Una tangentopoli per Sharon
Israele, incriminato David Appel, uomo d'affari che avrebbe tentato di corrompere il premier
Soldi in cambio di voti Il costruttore avrebbe «sedotto» il premier promettendogli di sostenere la sua candidatura. I laburisti presentano una mozione di sfiducia. Uccisa una palestinese a Rafah
MICHELE GIORGIO
GERUSALEMME
Ariel Sharon cadrà per un caso di corruzione, forse per la «tangentopoli» israeliana emersa dalle indagini svolte per mesi della magistratura di Tel Aviv. Non per la repressione durissima dell'Intifada, per il Muro, né per il suo piano di «separazione» unilaterale dai palestinesi. Nel giorno in cui a Rafah una donna di 31 anni, Muna Ismail, è stata uccisa dalle raffiche sparate dai carri armati israeliani entrati nel campo profughi di Brasil e delle proteste dei lavoratori palestinesi ridotti alla fame e bloccati ancora una volta al valico di Erez, i magistrati israeliani hanno presentato l'atto di accusa contro David Appel, un imprenditore edile che avrebbe corrotto numerosi funzionari statali e dirigenti politici che potevano aiutarlo nei suoi affari. Primo fra tutti Ariel Sharon, che all'epoca dei fatti era stato prima ministro per le infrastrutture nazionali e poi titolare degli esteri. Ma anche Ehud Olmert, oggi vicepremier, che negli anni in questione era sindaco di Gerusalemme. Le indagini non sono state completate e secondo l'opinione di molti l'incriminazione di Sharon e Olmert, sino ad oggi evitata dalla magistratura, sarebbe soltanto questione di settimane. Sharon e i figli Ghilad e Omri sono peraltro indagati anche per un «misterioso» finanziamento illecito ricevuto da un uomo d'affari «amico di famiglia».
Il caso Appel parte da un'isola nel mar Egeo dove l'imprenditore sognava nel 1998 di edificare un ambizioso progetto turistico. L'uomo d'affari aveva però bisogno di agganci importanti nel mondo politico greco in grado di far autorizzare le costruzioni che aveva in mente, malgrado la presenza di tesori culturali e archeologici. Appel, secondo i magistrati, avrebbe convinto Sharon ad invitare ufficialmente il viceministro greco degli esteri Yannis Kranidyotis e a persuadere Olmert a ricevere il suo omologo di Atene, Dimitri Abramopulos. Il progetto sfumò ma la corruzione ci fu lo stesso. Nel 1999, dice la magistratura, Appel promise sia a Sharon sia ad Olmert di sostenere la loro candidatura. L'imprenditore volle inoltre al suo fianco il figlio di Sharon, Ghilad, che ricevette un versamento iniziale di 100 mila dollari, uno stipendio mensile di 10 mila dollari e infine 2,6 milioni di shekel (circa 650 mila euro). In parlamento, l'opposizione afferma che l'esito delle indagini impone a Sharon di dimettersi.
Il partito laburista ha presentato una mozione di sfiducia in quanto una personalità coinvolta in un processo così grave non può continuare a gestire gli interessi nazionali. I partiti di governo invece temono i contraccolpi della vicenda. «È evidente che se Sharon ed Olmert fossero incriminati, dovrebbero trarre le necessarie conclusioni» ha detto ieri il ministro della giustizia Yossi Lapid (Shinui). Un deputato del Likud, Ayub Kara, ha detto che le vicende giudiziarie del premier cominciano a diventare «un peso per il partito». Invece il ministro delle finanze Benyamin Netanyahu, accanito rivale del premier, e il ministro della difesa Shaul Mofaz sono pronti a scendere in campo se la magistratura ordinasse l'incriminazione di Sharon e Olmert.
Lontano dalle aule giudiziarie, migliaia di palestinesi subiscono le conseguenze della politica di Sharon e nessun giudice israeliano interverrà a sostenere le loro ragioni. In seguito alle demolizioni di martedì a Rafah, 78 famiglie palestinesi (composte da circa 500 persone) sono rimaste senza tetto ha scritto ieri il quotidiano Al-Hayat Al-Jadida. Ventidue edifici prossimi al confine con l'Egitto sono stati rasi al suolo, altri 14 seriamente lesionati dalle ruspe militari israeliane. Ulteriori ordini di demolizione sono stati consegnati a palestinesi che risiedono a Deir al-Balah e vicino alla colonia ebraica di Kfar Darom.
22 gennaio 2004 http://www.ilmanifesto.it