L'Archivio di Met@forum.it
Forum di politica, cultura, società: 2003-2004

Roderigo
Sharon soddisfatto in tv: «Chi uccide ebrei, merita la morte»

Missili israeliani sulla macchina di Rantisi a Gaza

Il leader di Hamas ucciso in un attacco aereo. Morti anche il figlio e una guardia del corpo. I palestinesi: «Vendetta»

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GAZA - Il leader di Hamas Abdelaziz Rantisi è stato ucciso venerdì sera in un attacco aereo israeliano a Gaza. Alcuni missili hanno fatto saltare in aria l'auto su cui viaggiava. Con lui hanno perso la vita anche il figlio e una guardia del corpo. Rantisi era divenuto leader di Hamas dopo l'uccisione, il 22 marzo scorso, del capo spirituale del movimento integralista islamico, lo sceicco Ahmed Yassin. Nemmeno un mese dopo l’assassinio dello sceicco, Israele è tornata a colpire Hamas. E proprio nel giorno dell'attentato palesinese al valico di Erez rivendicato congiuntamente da Hamas e dalle brigate Al Aqsa per vendicare la morte dello sceicco Ahmed Yassin.

RABBIA PALESTINESE - All'annuncio della morte di Rantisi, davanti all'ospedale di Gaza City ci sono state scene di collera tra la folla, accompagnate da spari e grida contro Israele. «Questo crimine non rimarrà senza vendetta» ha affermato a Gaza dopo l'uccisione di Abdelaziz Rantisi un leader della Jihad Islamica, Kalid al Batish.

SHARON IN TV - Il premier israeliano Ariel Sharon ha espresso compiacimento per la morte del leader di Hamas, Abdel Aziz Rantisi. «Chi sistematicamente uccide ebrei in quanto tali, merita la morte» ha detto Sharon, secondo la televisione di stato israeliana.

LEADER PER UN SOLO MESE - Abdelaziz Rantisi era divenuto leader di Hamas dopo l'uccisione, il 22 marzo scorso, del capo spirituale del movimento integralista islamico, lo sceicco Ahmed Yassin. La nomina di Rantisi, accanto a quella di Khaled Mishal a «guida suprema» (nomina considerata onorifica, mentre Rantisi diventava il vero uomo forte) era stata vista come foriera di radicalizzazione di Hamas. Il nuovo leader aveva subito confermato, infatti, la "linea dura". In un primo discorso da numero uno aveva detto:"Non ci arrenderemo, non lasceremo la nostra terra ma combatteremo e inseguiremo gli israeliani e li costringeremo ad andare via". Pediatra, nato nei pressi di Askelon 54 anni fa, Rantisi è stato tra i fondatori di Hamas. Più volte incarcerato in Israele e, negli anni scorsi, anche dall’Autorità Nazionale Palestinese, aveva vissuto gli ultimi anni a stretto contatto dello sceicco Yassin, accrescendo notevolmente il suo prestigio. Lo scorso anno era scampato per un soffio ad un tentativo di assassinio da parte di Israele.

Corriere della Sera 17 aprile 2004
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Roderigo
Il pediatra che divenne stratega del terrore

di red

Abd al-Aziz Rantisi era nato a Yubna, vicino Jaffa. Nel 1948 quando lui era studente la sua famiglia si trasferì nella Striscia di Gaza. Ha frequentato la facoltà di medicina in Egitto, ad Alessandria dove si è laureato in pediatria nel 1972, per poi far ritorno in Cisgiordania. A quel punto già la filosofia dei “Fratelli Musulmani” aveva fatto breccia in lui.

Comincia a lavorare come pediatra negli ospedali della zona e in particolare a Khan Yunis. Nel 1983 viene arrestato per la prima volta perchè si è rifiutato di pagare le tasse allo Stato di Israele.

Nel 1987 inizia la sua collaborazione, sempre più stretta, con lo sceicco Ahmed Yassin. E quando inizia la prima Intifada, in aperto dissenso con la vecchia leadership di Arafat e dell'Olp sui palestinesi, Rantisi è già tra i leader di Hamas. Nel 1988 viene arrestato una seconda volta proprio per il suo ruolo nella ribellione palestinese. Viene rilasciato nel 1990 e dopo soli due mesi torna di nuovo nelle carceri israeliane.

Nel 1992 viene espulso dal Libano insieme ad altri membri di Hamas e della Jihad. Dopo il ritorno dello sceicco Yassin nel 1997 a Gaza, Rantisi riorganizza il movimento nella Striscia e ne assume la leadership operativa. Nel 1999 diveta il braccio destro di Yassin e quando lo sceicco viene ucciso da Israele, il 22 marzo scorso, anche se il suo posto viene ufficialmente ricoperto da Ibrahim Macadma, un dirigente di alto rango ma esule e in clandestinità, è Rantisi che guida di fatto tutta l’organizzazione.

In arabo Hamas vuol dire «ardore» o «zelo», ed è anche l'acronimo di "Movimento di resistenza islamica". Obiettivo dichiarato di Hamas è la distruzione di Israele, di cui non ha mai riconosciuto la legittimità, e la creazione di uno Stato islamico.

Ha sempre respinto gli accordi di pace di Oslo (1993) oltre a qualsiasi ipotesi di compromesso politico con Israele, compreso quello contenuto nella Road Map. Hamas ha una duplice struttura. Il movimento gode di un largo seguito tra la popolazione dei Territori grazie alla sua ala politica, che porta avanti una capillare opera assistenziale con la gestione di scuole, centri sociali e strutture sanitarie e che è particolarmente attiva nei campi profughi.

