gallonio
Oct 14 2003, 10:43
ANIMALI: IN ITALIA ORMAI E' RISCHIO ESTINZIONE PER ASINI (ANSA) - ROMA - Hanno alleviato per millenni il lavoro dell'uomo, girando la mola, portando pesi, trainando carri e aratri, fornendo latte, carne, cuoio. Ora gli asini domestici domestico non servono piu', e molte varieta' e razze di 'ciuccio' (simbolo della squadra di calcio del Napoli) sono in via di estinzione. In Italia le cinque razze di asini ufficialmente riconosciute sono tutte inferiori a 500 capi, e minacciate di estinzione. L asino di Martina Franca e ridotto a poche centinaia (erano oltre 120.000 a inizio secolo), mentre sono quasi estinti i caratteristici asinelli sardi (alti non piu' di un metro), l'asino dell'Amiata, l'asino di Pantelleria, e l'asino dell'Asinara. Vi sono poi le sottospecie Romagnola, Grigio siciliano,Ragusano. Nell'ultimo mezzo secolo in Italia sono gia' scomparse 6 specie di asini, a causa dello sviluppo economico delle aree rurali e della meccanizzazione dell'agricoltura. Lo rivela lo studio - Risorse genetiche agrarie in Italia - del Monitoring Institute svizzero, ente impegnato in attivita' di studio per la conservazione della biodiversita' in agricoltura. Lo scorso giugno del problema si era interessato il deputato dei Ds Carlo Carli, che in un'interrogazione ha chiesto al ministro delle Politiche Agricole e Forestali di assumere iniziative per scongiurare l'estinzione delle diverse specie asinine, oggi a rischio. ''L'Italia - ha detto Carli - puo' vantare la presenza di varie razze asinine autoctone ed alcune regioni hanno varato apposite leggi di tutela, anche perche' l'asino continua ad essere al centro di molte manifestazioni popolari. Oggi, pero', molte di queste razze, per la scarsa utilizzazione, sono a rischio di estinzione. In Abruzzo, a Introdacqua (Sulmona) e' nato il centro ''Asinomania'', Associazione Nazionale per la Tutela e la Promozione dell'Asino. Vi si promuove tra l'altro l'onoterapia, la terapia a base del contatto con gli asini: darebbe positivi benefici per la riabilitazione e cura degli handicap, e aiuterebbe i bambini con problemi relazionali. In Europa le principali aree di diffusione dell'asino sono i Balcani e i Paesi mediterranei. L'Ente Foreste della Sardegna, che si occupa della cura degli asini dell'Asinara, ha recentemente lanciato l allarme su questa razza dalla caratteristica livrea bianca, o semi-albina, e gli occhi blu: e' ridotto a circa 120 esemplari allo stato brado nell omonima isola sarda (oggi parco nazionale), minacciato da epidemie e mancanza di cibo. Nella piccola isola la vegetazione e' infatti insufficiente per sfamare tutti gli animali: mufloni, cinghiali, capre selvatiche, mucche, pecore. A Firenze e' nata un'associazione (Arci Asino Castello) nata proprio per tutelare e valorizzare questo animale tanto bistrattato, mentre in Abruzzo e' in fase di realizzazione un progetto per valorizzare il latte d'asina, che molti nutrizionisti e pediatri consigliano per l'allattamento di bambini allergici al latte vaccino, di soia o di capra. In Europa centrale e in Svizzera venne introdotto dai Romani. La L'asino domestico, frutto di numerosi incroci, discenderebbe dalla specie selvatica africana, dal mantello fulvo e grigio e che viveva in piccoli branchi nelle aree impervie e desertiche. RED 14/10/2003 09:09 la grande famiglia degli asini umani è invece in crescita verticale
Odalisca
Oct 14 2003, 15:22
Si, purtroppo l'uomo non si rende conto dei danni che sta cagionando al proprio ambiente. E tutta l'arroganza che ha nel fare cio' gli si ritorce contro. L'asino è al contrario un animale nobilissimo, scelto persino come simbolo nei vangeli (nella natività e nell'entrata di Gesu' a Gerusalemme nel giorno delle palme) per la sua mitezza e umiltà ovvero in antitesi ad ogni concetto di superbia e supremazia intese anche come distruzione e guerra.
