
"La guerra dell’ambiente. Chi, come, perché"
Jacopo Giliberto Ed.Laterza 2003
Se l'interesse ecologico fino a pochi decenni fa era considerato proprio di alcuni sognatori un po' utopisti e molto astratti, negli ultimi anni si è attribuito al termine "ecologia" una forte valenza economica tanto che i vertici internazionali sull'ambiente in realtà trattano prevalentemente temi economici e i summit sull'economia vedono sul tavolo dei dibattiti i problemi più scottanti della tutela dell'ambiente. Ma questo cambiamento concettuale da che cosa è nato? Prevalentemente dall'esperienza, da grandi tragedie collettive frutto di un indiscriminato uso del territorio. È stata l'industrializzazione dell'Occidente ad avviare il processo di trasformazione (o distruzione dell'ambiente); l'uomo ha manipolato la natura a proprio uso e consumo, con una spavalderia tratta da una concezione arrogante del potere e della ricchezza giudicata fonte di ogni felicità e benessere. Anche le posizioni più progressiste vedevano nell'industrializzazione "selvaggia", la conquista di nuovi posti di lavoro e quindi non c'era particolare attenzione alla salvaguardia della salute dei lavoratori e tanto meno dell'ambiente circostante. Sono poi venuti Marghera, Seveso, Bhopal, Cernobyl... e la consapevolezza collettiva del rischio mortale a cui eravamo tutti indiscriminatamente sottoposti si è fatta strada.
Sono poi accaduti tanti e tanti incidenti a petroliere da rendere a lungo alcune zone costiere impraticabili, morie di pesci e di uccelli, immagini drammatiche portate in tutte le case dalle televisioni: e il petrolio è apparso non solo mitico "oro nero", ma fonte di morte. Che cosa c'era dietro a tutto ciò, quali interessi, quale spregiudicatezza? L'autore del saggio lo racconta in modo documentato e senza la durezza della denuncia: è solo informazione, null'altro. Eppure l'effetto sul lettore è davvero forte, sconvolgente a tratti, ma non è negata la speranza di possibilità nuove e di spiragli insperati per un futuro più consapevole e armonico.