Israele: Sharon evita processo, ora pensa a Peres
TEL AVIV - Il futuro politico di Ariel Sharon e del suo governo di minoranza è divenuto oggi molto più roseo dopo che il procuratore capo Menachem Mazuz ha scagionato con parole nette ed inequivocabili il primo ministro e suo figlio Ghilad da qualsiasi sospetto di corruzione per una vicenda iniziata sei anni fa.
In un discorso di 50 minuti trasmesso in diretta dalle reti televisive nazionali, in quello che rappresentava un dramma politico avvincente, Mazuz ha smontato pezzo su pezzo la teoria secondo cui l'uomo d'affari David Appel - un finanziatore del Likud - avrebbe assunto Ghilad Sharon con uno stipendio principesco e senza precisi compiti operativi allo scopo di ingraziarsi Sharon che - nel corso degli anni - si era trovato a ricoprire le cariche di ministro delle infrastrutture nazionali, degli esteri ed era anche divenuto leader del Likud.
«Ma di fronte alle prove a nostra disposizione - ha incalzato Mazuz - quella teoria non regge». Perchè Ghilad, secondo Mazuz, lavorava alacremente e riceva stipendi sì alti, ma non molto diversi da quelli percepiti dai colleghi.
In questo modo il procuratore capo ha criticato, nemmeno molto velatamente, l'operato del capo della pubblica accusa Edna Arbel che a marzo gli aveva consigliato la incriminazione degli Sharon, padre e figlio. Sei mesi fa Arbel aveva anche provveduto a incriminare Appel per aver tentato di corrompere Sharon. Nominata nel frattempo giudice della Corte Suprema, Arbel non ha commentato oggi la posizione assunta da Mazuz.
Nei giorni scorsi la stampa aveva previsto che Mazuz avrebbe criticato i legami troppo intimi talvolta fra imprenditori e il mondo politico. Ma anche in questo campo Mazuz non ha trovato niente da rimproverare a Sharon. Ha spiegato ai giornalisti che per lui sono state preziose centinaia di registrazioni segrete condotte dalla polizia al telefono di Appel, nel corso di due anni. In un solo caso fu menzionato il progetto edile in cui era impegnato Ghilad - l'»Isola Greca» - e anche in quell'occasione Sharon dava l'idea di non avere le idee ben chiare.
Per Sharon il documento di Mazuz rappresenta dunque un semaforo verde per avviare contatti con i laburisti di Shimon Peres allo scopo di dar vita a un governo congiunto che realizzi in tempi stretti il ritiro israeliano da Gaza. Stasera Peres ha già detto di essere pronto a trattative con il Likud, se riceverà una offerta ufficiale. Il punto di maggior contrasto - secondo gli osservatori - resta la politica economica conservatrice del ministro delle finanze Benyamin Netanyahu, particolarmente invisa alle correnti sindacaliste del partito laburista.
L'isola di Patroclos
Era il giugno 1998 quando Appel elaborò un ambizioso progetto da realizzarsi sull'isola di Patroclos dove doveva essere costruita una imponente città turistica che sarebbe stata collegata ad Atene (50 chilometri) mediante una ferrovia, in un tratto anche sotto al mare.
In quei mesi Appel cercò l'appoggio di dirigenti del Likud: Ariel Sharon ed Ehud Olmert, che allora fungeva da sindaco di Gerusalemme. Secondo l'atto di accusa nei suoi confronti (che adesso potrebbe essere rivisto) Appel sperava di impressionare i dirigenti greci ostentando loro rapporti stretti con i dirigenti israeliani.
In questo modo Appel riuscì ad organizzare visite a Gerusalemme per il viceministro degli esteri Yannis Krainityotis e per il sindaco di Atene, Dimitri Abramopulos. In seguito difficoltà tecniche (fra cui la importanza archeologica dell'isola) costrinsero Appel ad archiviare il progetto in cui aveva investito già 14 milioni di dollari.
La teoria della collusione fra l'intraprendente Appel e i dirigenti del Likud comunque non regge, ha concluso Mazuz. Nelle date in cui Sharon avrebbe potuto aiutare Appel, Ghilad non riceveva lo stipendio promesso. E i primi soldi gli arrivarono quando il padre era passato all'opposizione, e quindi non poteva giovare direttamente alle imprese di Appel. Quanti volevano l'incriminazione di Sharon «hanno dunque viaggiato liberamente nel tempo, avanti e a ritroso».
Da sinistra già stasera ci si chiede: come mai, sulla base delle stesse informazioni, il giudice Arbel aveva raggiunto sei mesi fa conclusioni diametralmente opposte? Alcuni parlamentari della opposizione prevedono di sottoporre adesso la questione al vaglio della Corte Suprema.
Swissinfo 15 giugno 2004 19.46
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