gallonio
Oct 20 2003, 08:41
-------------------------------------------------------------------------------- Danilo Mainardi L'ASINO
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Caro Ucchino...lei sa veramente cogliere e trasmettere l'essenza degli animali
-------------------------------------------------------------------------------- "Su questa faccenda dell'asino don Chisciotte stette un po' a riflettere, pensando se si ricordava se mai qualche cavaliere errante avesse condotto seco scudiero su cavalcatura asinina, ma di nessuno gli venne in mente; tuttavia risolse che lo portasse pure, con l'idea di fornirlo di più decente cavalcatura se ne avesse avuto occasione, togliendo il cavallo al primo scortese cavaliere che incontrasse". Chissà perchè mi è venuto in mente proprio il caso di don Chisciotte e Sancio Panza, girando coi pensieri intorno all'asino. Avrei potuto trovare frammenti analoghi, sul mio amato somaro, in tanti libri sia di letteratura che di scienza, perchè quell'equide orecchiuto è frequentissimamente considerato " indecente", e altro ancora (pensate a Collodi, ai suoi Lucignolo e Pinocchio trasformati in ciuchini), ma la frase che Cervantes ha scritto per presentare la miserrima bestia del misero scudiero mi è sembrata degna d'essere scelta per cominciare questo mio scritto per due differenti, ma apparentati motivi. Il primo è che, in fin dei conti, don Chisciotte come cavalcatura non aveva altro che lo scalcinatissimo Ronzinante; il secondo è che, maledizione, per scalcinato che fosse, un cavallo era sempre un cavallo e perciò Ronzinante, comunque si presentasse, era meglio di un asino (per questioni di specismo, si direbbe oggi). Ma qui sta il punto: si pensa all'asino e subito, come pietra di paragone, ci si rifà al cavallo e così il povero ciuco precipita nel baratro della scarsa considerazione, diviene strumento per esempi sempre negativi, magari addirittura squallidi. E siccome, più sopra, ho nominato libri di scienza, voglio proporvi anche questa secondo me illuminante osservazione: quando si parla di evoluzione viene sempre in mente, tra gli esempi più belli e più completi, "la serie del cavallo". Quella teoria di fossili (l'eoippo, il mesoippo, il merychippo, il plioippo) che, modificandosi nel tempo, ci racconta appunto come, evolutivamente, s'è andato a formare il cavallo. Tutto giusto e tutto regolare. Ma, a ben pensarci, quella serie evolutiva non è in realtà che porti proprio solo al cavallo, porta all'Equus. Equus inteso come genere, e comprendente cioè anche le varie specie di zebre e di asini. Possiamo, allora, chiederci perchè è sempre impossibile trovare, a chiudere la serie, l'immagine d'un asino o di una zebra. Nessuno mai che abbia detto, riferendosi a quella precisissima serie, l'evoluzione dell'asino o della zebra. Sempre e solo del cavallo. Come mai? La spiegazione, a mio parere, sta nella mente umana, è una scelta inconscia determinata verosimilmente da un fattore gerarchico: il cavallo è più "importante" della zebra, è più " nobile" dell'asino. Usare il cavallo per dare il nome a quell'evento rende più nobile e più importante l'evento stesso. Ecco dunque (se ho visto giusto) che anche per l'uomo di scienza vive quest'assurda, un po' antipatica gerarchia di valori che sprofonda l'asino in posizione infima. Che posso fare allora? Posso, così genericamente, affermare che queste gerarchie non hanno senso; che ogni animale è bello perchè possiede in sè la bellezza, la perfezione degli adattamenti. Posso, però, fare anche qualcosa di più e cioè da un lato cercare di capire perchè mai lo splendido, amabile somaro sia finito così in basso, nell'umana considerazione; dall'altro posso anche raccontare la realtà vera dell'animale selvaggio, realtà