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Roderigo
TRADIZIONI E CAMBIAMENTI DELLA CONDIZIONE FEMMINILE IN ESTREMO ORIENTE IN UN SAGGIO EDITO DA EINAUDI

Sottomessa e docile, la donna giapponese

Giovanna Zucconi

LO scrollone alla tradizione può arrivare anche nebulizzato. Pare che a Tokyo e dintorni, come raccontava qualche tempo fa La Stampa, stravenda il collant spray, bombolette che spruzzano fibre di seta sulle gambe delle donne. Sembra la versione ad alta tecnologia dell'autarchica riga nera che le ragazze del nostro dopoguerra si tracciavano sui polpacci, per simulare quelle calze che non potevano permettersi. Invece quella di legioni di commesse e impiegate giapponesi, convertite allo spray da caviglia a coscia, è una piccola (o grande?) ribellione all'obbligo di indossare pesanti collant anche d'estate, anche con l'afa.

Forse è uno stravagante dettaglio, forse invece è il sintomo che qualcosa laggiù sta cambiando, nella mentalità e nel costume. «È la naturalezza ad essere indecente», scrive Antonietta Pastore, che ha vissuto per sedici anni a Osaka e ora riversa incontri, esperienze e riflessioni nell'intenso volumetto Nel Giappone delle donne (Einaudi tascabili, 196 pagine, € 9,50). È la naturalezza, specialmente femminile, ad essere indecente... E infatti, ecco il trucco obbligatorio e le divise e i collant-tortura: ecco anche, però, la scappatoia spray, che salva sia le apparenze sia la traspirazione. Continua a imperare la tradizionale virtù femminile della discrezione (le donne giapponesi occupano poco spazio, cedono il passo, compiono gesti trattenuti, rifuggono dalla spigliatezza, si inchinano servizievoli alle esigenze altrui).

Però c'è anche la moda giovanile che trasforma appunto in moda la figura della kawai, la «adorabile bambolina» sottomessa: e l'esibizione trendy della goffaggine e del bamboleggiamento è una maniera sorniona per disinnescare condizionamenti secolari... A chi è inesperto di cose giapponesi, ma non purtroppo di cose femminili, viene naturale cogliere nel libro alcuni, lancinanti dettagli. Le storie, i dati, i ritratti, diventano quasi la cornice di poche immagini, di piccole emozioni. In ordine sparso: la pillola è stata legalizzata solo nel 1999; l'importante per le donne, in famiglia, è la capacità di fare maru maru, «tondo tondo», cioè di mantenere la pace e l'armonia a qualunque costo (il libro è una rassegna di rinunce professionali); l'importante per tutti, donne e uomini, è «non sentirsi un chiodo che sporge», conformarsi alle regole del gruppo e non alle esigenze individuali; un marito che chiede «per piacere» alla moglie è una rarità. Eccetera.

Il gruppo, in gruppo: ogni anno i neoassunti cominciano a lavorare tutti insieme nello stesso giorno, il 1° aprile. La maggioranza delle ragazze ha firmato un contratto che non prevede la possibilità di fare carriera, tanto dopo pochi anni lasceranno il lavoro per accudire il marito, i figli, gli anziani. Se non si sposano entro l'età prescritta, sono etichettate «single parassita». Metà dei matrimoni sono combinati. Una società (per noi) soffocante, irreggimentata? Un maschilismo non camuffato ma talmente radicato che neanche le donne più evolute possono né vogliono uscire dal ruolo? Fra i pregi del libro, c'è quello di porre delle domande. Una fra tutte: è sempre vero che la felicità e la spinta propulsiva (delle persone, dell'intera società) non passano attraverso la remissività? O, per dirla in un altro modo: perché, pur a fronte della lampante e sofferta sottomissione femminile, il 50% degli uomini giapponesi dichiara che avrebbe preferito nascere donna?

La Stampa 17 giugno 2004
http://www.lastampa.it
Monnalisa
Ho la netta sensazione che presto dovrò richiamare "in servizio" Middmo e Piperita Patty...


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gallonio
QUOTE (Monnalisa @ Jun 18 2004, 01:45)
Ho la netta sensazione che presto dovrò richiamare "in servizio" Middmo e Piperita Patty...


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schmit
Questo è un luogo comune...non è affatto vero. Ho avuto una amica che adesso è tornata nel suo paese e non era affatto docile e sottomessa anzi...si chiama Miki ed è una cantante lirica era a Palermo per perfezionarsi nel canto.
sarahkerrigan
Considerando che delle calze spray ne ho sentito parlare un bel po' di tempo fa e non qualche tempo fà come riportato nell'articolo con data recente, m'immagino questo tempo , proporzionato alla condizione delle giapponesi...poi è un "classico" da parte dei giornalisti, mostrare quello che vogliono...ovviamente saranno perlopiù info vere... ho avuto contatti seppur minimi e solo con alcune, ma quanto basta per intuire che la sanno lunga....un po' come le donne originarie di alcuni paesi africani che usano indossare stoffe dai disegni parlanti...
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