Ciao a tutti, e buon anno nuovo. Certo, il vero anno comincia col 1° di Settembre, non a Gennaio. Come una settimana di lavoro si chiude con un giorno di riposo, un anno di lavoro si chiude con un mese di riposo, Agosto. E come una nuova settimana inizia di lunedì, un nuovo anno inizia con Settembre. Mi pare evidente.
Poi ci sono gli originali che si fanno le vacanze in Settembre, ma chi mai riposerebbe di lunedì ? Oddio, lunedì e Settembre hanno i loro vantaggi, la sottile libidine di far festa quando gli altri sono tornati al lavoro incazzati neri, ma lascia sempre un senso di alienazione, ci si sente estranei alla società. E l'uomo è un animale sociale.
Va bene, non voglio insistere oltre, ognuno riposi quando gli pare. Io comunque ho iniziato il "mio" anno nuovo tornandomene a casa dalle vacanze, e se il buon giorno si vede dal mattino questo che arriva dovrebbe essere un anno di sfiga. Sentite un po':
1° Settembre 2003, visto che la lunga estate calda sembra finita, si decide che è giunto il momento di chiudere la casa al mare e tornare a Milano. Io con la moto, che per tutto Agosto è stata preziosa per girare nel traffico di Chiavari e dintorni; mia moglie con l'auto-appoggio, stracarica di bagagli.
Contrariamente al solito, invece di tornarmene per i fatti miei facendo qualche tortuosa strada di montagna decido di seguire la moglie sull'autostrada. Il giorno prima m'ero fatto quasi trecento chilometri in Liguria e Toscana passando per il Bracco e avevo un po' la nausea di curve e di pieghe.
Allora si parte. Mia moglie davanti, io dietro, visto che ero io a dover tenere d'occhio lei, meno esperta di guida. Si entra nell'autostrada e io resto un po' indietro al casello, attardato dalla necessità di ficcarmi in tasca il biglietto senza rischiare di perderlo (cosa che mi era già successa e mi era costata un bel po'). Subito noto che lei si è dimenticata di accendere i fari. Accelero per raggiungerla e, proprio in quel momento, la moto decide di non collaborare. Dando gas, invece di accelerare si impunta e rallenta; accetta solo di andare avanti con un filo di gas a non più di 4000 giri cioè, in sesta marcia, 75 chilometri all'ora, un po' poco per arrivare fino a Milano. E alla salita in uscita da Chiavari, neppure così, devo scalare le marce e rallentare ancora. Non c'è niente da fare, devo rassegnarmi a trascinarmi fino alla prossima area di sosta, vedendo l'auto di mia moglie svanire all'orizzonte nonostante le mie racomandazioni di dare ogni tanto un'occhiata nello specchietto retrovisore (cosa che non mi suscita certo pensieri amichevoli nei suoi confronti).
Fermo nell'area di sosta, bestemmiando come un turco, provo a chiamarla col cellulare, ma naturalmente non risponde, il cellulare sarà nascosto in qualche angolino della borsa e le aree di sosta sui viadotti della A12 sono rarissime.
Post Scriptum: mia moglie mi dirà poi di avere sentito il cellulare squillare e di essere riuscita a tirarlo fuori dalla borsa (me l'immagino la situazione: lei che si sporge sul sedile per frugare con una mano nella borsa, mentre con l'altra mano cerca di guidare l'auto, che procede a 50 all'ora marciando a zig zag; meglio non pensarci), ma non era riuscita a rispondere, perchè per quanti tasti premesse il cellulare si rifiutava di collegarsi (poi un giorno vi racconterò cosa lei non riesce a fare col cellulare; come per esempio attivare il blocco della tastiera...) e quindi aveva proseguito.
Post-Post-Scriptum: per la sua innata tirchieria, mia moglie aveva rimandato fino a quando era troppo tardi di ricaricare il cellulare, per cui ora poteva solo ricevere ma non chiamare; quindi non poteva fare la cosa più logica in quelle circostanze, fermarsi da qualche parte e chiamarmi.
Io intanto avevo cominciato a darmi da fare. Avevo smontato le candele, che erano nerissime, le avevo pulite e rimontate e avevo riavviato il motore: niente, lo stesso come prima. Così, incazzatissimo contro la moto, la moglie e i cellulari, decido di ripartire piano piano e uscire al primo casello per trovare un meccanico. E che la moglie andasse pure a quel paese...