Le brigate Ezzedin al Qassam, l'ala militare, furono fondate nel 1991. In questi anni le brigate hanno rivendicato numerosi attentati suicidi in Israele.

l'Unità 17 aprile 2004
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Roderigo
Rantisi, uomo forte di Hamas con l'eredità di Ahmed Yassin

ABDEL Aziz Rantisi, incoronato nuovo leader di Hamas dopo l'uccisione, il 22 marzo scorso, dello sceicco Ahmad Yassin, era il portavoce del movimento integralista palestinese. Nato nel 1947 a Yabna (Jaffa) da famiglia povera, viene ammesso alla facoltà di medicina dell'università di Alessandria d'Egitto dove si laurea con lode nel 1978. Dopo un breve soggiorno a Gaza torna in Egitto e si specializza in pediatria. Nel 1976 si reca nei Territori e viene assunto presso l'ospedale Nasser di Khan Yunnis, nella striscia di Gaza. Diventa membro della Arab Medical Society e della Croce Rossa palestinese.

A partire dal 1978 Rantisi insegna scienze presso l'università islamica di Gaza. Sposato, con sei figli, Rantisi viene arrestato per la prima volta nel 1983, quando si rifiuta di pagare le tasse alle autorità israeliane di occupazione. Nel 1987 è tra i fondatori del movimento di resistenza islamico di Hamas. Viene nuovamente arrestato nel 1988 e sconta 30 mesi di prigione con l'accusa di attività sovversive. Le autorità israeliane lo rilasciano il 4 settembre 1990, ma torna in carcere pochi mesi dopo per frode fiscale, e vi rimane fino al 1991.

Il 17 dicembre 1992 Rantisi è tra gli oltre 400 attivisti di Hamas e della Jihad islamica esiliati nel sud del Libano, e si fa portavoce dei deportati del campo Marj al Zuhor ("campo del ritorno"). Al suo ritorno a Gaza viene nuovamente arrestato: rimane in custodia amministrativa fino al 1997. Due anni dopo torna in carcere accusato di partecipazione nell'omicidio di Mohieddin Sharif. L'eliminazione da parte degli israeliani di Salah Shehadeh e di Ibrahim Macadma, lo porta ai vertici di Hamas di cui diventa il portavoce.

Gli arresti si susseguono a intermittenza fino al 2001, anche per la sua ostilità a qualsiasi cessate il fuoco con Israele e il sostegno aperto alla prosecuzione delle attività terroristiche (che lo ha portato persino ad auspicare per i suoi figli un destino da "martire"). Coinvolto direttamente nel reclutamento delle nuove leve dell'organizzazione, Rantisi è considerato responsabile della preparazione di alcuni dei più efferati attentati degli ultimi anni, come quello che l'8 giugno del 2003 ha portato all'uccisio di quattro soldati israeliani al posto di frontiera di Erez. Due giorni dopo l'attacco, i servizi di sicurezza dello Stato ebraico cercarono di eliminarlo con le stesse modalità che hanno invece portato all'uccisione di Yassin.

Repubblica 17 aprile 2004
http://www.repubblica.it
daniela la notturna
Le "esecuzioni mirate"

dei raid di Israele

IL RAID israeliano di oggi a Gaza, che ha provocato la morte del leader di Hamas Abdel Aziz Rantisi, è stata una delle numerose "esecuzioni mirate" dell'esercito contro esponenti palestinesi di Al-Fatah, il movimento che fa capo a Yasser Arafat, o della stessa Hamas e della Jihad islamica, i due più importanti gruppi integralisti islamici. Ecco quelli più significativi:

16 aprile 1988: il vicecomandante delle forze armate palestinesi e capo dell'ala militare di Al-Fatah, Khalil Al Wazir, conosciuto col nome di battaglia di "Abu Jihad", è sorpreso nel sonno e assassinato all'alba assieme a due guardie del corpo nella sua villa fortificata di Tunisi.

26 ottobre 1995: Fathi Shakaki, segretario generale della Jihad islamica, viene ucciso da due uomini in ciclomotore mentre passeggia per le strade di Malta, dove è di passaggio alla vigilia di un incontro in Libia con il colonnello Gheddafi.

5 gennaio 1996: l'"ingegnere" di Hamas, Yhiya Ayyash, muore nella sua casa di Ramallah (Cisgiordania) per lo scoppio dell' esplosivo nascosto all'interno di un cellulare, attivato da una telefonata.

25 settembre 1997: fallisce ad Amman un attentato del Mossad contro Khaled Mashaal, capo dell' Ufficio politico di Hamas e leader carismatico del movimento.

13 marzo 2001: alla periferia di Ramallah, un proiettile sparato da un cecchino israeliano uccide l'agente dei servizi di sicurezza palestinesi Abdel Qader Hamdan, mentre è a colloquio con il dirigente di Al-Fatah e leader dell'Intifada Marwan Barghuti, al quale il proiettile era destinato secondo i suoi collaboratori.


30 giugno 2002: a Nablus, in un'operazione dell'esercito israeliano, viene ucciso Muhamad al Taher, in cima alla lista degli uomini più ricercati dallo Stato ebraico. Muore anche un suo aiutante. Al Taher (26 anni, nativo di Nablus) era noto col soprannome di "Ingegnere 4".

10 giugno 2003: fallisce il tentativo israeliano di uccidere a Gaza con missili sparati da elicotteri il numero 2 di Hamas, lo sceicco Abdel Aziz Rantisi, che rimane solo ferito.

21 agosto 2003: uno dei più alti dirigenti di Hamas, Ismail Abu Shanab, viene ucciso insieme con due sue guardie del corpo in un attacco aereo israeliano a Gaza. Fonti della sicurezza israeliana affermano che Shanab è uno dei mandanti dell'attentato suicida compiuto da Hamas due giorni prima a Gerusalemme, che ha causato 22 morti.

