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claudiofalco
Gli ebrei circondano la sede di Liberazione



In un centinaio con cartelli bianchi e stelle di David hanna contestato con violenza la politica del quotidiano, a detta dei manifestanti smaccatamente pro Arafat. Aggredito un fotografo.


ROMA-Un gruppo di ebrei romani con cartelli e striscioni circonda la sede del quotidiano "Liberazione" e del partito di Rifondazione comunista, in via del Policlinico perché nella tragedia del Medio oriente, "appoggia solo la causa palestinese". La sede del giornale viene subito presidiata dalla polizia. Dalle testimonianza di Francesco Antonini, uno dei redattori del quotidiano, sembra che sia anche volato qualche schiaffo. Ma anche spintoni, urla. E anche un fotografo, collaboratore de ''Il Messaggero'', Francesco Benvenuti, che era arrivato poco dopo l'inizio della protesta, viene aggredito da alcuni manifestanti con calci e pugni e gli viene distrutta la macchinetta fotografica. "Quando sono arrivato - racconta il fotoreporter - ho cominciato a scattare, ma alcuni giovani mi si sono avvicinati e mi hanno detto di smettere. Ho risposto che dovevo lavorare e loro sono avanzati con atteggiamento aggressivo. Due mi hanno preso e mi hanno detto che mi avrebbero allontanato di peso, e così hanno fatto. Volevano il rullino - continua Benvenuti - ma io ho risposto che la mia macchina funzionava a scheda e che avrei cancellato tutte le immagini già fatte. A questo punto, dietro di me altri hanno cominciato a tirarmi calci e pugni mentre quelli di fronte mi hanno preso la macchina e si sono allontanati, correndo. Qualcuno è tornato, poco dopo, e mi ha restituito la macchina tutta sfasciata". L'episodio, nel suo complesso, è stato riferito alle forze dell'ordine e a rappresentanti della comunità. E questi ultimi hanno assicurato il fotografo che la macchina gli sarà ripagata.

"Il clima che si sta creando è pericolosissimo". Lo afferma il presidente della commissione Relazioni Internazionali del comune di Roma, Luca Nitiffi, per il quale ''quello che è successo oggi dinanzi alla sede di
Liberazione è assai grave''. ''I giovani manifestanti della comunità ebraica - afferma Nitiffi - devono aiutare le Istituzioni internazionali a placare la guerra, che sta distruggendo un intero popolo e immobilizzandone un altro con il terrore. Chi è stato colpito, come il popolo ebraico, dalla violenza e dal razzismo non può utilizzare oggi le stesse armi per risolvere ciò che attraverso le vie diplomatiche non si è voluto risolvere''.

E per calmare gli animi dei molti giovani di religione ebraica è dovuto intervenire lo stesso presidente della comunità, Leone Paserman. Anche il deflusso delle persone, a presidio finito, avviene in una situazione elettrica. La comunità ebraica comunque non ha dubbi: "Chi si schiera contro Israele è dalla parte dei terroristi" e richiama istituzioni, partiti, sindacati e ogni persona di buon senso a "levare alta la voce nei confronti dell'Anp affinché ponga fine alla sua connivenza con il terrorismo". Riprendendo il parallelo con la situazione americana post 11 settembre con il quale Sharon si è recentemente rivolto alla nazione, la comunità ebraica sottolinea come "la condizione di Israele è quella di una democrazia minacciata dal terrorismo fondamentalsita".Per questo gli ebrei romani sono al fianco "degli uomini e delle donne che stanno rischiando la vita per combattere la più nuova, feroce ed efferata forma di odio contro il popolo ebraico". E proprio per questi temi che sono generali e non particolari, non quindi di una parte, nei prossimi giorni avverà un incontro tra una delegazione di Rifondazione comunista e i rappresentanti della comunità ebraica. "Per spiegare e spiegarsi".





