daniela la notturna
Apr 24 2004, 09:09
La falsa retorica del 25 aprile
di Massimo Fini
Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in buoni’ e cattivi’, causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti’ e anticomunisti’, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l’Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall’occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane. Nell’ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi presero parte.
Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all’abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto. Questa è la verità della nostra Storia recente. La retorica, di cui abbiamo visto in questi giorni un gran dispiego, certo è un’altra cosa, ma la retorica, come avvertiva Alberto Savinio in un preveggente libretto del 1943, Sorte dell’Europa, «è un male endemico del nostro paese, è il male che inquina la nostra vita, la nostra politica, la nostra letteratura, è una delle cause principali, se non addirittura la principale, delle nostre sciagure».E in quel prezioso libretto, che dipendesse da me farei distribuire nelle scuole al posto di tanti manuali di retorica della Resistenza e dell’Antifascismo, Savinio scriveva anche: «Il nostro territorio non siamo stati noi a liberarcelo ma altri ce lo hanno liberato, la nostra libertà di opinioni non ce la siamo conquistata noi ma altri ce l’hanno data».
Io ho il massimo rispetto per i partigiani che si batterono e anche morirono per un’idea di libertà, ma ho altrettale rispetto per i ragazzi che, in nome di altri valori, l’onore e la lealtà, andarono a morire per Salò, ingannati e traditi da Mussolini che, dopo tanta retorica sulla bella morte’, fu pescato a fuggire travestito da soldato tedesco. Tutto secondo l’ignobile tradizione dell’armiamoci e partite’ che è tutta interna alla storia di viltà della classe dirigente italiana, dalla borghesia che si squaglia nelle retrovie, maledicendo i fanti-contadini che a Caporetto si erano stufati di immolarsi alla tattica omicida dell’attacco frontale del generale Cadorna (si legga La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte), al Re e Badoglio che abbandonano Roma in balìa dei tedeschi, all’editore Gian Giacomo Feltrinelli, a Toni Negri, ad Aldo Moro che dalla sua prigione scrive le lettere che scrive, ad Adriano Sofri, a Bettino Craxi che scappa negando la legittimità delle istituzioni di un Paese di cui pur era stato Presidente del Consiglio e però pretendendo di essere considerato esule, martire ed eroe, fino al comportamento tenuto, in prigione e fuori, da quasi tutti i ladri eccellenti di Tangentopoli.
La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi. Da questo voluto equivoco sono nati molti guai, molte sciagure, per dirla ancora con Savinio, che hanno successivamente funestato la storia del nostro Paese, compreso il terrorismo e quel suo ritorno di cui oggi tanto si parla, con la consueta retorica.
Massimo Fini
Fonte:Il Giorno del: 29/04/2001 http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1605
schmit
Apr 24 2004, 09:29
La guerra non l'hanno vinta gli Americani per noi,ma per se' stessi,noi ne abbiamo usufruito(non si puo' negare anche con l'aiuto della resistenza) per liberarci dal fascismo,ma senza l'apporto della resistenza sarebbe stato piu' difficile anche agli americani. Sbarcarono in Sicilia,dove la guerra non è mai stata cruenta,ma salivano,man mano che i tedeschi si ritiravano,ma al fronte c'era la resistenza formata dai partigiani che non erano solo comunisti. In onore di un gruppo voglio postarvi un fatto poco conosciuto: un pezzo di storia toscana, l’episodio di Casette, finora assolutamente inedito, e sconosciuto al di fuori della cerchia di coloro che vi parteciparono.
Si avvicinava l’inverno del ’44, e la situazione era veramente difficile sia a causa della crescente repressione nazifascista sia per il mancato arrivo degli aiuti alleati. In compenso Radio Londra continuava a trasmettere inviti ai partigiani a tornarsene a casa, per trascorrervi l’inverno. Ma le vendette nazifasciste attendevano chi fosse tornato a casa dai monti e dalle valli, per cui i partigiani preferirono restare alla macchia, preparandosi alla prossima primavera. Fu stabilito di cercare di superare la linea Gotica attraverso i monti, e di cercare di riparare a Lucca, città tenuta dagli alleati.