30 agosto 2003: Abdalla Akel e Farid Mayad, due palestinesi appartenenti alle Brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato di Hamas, rimangono uccisi a Gaza in un raid condotto da elicotteri Apache israeliani contro la loro automobile che viaggia tra i campi profughi di El Bureij e Nuseirat.

20 settembre 2003: viene ferito in un bombardamento israeliano su Gaza Mahmud al Zahar (Hamas), medico, intellettuale, dirigente politico anche se integralista islamico, come ama presentarsi, secondo Israele "uno dei maggiori terroristi di Hamas". Nell'attacco alla sua casa muoiono il figlio maggiore Khaled e la sua guardia del corpo.

22 marzo 2004: lo sceicco Ahmed Yassin, leader spirituale di Hamas, è ucciso da missili lanciati da un elicottero israeliano mentre, all'alba, tornava nella sua abitazione di Gaza dopo essere stato alla moschea.


(17 aprile 2004)


http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/es...precedenti.html
schmit
E voi questi li chiamate terroristi o martiri?
Io vorrei vedere se per assurdo,un qualche stato adiacente il nostro, dopo aver magari vinto una guerra,si portassero una fetta della nostra terra,mettiamo il Piemonte,il vincitore,non si accontentasse della terra vinta ma si appropriasse di una fetta piu' grande, prendendoci una parte delle Liguria e poi della Lombardia e piano piano volesse prendere tutta la nostra Italia,cosa diremmo? cosa faremmo? E se mentre si allargano,fanno fuori tuo padre, tua madre,i tuoi figli,o se te li rilegano in campi profughi con un trattamento non certo da albergo a tre stelle...cosa faresti? non difenderesti la tua patria con gli unici mezzi conosciuti,visto che il mettersi ad un tavolo per negoziare, (ed era gia' sbagliato negoziare, perche' quella è la loro terra)non ha avuto avuto nessun risultato?Anzi peggio, perche' si sono moltiplicate le efferatezze contro il popolo oppresso? Cosa direste? chiamereste terroristi o martiri quelli che muoiono per la loro patria? Come abbiamo chiamato i partigiani dell'ultima guerra, terroristi o martiri?I martiri delle fosse Ardeatine,i martiri di Sant' Anna i martiri della resistenza etc etc.La verita' è che non tutti sappiamo veramente cosa succede ed è successo in Palestina(anch'io è da poco che ho preso coscienza) ed ai molti pare che siano terroristi,perche' cosi' li fanno passare. Con tutto cio' vi dico che io da cristiana non mi vendicherei mai contro un nemico,ma questa idea è sorretta dalla mia fede, ma da essere umano, capisco chi lo fa,e poi è facile dire:Io non lo farei...ma di fronte al fatto che mi ammazzano un figlio,non so come istintivamente reagirei...
A conclusione del mio discorso,sarebbe ora che gli stati Europei che vantano essere la culla della cultura nel mondo, si uniscano per sancire il diritto ai popoli (tutti )ad avere la loro fetta di terra,poi come regolare commercio fra i popoli ,negoziare i loro prodotti.

letizia schmit
schmit
SHARON IN TV - Il premier israeliano Ariel Sharon ha espresso compiacimento per la morte del leader di Hamas, Abdel Aziz Rantisi. «Chi sistematicamente uccide ebrei in quanto tali, merita la morte» ha detto Sharon, secondo la televisione di stato israeliana.
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Cosi' stamani ho letto!!!:
"Chi sistematicamente uccide ebrei in quanto tali,merita la morte"
E se qualcuno dicesse:"Chi sistematicamente uccide chi mi prende la terra, la vita, il rispetto alla mia individualita',alla mia esistenza, merita la morte"
Come chiamereste questo individuo?
E' esattamente quello che sta succedendo!!!
daniela la notturna
Ho appena letto che nessuna condanna di questo ennesimo omicidio senza processo è giunta dagli Stati Uniti; si sono limitati a dire che non avevano dato alcuna autorizzazione all'esecuzione di Rantisi aggiungendo, però, che Israele ha il diritto di difendersi dagli attacchi terroristici. Resta inutile, al punto in cui siamo arrivati, parlare di ONU e di violazione del diritto internazionale...il mondo, ormai, sembra diviso in due parti: da un lato abbiamo i potenti terroristi di stato che dominano il mondo e dall'altro i poveri cristi che subiscono inermi. A cosa serve parlare di diritto internazionale quando l'ONU non esiste più e la Convenzione di Ginevra è solo carta straccia?
schmit
Questo è quel che fa veramente terrore... verysad.gif
daniela la notturna
Uno stato che legittima gli omicidi mirati, infischiandosene della legalità internazionale, non può essere definito civile e democratico. C'è davvero da aver paura di questa situazione...il prossimo obiettivo israeliano potrebbe essere Arafat...e lo scoppio di una guerra mondiale non è poi così improbabile se dovesse essere ucciso un presidente legittimamente eletto e riconosciuto dalla comunità internazionale. Mi domando che cosa abbiano in testa i politici israeliani. Vogliono davvero che si scateni un conflitto devastante per tutti? Mi auguro che l'Europa prenda le distanze immediatamente da Israele. I cittadini europei lo hanno fatto e i risultati del famoso sondaggio definiti "antisemiti" lo hanno dimostrato; il più grande pericolo per la pace è costituito dallo stato d'Israele. La gente ha capito...mi auguro lo capiranno presto anche i politici europei.
Marzia
"Non lasceremo un solo ebreo in Palestina", firmato Rantisi
La Stampa
18 aprile 2004
Fiamma Nirenstein
Il suo programma: «Non lasceremo un solo ebreo in Palestina». Disse:
«Morirò comunque, di cancro o per un Apache. Meglio un Apache»

