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Monnalisa
L’autore in un saggio sostiene che il duce, vero statista fino al ’36,
fu poi ammaliato da Hitler


Mussolini uno e due, l’ipotesi Petacco

Dario Fertilio


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Fu vera gloria? Nel senso che Benito Mussolini è degno di entrare nel pantheon della storia patria? Domanda, più che revisionista, provocatoria. Eppure Arrigo Petacco risponde, senza incertezze, di sì. Al duce, secondo lui, si dovrebbe riconoscere la qualifica di «politico», « statista» e forse, come dichiara il titolo del suo ultimo saggio, addirittura di Uomo della provvidenza (Mondadori, pp. 256, 17,50). Petacco tratteggia i momenti salienti della sua irresistibile ascesa e in particolare quella fatidica sera del 9 maggio 1936, alle ore 22, quando la voce stentorea del duce, trasportata dagli altoparlanti fin nei più sperduti casolari di campagna, annunciò agli italiani che l’impero era stato finalmente rimesso al suo posto, cioè sui colli fatali di Roma. Seguirono entusiasmo, folle oceaniche, scoramento degli oppositori, rassegnazione delle potenze coloniali come l’Inghilterra, che per anni avevano tenacemente negato all’Italia uno sbocco africano (l’irrinunciabile «posto al sole»).

E se fosse finita allora?, si chiede a questo punto Petacco. Se Benito avesse dato retta a Rachele, che gli consigliava di cogliere l’attimo favorevole per ritirarsi da campione, come un boxeur imbattuto o come Cincinnato, per poi mettersi, chissà, ad allevare conigli in campagna? Oppure, più realisticamente, se il duce avesse sfruttato a fondo quel momento di gloria per indire le elezioni, ottenendo prevedibilmente una maggioranza assoluta e dunque la ratifica della sua dittatura? Ebbene, se così fosse successo, oggi lo ricorderemmo come padre della patria, alla pari di un Giolitti o Cavour.

Naturalmente, Arrigo Petacco è troppo raffinato scrittore per indulgere al gioco della storia fatta con i se, limitandosi a far balenare la suggestione. Piuttosto, il suo saggio mira a restituire a Mussolini quel che gli appartiene: la straordinaria e funambolica capacità di trasformarsi e cavalcare gli avvenimenti che gli servì a evitare il più possibile (a differenza di Hitler o Stalin) i bagni di sangue. Tanto che la stessa infamia delle leggi razziali promulgate contro gli ebrei, negli anni 1938-39, andrebbe interpretata secondo Petacco alla stregua di un pegno, una concessione fatta all’alleato nazista per ingraziarselo. Infatti mancò sempre, in Mussolini, l’intima convinzione di quel gesto, come si può dedurre dalle disposizioni contraddittorie che emanò sulla applicazione delle leggi razziali.

Come mai, allora, quest’uomo brillante e trasformista, rivoluzionario e fascinoso, precipitò l’Italia nella più catastrofica avventura della sua storia moderna? L’uomo che «aveva sempre ragione» si trasformò di punto in bianco in un poveraccio che aveva sempre torto? Qui Petacco, certo esponendosi al fuoco delle polemiche, fa entrare in campo l’irrazionale: una malefica influenza di Hitler si impadronì dell’ex giocoliere della politica, provocando quella decadenza intellettuale e fisica destinata a trasformarsi in soggezione personale.
Ci furono due Mussolini,, insomma: quando credette davvero di essere infallibile, il duce aveva già avviato la sua rovina. Ma allora, se uno dei suoi attentatori, uno Sbardellotto o uno Schirru, insomma uno dei tanti che fra il ’26 e il ’38 tentarono di ucciderlo, fosse riuscito nel suo intento? Forse, paradosso della storia, adesso saremmo qui a parlarne bene, di sua eccellenza il cavalier Benito.


Corriere della Sera, 15 Ottobre 2004
http://www.corriere.it/index.shtml
Alias
Ecco un'altro Mussolini, poco conosciuto: morto di fame...

