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Forum di politica, cultura, società: 2003-2004

The Federalist
Il MFE, che da sempre ha per scopo la realizzazione della Federazione Europea, dibatte, ovviamente, quale strategia adottare per ottimizzare l’azione delle sue scarse forze nell’attuale contesto politico che vede l’UE, nella delicata fase tra gli esiti d’una timida Convenzione e l’adozione d’una Carta Costituzionale, impegnata in una nuova CIG (Conferenza Intergovernativa), sotto la presidenza d’una Italia governata dal governo che sappiamo.
Nell’ambito di questo dibattito, merita particolare attenzione il contributo del prof. Luigi Virginio Majocchi, (Gino, per gli amici), che vanta mezzo secolo di militanza politica nel MFE e nella UEF.
Col suo previo consenso, rendo pubblico il testo del documento da lui scritto in vista del prossimo Comitato Centrale del MFE.

Buona lettura!

The Federalist


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Il nemico da battere
Una proposta d'azione strategica formulata in vista del Comitato centrale del Mfe

"...questo dilagare di volgarità e incultura, simboleggiato da quel ghigno che campeggia sui muri d'Italia, con manifesti pieni di bestialità e promesse impossibili da mantenere. Quel sorriso falso, tipico di chi non crede in nulla se non nel denaro che ha accumulato. Fa paura un paese disposto a farsi turlupinare un'altra volta da un uomo così spaventosamente mediocre".

Condivido del tutto queste parole di Galante Garrone. Ma la denuncia morale non basta. E, sul terreno politico nazionale, se si prescinde da un improbabile lacerazione della Casa delle Libertà, si perde. E ne perde anche la possibilità di costruire la federazione europea, perché - ormai è chiaro - Berlusconi è un ostacolo. Si tratta, dunque, d'individuare altri terreni di lotta.

Il limite dell'opposizione nazionale a Berlusconi sta nel fatto che il nemico da battere non è a Roma, bensì a Washington. A Roma ci sta un gauleiter, come ci sta un gauleiter a Madrid, uno a Varsavia, uno a Londra, etc.
Mazzini, al tempo dei moti guarentisti imputava un analogo errore d'analisi a Ciro Menotti che ingenuamente individuava in Francesco IV d'Absburgo-Este l'avversario senza accorgersi che l'ostacolo al costituzionalismo non stava a Modena, ma a Vienna. Mazzini affermava come i diversi congressi della Santa Alleanza che promossero questo e quell' intervento militare a sostegno dei sovrani restaurati fossero evidenti prove della correttezza del suo giudizio.
Oggi - è evidente - non è in vista nessuna azione militare da parte di chicchessia per difendere Berlusconi. Ma, come allora il governo del mondo era nelle mani della Santa Alleanza, oggi, dopo il collasso dell'Unione Sovietica, esso è saldamente nelle mani degli Stati Uniti. Ed è sempre il governo del mondo che sostiene i poteri ausiliari, detta le regole del gioco, costituisce modello di comportamenti, impone dottrine, disegna assetti geo-politici, stabilisce interessi da premiare e ceti da punire, etc. Forse che, nel secondo dopoguerra, i cechi hanno avuto il regime della proprietà collettiva e gli italiani una costituzione liberal-democratica perché quelli erano comunisti e questi allievi di Montesquieu e Rousseau? Non è forse vero che i primi stavano nell'orbita dell'Urss e questi in quella degli Usa?