------------------------------------------------------------------------------------------------posto questo articolo,un pò datato per dimostrare quanto odio fanatico e cieco esiste in alcune frange dell'ebraismo italaino.
la libertà di essere solidali con il leader del popolo palestinese,viene censurata dalbieco fanatismo di queste bande,come sharon censura tutte le porcate che i suoi sgherri commettono nei territori occupati.
e colpisce che il capo della comunità di roma,quindi colui che la rappresenta.proclami come fece hitler il giorno della presa del potere:chi non è con noi è contro di noi.
ridicolo anche il parallelo tra l'america post 11 settembre ed israele:
lì fu un fatto efferrato,se pur dai contorni non chiari,senza una motivazione chiara e soprattutto,almeno apparentemente,gratuito.
invece i motivi della guerra israelo-palestinese sono tragicamente chiari a tutti e quei poveri morti,di entrambe le parti,sono le vittime innocenti di una barbarie che vuole rubare vita,terra e dignità ad un popolo.
non fanno certo bene ad israele certi personaggi.
Roderigo
I fatti dell'articolo sopra riprodotto risalgono all'aprile 2002 e furono immediatamente seguiti da un incontro tra i rappresentanti della Comunità ebraica romana ed il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, di cui se ne riporta il resoconto nell'articolo seguente.
Roderigo
Dialogo per superare la logica della guerra.

Una improvvisata tavola rotonda ha messo a confronto Rifondazione con una delegazione dei manifestanti guidata dal presidente degli ebrei romani Leone Paserman

Guido Caldiron

Ha il senso doloroso di una ferita che accenna a rimarginarsi solo alla fine del confronto, quando il dialogo riesce a conquistarsi uno spazio nell'angusta logica della contrapposizione frontale, verrebbe quasi da dire nella "logica della guerra". L'incontro tra alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma, tra cui il presidente degli ebrei capitolini Leone Paserman, con Il Prc e Liberazione si svolge al terzo piano di viale del Policlinico mentre ancora per strada continua la manifestazione, tra slogan in favore di Israele e momenti di forte tensione. La delegazione entra nel palazzo che ospita sia la direzione nazionale di Rifondazione che il nostro quotidiano dopo le 14, e ne uscirà solo alle 17, dopo un lungo e serrato confronto. A un certo punto Paserman è addirittura costretto ad abbandonare questa improvvisata tavola rotonda per intervenire a calmare i manifestanti e invitarli a sciogliere l'assembramento. Il modo stesso in cui questo incontro ha luogo, mentre dalla strada arrivano urla e slogan, indica tutta la gravità del momento e la stessa difficoltà con cui ci si confronta.

Sotto le finestre della sala dove ha luogo l'incontro i manifestanti agitano dei cartelli di appoggio a Israele e che dicono «no al pacifismo a senso unico». E' questo uno dei temi che ricorre in tutti gli interventi dei rappresentanti della Comunità ebraica: si chiede che, nell'analizzare il conflitto in corso, venga dato spazio anche alle "ragioni" di Tel Aviv, si ricordino le vittime degli attentati suicidi, la paura in cui vive la popolazione israeliana, tra cui quasi tutti qui possono contare un parente o un amico. L'altro filo che si dipana attraverso questo dialogo riguarda l'antisemitismo, l'ombra oscura che torna talvolta ad affaciarsi anche quando si affronta il conflitto del Medio Oriente. Dire che il discorso, che scorre ininterrotto per quasi tre ore, sia però sempre chiaro e traducibile; è davvero difficile. C'è nelle parole degli esponenti dell'ebraismo romano la disperazione per quella che considerano come un'ora decisiva per la sopravvivenza stessa dello stato di Israele, e questa sensazione che si stia consumando un'ora così drammatica pesa terribilmente sui termini del confronto, sulla possibilità di dialogare al di là delle reciproche posizioni politiche. Ma c'è anche il desiderio che il filo del dialogo si riannodi con quella sinistra, in particolare Rifondazione, che molti sentono vicina. Il senso di questa manifestazione dura e a tratti aggressiva si traduce però in realtà, quasi in modo contraddittorio, in una ricerca di un nuovo confronto, o perlomeno delle condizioni che potranno tornare a determinarlo fino in fondo.

