
MILANO - Il ghiacciaio del Lys (versante aostano del Monte Rosa, valle di Gressoney) dal 1812 al 2003, è regredito di 1253 metri: nell'area morenica lasciata libera c'è ormai una foresta di larici. Ma su tutte le Alpi in generale lo spessore dei ghiacciai è diminuito. In pochi decenni se ne sono perduti per 14 metri, 3 solo nella calda estate del 2003.
L'allarme arriva dal Wwf che in vista di Cop9, il summit sul clima in programma a Milano a dicembre, ha presentato un'analisi sulla situazione dei ghiacciai, antichi depositi di neve compressa che si muovono scivolando lentamente e modificando la superficie del terreno. Costituiscono la riserva di acqua potabile della Terra, coprendo collettivamente un'area grande quanto al Sud America. I ghiacciai hanno cominciato a ridursi fin dal 1850 (nella cosiddetta Piccola Età Glaciale), ma è negli ultimi decenni che hanno iniziato a restringersi a ritmi al di fuori di qualsiasi trend documentato in precedenza.
Se la temperatura continuasse ad aumentare, lo scioglimento (ma il termine esatto è ablazione) proseguirebbe e con un innalzamento di 4 gradi, tutti i ghiacciai sparirebbero.
Le conseguenze, secondo gli ambientalisti, sarebbero catastrofiche. Inondazioni, riduzione dell'acqua potabile (il 70% della riserva mondiale è congelato nei ghiacciai, solo il 2,5% è acqua dolce e meno di un centesimo è rinnovata ogni anno dalle precipitazioni), innalzamento del livello del mare. Le zone più a rischio sono Stati come Ecuador, Perù e Bolivia, dove i ghiacciai forniscono acqua per tutto l'anno e sono spesso l'unica fonte per le grandi città durante la stagione calda. Stesso problema per l'Himalaia, mentre l'innalzamento del livello del mare sommergerebbe tante piccole isole come Tuvalu e quelle di Salomon. A rischio molte specie animali, come la tigre del Bengala e l'urietta di Kittlitz, raro uccello che caccia nelle acque dense dei ghiacciai, dove nidifica, e le barriere coralline.
«La fusione dei ghiacciai è solo un'avvisaglia del reale cambiamento del clima - ha detto Jennifer Morgan, direttore del Wwf Climate Change Programme - Siamo arrivati ad un punto di non ritorno e i governi devono agire ora per evitare tragedie inimmaginabilì». Le soluzione sono quelle sulle quali gli ambientalisti insistono da anni: prima di tutto una riduzione delle emissioni di anidride carbonica provocata e del consumo di energia elettrica. «In Italia basterebbe sostituire le apparecchiature vecchie con nuove e più efficaci - hanno detto gli ambientalisti del Wwf - per avere un risparmio del 47% di energia elettrica».
Gazzetta di Parma, 28/11/2003
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