* * *

Appartengo alla generazione che, alla sconfitta del nazifascismo, ha vissuto appassionatamente il mito del mondo anglosassone e, specialmente, di quello americano. Sono diventato federalista alla lezione di A. Hamilton; ho ammirato la maestà dello Stato di diritto quando Sacco e Vanzetti finirono sulla sedia elettrica dopo anni di battaglie giudiziarie che lacerarono l'intera opinione pubblica del Paese mentre, da questo lato dell'Atlantico, si ammazzavano Matteotti e Gobetti senza che alcun processo venisse celebrato e ci s'apprestava al massacro della guerra civile spagnola, dei poveri etiopi e di sei milioni di ebrei, anche in questi casi senza che alcun processo venisse celebrato. Conosco l'azione di Will Clayton per promuovere l'unità europea al tempo del Piano Marshall e non ho dimenticato quando Eisenhower rese visita alla sede del Mfe. Ho studiato per un anno negli Stati Uniti; vi ho insegnato; ho partecipato, insieme a molti yankees bianchi, a manifestazioni dei black muslims, a quelle contro la guerra del Vietnam al seguito del senatore Morse; ho vissuto direttamente il travaglio della new left nella Harvard intrisa delle medesime aspre contraddizioni della politica kennedyana ((i]peace corps[/i] e grand design da un canto, sabotaggio dell'unità europea con Mlf, Atlantic Community, ingresso dello UK nella Comunità, dall'altro); ho plaudito al coraggio della stampa ai tempi del Watergate; ho là ancor oggi tanti amici che condividono i valori per i quali mi batto e ritengono, con me, che un otro mundo es posible.

"Heu quam haec Niobe Niobe distabat ab illa", sentenziava Ovidio nelle sue Metamorfosi riferendosi alla povera Niobe tramutata in sasso. Non può dirsi lo stesso di questa America? Quest'America che non mi piace più. Mi fa paura. L'America di oggi è quella che bombarda i poveri del Mondo, siano essi quelli di Belgrado, dell'Afghanistan o dell'Irak. E' quella della Arthur Andersen che certifica bilanci che essa stessa ha contribuito a rendere bugiardi. E' quella dei chief executives che percepiscono stipendi da capogiro e praticano con sfacciata disinvoltura l'insider trading truffando milioni di pensionati. E' quella di Kyoto e Cancun. E', infine, quella dello scandalo Enron e di un'intera amministrazione che ne è più o meno direttamente coinvolta. Chi desidera maggiori dati circa questa Caporetto etico-politica non ha che da sfogliare il volume di Marco Vitale America. Punto e a capo.

Se questo è il governo del mondo, come stupirsi che proconsoli, prefetti, legati, governatori delle province, laquais, servitori, schiavi, sparpagliati in questa o quella regione del mondo siano inclini a seguire le regole del padrone? Berlusconi, Schifani, Bondi, Taormina, Castelli e via seguitando non appaiono essere altro che scialbe comparse a fronte dei Joe Costello e dei pistoleros professionisti d'Oltreatlantico.

* * *

Nessuno sa come i federalisti che la via della salvezza per l'Europa e il mondo passa per la federazione europea. Il problema è farla. Ora, conclusa la Convenzione, vi è chi sostiene la difesa, con qualche ritocco migliorativo, del testo prodotto dalla medesima in seno a una conferenza intergovernativa impegnata a interpretare il consueto copione. «Danze diplomatiche. Un passo avanti e due indietro», scriveva Spinelli ai tempi della conferenza incaricata di varare lo Statuto della Comunità politica elaborato dall'Assemblea ad hoc. E', a dir poco, una strada che, come allora, non conduce lontano. Né, almeno nell'immediato, conduce lontano l' appello ai sei Paesi fondatori, se è vero che tra questi c'è l'Italia di Berlusconi e la Germania di un Fisher che sembra aver dimenticato quanto detto alla Humboldt Universität. Questi atteggiamenti sono destinati a rimanere soltanto atti di testimonianza. Volendo utilizzare ancora una volta la terminologia di Machiavelli, per vincere occorre calare la virtù nella main stream della fortuna, il corso delle vicende in una data situazione di potere.