Il primo a parlare è Riccardo Pacifici, consigliere della Comunità di Roma e vicepresidente dell'Associazione amici della Shoah, che mette in guardia sul rischio che nella critica a Israele trovino posto anche accenti antisemiti. Pacifici sembra segnalare anche il disagio che attraversa la Comunità romana: «Vi invito a fare attenzione ai toni e al contenuto di certe prese di posizione su Israele, ad esempio quando la stella di David è paragonata alla svastica». Sono cose terribili e non credo possano fare piacere a nessuno, spiega ancora Pacifici, che mostra un volantino scritto a mano dove il simbolo di Rifondazione è stato coperto da una svastica e il nome di Bertinotti è seguito dalle parole «razzista e antisemita»: «questo lo ho sequestrato ad alcuni dei nostri ragazzi qui sotto, proprio perché lo ritengo offensivo e ingiusto». «C'è bisogno di analizzare in modo più equilibrato la situazione del Medio Oriente, si deve esprimere solidarietà anche alle vittime degli attentati e non solo invece, come fanno oggi i pacifisti, ad Arafat». Dobbiamo ritrovare con la sinistra anche su questi temi le forme del dialogo che ci hanno sempre uniti, nelle mobilitazioni contro il razzismo, durante il processo Priebke, in mille occasioni, dice ancora Pacifici prima di aggiungere quello che suona quasi come un appello: «non metteteci nelle mani della destra».

Anche Leone Paserman, da pochi mesi eletto alla guida della Comunità romana, usa dei toni addolorati e critica con durezza quella che definisce come «un'opposizione non a questo o a quel governo di Tel Aviv e alle sue posizioni, come ad esempio a quelle sostenute da Sharon, ma indirizzata contro lo stato di Israele tout court». Nelle parole di tutti gli esponenti della Comunità ritorna questo accenno al rischio che la critica alla politica israeliana si trasformi in una messa in discussione dell'esistenza dello stato ebraico. Paserman usa toni duri nel ricordare quella che considera come la miopia della sinistra di fronte «alle responsabilità di Arafat nel non aver voluto la pace e nel sostenere oggi il terrorismo». Ma poi, quando il direttore di Liberazione Sandro Curzi si dice preoccupato e inquieto per la fiammata antisemita che arriva dalla Francia, dove ci sono stati una lunga serie di attentati contro sinagoghe e centri ebraici, e ricorda quanto fatto dai comunisti romani, e da lui in prima persona, per salvare gli ebrei della città, il presidente della Comunità di Roma non si lascia sfuggire il segnale. «Come potrei dimenticare quanto hanno fatto i comunisti e l'Armata rossa per liberare quanti erano nei campi di sterminio - spiega Paserman Ñ Non abbiate dubbi su questo, proprio io in una recente iniziativa al Portico d'Ottavia ho tenuto a sottolineare come non sia in alcun modo lecito fare, come spesso accade oggi, una equiparazione tra il comunismo e il nazismo. E questo discorso lo ho fatto davanti a Tajani e altri esponenti del centro destra che non erano proprio contenti di sentirmelo dire...». «Su questo tema bisogna essere chiari - aggiunge Roberto Stender - un simile confronto intorno a un tavolo comune non sarebbe mai potuto accadere con degli esponenti di Alleanza Nazionale». Alberto Sonnino spiega di aver avuto la tessera di Rifondazione fino a poco tempo fa, ma di non essersi più iscritto proprio per quello che lui considera il silenzio dei comunisti sulla posizione israeliana.