che ancora sta sepolta, dopo tant'anni di vita grama in schiavitù nell'asino domestico. E proprio questo farò. Comincio dunque "cercando di capire", e per far ciò credo sia utile tornare alle origini, riandando all'antico antenato che, in Africa Settentrionale (in Egitto, fors'anche in Nubia), venne addomesticato tra sei e settemila anni fa. Scopriamo, così che l'asino è l'animale quasi deserticolo, che sa con incredibile disinvoltura gettarsi giù per pendii scoscesi senza mai farsi male; inoltre sappiamo che gli bastano, per nutrimento, cespugli irti di spine, poca erba coriacea, rade mimose. E sopporta a lungo il digiuno e la sete, e non soffre nè il gran caldo nè il gelo. L'adattamento a quell'ambiente difficile, a quelle zone aride, ha insomma costruito una stupenda macchina, economica e resistente. E proprio qui sta il guaio, perchè di queste " qualità" l'uomo ben presto si accorse, e l'asino da sempre fu animale da sfruttare per ogni durissimo lavoro. Penso a lui, che ha conquistato il mondo, come a un robustissimo motore adatto per mille usi, per trasportare pesi e persone, per muovere le mole dei mulini, le ruote per cavare l'acqua, i carrelli nelle miniere. Un produttore di energia a buon mercato, aiuto dell'ambulante, del contadino, della gente più misera, perchè tutti potevano, e possono, permetterselo. Ma, purtroppo, la modestia, la resistenza alla fatica, la frugalità non sono mai state caratteristiche degne di grande ammirazione. Così l'asino è stato, salvo rare eccezioni, concepito come uno schiavo. Forse per questo è nata la convinzione che quasi quasi le bastonate gli sono dovute e, a proposito, mi viene da pensare a "L'asino", un mensile satirico e anticlericale che divenne famosissimo, che nacque a Roma verso la fine dell'Ottocento. Il suo fondatore, Podrecca, aveva coniato uno slogan che così stabiliva: "Il popolo è come l'asino, sempre bastonato, sempre contento". Frase su cui meditare, sia per quanto concerne il popolo (ma qui non lo farò, non è mio compito) che per il nostro animale, che non c'è dubbio, mai s'è divertito dei tanti maltrattamenti che l'uomo ha pensato di potergli infliggere. E' proprio pensando a questi ultimi che passo a svolgere la seconda parte del compito che mi sono assegnato, e cioè la conoscenza di cos'è l'asino quando, allo stato libero, può manifestare la sua vera natura. Questo innanzitutto mi viene in mente: l'asino è l'animale sociale che si organizza in gruppi, che per sua natura richiede un rapporto continuativo con i suoi simili. Ecco già qui una piccola (o forse non tanto piccola) crudeltà: l'asino domestico assai frequentemente è costretto, nella stalla o fra le sbarre d'un carro, a passare tutta la sua vita in solitudine, a non potersi esprimere, comunicare e ricevere messaggi, e noi sappiamo che per gli animali sociali la deprivazione dei contatti con conspefici fa male. E' ben nota, in effetti, una patologia da isolamento sociale. Ma tanto l'asino, per definizione e per sua sfortuna, sopporta tutto; quale risulta però essere, alla fine, la qualità della sua vita? Sulla socialità dell'asino si conoscono alcuni studi interessanti, e voglio ricordare che Patricia Moehlman, divenuta poi notissima per le sue ricerche africane sugli sciacalli, proprio su quest'equide iniziò a lavorare e preparò la sua tesi di laurea. Ma forse