Se s'effettuasse tale operazione, ci s'accorgerebbe senza soverchie difficoltà che il fronte decisivo della lotta tra conservazione e progresso è oggi quello che separa i servitori dell'unilateralismo americano da coloro che si battono per il multilateralismo. I primi hanno dalla loro il potenziale militare americano. I secondi dispongono di meno vistose, ma forse ben più forti munizioni: l'impressionante decadenza della potenza egemonica, sempre più arrogante e prepotente in un mondo che, dopo il risveglio storico del Terzo Mondo e il collasso dell'Urss, è divenuto troppo grande per una sola superpotenza; il pantano afghano e irakeno; un consenso sempre più debole a chi ha scritto il suo nome sul libro-paga del padrone, e, infine, la possibilità di opporre all'arbitrio del principe il principio delle decisioni collettive da parte dell'Onu.

I federalisti sanno bene che l'Onu non dispone di un potere proprio. Quello che ha altro non è se non la diagonale delle forze. Oggi sul campo si manifesta de facto una sola forza, quella degli Usa. L'Onu normalmente si adegua e, se recalcitra, non dispone di alcun mezzo per condurre una politica alternativa. Eppure questa politica alternativa è più che mai necessaria. Occorre, dunque, organizzare una forza in grado di produrre una diagonale non semplicemente appiattita su un lato del parallelogramma.

Il terreno decisivo è quello militare. Non si tratta di prepararsi a un conflitto armato con gli Stati Uniti. Si tratta semplicemente di costruire, ove possibile, un contingente militare sufficientemente forte da mettere al servizio dell'Onu perché questo possa adottare credibili politiche alternative a quella imperiale. Al riguardo è sufficiente allestire una task force di professionisti e uno stuolo di medici, infermieri, insegnanti, agronomi, ingegneri, capomastri etc, tutti reclutati con il servizio civile. Con queste strutture il Paradiso d'ispirazione kantiana di cui parla Kagan diverrebbe reale e serio (e non più ingenuamente utopico e oggetto di malcelata derisione come lo è nello scritto di Kagan), mostrando al mondo che la Vecchia Europa ha anche i muscoli per opporsi al Potere (la terminologia è sempre quella di Kagan) e fermarlo, rinunziando però esplicitamente alla guerra e alle avventure dell'imperialismo.

Quando il Mfe prese l'iniziativa di una petizione al Parlamento europeo per il riconoscimento dello Stato palestinese, noi sostenemmo di essere gli ultimi veri amici d'Israele. I fatti ci hanno dato ampiamente ragione. Oggi dobbiamo dire forte e chiaro che chi cerca di sbarrare la strada agli Usa nella loro pericolosa involuzione è l'ultimo vero amico degli americani. Se ce la faremo, i fatti ci daranno ragione.

* * *

Nelle notti più buie anche una lucciola dà speranza. La lucciola è il persistere dell'intesa franco-tedesca anche sul terreno - decisivo - del confronto con la potenza imperiale. La vicenda irakena conferma questo giudizio. Se ragioniamo in termini di pura logica di potere, oggi al mondo non si vede altro. L'incontro del 29 aprile scorso - che ha visto riuniti a Bruxelles Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo per dar vita a una forza militare europea al di fuori della Nato - è , per quanto flebile, il segnale che il mondo non è formato solo da proconsoli. La "brigata franco-tedesca" comincia a trovare rincalzi e, ciò che più importa, in una situazione di svolta della politica internazionale. Le analogie con il clima in cui è nato il progetto della Comunità europea di difesa sono forti. Si tratta, dunque, di un fatto di enorme rilievo. Se è estremamente difficile far vivere una moneta comune senza Stato, è impossibile se si tratta dell'esercito. Ma, dato il peso politico di Belgio e Lussemburgo, seppur mascherata, l'unione che potrebbe scaturire a seguito di quell'incontro non sarebbe altro che poco più della cosiddetta "Framania". Non è sufficiente. Quando Monnet, nel '50, voleva dar vita alla Comunità sapeva benissimo che il fatto risolutivo era la riconciliazione franco-tedesca, ma si rendeva conto che l'obiettivo sarebbe divenuto possibile soltanto con l'adesione, oltre che del Benelux, di un altro Stato di grandi dimensioni. Non potendosi far conto sull' adesione britannica (già allora!), non restava che l'Italia. Così l'Italia fu invitata ad aderire alla Dichiarazione Schuman e, cinque mesi dopo, alla Dichiarazione Pleven. L'Italia di De Gasperi non esitò un istante. Così nacque la Comunità che ci ha portato sino a Maastricht e all'odierno allargamento. Non basta. Grazie all'azione di Spinelli (che De Gasperi seppe ascoltare) l'Italia si batté - contro le incertezze di Schuman e l'opposizione di Stikker e Van Zeeland - per trasformare la Ced in una federazione, riuscendo a inserire nel testo del suo trattato istitutivo il ben noto articolo 38.