GERUSALEMME
PUO’ darsi che adesso Hamas sia finita veramente; può darsi che invece l’eliminazione di Rantisi galvanizzi intorno a Hamas la rabbia popolare e tutte le varie organizzazioni interessate a colpire Israele con attentati, come gli Hezbollah e la Jihad Islamica. Può darsi che questo spinga Al Fatah a cercare di governare Gaza una volta che sia stata lasciata dagli israliani; può darsi che al contrario che voglia adesso dare un segnale di unità nazionale porgendo una mano a Hamas. In queste ore i palestinesi tacciono sconcertati. A Gaza, dove tutti i muezzin subito dopo l’uccisione di Rantisi hanno cominciato a chiamare i fedeli, in queste ore c’è grande scompiglio nelle file dell’organizzazione integralista e le strade si vanno riempiendo di manifestanti.
In Israele le reazioni sono concordi. Shimon Pers ha detto: «Era un terrorista, ed è stato chiamato a pagare il suo conto». L’eliminazione di Rantisi va vista nel contesto politico drammatico di questi giorni ma anche in quello della lunga serie di eliminazioni degli ultimi mesi. Il contesto attuale: proprio stamani Ariel Sharon presenta il suo progetto di ritiro al Consiglio dei ministri, dopo aver ricevuto l’approvazione di George Bush. Fra i suoi ministri quelli di destra l’hanno sempre accusato di voler fuggire da Gaza e da parte della Cisgiordania, di lasciar credere a una resa totale di fronte agli attentati che invita ad altri attentati. L’eliminazione del capo di Hamas dovrebbe convincere che il contesto dello sgombero futuro è quello di una migliore linea di difesa.
C’è poi una ragione immediata: essa consiste nell’opportunità fornita dall’esercito che seguiva i movimenti di Rantisi. Già due giorni fa (si è saputo ieri sera) era stato dato il via all’operazione contro il capo di Hamas che poi è stata cancellata all’ultimo momento perché egli era circondato da bambini e civili. Ieri, secondo quanto riportato dai Servizi, per la prima volta Rantisi si è trovato relativamente isolato rispetto alla popolazione civile.
Il contesto generale è quello di una politica di deterrenza inboccata con decisione da Sharon per effettuare il ritiro da Gaza in condizioni che non dessero a Hamas l’impressione della vittoria, e soprattutto per diminuire il numero degli attentati. Questa operazione di deterrenza aveva già eliminato oltre a Yassin altri leader di Hamas. Infine, le trattative che Rantisi stava intrattendo con Mohammed Dahlan, l’uomo forte di Al Fatah a Gaza, promettevano a Hamas un ruolo centrale nella prossima gestione autonoma di Gaza, e questo suscitava (e suscita) grande preoccupazione circa la trasformazione della Striscia in una grande base di attività antisraeliane.
Ma la ragione principale della decisione va cercata nella alta pericolosità attribuita alla personalità di Abdel Aziz Rantisi, ritenuto il più duro fra tutti i capi dell’organizzazione che ha inflitto tante perdite a Israele. Quella Subaru su cui il nuovo capo di Hamas a Gaza viaggiava quando è stato raggiunto dai missili lanciati dall’elicottere Apache non era la sua macchina: in genere, Rantisi viaggiava su una grossa jeep color argento, che dopo l’eliminazione dello sceicco Yassin era un segno di sfida.
Rantisi, che aveva 57 anni ed era nato a Yubna, vicino a Giaffa, viveva a Gaza dall’età di un anno. Trentasei ore dopo la morte dello sceicco si era dichiarato capo di Hamas, ed era stato il primo a giurare una vendetta mai vista. Aveva in questi giorni due principali attività: cercare di mettere a segno un grosso attentato dopo l’uccisione di Yassin; trattare con Al Fatah in modo da ottenere più vantaggi possibili per Hamas dopo che gli israeliani, secondo il programma di Sharon, se ne saranno andati. L’uomo, di professione pediatra, non era un religioso come il suo predecessore a Gaza, ma un politico e un terrorista con le sue radici nella Fratellanza Musulmana in Egitto, dove aveva trascorso la sua vita da studente. La sua fama era stata guadagnata sul campo, per la durezza delle sue posizioni, per la chiarezza delle sue dichiarazioni a favore del terrorismo, e anche per essere scampato quasi miracolosamente a un precedente tentativo di elininazione. Allora, il 10 giugno del 2003, dal letto d’ospedale, ferito, aveva diochiarato: «In nome di Dio, non lasceremo un solo ebreo in Palestina, combatteremo con tutta la nostra forza: questa è la nostra terra e non è degli ebrei».
Subito dopo l’uccisione di Yassin aveva giurato (non per la prima volta) di uccidere Sharon; di lui diceva: «Un terrorista, un nazista. Con l’aiuto di Dio Hamas colpirà tutta Israele e ucciderà sia Sharon sia il suo amico Peres». Si era guadagnato una fama particolare per avere stilato nell’87 la Carta di Hamas che stabiliva la sparizione d’Israele; benchè più volte l’organizzazione avesse parlato di eventuali elezioni dopo la morte di Yassin, Rantisi si era rapidamente autonominato capo, ma qui aveva trovato un deciso intralcio nell’opposizione di Khaled Mashal, il capo di Hamas con sede a Damasco. Mashal, che tiene i cordoni di molte borse fra cui i finanziamenti internazionali, aveva costretto Rantisi a precisare la sua posizione: responsabile solo per Gaza, sotto la giurisdizione internazionale di Mashal.
Il cugino di Rantisi, Ribhi, aveva dichiarato: «Adesso che è un capo diventerà più moderato». Ma questo non è successo: Rantisi era non solo antisraeliano, ma aveva giurato la morte a tutti gli ebrei; ogni giorno dopo l’eliminazione di Yassin ci sono stati grosso modo una sessantina di avvertimenti dell’intelligence al giorno, un grande uso delle donne come terroriste, una era stata fermata due giorni fa con 25 chili di tritolo; aveva consentito l’uso dei bambini, fra cui quello ormai famoso che tutte le televisioni del mondo hanno filmato al check-point di Gaza due settimane fa. Di fronte alla prospettiva della morte aveva risposto in inglese alle telecamere: «Morirò comunque, di cancro o a causa di un elicottero Apache. Preferisco un Apache». Da Gaza nella notte Hamas ha dichiarato che la risposta certo ci sarà, ma ha aggiunto di avere bisogno di tempo per «compiere alcune operazioni di organizzazione sul terreno».




