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Rambaldo

L'amore non salta più le classi sociali


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Tra gli oltre 11 mila maschi con licenza elementare coloro che sono riusciti a impalmare delle laureate sono stati in Italia solo 191. Anche alle donne con bassa scolarizzazione non è andata meglio: sulle 8.789 nubili che si sono sposate nel 2000 solo 133 sono riuscite a portare all’altare un principe azzurro laureato. Se dal titolo di studio passiamo ad analizzare le professioni il risultato non cambia. Per Schizzerotto il 61% dei lavoratori manuali sotto i 40 anni sposa un’operaia, grosso modo come avveniva trent’anni fa. Anche per i colletti bianchi il dato è omogeneo: nel 50% contraggono matrimonio con un collega. Nessun imprenditore del campione preso in esame ha sposato la sua segretaria. «I ceti più disagiati non riescono quasi mai a salire la scala sociale. Prima sposare una donna poco istruita era meno penalizzante dal punto di vista sociale» sintetizza Schizzerotto. In realtà tra i sociologi c’è chi si spinge a sostenere che esiste una «teoria di classe dell’amore»: volontariamente o no uomini e donne cercano di sposare persone con alti stipendi in modo da accrescere o comunque non peggiorare le proprie risorse socio-economiche.

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Perché pur in presenza di stili di vita estremamente variegati quando si deve scegliere un partner si finisce di ripercorrere le strade dei nostri nonni che vivevano in società meno libere? La risposta che gli addetti ai lavori danno è che oggi si è più esigenti. «Essere coppia non è più un dovere sociale, ma una scelta. Si può essere tranquillamente dei single senza essere criticati — sostiene Filippi —. Così quando ci si sposa l’identità di vedute deve essere totale. Paradossalmente una coppia funziona solo se sul televisione ama guardare la stessa trasmissione, mentre il rapporto diventa a rischio se lei vuole vedere Carramba e lui la partita di calcio». Negli ultimi anni, di sicuro, la propensione a sposarsi con partner che hanno caratteristiche socioeconomiche simili ha finito per ridurre sensibilmente la mobilità sociale. «Non so dire se l’omogamia sia un segno di arretratezza o di declino — chiosa Schizzerotto —. Di certo, dal momento che la mobilità sociale è in genere garantita proprio dal matrimonio e dall’occupazione, l’aumento delle unioni omogame tende ad accrescere le disuguaglianze sociali. I vari ceti tendono a isolarsi, si standardizzano, evitano rimescolamenti». Così con il passare del tempo il matrimonio, invece di essere una chance in più per scalare la piramide sociale, «si è trasformato in una barriera di classe».

da www.corriere.it

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