La questione è, dunque, quale atteggiamento terrà oggi l'Italia di fronte alle prospettive che paiono delinearsi dopo la riunione di Bruxelles. A dispetto di non poche dichiarazioni ambigue del governo e di suoi autorevoli membri, a dispetto della deplorevole disattenzione dell'opposizione, non dobbiamo dimenticare che la stragrande maggioranza degli italiani non accetterebbe che il proprio Paese restasse fuori dell'avanguardia sul terreno dell'unificazione europea (basti ricordare, al riguardo, il referendum del 1989). Non dobbiamo dimenticare ancora che il nostro Capo dello Stato Ciampi è costantemente in prima linea nella lotta per la federazione europea. Non dobbiamo dimenticare infine che buoni europei si trovano - e numerosi - nelle file dei partiti d'opposizione così come in quelle dei partiti di governo, delle amministrazioni locali, delle forze sociali. Il compito di chi vuole la federazione europea è, dunque, quello di richiamare l'insieme di queste forze alle loro responsabilità ricordando che il tempo della scelta è venuto e, come succede per tutte le grandi occasioni storiche, quel tempo passa. E passa in fretta.

* * *

Per i federalisti italiani si tratta di porre all'attenzione del dibattito politico la questione dell'adesione italiana e battersi perché il nostro Paese si schieri senza indugi a fianco dell'avanguardia. Non occorre inventare nulla. Basta proporre in termini netti l'alternativa tra conservazione dello statu quo (gli Usa, i loro vassalli, gli spettatori ignavi o impotenti, come la Russia di Putin) e una prospettiva positiva per l'intero mondo (multilateralismo e Onu sostenuto da un nocciolo di potere europeo e dal consenso di quanti non si riconoscono nella posizione imperiale); indicare in termini chiari il nostro modello di difesa europea (gli scritti di Pistone al riguardo restano decisivi), una difesa che farebbe dell'Europa una "grande potenza di pace"; condurre l'Italia a schierarsi a favore di una nuova Ced; rispolverare il noto memorandum di Spinelli a De Gasperi e puntare alla fondazione dello Stato federale da parte di quell'avanguardia auspicata da Fisher a Berlino e ripetutamente da Ciampi.

L'impresa è titanica, come tutte quelle che punteggiano la nostra storia. Ma è quella giusta. Ed è possibile, perché, finalmente, il fronte decisivo non è quello europeo dove, a cagione della storica e perdurante debolezza del federalismo organizzato, abbiamo potuto e possiamo solo predicare e auspicare, ma è quello italiano, un fronte sul quale abbiamo in passato raccolto ragguardevoli risultati. E su questo fronte si potrebbe stabilire una vitale connessione tra le forze disposte a battersi per un diverso assetto del potere nel mondo e quelle che vogliono contrastare la deriva farsesca del nostro regime.

Per farcela dobbiamo cominciare con il ricondurre alla lotta federalista quanti, per le più disparate ragioni, si sono allontanati. All'uopo, una convenzione sembra lo strumento adeguato per lanciare solennemente e con forze più consistenti una Campagna.

Gli altri passi - mobilitazione del federalismo organizzato, dell'europeismo organizzato, dell'europeismo diffuso (nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle forze sociali, etc.), del pacifismo, dei disobbedienti, del popolo di Seattle, del social forum, di quanti la pensano come Galante Garrone, etc. - verranno e saranno fatti al momento opportuno. La Convenzione dovrebbe, comunque, discutere e fornire le prime indicazioni circa la formula organizzativa della Campagna.

