PREVISIONI CONTESTATE

L'era glaciale e il profeta tedesco

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corrispondente da BERLINO - Francesca Sforza

BRUTTO colpo per chi ha già investito nel settore immobiliare del Nord Europa, scommettendo sul progressivo riscaldamento del pianeta e sognando che in dieci anni Berlino e Amburgo avrebbero avuto lo stesso clima di Roma e Napoli. Effetto serra? Africa che avanza? Tutto da rivedere. L’ultimo studio dell’Istituto Climatico di Potsdam parla chiaro: per una parte del mondo che si surriscalda, un’altra andrà congelandosi. Il Nord Europa, per l’appunto, Germania in testa. Secondo i calcoli dei climatologi tedeschi, il graduale scioglimento delle calotte polari – dovuto all’effetto serra – provocherebbe nel tempo un eccesso di produzione di acqua dolce, che affluendo nell’Oceano Atlantico - dove l’acqua invece è salata - modificherebbe gli equilibri e sovvertirebbe l’incidenza della Corrente del Golfo nel clima. Il risultato? Un abbassamento di 5-10 gradi nel Nord America e di 3-4 in Germania. Che sembra poco, ma è sufficiente a sterminare infiniti tipi di piante, di animali e anche per gli uomini qualche sorpresa ci sarà senz’altro. «Non si tratterà di un raffreddamento progressivo – ha aggiunto lo studioso americano Will Steffen, a capo di un gruppo di 5000 scienziati nell’International Geosphere-Biosphere Program - sarà un cambiamento improvviso e traumatico».
Stefan Rahmstorf - il direttore dell’Istituto di Potsdam - però, non ce la fa più. Da quando la stampa internazionale si è accorta dei modelli elaborati dal suo centro, lo hanno ribattezzato «Il profeta dell’Era Glaciale» e hanno concepito i titoli più disparati, uno più apocalittico dell’altro. Da ieri, dunque, nel sito dell’Istituto tedesco (www.pik-potsdam.de) è comparso un breviario a uso di giornalisti e catastrofisti vari. «Vi prego – scongiura il professor Rahmstorf – non scrivete che da domani vivremo tutti come dentro un frigorifero. Non è vero!». E’ vero invece che gli squilibri della Corrente della Golfo li vedremo (se i conti di Rahmstorf sono giusti) non prima di cento anni. E chissà che nel frattempo la congiuntura non migliori e gli investimenti nel Nord Europa non si rivelino un colpo di genio.

La Stampa 22 gennaio 2004
http://www.lastampa.it

Vedi anche: (Il gelo futuro)