ancor più approfondite sono le indagini che da anni si stanno svolgendo all'istituto di zoologia dell'Università di Berna, sotto la guida del professor Beat Tschanz, aventi come oggetto il comportamento di due gruppi di asini rinselvatichiti, l'uno vivente sul territorio della stazione etologica dell'università, l'altro nella Camargue, e di una popolazione di asini selvatici somali, oggetto di una tesi di dottorato da parte di Reinhard Schnidrig. Come dicevo, gli asini, siano essi selvatici rinselvatichiti o anche, semplicemente, lasciati liberi e messi nella possibilità di poter esprimere così il loro comportamento di coesione, quale intrico di segnali, visivi, tattici, acustici, chimici, essi abbiano evoluto per mantenere i diversi livelli di interazione sociale, e quali siano le capacità non solo di riconoscimento individuale, ma anche, su questa base, di instaurare rapporti personalizzati. L'aspetto forse più interessante, e anche più nuovo, che differenzia il comportamento asinino da quello, per esempio, dei cavalli (che poi sono sempre il principale punto di riferimento comparativo), riguarda la competizione maschile per la riproduzione. Ricorderò, così che i cavalli basano la loro sessualità su un sistema poligamico, più esattamente poliginico, e cioè su mandrie composte da uno stallone e da un certo numero di giumente cui si aggiungono, ovviamente, gli immaturi e i puledri. Quando i maschi divengono adulti hanno luogo spettacolari competizioni e soltanto un maschio rimane colle femmine, gli altri vengono espulsi e vivono al margine. Ben più, come potrei dire? forse potrei dire "democratica", è invece la situazione nella società degli asini, perchè spesso più maschi adulti hanno accesso alle femmine, ma soprattutto più plastica, più variabile a seconda delle condizioni ambientali. Così succede che, se per esempio nell'ambiente esistono punti d'incontro obbligatori, come potrebbe essere un'unica fonte per l'abbeverata, i maschi instaurano, intorno a essa, una situazione tipicamente territoriale: una difesa, un non abbandono del luogo favorevole agli incontri; se invece è scarsa la previdibilità dell'incontro tra i sessi, allora le strategie di ricerca sono assai diverse, e per buona parte basate sulle esperienze individuali o del gruppo. Resta comunque un fatto, e cioè che il sistema riproduttivo degli asini non è così strettamente determinato da basi genetiche come quello di altri equidi e che, assai frequentemente, non è solo un maschio a passare tutta l'informazione genetica alla nuova generazione che si produce all'interno della mandria. Ho raccontato, così, qualche aspetto saliente dell'etologia asinina, qualche differenza col meglio noto cavallo. Mi pare importante prendere coscienza dell'esistenza dei raffinati costumi, delle esigenze comportamentali di questa specie. Importante anche perchè non ha senso, non è giusto che l'asino viva una vita grama basata soprattutto sulla sua ignoranza, sui nostri pregiudizi. E così mi viene in mente una frase, assai acuta, che ho letto qualche anno fa su quel bel libro di Peter e Jean Medewar che è "Da Aristotile a zoo" (Arnoldo Mondadori Editore):.La proverbiale cocciutaggine di asini e muli non va attribuita a niente di più profondo del loro uso da parte di persone abitualmente insensibili agli animali e indifferenti al loro benessere". Frase che la dice lunga. Ben raramente infatti l'uomo s'è domandato se non c'era qualche modo più intelligente, oltre che pigliarlo a bastonate, per comunicare con questo, anche per ciò così simpatico, animale. Così sono ritornato a pensare ai domestici, e del resto è logico, visto che è soprattutto con questi che abitualmente abbiamo a che fare; visto che sono questi, anche, che attualmente possono darci qualche motivo di preoccupazione. Mi spiego. La vita moderna non è fatta per gli asini. Il loro ruolo di piccolo motore dai mille usi va scomparendo e così, nelle zone più civilizzate va scomparendo anche l'animale che questo ruolo per tanto tempo ha interpretato. Nella storia degli ultimi millenni si sono andate evolvendo, per l'isolamento tra le comunità umane e anche per differenti esigenze tante razze