da www.lastampa.it

daniela la notturna
Criminali

ZVI SCHULDINER

Come giusto epilogo di una settimana caratterizzata dall'accordo tra il presidente Bush e il premier Sharon circa il cosiddetto ritiro unilaterale, oggi si apre un nuovo capitolo nella politica di ferro e di sangue del governo israeliano. E' stato assassinato Abdel Aziz Rantisi, leader di Hamas al posto dello sceicco Yassin a sua volta assassinato. Si tratta di un altro attacco dell'aviazione israeliana, di un'altra «esecuzione mirata». Un ulteriore capitolo della politica criminale di un governo che non si imbarca in una politica assassina solo contro il popolo palestinese: in definitiva il fondamentalismo israeliano minaccia senza attenuanti il futuro dello stesso Israele. Nel nome di uno smisurato Sharon, i suoi camerati si sono lanciati in una crociata che inonda di sangue la regione. E si svolge parallelamente alla crociata imperialista del presidente Bush, con caratteristiche simili. Per Bush e Sharon la legalità internazionale non esiste e la retorica anti-terrorista e «democratizzante» giustifica tutto. Il governo israeliano lo fa su scala più ridotta. Bush, come si addice ad una grande potenza, può liquidare centinaia di persona a Najaf. L'incontro di Bush con Sharon ha convalidato in parte la politica avventurista di quest'ultimo. Se infatti desiderava ritirarsi da qualche punto dei territori occupati non era necessario che partisse in viaggio per Washington: i suoi veri ed unici partner sono i palestinesi. Invece grazie, al presidente americano, Sharon può continuare ad ignorare l'esistenza dei palestinesi che subiscono ogni giorno il rigore dell'occupazione. Non c'è bisogno di un attacco terroristico palestinese: il terrorismo governativo israeliano flagella tre milioni di palestinesi prigionieri dell'occupazione. I campi dei palestinesi vengono spianati, la loro economia distrutta, le terre confiscate e le case occupate o distrutte. Nel pomeriggio un attacco suicida al posto di blocco di Erez era costato la vita ad un israeliano. Ma tutte le fonti di informazioni serie indicano che l'assassinio di Rantisi è stato pianificato senza alcun rapporto con quest'ultimo attentato. L'attentato avrebbe solo aiutato un po' la macchina di propaganda israeliana e le condanne «equilibriste» occidentali sulla «violenza». La vera violenza è l'occupazione e l'odio che genera, è il bagno di sangue dettato da una leadership israeliana criminale che nega i diritti umani e nazionali a tre milioni di esseri umani. E crea una muraglia d'odio. E che, evocando tutti i demoni, cerca la degenerazione per consolidare l'occupazione. La violenza del governo israeliano gode di totale impunità. Coloro che tacciono oggi sull'assassinio di Rantisi dovranno chiedersi presto che fare per fermare Sharon pronto a chiudere tutte le porte ad un accordo di pace, per arrivare con facilità all'espulsione in massa dei palestinesi.


http://www.ilmanifesto.it

18 aprile 2004
Marzia
«Gli hezbollah potrebbero essere i nuovi capi a Gaza»

