IL TORPOREIl regalo più bello e gradito che ho recato dal mio marzolino viaggio in Grecia è stato un piccolo, prezioso ciondolo a forma di civetta.
E mi sovviene, dunque, quello Hegel dei "Lineamenti di filosofia del diritto" che descriveva la filosofia come la nottola di Minerva che spicca il volo sul fare del tramonto. Questa immagine alberga nitida nei miei pensieri da anni, per via della strisciante e malinconica consapevolezza che esprime: quella che il pensiero, quello critico ed epistemico, coi suoi occhi spalancati, trasparenti, che trafiggono, consacrato per eccelenza dalla ricerca filosofica, ma che non si esaurisce alle vette della ricerca filosofica, giunge a sorvolare il reale quando esso sta già per compiersi.
D' altra parte la tradizione del pensiero, e del pensiero filosofico, ci consegna molte immagini di luce e di ombra, e di lucidità.
Il Dio della
Genesi, compie la sua opera proclamando "
fiat Lux".
Il
Platone della "prima navigazione", nel
mito della caverna, descrive proprio la fatica che attende l' uomo che voglia elevarsi dalla doxa all' episteme, delle catene che lo frenano, delle ombre dei simulacri che ne ottundono la lucidità, e lo rendono quasi cieco quando, all' uscita dalla caverna, i raggi del sole squarciano il suo sguardo sul mondo.
Quello stesso Platone, però, nella "seconda navigazione", approda al sistema della dialettica, riconosce che un ponte v'è fra il mondo delle cose e il mondo delle idee, e che la testa di ponte è la bellezza, ispiratrice di quell' eros celeste che proietta la conoscenza, verso la gerarchia perfetta del reale che culmina nell' idea del Sommo Bene.
Sensibile a queste suggestioni, il
neoplatonismo rappresenterà il reale secondo un modello emanantistico: un
fulcro di luce, somma essenza della spiritualità, che degrada progressivamente in
zone di ombra e bieco buio corporale. Una rappresentazione che, in un clima di riscoperta estetizzante (anzi, aistesizzante) ed artistica, sarà fedelmente recuperata dal neoplatonismo rinascimentale di Marsilio Ficino, personaggio discusso che pare venisse -di
notte- a filosofico convegno, con quel coevo "buco nero"che fu Girolamo Savonarola.
Certo, il Rinascimento si sollevava da una tradizione medievale che tutt' era stata fuorchè "oscura".
La
dottrina manichea, che aveva permeato di sè anche numerose dottrine ereticali, proponeva la storia come l' eterno dissidio tra bene e male, ossia,
fra un principe della luce ed un principe delle tenebre. Lo stesso
sant' Agostino predicava l'
illuminazione come quell' intervento divino indispensabile per attivare la conoscenza umana:
" lumen verum quod illuminat omnem hominem venientem in hoc mundum". Altro non era se non una rielaborazione della platonica teoria della reminiscenza.
Non senza la tappa rivoluzionaria del Seicento, e dell' irruzione della
cosmologia copernicana che restituisce il
sole al suo ruolo di centro dell' universo, al doppio filo dell' antropocentrismo saranno poi legati il Rinascimento all' Illuminismo.
Diderot, avversando i teologi, fervidi detrattori dell' illuminismo scrive:
"Smarrito di notte in una immensa foresta, non ho che una modesta lanterna per orientarmi, Arriva uno sconosciuto e mi dice : 'amico mio, per meglio trovare la strada, spengi la fiaccola'. " E
Kant:
"l' illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che deve imputare a se stesso...sapere aude!"La luce della "critica" sferzerà meno intrepida in altri passaggi storici, complice il recupero di quel bisogno di
"liberare il wille" - il coacervo di spinte pulsionale, istintive, oscure - di cui sarà fautore
Nietzesche. Il quale, non a caso, approfondisce la funzione del teatro nell' antica civiltà greca, dove, attraverso la celebrazione del conflitto tra l' apollineo ed il dionisiaco, attraverso l'immolazione del tragos (il capro), si mediava (purificava, catartizzava) il conflitto inesausto dell' uomo.
Credo che la contemporaneità non ignori - o non debba ignorarare - che una sua componente sia "il torpore", non il sonno. L' uomo sta misconoscendo il sonno, che, nella sua durata ed intensità, è il controaltare di uno spirito critico robusto, vigoroso, armonico.
Si dorme di giorno, e si brancola, intorpiditi, di notte.
Il Goya che disse "il sonno della ragione partorisce mostri" non sapeva che una dimensione ancora più straziante aveva da venire: il torpore.
Forse, non è la lucidità che alla fine stanca!
La contemporaneità che ha ceduto al torpore, al pensiero torbido, squalificante, che soffoca il dis-cernere (appunto, la critica!), che dà la stura alle mille forme di degradazione dell' identità, è una contemporaneità già rinunciataria.
Ecco perché oggi, più che mai, mi richiama così sovente l' immagine crepuscolare della nottola di Minerva.