Esco a Rapallo e per fortuna trovo un meccanico aperto. Lui ascolta il motore, guarda le candele (ritornate nere) e sentenzia che non è colpa delle candele, non è colpa dell'acqua nella benzina, ma sicuramente si è rotta la membrana di un carburatore ("Lo sente ? Il motore sta andando con un cilindro solo"; a me non pareva, ma come si fa a contraddire uno che in quel momento rappresenta la salvezza ?). E mi spiega che, quando si rompe la membrana, si apre meno del necessario la valvolina a spillo della benzina, per cui con poco gas ce la fa ancora, ma dando più gas la benzina non è più sufficiente e il motore muore, ecco perchè non riuscivo a tirarlo su di giri (teoria che non spiegava come mai le candele erano così nere, segno di una miscela se mai troppo ricca, cosa che però mi è venuta in mente poi). Comunque una mebrana di carburatore era un pezzo rarissimo, quasi introvabile, che per giunta aveva il difetto di essere venduto con altre parti annesse e di costare più di 200 euro. Scoramento assoluto. Una moto vecchia, che ha fatto già 85000 km. anche se ancora va benissimo (o almeno andava benissimo fino al giorno prima), meritava di spenderci ancora dei soldi ? Quasi quasi, meglio demolirla e aspettare il prossimo Salone della Moto di metà Settembre per comprarne un'altra, cosa che già meditavo da un po'.
Però intanto cosa fare di quella puttana traditrice ? Mica potevo lasciarla lì al meccanico in regalo. Meglio cercare di tornare pian pianino a Chiavari, dove almeno avevo un letto per dormire, lasciarla lì e tornare a Milano in treno.
Già, ma le chiavi di Chiavari ce le aveva mia moglie... E allora mi risolvo a chiamarla ancora, le do un cazziatone terribile per avermi lasciato indietro, le spiego la situazione e le chiedo di venire lì a darmi una mano, o almeno un po' di conforto morale (oltre alle chiavi di casa). Il meccanico intanto mi dice che ha un altro impegno, chiude tutto e se ne va. Così, mentre ero lì ad aspettare Godot, mi viene in mente di telefonare per un consiglio al mio meccanico di Milano, il mitico Cesco, uno che con le moto ci va a letto, che per andare in vacanza va a dare una mano ai box di qualche circuito, insomma l'esperto assoluto, il guru.
"Cesco ciao, sono Giorgio, sono nei guai, forse mi puoi dare un consiglio. Sono qui fermo a Rapallo perchè la moto non va più, quando do gas si ingolfa, ha le candele nerissime. Il meccanico qui mi dice che bisogna cambiare le membrane dei carburatori, sono almeno 500 euro, cosa ne dici ?". Cesco ci pensa un po', poi mi chiede: "Senti, ma non è per caso che c'è qualche straccio che chiude la presa d'aria ? Guarda un po' sotto la sella...". Lo straccio c'era. Una copertina che mi ero fatto per proteggere la sella dall'acqua e dal sole e che tenevo lì piegata sotto la sella, senza mai immaginare che lì sotto ci fosse la presa d'aria dei carburatori. Ogni tanto mi capitava di ficcarla un po' più in giù del solito ed ecco spiegati gli strani comportamenti che ogni tanto mi facevano preoccupare (e che mi erano costati una fortuna in candele...).
Levo la copertina, do una ripulita alle candele e... ta-da ! La moto parte e va su di giri come un razzo. Nessuno sputacchiamento, tutto a posto. Mitico Cesco !
Poi resto lì ad aspettare la moglie (che era già arrivata a Busalla e quindi ci avrebbe messo un po' a ritornare) e intanto arriva il meccanico. Non ho il coraggio di dirgli che mi sono sentito con un suo concorrente e gli dico solo che ho risolto da me il problema, che era solo uno straccio che ostruiva la presa d'aria e adesso la moto va benissimo. Lui fa una faccia strana, probabilmente era andato a prenotarsi un viaggio alle Maldive e adesso gli toccava farsi restituire la caparra. Comunque peggio per lui, non sono così sicuro che non volesse fregarmi; magari aveva capito subito come stavano le cose ma con me l'aveva messa giù dura, per spillarmi un po' di soldi ("Ecco fatto. Per fortuna non erano le membrane. Ho smontato e pulito i carburatori, ho cambiato le candele e intanto che c'ero ho regolato il gioco delle valvole. Se la cava solo con 300 euro.". Il mariuolo...). Comunque l'ho ringraziato e sono stato lì ad aspettare la moglie. Poi il viaggio fino a Milano, adesso stando davanti per prudenza e ogni tanto vedendo nello specchietto l'auto sparire indietro perchè la moglie, ligia ai limiti di velocità, ogni volta che c'era qualche curva con un limite di 60 all'ora (limiti messi lì solo a scopo di avvertimento, che nessun rispetta), rallentava a 60, sicuramente provocando ingorghi di traffico e tamponamenti a catena. Oggi voglio proprio sentire il TG...