La Stampa
19 aprile 2004
Fiamma Nirenstein

Dietro la questione della successione a Rantisi, si gioca un grande gioco internazionale nel mondo del terrorismo. Gli hezbollah potrebbero essere i veri nuovi capi di Gaza.
La situazione interna: i nomi dei possibili successori di Abdel Aziz Rantisi in queste ore vengono solo sussurrati. La paura è grande, i candidati alla leadership sono tutti nel mirino. La carriera, dentro Hamas, si misura sulla durezza delle posizioni, sull’odio che si è capace di esprimere e sulla capacità organizzativa di preparare attentati e oggi di realizzare un «attentato strategico» come dicono gli uomini dell’organizzazione, che restituisca ad Hamas la credibilità che, dopo l’eliminazione dei suoi capi uno dopo l’altro sembra allontanarsi, nonostante la grande manifestazione funebre al grido di «vendetta» e «Allah è grande».
Come è noto Khaled Mashal, attualmente il capo supremo di Hamas, dalla sua sede di Damasco ha annunciato che il capo è stato nominato, ma che il suo nome resta per ora segreto. Le speculazioni, dopo che i quattro fondatori di Hamas (Yassin, Rantisi, Ibrahim Makadmeh e Salah Shehade) sono stati eliminati, riguardano uomini che non possono vantare il carisma dei loro prdecessori, ma che sono noti per le loro doti organizzative. Primo viene Ismail Hanyeh, cui fu dato l’onore venerdì della scorsa settimana di commemorare ufficialmente lo sceicco. Disse: «In cima all’agenda di Hamas adesso c’è la vendetta contro Israele, allo stesso livello criminale dell’assassinio di Ahmed Yassin». Hanyeh era, se questa può considerarsi l’espressione giusta, il capo di gabinetto dello sceicco Yassin, ha dimostrato capacità organizzative e ha anche recentemente reso chiaro che secondo lui Hamas deve mantenere il suo ruolo di opposizione; ovvero, che non deve governare Gaza con Muhammed Dahlan, l’uomo forte di Fatah che si era incontrato più volte con Rantisi per discutere il dopo sgombero.
Hanyeh, che nelle ore dopo la morte del capo ha organizzato il funerale, ieri non è però stato visto in piazza: anche questo può essere un segno della sua nuova importanza. Altri leader di cui si parla sono Said Siam, che non è mai stato oggetto di un tentativo di eliminazione nonostante una biografia sanguinosa, e Mahmoud Zahar, il portavoce di Hamas, che ha dichiarato in tono minore che Hamas conta sempre sul vastissimo supporto della sua gente e che non gli mancano le forze per compiere un grande attentato strategico. Anzi, cento attentati: tanti ce ne vogliono per vendicare Rantisi.
Ma molti esperti, come Ehud Ya’ari, uno dei migliori conoscitori di mondo palestinese, sostengono in queste ore che un vero capo, al momento, non c’è e forse non verrà nominato: Khaled Mashal da Damasco potrebbe essere tentato di assumere con una sorta di putsch tutti i poteri, nominando solo esecutori dei suoi ordini nei territori palestinesi. In questo caso possiamo ipotizzare che El Yarmuk, un campo profughi vicino a Damasco, diventerebbe il centro operativa di Hamas, e il «Comitato per l’interno» guidato da Imar el Halami (detto Abu Himam) fungerebbe da trait d’union. Questo esporrebbe molto i messaggeri, soggetti a compiti quotidiani di connessione e trasporto di ordini e di armi. Ma qui Mashal conta sull’amico che, con Rantisi, aveva contribuito a introdurre negli affari dell’organizzazione come attore principale: la fazione libanese hezbollah, e il loro capo in persona, Hassan Nasrallah. Rantisi aveva favorito la presenza iraniana e degli hezbollah nelle zone e nelle azioni controllate da Hamas. Mashal aveva incontrato Nasrallah a Beirut durante questo mese e i due avevano concordato di intensificare con uno sforzo comune lo scontro con Israele; e Mashal ha poi anche incontrato alcuni dignitari iraniani. A sua volta, Rantisi aveva stretto rapporti diretti e intensi con gli hezbollah al tempo in cui, nel 1992, fu espulso nel Sud del Libano e passò un anno a Marj a-Zuhour. Là ebbe importanti incontri, si riporta, con emissari iraniani. Questi nessi internazionali sono diventati un’arma strategica fondamentale per Hamas; lo si vede anche dai messaggi trasmessi per tv e per radio da Nasrallah. Proprio ieri sera, commentando l’assassinio di Rantisi, gli hezbollah hanno lanciato un messaggio senza sfumature: con Hamas fino alla vittoria. Come? Con attacchi terroristici.
In realtà dunque, sia stato o meno nominato un nuovo capo di Hamas, la preoccupazione diffusa è quella di un’«internazionalizzazione» di Gaza, data l’apertura di Hamas verso hezbollah e i suoi sponsor, Iran e Siria. Intanto da Muqata, dove Arafat ha proclamato il lutto per Rantisi, giungono voci di condanna e di richiesta di aiuto, ma meno pressanti di quelle che si erano levate dopo la morte di Yassin: intanto varie voci israeliane - tra le quali quella del vice primo ministro Olmert - ripetono che Arafat non è nel mirino; inoltre, Rantisi non era mai stato in buoni rapporti con lui, che l’aveva varie volte messo in prigione, salvo poi liberarlo poco dopo. Quello che si sussurra nei corridoi, al di là del biasimo per Israele, è che la figura di Rantisi fosse importante sì, ma non fondamentale per la gente di Gaza, almeno non come quella di Yassin e che comunque ora Hamas deve decidere una linea in vista del futuro sgombero. Molto, ormai si capisce, dipende da Mashal, certo, ma anche da Nasrallah. Intanto, però il suo primo obiettivo sono i «cento attentati» annunciati.


Marzia
Hamas: Ancora attentati, fino a cancellare Israele

9 marzo 2004

"La ritirata dei sionisti dalla striscia di Gaza - ha dichiarato lunedi' il leader di Hamas Abdel Aziz Rantissi - non significa la fine della tragedia palestinese. Non ci sara' nessun cessate il fuoco finche' non avremo conseguito tutti i nostri obiettivi. La Palestina in generale, e la Cisgiordania in particolare, restano occupate. Gerusalemme e' ancora profanata. Tanti dei nostri sono ancora dietro le sbarre. Cio' significa che la lotta armata continuera' e non si fermera' con il ritiro dei sionisti dalla striscia di Gaza. Al contrario, cio' non fara' che accrescere le nostre operazioni. La nostra ala militare ha gli strumenti per inseguire il nemico dopo che e' fuggito dalla striscia di Gaza. Non c'e' dubbio che il ritiro dalla striscia di Gaza rappresenta una grande vittoria per la resistenza palestinese - ha concluso Rantissi - e dimostra che la lotta armata e' l'unica opzione valida per i palestinesi".


(Jerusalem Post, 8.03.04)


link
Marzia
Adoperarsi per sradicare il terrorismo

Alcuni commenti dalla stampa israeliana
19 aprile 2004

Scrive Yediot Aharonot: Dal punto di vista di Israele, tutti i capi di Hamas sono dei 'morti che camminano'. Una cosa e' chiara: non e' ammissibile che coloro che mandano altri a farsi esplodere in mezzo a persone innocenti possano poi dormire sonni tranquilli nell'impunita'. Se e' giustificato colpire un terrorista mentre sta per compiere un attentato, e' tanto piu' giustificato colpire i mandanti e gli istigatori di quel terrorista. L'esperienza insegna che i capi terroristi, anche i piu' fanatici, non desiderano affatto diventare martiri. Temono di morire e questa paura puo' servire da deterrente per loro e le loro schiere. I razzi mirati, i razzi con nome e indirizzo del destinatario, sono la risposta d'Israele alle bombe umane islamiche. Se la societa' palestinese vuole vivere come una societa' normale, deve prima di tutto adoperarsi per sradicare il terrorismo tipo Hamas dal proprio interno.