In un’unica colonna si trovarono a marciare partigiani della Lucetti e quelli comunisti della formazione Giacomo Ulivi, con i rispettivi comandanti Ugo Mazzucchelli (che ci ha narrato questo episodio di Casette) e Guglielmo Brucellaria. Quando giunsero nei pressi di un ponte che, vicino al paesino di Casette, congiunge due vallate, i comandanti comunisti chiesero con insistenza agli anarchici di prendere la testa della colonna, e di passare per primi sul ponte. Era notte fonda, e quando Ugo Mazzucchelli per primo si accinse ad attraversare il ponte, il cupo silenzio dell’oscurità fu rotto dal crepitare infernale di una mitraglia, che, posta in una casamatta antistante il ponte, poteva fortunatamente colpire solo una parte del ponte.
Così il nostro compagno, e altri anarchici, poterono mettersi in salvo, contrariamente a quelle che certamente erano le speranze dei comunisti. La loro precedente insistenza fece subito sorgere gravissimi interrogativi fra gli anarchici, che stesero un duro rapporto al comando di polizia.
schmit
Apr 24 2004, 10:03
Oltre alla Lucetti, operarono nel carrarino la formazione anarchica Michele Schirru, parallela alla Lucetti, la divisione Garibaldi Lunense, formata soprattutto da anarchici e la formazione Elio Wockievic, il cui vicecomandante, l’anarchico Giovanni Mariga, fu talmente valoroso da vedersi concessa la medaglia d’oro al valor militare, che naturalmente rifiutò per restare coerente alle idee anarchiche.
Sia sulle Apuane sia nella pianura costiera operarono costantemente numerosi raggruppamenti anarchici, che ovunque si trovarono ad affrontare la criminale repressione nazifascista. Il carrarino fu infatti teatro di alcune delle stragi più efferate commesse dai tedeschi e dai loro servi repubblichini: basti pensare ai massacri delle popolazioni del paesino di Sant’Anna di Stazzena (560 morti, 12 agosto 1944), di Vinca (173 morti, 24 agosto 1944) e di San Terenzo Monti (163 morti, 19 agosto 1944). E l’elenco non finisce certo qui. In questa tragica realtà di guerra, distruzioni e rappresaglie, gli anarchici del carrarino ebbero il grande merito di organizzare e di difendere la vita della popolazione nella città di Carrara. Soprattutto i compagni si incaricarono di assicurare il regolare flusso degli approvvigionamenti, e di far funzionare l’Ospedale, continuando nel contempo la lotta armata contro il nemico.
Indispensabili erano i fondi, ed il loro reperimento resta una delle pagine più belle scritte dagli anarchici carraresi. Il metodo adottato fu quello d convocare i ricchi possidenti, e di obbligarli a versare ingenti somme ai partigiani, sotto la minacci delle armi e dietro regolare... ricevuta di versamento! Di questa anzi venivano stilate tre copie una per il versatore, una per il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) ed una per il compagno Ugo Mazzucchelli, comandante della Lucetti, presso la cui sede avvenivano queste convocazioni.
Così fu possibile aiutare le famiglie più bisogno se, finanziarie le formazioni partigiane e l’Ospedale, rinsaldando quella forte unita fra popolo e partigiani anarchici, che resta la lezione più importante della resistenza anarchica nel carrarino.
A - rivista anarchica anno 33 n. 289 aprile 2003
schmit
Apr 24 2004, 10:14
I Luoghi
Roderigo
Apr 24 2004, 16:19
La retorica dominante sul 25 aprile e la resistenza, dagli anni '80 ad oggi, è purtroppo quella di Massimo Fini: pacificazione, riconciliazione, rispetto per la buona fede degli uni e degli altri, ruolo marginale dei partigiani minoranza nel paese, esclusivo riconoscimento degli angloamericani quali liberatori dell'Italia (magari per poi dire, come si usa presso certa destra, che ne è diventata una loro colonia). Negli anni cinquanta, la resistenza venne messa da parte, rimossa dall'ufficialità. Basti ricordare come il ministro della pubblica istruzione del neocentrismo democristiano inviò all'epoca una direttiva a scuole e provveditorati per chiarire che il 25 aprile si festeggiava la nascita di Guglielmo Marconi.