Il punto decisivo che dovrà affrontare il prossimo Comitato centrale - al quale non parteciperò perché non ne faccio parte - è, dunque, con l'individuazione di un obiettivo strategico che non può trovare dissenso in seno al Movimento, il superamento di una contrapposizione che ha avuto una giustificazione ieri, ma non ne ha più nella prospettiva di una lotta che, senza snaturare la nostra identità, può avvicinarci alla vittoria.

Gino Majocchi
aldo
Bene Gino dopo che il Duce aveva dichiarato guerra agli USA in Italia ci vuole qualcuno che segua il suo esempio e che dichiari pure lui guerra al nemico da abbattere gli: USA...l'unico rischio è che la guerra possa finire come l'altra volta.....
The Federalist
QUOTE (aldo @ 17 Nov 2003, 23:17)
Bene Gino dopo che il Duce aveva dichiarato guerra agli USA in Italia ci vuole qualcuno che segua il suo esempio e che dichiari pure lui guerra al nemico da abbattere gli: USA...l'unico rischio è che la guerra possa finire come l'altra volta.....

Evidentemente ... aldo è uno che ha capito tutto... beerchug.gif

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No, aldo, non è vero: che hai "capito tutto" era solo un'ironia!
Ti invito a rileggere meglio. E senza pregiudizi. Se no confondi fischi con fiaschi.

Ciao.

Ciao a tutti.
aldo
NO federalist , non c'è bisogno di capire basta leggere quale bel tomo di diffamatore proponi come esempio , un certo garrone che parlando di un personaggio politico da lui avversato e democraticamente eletto , lo qualifica : Ghigno bestiale e il perversare di ignoranza e incoltura.....naturalmente se avessero votato come lui desiderava sarebbero stati un popolo eletto e intelligenti...e gli eletti di nobile aspetto e di sorrisi franchi e leali.....queste terminologie lombrosiane adottate alla politica sanno tanto di ideologia nazista di razze elette e di facce dal ghigno bestiale , quasi subumane da togliere dalla circolazione perchè indegne di un vivere civile.......e quasi inutile venire a una discussione con chi la precede da simili premesse.......
Roderigo
QUOTE (aldo @ 25 Nov 2003, 0:11)
un certo garrone

Alessandro Galante Garrone, uno tra i più prestigiosi intellettuali italiani.
schmit
Condivido l'analisi che ha fatto Gino Maiocchi,l'unica cosa che vorrei scambiare con lui,la mia idea di "guerra pacifista",l'Onu,forse, se cambiasse atteggiamento, anche con una adeguata idea di pace potrebbe mettere in difficolta' l'America,ma per far questo,dovrebbe avere a fianco tutta l'Europa, se poi ce la facesse a conquistarsi anche altri paesi,cosa non difficile ora, sarebbe meglio ancora.
Io credo che con il cervello si possa ottenere di piu' che con le armi.
aldo
Garrone sarà uno dei piu prestigiosi intellettuali italiani........a proposito dove si vendono i titoli di intellettuale, e a quanto al chilo ?
Comunque le sue affermazioni nello scritto precedente avevano qualcosam di sinistro, considerazioni da nazista...chissà se anche il suo è un "ghigno" bestiale..., magari è solamente sinistro....intendo di uno di sinistra, un sinistro....
The Federalist
QUOTE (aldo @ 28 Nov 2003, 21:49)
Garrone sarà uno dei piu prestigiosi intellettuali italiani........a proposito dove si vendono i titoli di intellettuale, e a quanto al chilo ?
Comunque le sue affermazioni nello scritto precedente avevano qualcosam di sinistro, considerazioni da nazista...chissà se anche il suo è un "ghigno" bestiale..., magari è solamente sinistro....intendo di uno di sinistra, un sinistro....