asinine, razze che rappresentano, ciascuna, un unicum che, una volta estinto, non è più ricuperabile. Un valore, pertanto, e non solo per l'identità genetica che ogni razza rappresenta ma anche, penso, per tutto ciò che di storico e di culturale (storia e cultura di poveri uomini, contadini, operai) rimane legato a questa bestia rude e paziente. Prendiamo il caso dell'Italia. Penso all'asino morello o baio scuro di Pantelleria, probabilmente estinto, al grigio asino dell'Amiata, ai piccolissimi della Sardegna, di colore sorcino colla scura croce dorsale, e dell'Asinara, albini e con sconcertanti occhi azzurri. Penso agli asinoni forzuti e neri del Ragusano e di Martina Franca. E pensare che ebbero, questi ultimi, grandissima fortuna. Erano perfino, in gran numero, esportati. Secondo un censimento del 1907 di asini di Martina Franca, nella sola Puglia, ce n'erano ben 128.026. Ora sono poche decine. Vogliamo proprio che di queste razze, tra qualche decennio, non ci sia più traccia alcuna? Occorre dire, fortunatamente, che qualcuno comincia ad accorgersi che le antiche razze domestiche (animali e vegetali) qualcosa rappresentano. Che sarebbe un male che, dopo tanto lavoro biologico d'adattamento, tanta storia di civiltà contadina, niente rimanesse, e così alcuni enti, alcuni privati, hanno cominciato a raccogliere i nuclei superstiti, ad allevare con attenzione. C'è, per esempio e per quanto concerne l'asino, una fattoria di Follonica dove si riproducono per conto dello Stato i piccoli albini dell'Asinara, c'è la tenuta di Cernaia presso Grosseto che mantiene e seleziona gli asini dell'Amiata; io stesso, ho più volte visitato sulle colline di Scandiano una vera collezione privata (di proprietà di Vittorio Ortalli) delle razze italiane. E soprattutto all'estero, almeno in qualche paese, qualcuno comincia a considerarli in un'ottica ben diversa dall'antica strettamente utilitaristica. Un asino può essere un amico intelligente e simpatico, in una tenuta; può servire per i primi esercizi d'equitazione, per l'agriturismo. C'è perfino chi usa questa specie per la riabilitazione di persone con handicap fisici o mentali. Nascono società amatoriali come 1"'American Donkey and Mule Society". Insomma, il mondo cambia e cambia il nostro modo di stare al mondo; non potrebbe cambiare anche per lui (migliorando, tra l'altro, la qualità della sua vita), invece che, essere costretto a scomparire?
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Odalisca
Nov 29 2003, 22:45
L'asino nei proverbi sardi:
Ainu, Log. e Sett.; Molenti, Mer.; Asino, Ital.
Oh la paziente bestia, il sardo camelo! Quanta istruzione tu non porgi all'uomo! Quanti avvenimenti, quante savie ammonizioni gli uomini non ritraggono dal tuo pacato istinto! Tu il simbolo della pazienza, e dell'irascibilità, della bellezza e della deformità, dell'ignoranza e della saviezza, della fatica e dell'inerzia, dell'ostinatezza e della docilità, della ricchezza e della miseria, della temperanza e della lascivia! Tu vivi nelle case cogli uomini, ed hai il privilegio di entrare nei loro appartamenti, addimesticandoti con loro; eppure sei il più abbietto: piccolo, sei accarezzato e baciato; grande, odiato ed avvilito, e di te un ammasso di paradossi formarono gli uomini! Da te i poeti antichi trassero belli avvisi (Om., Iliade, lib. XI) coi paragoni di un Eroe che mostra fortezza e valore. I Patriarchi ed i Profeti attinsero dai tuoi attributi sublimi e graziosi concetti di tanti vaticini (Gen. XLIX, 14; Jud. XII, 13, ecc.). I moderni fecero elogi delle tue qualità: Le molente sarde, petit, agile, infaticable, plein de force, de feu, d'intelligence et de docilitè… n'a rien de la lurdeur, de la mauvaise gráce, ou de l'obstination de baudet, Valery, Voyage, p. 67.