La "retorica" antifascista, nel nostro paese, è stata egemone solo negli anni '60 e '70, gli anni dell'antifascismo progettuale, quello che, dopo la sconfitta di Tambroni, animava le speranze ed il dibattito riformistico del nuovo centrosinistra, e gli anni dell'antifascismo militante, quello che voleva rispondere al "rumor di sciabole" ed alla strategia della tensione. Allora, come nel 43-45, l'antifascismo fu la pratica concreta della democrazia.
Certo che la Resistenza da sola non avrebbe potuto aver la meglio sul nazismo, ma ugualmente nella lotta di liberazione, si formarono i partiti, i quadri dirigenti, i militanti dei nuovi partiti di massa su cui poi si sarebbe fondata la democrazia italiana. Esito non scontato. Non esisteva allora alcun automatismo, per cui la caduta del regime, la sconfitta nella seconda guerra mondiale, avrebbe dato naturalmente origine ad un sistema pluralistico e democratico. Non era questo il progetto della chiesa cattolica, che desiderava un regime simile a quello franchista, nè era il progetto degli occupanti britannici, che non reputavano gli italiani maturi per la democrazia e ritenevano servisse all'Italia, un fascismo senza Mussolini. Se queste ipotesi furono sconfitte, se parvero irrealistiche agli americani fu anche e forse soprattutto grazie alle città già liberate dai partigiani.
Il 25 aprile non divide gli italiani tra buoni e cattivi, semmai tra chi aderisce ai valori democratici della costituzione repubblicana e chi no, tra l'Italia della Costituzione legale e quella della costituzione materiale. Il 25 aprile divide così come dividerebbe la sua abolizione, perchè il fascismo è stato sconfitto, ma mai definitivamente superato.
Monnalisa
Apr 24 2004, 18:15
| QUOTE (Roderigo @ Apr 24 2004, 17:19) | | Certo che la Resistenza da sola non avrebbe potuto aver la meglio sul nazismo, ma ugualmente nella lotta di liberazione, si formarono i partiti, i quadri dirigenti, i militanti dei nuovi partiti di massa su cui poi si sarebbe fondata la democrazia italiana. Esito non scontato. Non esisteva allora alcun automatismo, per cui la caduta del regime, la sconfitta nella seconda guerra mondiale, avrebbe dato naturalmente origine ad un sistema pluralistico e democratico. Non era questo il progetto della chiesa cattolica, che desiderava un regime simile a quello franchista, nè era il progetto degli occupanti britannici, che non reputavano gli italiani maturi per la democrazia e ritenevano servisse all'Italia, un fascismo senza Mussolini. Se queste ipotesi furono sconfitte, se parvero irrealistiche agli americani fu anche e forse soprattutto grazie alle città già liberate dai partigiani. |
 http://www.largonauta.it/resistenza/sez_3.htm#
schmit
Apr 24 2004, 19:03
Al di la' di tutto,questa è l'unica verita': Non esisteva allora alcun automatismo, per cui la caduta del regime, la sconfitta nella seconda guerra mondiale, avrebbe dato naturalmente origine ad un sistema pluralistico e democratico. La Democrazia Cristiana nasce come partito Popolare Italiano da quel grande uomo che fu' Luigi Sturzo. uomo politico (1871-1959). Sacerdote, entrò nel 1896 nel primo movimento democratico cristiano. Segretario della Giunta dell'Azione Cattolica, fu nel 1919 tra i fondatori del Partito Popolare italiano, di cui contribuì a elaborare il programma politico, fondato sulla dottrina sociale di Leone XIII. Convinto antifascista, portò il suo partito a schierarsi contro Mussolini.