Un momento: qui il tema non era Garrone, né quanto lui fosse intellettuale, né quanto fosse onesto!
Il fatto che Majocchi esordisca con Garrone significa soltanto che Majocchi, come Garrone, disistima il nostro premier attuale. Punto e basta.

E supponiamo che l'esordio sia ... passionale e viscerale. Non significa che quel che segue non meriti senz'altro un po' di attenzione...

Allora potevi dirlo subito! «Non entro in discussione, anzi manco ho letto quel che segue l'esordio perché, per me, l'autore si squalifica condividendo quelle parole di Garrone...».

No: tu dici: «Bene Gino, dopo che il Duce aveva dichiarato guerra agli USA in Italia ci vuole qualcuno che segua il suo esempio e che dichiari pure lui guerra al nemico da abbattere gli: USA...».
Capisci allora che la mia ironia era a proposito?

Il testo di Majocchi non è un articolo per un giornale!
Ho detto che lo riportavo "previo suo consenso". Cioè, gli ho chiesto: «Lo posso mettere nel forum che frequento»?

E' il contributo ad un dibattito interno ad un movimento politico apartitico, nato nella Resistenza (per iniziativa di qualche "oppositore" deportato dal fascismo secondo le Leggi speciali).
Ma i "federalisti" sono anche cittadini (italiani e/o europei): hanno le loro idee distinte (anche ideologiche), più variegate che quelle dei militanti di un determinato partito (proprio perché il movimento è apartitico, quindi ... transpartisan).
Là, tra amici che si conoscono (ma non sempre hanno vedute concordi nemmmeno sulla strategia federalista) quell'esordio è ... onesto: sgombera il campo agli equivoci, è una chiara premessa della propria collocazione in merito alla politica interna, delle posizioni di fondo di chi si accinge a dare il suo contributo al dibattito.
Et de hoc satis.

Ma veniamo al contenuto...

Il contenuto è un esame critico della situazione geopolitica mondiale che vede una potenza egemone comportarsi ... consequenzialmente, ossia con una politica "imperiale".
Che vuol dire "unilaterale" contrapposto a "multipolare" se non proprio questo?

Leggiti bene il paragone tra gli stati "austriacanti" italiani del dopo-Vienna ottocentesco e gli stati europei del dopo-Yalta novecentesco.

E leggi fra le righe anche l'amore profondo che lega Majocchi al popolo americano, alle sue istituzioni, alle origini della prima vera democrazia moderna (che, guarda caso, è nata repubblicana e "federale" in un tempo ed in un mondo il cui era pacifico che ogni stato avesse il suo re –e che questo fosse anche "assolutista", cioè dispotico).

Che tu mi venga a paragonare Majocchi ad un fascistello che vorrebbe che ri-facessimo la guerra agli USA mi pare troppo!
Se poi aggiungi quanto io lo stimi (proprio perché lo conosco a fondo) e quanto siamo amici ... capisci anche quanto il tuo primo intervento mi sia sgradito!

I casi sono due: o non hai letto affatto il suo "contributo" e, visceralmente, hai tradotto in commento (sbaglatissimo) una tua istintiva avversione, oppure hai voluto di proposito sviare dal tema, che invece è di fondamentale importanza: come contenere lo strapotere degli USA, anche per amore degli americani e di quel che, in due secoli di storia, rappresenta per il mondo la democrazia americana. Chi potrà essere vero amico dell'America degli americani se non un'Europa Unita politicamente?
Vedi: Berlusconi, Aznar, Blair, ecc, [i gauleiter, per dirla con Gino Majocchi], fanno a gara per chi è più amico di Bush: ma Bush non è l'America, come Berlusconi non è l'Italia e tantomeno l'Europa.