Scrive Ha'aretz: L'uccisone di Abdel Aziz Rantisi e' stata il frutto di un intenso lavoro di intelligence e di calcoli operativi. Le Forze di Difesa israeliane e i servizi di sicurezza hanno aspettato il momento in cui sapevano con esattezza che Rantisi poteva essere colpito con un attacco che provocasse il minimo numero di vittime palestinesi innocenti nei suoi pressi. Non si puo' che provare rispetto per questa dimostrazione di grande forza e capacita' operativa da parte del sistema difensivo israeliano. L'eliminazione dei capi di Hamas non va giudicata come una politica in se stessa. Se questi atti aggravano i rischi corsi dallo stato di Israele e dai suoi cittadini, allora sono sbagliati. Viceversa, se essi hanno qualche probabilita' di contenere Hamas e di condurla a un cessate il fuoco, spingendo questo movimento a trovare un'intesa pratica con l'Autorita' Palestinese in vista del ritiro di soldati e insediamenti israeliani dalla striscia di Gaza, allora le uccisioni possono essere la cosa giusta da fare.

Scrive il Jerusalem Post: Vorrebbe per cortesia il ministro degli esteri britannico Jack Straw spiegare come mai l'uccisione dei figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay, era giustificata ed efficace, mentre non lo sarebbe l'uccisione di Abdel Aziz Rantisi? Tutti e tre erano a capo di cio' che il governo britannico definisce organizzazioni terroristiche. O il ministro Straw accetta il diritto di Israele ad adottare le misure che ritiene necessarie contro il terrorismo, oppure deve pretendere che lo faccia l'Autorita' Palestinese, e ritenerla responsabile se non lo fa. Ma il suo governo non fa nessuna delle due cose. Merita sottolineare che, dopo l'uccisione di Rantisi, Hamas ha deciso di non divulgare il nome del suo nuovo capo. E' finito il tempo delle spacconate. Adesso i capi terroristi hanno paura. Questo non impedira' in assoluto altri attentati contro Israele. Ma fa giustizia della frottola secondo cui colpire Hamas servirebbe solo a imbaldanzirla. In questo senso, il colpo sferrato sabato ha raggiunto il suo scopo.

(Yediot Aharonot, 18.04.04 - Ha'aretz, Jerusalem Post, 19.04.04)



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Roderigo
"A tener allegre 72 vergini" ci sono anche il figlio di Rantisi, la sua guardia del corpo (si ignora la sorte della moglie), e nel caso di Yassin, almeno altre otto persone di cui due semplici passanti.

Non metto mai sotto indagine i sentimenti privati, come di solito usano fare gli "anti-terroristi" in ogni parte del mondo. Capisco l'indifferenza, l'odio, la soddisfazione. So che esistono, ne prendo atto.

Ma nel mettersi a ballare sulla tomba di qualcuno, chiunque esso sia, qualunque cosa abbia fatto in vita, c'è qualcosa di incivile. Di "barbaro".
deborah
ti sbagli, Roderigo, in Israele nessuno balla. Sono pronta a offrirti una cena nel miglior ristorante di Gerusalemme se mi porti un solo esempio in cui il popolo israeliano abbia manifestato gioia per la morte di un assassino palestinese.
Qui non balliamo sulla morte di nessuno, nemmeno dei mostri alla Rantissi .
In Israele non c'e' odio per i palestinesi, c'e' disprezzo per quello che fanno, per la loro voluta arretratezza e per la loro crudelta' ma non c'e' odio.
L'odio si impara e tu non troverai un solo media israeliano che fa propaganda contro i palestinesi. Qui si parla solo di speranza di pace o di tregua.
Che tu voglia mettere in cattiva luce il civile popolo di Israele per poterlo paragonare alla barbarie palestinese e' un'azione ingiusta che non e' da te!
schmit
Oggi, alla mia, piu' veneranda eta',mi chiedo in tutti questi anni se, a mia insaputa, ho lottato veramente per la giustizia o se era solo la mia parvenza di giustizia...!!!e mi sento in una posizione che spero passi presto,perche' mi fa stare molto male...pero' so' anche con certezza che ad ogni presa di coscienza si puo' costruire il meglio,se non altro dentro di noi. Io sento di aver pieta' e misericordia per tutti gli uomini e so' anche che niente viene per caso. A me non rimane che affidarmi al mio senso del giusto,a lavorare per le coscienze cercando di avere pieta' per me e per gli altri. Continuero' in questa direzione sinche' avro' un filo di vita e di speranza love37.gif smilie_liebe4.gif
deborah
QUOTE (schmit @ Apr 29 2004, 08:38)
Oggi, alla mia, piu' veneranda eta',mi chiedo in tutti questi anni se, a mia insaputa, ho lottato veramente per la giustizia o se era solo la mia parvenza di giustizia...!!!e mi sento in una posizione che spero passi presto,perche' mi fa stare molto male...pero' so' anche con certezza che ad ogni presa di coscienza si puo' costruire il meglio,se non altro dentro di noi. Io sento di aver pieta' e misericordia per tutti gli uomini e so' anche che niente viene per caso. A me non rimane che affidarmi al mio senso del giusto,a lavorare per le coscienze cercando di avere pieta' per me e per gli altri. Continuero' in questa direzione sinche' avro' un filo di vita e di speranza love37.gif smilie_liebe4.gif

la giustizia e' la cosa piu' importante al mondo, piu' importante della pace.
In Israele vengono definiti GIUSTI quegli uomini che in Europa salvarono gli ebrei dai nazisti.
Non sono santi, non sono eroi, non sono martiri...sono GIUSTI
e per me questa e' la parola piu' nobile che esista.
Ali
da un lato abbiamo i potenti terroristi di stato che dominano il mondo e dall'altro i poveri cristi che subiscono inermi.