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«Avevo mangiato un tozzo di pane al mattino e non sapevo dove andare a dormire la sera.
Odo una musica sulla riva del lago.
Sono 40 professori d'orchestra che suonano davanti al grandioso Hótel Beau Rivage. M'appoggio ai cancelli del giardino, scruto fra il verde cupo fogliame degli abeti, intendo l'orecchio e ascolto. La musica mi consola cervello e ventre.
Ma gli intervalli sono terribili, i crampi pungono le mie viscere come punte infuocate. Intanto per i viali del parco vanno le turbe dei gaudenti, s' ode il fruscio delle sete e il mormorar di lingue che non comprendo.
Mi passa accanto una coppia vecchiarda. Sembrano inglesi.
Vorrei domandar loro "l'argent pour me coucher ce soir". Ma la parola muore sulle mie labbra. La donna tozza e pelata, rifulge d'oro e di gemme.
lo non ho un soldo, non ho un letto, non ho un pane.»

(Benito Mussolini, emigrante in Svizzera)
Ladsedj
C'è un equivoco di fondo.

La frase "Mussolini ha fatto anche cose buone" non è errata.
La domanda è:che ha fatto di buono?
Rispondendo a questa domanda vi accorgerete che la maggior parte dei pregi della politica di Mussolini riguardano provvedimenti sullo stato sociale, politica del lavoro (la camera del lavoro) e tutte questioni che "la buonanima", come lo chiamava mio nonno, si portava dietro dalla sua formazione socialista.

Perciò, se fossi di destra, starei molto attento a lodare l'operato di Mussolini.
Monnalisa
"In tempo di guerra" - ebbe a scrivere Winston Churchill - "la verità è così preziosa che bisogna nasconderla dietro una cortina di bugie".
E di bugie sulla Seconda Guerra Mondiale ne sono state dette molte, sia per proteggere segreti militari, sia per occultare responsabilità politiche e complicità, sia per coprire doppi giochi e tradimenti.

Nel caso della disastrosa avventura bellica italiana si è fatto di più: si è cercato di attribuire alla folle megalomania di Mussolini, le cui colpe restano indiscutibili, anche responsabilità che in parte dipesero da quella classe politica, militare, economica ed intellettuale che lo aveva prima osannato e poi sospinto verso il baratro.
"Un uomo, un uomo solo è il responsabile", così iniziava il primo articolo di fondo (poi bloccato dalla censura badogliana) del "Messaggero" defascistizzato, il 26 luglio 1943. Suo autore era Leo Longanesi, lo stesso che pochi anni prima aveva coniato lo slogan "Mussolini ha sempre ragione".

Forse, le cose non stanno proprio così...
Mussolini ha potuto esistere e fare ciò che ha fatto perchè c'era, intorno a lui, humus fertile alla realizzazione di tutto questo.
Ladsedj
QUOTE(Monnalisa @ Oct 16 2004, 16:03)
Nel caso della disastrosa avventura bellica italiana si è fatto di più: si è cercato di attribuire alla folle megalomania di Mussolini, le cui colpe restano indiscutibili, anche responsabilità che in parte dipesero da quella classe politica, militare, economica ed intellettuale che lo aveva prima osannato e poi sospinto verso il baratro.
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A proposito, e qui mi tirerò dietro una filippica che non finisce più, dopo le varie analogie a proposito e sproposito che si son fatte tra il cavaliere e Mussolini (e Bush e Hitler), me n'è venuta un'altra.

Siparietto n°1
Hitler: Conquisto la Francia!
Mussolini: Uh! Pur'io! Pur'io...vediamo...e io vado in Africa (il cavallo di battaglia era: andiamo a portare la civiltà)

Siparietto n°2
Bush: Vado in Iraq
Berlusconi: Uh! Pur'io! Pur'io! (il cavallo di battaglia è:andiamo a portare la democrazia, miiiiiii che fantasiiiiia!)

Siparietto n°2-b
Bush: Quasi quasi me ne torno a casa
Berlusconi: Uh! Pur'io! Pur'io!!

Grandi statisti: ma ce l'avranno un'idea originale? 79.gif
Monnalisa
Da statista a dux, caro Ladsedj, il passo è più breve di quanto sembri, a volte...


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