Ciao.
A rileggerci.
aldo
Federalist.....tu stai paragonando la restaurazione dopo le guerre napoleoniche al dopoguerra mondiale ....citi Matteotti e Mazzini che non condividevano i principali avversari...giusamente Mazzini vedeva gli anticostituzionalisti a Vienna , ma poteva forse vederli anche nella piu potente Russia di Alessandro... tutta la santa alleanza era una forza restauratrice di privilegi nobiliari , destinati comunque ad essere sconfitti dalla forza economica di una borghesia nascente e dai valori dell'illuminismo e dal progredire della scienza....un colpo mortale alle forze monarchiche nobiliari è stato dato propio dalla nascita della nazione americana...federale , e nata sul principio dell'uguaglianza tra tutti gli uomini...valori comunque non nuovi che si trascinano da quando l'uomo si è riunito a vivere in comunità......
La forza rivoluzionaria e democratica della borghesia ha trovato sulla sua strada l'utopia comunista...che mascherandosi da forza liberatrice dell'uomo era diventata un'oligarchia guidata da un novello Zar..retto non da un potere divino...ma da un potere terroristico.......Ora sembra che la socetà borghese anche in Russia ha preso il soppravvento....
Quel sorriso falso...tipico di chi non crede in nulla se non nel denaro che ha accumulato( altro riferimento fisico falsato da un'interpretazione personale e carica di astio priva di qualsiasi motivazione )e un paese disposto a farsi turpilinare da un uomo cosi mediocre(Berlusconi)
Ti sembra così mediocre un'uomo che è riuscito ad impiantare un sistema televisivo privato dove altri uomini avevano fallito e si erano ritirati con perdite enormi.....
Ti sembra cosi mediocre un uomo che si pagava gli studi lavorando su navi da crociera e si è laureato con il massimo dei voti?
Ti sembra così mediocre un'uomo che ha costruito due quartieri modello a Milano che sono un esempio riconosciuto di buona e innovativa architettura?
Ti sembra così mediocre un uomo che riunite le fila di un elettorato sbandato dopo la liquidazione giudiziaria di gran parte della classe politica italiana,ha saputo contrastare la sinistra che ormai si riteneva l'unica deputata a governare, e gli ha sfilato il cadreghino da sotto il sedere, e uno che da non politico è riuscito a farsi eleggere presidente del consiglio, con un numero di preferenze personali mai raggiunto in tutta la storia della repubblica.......
Ti sembra cosi mediocre un leader che ha instaurato un rapporto di amicizia e di stima con tutti i massimi leader mondiali, cosa che in quella misura non era mai riuscita a nessun altro politico italiano?
Hai un ben strano concetto della mediocrità.......
Quanto al paese che si fa turplinare ...questa supponenza di pensare che chi non la pensa come me si è fatto turplinare.....non merità commento.
Quanto al fatto che il pericolo non sta a Roma ma in USA.....sta nella valutazione del pericolo.....Saddam , Bin Laden, gli estremisti islamici...vedono negli USA un pericolo...Berlusconi e buona parte degli italiani vedono invece un alleato...figlio dellEuropa , dove vivono venti milioni di italoamericani, che hanno trovato in quel paese quello che la propia patria non aveva saputo offrire, ma che comunque mantengono con l'Italia un rapporto d'amore....
Tutto questo non ha niente a che vedere con lo sforzo del governo italiano e di Berlusconi per raggiungere il risultato di un unione Europea, il piu presto e la piu solida possibile. In questo contesto stà l'appoggio del governo italiano nel superamento delle difficoltà francesi e tedesche e nel riconoscimento di Chirac alla sua azione e nella convinzione di Chirac di poter raggiungere a Roma prima della fine dell'anno alla firma della costituzione europea......
Quanto allo strapotere americano, non gli è stato dato per diritto divino...e niente impedisce alla futura Europa unita ,visto il peso economico , storico, territoriale,demografio, raggiungere una forza equilibratrice che ci ponga sullo stesso piano degli USA......la condizione essenziale è ritenere gli USA un nostro paese fratello, l'Europa al di la dell'atlantico....chi parla di nemico da battere , non sa cosa dice....ovvero pone il mondo di fronte ad un nuovo mortale pericolo.... e non mi sembra il caso.... a volte le parole sono come pietre....
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