schmit
Apr 24 2004, 19:19
Sturzo era un europeista convinto e la sua amicizia con Adenauer e De Gaulle lo spinse ad attivarsi per un progetto di Comunità Europea che, con eccesso di ottimismo, predisse potesse nascere in tempi molto brevi. Sturzo vedeva l'Europa come una potenza intermedia, capace a lungo termine di unificare tutto il mondo occidentale. Giudicava invece in modo negativo il potere degli Stati Uniti. Non certo per anti-americanismo, visto che negli States Sturzo visse sei anni durante il periodo dell'esilio e vi si ambientò benissimo. Ma non considerava l'America, per storia, cultura e tradizione, all'altezza del compito gravoso che le era caduto sulle spalle. Sturzo era anche molto critico nei confronti della situazione monetaria mondiale e contro lo strapotere del dollaro spingeva per la nascita, sull'onda dell'unificazione politica che credeva possibile nel giro di dieci anni, di una forte moneta europea. Non fece in tempo a vedere nulla di tutto questo. Dall'analisi del pensiero politico di don Sturzo sembrano non esservi dubbi sulla collocazione politica del prete di Caltagirone. Ma data la spinta morale e il forte afflato religioso del personaggio, sarebbe francamente difficile capire come si sarebbe collocato negli anni Novanta. Forse, a comunismo sconfitto, e con il mondo alle prese con sfide difficili quali la globalizzazione delle economie e la forte immigrazione verso l'Occidente, don Sturzo avrebbe dato suggerimenti diversi da quelli che si sentì di dare nell'immediato dopoguerra, con il comunismo potentissimo nel mondo. Anziché strumentalizzarlo politicamente, Sturzo andrebbe semplicemente letto e studiato. Vi si troverebbero notevoli spunti e riflessioni ancora attuali, mentre verrebbero scartati certi eccessi polemici e certe topiche clamorose, come l'apertura al partito più illiberale e meno liberista del panorama politico italiano di allora, il Movimento Sociale Italiano.
schmit
Apr 24 2004, 19:39
Cercò in tutti i modi un accordo in chiave anti-fascista con Filippo Turati. Ma l'opposizione delle frange massimaliste del Partito Socialista da una parte e quelle delle gerarchie ecclesiastiche dall'altra fecero saltare il progetto che avrebbe potuto forse evitare all'Italia il Ventennio La sua avversione per il comunismo derivava infatti in massima parte da considerazioni morali e dalla convinzione che il collante della nazione italiana fosse dato soprattutto dalla religione cattolica, che il comunismo negava. Con l'apertura alla destra Sturzo avrebbe consolidato uno dei due poli, collocandolo definitivamente su posizioni decisamente liberali e liberiste, senza rendere né necessario né auspicabile un'alleanza "innaturale" come quella del centro-sinistra. Nell'ottica di un bipolarismo consolidato che tagliasse fuori i comunisti Sturzo sperava innanzitutto che il Partito Socialista si affrancasse dall'abbraccio mortale del Partito Comunista, venendo a formare un polo di sinistra che avversava ma che sarebbe comunque rimasto nell'alveo della democrazia. Ma non avvenne nulla di tutto questo. La legge elettorale che avrebbe potuto facilitare la formazione di un bipolarismo (la cosiddetta "legge truffa") fu bocciata. Il Partito Socialista rimase appiattito sulle posizioni del Pci, per poi scardinare il possibile bipolarismo alleandosi con la Dc, mentre a destra non si formò mai quell'alleanza vagheggiata da Sturzo. Fu proprio la Dc a tradire le speranze del prete di Caltagirone con la svolta del centro-sinistra, che Sturzo avversò con tutte le sue forze. Sturzo è contrario alle idee che combatte non tanto perché sono ragione di danno economico, ma soprattutto perché corrompono la società politica, immiseriscono gli uomini. condannano alla tirannia e alla immoralità...". Certo, se oggi fosse ancora vivo credo che avrebbe mutato un poco il suo pensiero!
Francesco
Apr 24 2004, 20:49
| QUOTE | | il 25 aprile si festeggiava la nascita di Guglielmo Marconi. |
Macché Marconi! C'è una ricorrenza molto più importante il 25 aprile! Secondo il calendario romano si festeggiano i Robigalia, la festa di Robigalio il dio della ruggine del grano! Altro che liberazione!
gallonio
Apr 25 2004, 09:52
gallonio
Apr 25 2004, 10:16
gallonio
Apr 25 2004, 10:21
Donne, la resistenza "taciuta" - Partigiane: 35.000
- Patriote: 20.000
- Gruppi di difesa: 70.000 iscritte
- Arrestate, torturate: 4.653
- Deportate: 2.750
- Commissarie di guerra: 512
- Medaglie d'oro: 16
- Medaglie d'argento: 17
- Fucilate o cadute in combattimento: 2.900
http://www.extrascuola.it/storia/SorrisoAr...uintaPagina.htm
Francesco
Apr 25 2004, 11:26
Ora e sempre resistenza a che?
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