sono già su questa linea -Tony Blair e George W. Bush. Quello che è successo a Josè Maria Aznar in Spagna deve succedere anche a loro, e spero che accadrà. Poi, con molto coraggio e molta fortuna, verrà il turno di tutti, e Ariel Sharon, un altro uomo di sangue e menzogne, sarà rovesciato.

Nel frattempo salutiamo i nostri amici all'altro capo del Mar Mediterraneo

-Bravi, Amigos!


http://www.zmag.org/Italy/avnery-amigos.htm