E chi sarebbero i"poveri cristi"?Gente come Rantissi,che ha mandato al macello decine di giovani disperati,strumentalizzando la loro rabbia,il loro disagio per fare il
gioco degli Ikwan al-Muslimun?Oppure sono i palestinesi?In questo caso qs"poveri
cristi"non solo devono subire ogni giorno la drammatica realtà di una occupazione militare,ma anche degli insegnamenti di personaggi che hanno fatto dell'odio e della
violenza il loro cavallo di battaglia,mettendosi al di fuori dei concetti basilari dell'Islam.Persone come Arafat,Yassin e Rantissi,al limite si può discutere sulla opportunità politica degli"omicidi mirati",al quale sono sempre stato contrario,ma non
per un fatto di pseudo-legalità internazionale(dato che Hamas non ha la legittimità
elettorale del popolo,per ergersi a rappresentante del popolo palestinese),ma per un
eventuale inasprimento della tensione in Medioriente a discapito della popolazione israeliana e palestinese.Di certo,non piangerò sulla morte di sheikh Yassin e di Abdel
Aziz al-Rantissi,come musulmano osservante spero che la maledizione di Allah possa
ricadere su di loro,per il dolore che hanno causato,come democratico mi auguro che
la logica degli"omicidi selettivi"cessi per fare spazio alla diplomazia internazionale.Ma
in questo caso,Hamas,e non solo Israele come si vuole far credere in qs forum,deve
fare dei passi importanti,cessando senza condizioni gli attacchi contro i civili,
mostrando quella maturità politica che tanto rivendica a favore di un popolo che paga in prima persona per le loro vili azioni.Siamo sicuri che Hamas sarà in grado di
farlo,invece di andare a prendere lo stipendio e direttive in Egitto?Fino ad adesso mi
sembra di nò....
deborah
QUOTE (Ali Hassan @ Apr 29 2004, 10:36)
da un lato abbiamo i potenti terroristi di stato che dominano il mondo e dall'altro i poveri cristi che subiscono inermi.

E chi sarebbero i"poveri cristi"?Gente come Rantissi,che ha mandato al macello decine di giovani disperati,strumentalizzando la loro rabbia,il loro disagio per fare il
gioco degli Ikwan al-Muslimun?Oppure sono i palestinesi?In questo caso qs"poveri
cristi"non solo devono subire ogni giorno la drammatica realtà di una occupazione militare,ma anche degli insegnamenti di personaggi che hanno fatto dell'odio e della
violenza il loro cavallo di battaglia,mettendosi al di fuori dei concetti basilari dell'Islam.Persone come Arafat,Yassin e Rantissi,al limite si può discutere sulla opportunità politica degli"omicidi mirati",al quale sono sempre stato contrario,ma non
per un fatto di pseudo-legalità internazionale(dato che Hamas non ha la legittimità
elettorale del popolo,per ergersi a rappresentante del popolo palestinese),ma per un
eventuale inasprimento della tensione in Medioriente a discapito della popolazione israeliana e palestinese.Di certo,non piangerò sulla morte di sheikh Yassin e di Abdel
Aziz al-Rantissi,come musulmano osservante spero che la maledizione di Allah possa
ricadere su di loro,per il dolore che hanno causato,come democratico mi auguro che
la logica degli"omicidi selettivi"cessi per fare spazio alla diplomazia internazionale.Ma
in questo caso,Hamas,e non solo Israele come si vuole far credere in qs forum,deve
fare dei passi importanti,cessando senza condizioni gli attacchi contro i civili,
mostrando quella maturità politica che tanto rivendica a favore di un popolo che paga in prima persona per le loro vili azioni.Siamo sicuri che Hamas sarà in grado di
farlo,invece di andare a prendere lo stipendio e direttive in Egitto?Fino ad adesso mi
sembra di nò....

AMEN, AMEN AMEN... (coll'accento sulla e)! smile.gif

Ciao Ali'! wub.gif
Roderigo
QUOTE (Ali Hassan @ Apr 29 2004, 11:36)
Persone come Arafat,Yassin e Rantissi,al limite si può discutere sulla opportunità politica degli"omicidi mirati",al quale sono sempre stato contrario,ma non
per un fatto di pseudo-legalità internazionale(dato che Hamas non ha la legittimità
elettorale del popolo,per ergersi a rappresentante del popolo palestinese),ma per un
eventuale inasprimento della tensione in Medioriente a discapito della popolazione israeliana e palestinese.

Se il governo di uno stato decide una esecuzione extragiudiziale contro leader e militanti di un partito appartenente ad una nazione straniera, non si pone, secondo te, un problema di legalità internazionale solo perchè l'organizzazione colpita non avrebbe una chiara legittimazione elettorale?

E se la pensi così, perchè metti Arafat insieme con Yassin e Rantisi?
Non è egli il legittimo presidente dell'ANP?

Ed il fatto che l'assassinio di Yassin e Rantisi abbia comportato la morte di altre persone, sfortunatamente nei paraggi, pone o no un problema di legittimità? Secondo quanto hai scritto, la risposta dovrebbe esser no, dato che nessuna delle vittime, mirata o accidentale è, di per sè, rappresentante di un popolo.

Flydogg, perdona l'off topic, ma vorrei aggiungere una cosa a fronte di questo ed altri tuoi messaggi. Il tuo sforzo per essere obiettivo è ammirevole. Ricorda lo sforzo di un tale che non riusciva a montare a cavallo. Ad un certo punto si diede una spinta così forte che cadde dall'altra parte... non ti sta forse capitando qualcosa di simile? lookaround.gif
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