Est mezus ainu biu qui non doctore (altr. caddu) mortu. È meglio asino vivo che dottore morto. Lat. Melior est asinus vivus leone mortuo. Vale meglio una cosa piccola e goderla, che una grande ed aspettarla. Metaf. dei piaceri e delle virtù. Prov. Epicureo, nel senso dell'Eccl. IX, 4. Canis vivus melior est leone morto.
Prende s'ainu inue narat su padronu, et si morit, est a contu de su padronu. Legate l'asino dove vuole il padrone e se muore è a carico suo. Si avverte l'obbedienza cieca che molte volte non è prudenza.
Tantu pro tantu s'ainu si lu mandigat. Tanto per tanto sel mangia l'asino. Dicesi di una cosa superflua che si regala, e non ha che farsene.
Samunare sa conca ad s'ainu. Lavar la testa all'asino. Lat. Asino caput lavare. Sa sedda istat male ad s'ainu. Ital. Mal la sella sta a l'asino. Dicesi quando una cosa non istà bene ad uno, o che no è degno di possederla. S'ainu s'abbizzat de su henaru da qui qu'est passadu. L'asino s'avvede della primavera dopo passata. Dicesi di uno che non profitta del tempo, e dell'opportunità, presa la simil. Dall'asino che nella primavera a vece di profittare dell'erba si dà agli amori, e venuta la state si dà a mangiar l'erba.
Fagher sa resessida de s'aineddu. Altr. Fagher sa resessida de su pudderigu de s'ainu. Far la riuscita dell'asinello. Dicesi ad uno che è brutto, mentre piccolo era bello. Metaf. Di altre cose morali. Ital. Buon papero e cattiva oca.
Si ti dat a calche s'ainu non bilu torres. Se ti dà a calce l'asino non restituirglielo. Vale, non risponder allo stolto. Non pagar colla stessa moneta.
Si torras su calche ad s'ainu, dolet plus a tie. Se restituite il calce all'asino, duole più a voi. Cioè scomparite voi; e siete più stolto.
Mortu ipsu, mortu un ainu de Roseddu. Morto egli, morto un asino di Rosello. Prov. Da Sassari dove gli asini portano l'acqua della fontana chiamata Rosello. Vedi Ortografia Sarda, parte II, p. 205.
Non est bonu a nde bogare mancu un'ainu dai presone. Non è buono né manco a scarcerare un asino. Ital. Si affogherebbe in un bicchier d'acqua. Dicesi ad uno che non sa distrigarsi neppure in cose frivole.
S'ainu non mandigat pibere. L'asino non mangia pepe. Lat. Quid asinus de pipere? Dei leziosi.
S'ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet. L'asino non apprezza la coda se non quando la perde. Cioè, il bene non si conosce se non quando si perde. Dunque bisogna aver previdenza.
S'ainu corrigidu una bolta faghet de conca. L'asino corretto una volta fa di testa. Vale, che uno debba intender l'ammonizione dalla prima volta.
S'ainu da qui non podet plus si corcat. Per più non potere l'uomo si lascia cadere. Pesc. Dicesi di uno che oppresso dalle fatiche non può eseguire l'opera comandata. Più per indicare d'essere molto gravosa.
Quie non timet, morit che ainu. Chi non teme, muore come un asino. Sapiens semper timet, Proverb. XIV, 16. Avvertenza ai temerari.
Samuna sa cabitta ad s'ainu, ainu est, et ainu s'istat. Lavate la testa all'asino, asino è, ed asino sarà. Dicesi ad uno ostinato.
Delicadu que i s'ainu. Delicato come l'asino. Dicesi di uno schizzinoso, presa la simil. dall'asino che è il più pulito nel bevere.
Unu contu faghet s'ainu, a'ateru s'ainarzu. Un conto fa l'asino, e l'altro il conduttore degli asini. Dicesi quando uno fa un disegno, ed il superiore comanda il contrario. Oppure quando non riesce un progetto.
Sa ruta de s'ainu est pejus de sa de su caddu. La caduta dall'asino, è peggiore di quella dal cavallo. Prov. Letteralmente vero, perché essendo piccoli gli asini, la persona non può aiutarsi cadendo, al contrario nel cavallo. Metaf. Dicesi di un male piccolo che ha funesti effetti.