Tutte posizioni che, come appare subito evidente rivendicano la vicinanza e l'internità a una cultura di sinistra, ma che esprimono nel contempo la propria difficoltà, se non la vera e propria rabbia, a capire la posizione apertamente filopalestinese che caratterizza proprio la sinistra.

Per Rifondazione, Franco Giordano, capogruppo alla Camera, si dice sorpreso e amareggiato, come tutta la delegazione del Prc, perché una manifestazione del genere abbia preso di mira proprio il partito che più si è battutto, e continua a battersi, «contro ogni rigurgito antisemita e a difesa della memoria dell'Olocausto». Per Loredana Fraleone, responsabile scuola del Prc, «criticare e opporsi alle scelte del governo di Israele non significa in alcun modo criticare una intera religione, una cultura», e questa differenza deve essere molto chiara per tutti. Walter De Cesaris, segretario particolare di Fausto Bertinotti, ribadisce come il Prc abbia sempre indicato anche le responsabilità dei regimi arabi che, come quello siriano, violano sistematicamente i diritti umani. De Cesaris ricorda anche come lo stesso Bertinotti abbia sempre condannato il terrorismo contro Israele e ribadito che l'unica soluzione al conflitto sia quella di «2 stati per 2 popoli». Roberto Musacchio, della direzione nazionale del Prc, invita i responsabili della Comunità romana a riaprire un dialogo «da cittadini della capitale con il resto dei cittadini, ritrovando le parole della democrazia». Salvatore Cannavò, vicedirettore di Liberazione, parla della manifestazione davanti alla sede del Prc come di una frattura dolorosissima che deve essere sanata e superata attraverso il rispetto reciproco e la ripresa di un pieno e franco confronto anche per il futuro.

Sarà Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, a sintetizzare quello che in ogni caso questo incontro lascia dietro di sé. Ferrero sottolinea come si debba partire dal riconoscimento reciproco dell'interlocutore e come, in questo senso, Rifondazione accolga come parte della propria identità l'invito a vigilare affinché l'antisemitismo non trovi alcuno spazio nelle mobilitazioni a sostegno della lotta dei palestinesi. «Ma questo - precisa Ferrero - non significa modificare la nostra politica». «Con il vostro gesto estremo di oggi voi ci segnalate una difficoltà nel dialogo che forse oggi attraversa la stessa comunità ebraica. Anche se la manifestazione che c'é stata qui sembra esprimere la stessa logica disperata di chi in Medio Oriente continua a soffiare sul conflitto. Il filo del dialogo e del confronto deve nutrirsi di un maggiore riconoscimento dell'interlocutore che si ha di fronte, che si sottragga alla formula nemico/amico per cui ci si può confrontare solo se si hanno le stesse posizioni...». «Oggi - replica Leone Paserman - siamo venuti qui anche perché vogliamo ricucire questo filo...».

L'incontro si chiude annunciando prossime iniziative di dibattito comune anche presso i centri culturali della comunità. Un pomeriggio romano che era iniziato davvero male si chiude con un timido, ma valido, segnale di confronto.

Liberazione 3 aprile 2002
http://www.liberazione.it
claudiofalco
QUOTE(Roderigo @ 8 Sep 2003, 2:46)
I fatti dell'articolo sopra riprodotto risalgono all'aprile 2002 e furono immediatamente seguiti da un incontro tra i rappresentanti della Comunità ebraica romana ed il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, di cui se ne riporta il resoconto nell'articolo seguente.

ceto,ma volevo mettere in evidenza la violenza e la sopraffazione nei confrinti di chi non la pensa cime loro.
violenza e sopraffazione dei molti fanatici che ci sono uin israele e nel mondo e che purtroppo oggi rappresentano la maggioranza di quel paese.
ma quello che preoccupa è soprattutto l'odio che viene instillato nei giovani nei confronti dei non ebrei
Roderigo
Tu hai voluto evidenziare il momento della violenza, io il momento del dialogo.
Così il quadro di quella giornata è completo.
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