S'ainu fumidu non timet su fuste. L'asino affamato non teme il bastone. Lat. e Gr. Asinus esuriens fustem negligit. Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe o di vergogna.
Non ischire si non su caminu de s'ainu. Non saper altro che la strada dell'asino. Dicesi di quelli che sanno una sola scienza, presa la simil. dall'asinello che batte sempre la stessa strada intorno alla macina. Saper una cosa ovvia che sanno tutti.
S'ainu l'hat battidu, s'ainu silu mandigat. L'asino l'ha portato, l'asino sel mangia. Dicesi allorquando uno porta un regalo, o altra cosa, ed egli è il primo a parteciparne.
A trabagliare si narat ad s'ainu. A lavorare si dice all'asino. Sogliono così rispondere quelli che sono diligenti nel lavoro, e che non hanno bisogno di stimolo, che eseguiscono senza esser pregati.
Sos ainos si ratant unu cum s'ateru. Gli asini si grattano l'uno coll'altro. Spagn. Los asnos se rascan uno o otro. Dicesi degli adulatori, e dei vanarelli che si lodano a vicenda.
Su caminu curzu imbezzat s'ainu. Il cammino corto invecchia l'asino. Ha molti sensi, e dicesi quando uno lavora sempre la stessa cosa, e si annoia.
Su trottu de s'ainu pagu durat. Trotto d'asino poco dura. Pesc. Dicesi di un pigro che dura poco nella fatica presa con impeto, o costretta: presa la simil. dalla bestia che trotta un poco finché sente il dolore della percossa.
Quie samunat sa conca ad s'ainu, perdet trabagliu et sabone, (altr.) perdet sa liscìa et s'istentu. Ital. Chi lava la testa all'asino perde il ranno ed il sapone. Si dice ad uno che mai si emenda. Non bessìre dai su camminu de s'ainu. Non uscire dalla strada dell'asino.Dicesi di uno che ripete la stessa cosa, presa la simil. dall'asino che gira continuamente intorno alla macina.
Sos factos anzenos imbezzant s'ainu. I fatti altrui invecchiano l'asino. Dicesi di uno che si prende briga degli affari altrui, e non si cura dei propri.
A tempus riet s'ainu. A tempo ride l'asino. Dicesi ironicamente quando uno risponde inopportunamente.
Su preideru est s'ainu de domo. Il prete è l'asino di casa. Ital. Chi ha prete in corte fontana gli risorge, Pesc. Il prete porta il peso della casa, come la bestia la mola. Il prete è che nobilita ed arricchisce la casa. Ora questo proverbio vorrebbe riformato.
Sos bestieres component finzas s'ainu. I vestiti fanno comparir anche l'asino. Lat. Vir bene vestitus pro vestibus esse peritus. Creditur a mille quamvis idiota sit ille. Di un ignorante ben vestito.
Ad su mese de maju horriant sos ainos. Nel mese di maggio ragliano gli asini. Dicesi quando uno fa una cosa senza fatica e per obbligo.
Horrios de ainu, non alzant a chelu. Gall. Roncu d'asinu non alz'a cieli. Raglio d'asino non sale al cielo. I cattivi desideri non offendono agli altri.
S'ainu bolat. L'asino vola. Lat. Testudo volat. Dicesi a quelli che credono tutto.
Finzas s'ainu hat sa virtude sua. Anche l'asino ha la sua virtù. Dicesi di uno che sebbene inutile, è buono a qualche cosa. Tutti siamo utili e necessari.
Trabaglia che ainu, et mandiga que cavaglieri. Si trabaglias que cavaglieri, mandigas que ainu. Se lavori come asino, mangierai da cavaliere; se poi lavori che cavaliere mangierai come un asino. Così rispose una popolana ad un nobile poltrone che l'aveva dimandata in isposa. Avviso alle donne vanagloriose.
(vedi fonte: SITO)
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