I ricordi, a volte, sono custoditi nelle pareti: occorre andare a riprenderli
di Concita De Gregorio

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A saperlo fare, sarebbe bello raccontare la storia delle case. Lasciare che ogni casa raccontasse la sua storia, di gente che è passata e che è rimasta, che ha trovato rifugio e lasciato segreti, che ha avuto paura un giorno e amato un altro, che è ripartita per un altrove e non è tornata più. Questo è un frammento raccolto per caso, narrato da una casa che stava lì ferma da secoli in mezzo ai lecci e ai pini, bisognava solo volerla ritrovare, ma nessuno l'aveva fatto mai. C'era, prima di tutto, un racconto di famiglia. Uno di quelli che i padri lasciano ai figli e i figli ai nipoti, un racconto sempre più breve e inascoltato, una cantilena di parole: "Si era sfollati a Castagneto, nell'estate del '43. La nonna andava a prendere il latte in bicicletta e quando passavano gli aerei si buttava nei fossi. La notte si illuminava di bengala. Una volta papà si perse nei boschi perché vide i fuochi in cielo e uscì a guardare, a inseguirli. Aveva 4 anni. La più grande dei bimbi Signorini morì di setticemia, quell'estate. Aveva riparato il fratellino da un'esplosione, l'aveva colpita una scheggia alla gamba".
Sfollati, mamma cosa vuol dire sfollati? Chiedono ora i bambini, figli dei figli. Via dalla folla, vuol dire. Allora siamo sfollati anche noi che siamo qui in campagna? Sì, siamo sfollati anche noi: non per forza però, perché ci piace. Adesso andiamo a vedere una casa per l'estate prossima, venite, andiamo che ci accompagnano anche i nonni. La casa non si lascia riconoscere subito, dev'essersi offesa per questi 60 anni di oblio. S'è vestita di lini come la regale signora che la abita, tende che suonano al vento, chaise longues e rampicanti. Prato inglese, piscina, irrigazione automatica. Cani che giocano. Tavola apparecchiata per ospiti imminenti e illustri. La signora spiega che i prezzi degli affitti sono saliti moltissimo, ultimamente, per via del fatto che gli inglesi prima, e i russi poi, i russi adesso, non battono ciglio davanti a qualsiasi richiesta. Perciò, voi capite. Capiamo. Prendiamo nota. Ringraziamo. Il nonno fa il baciamano, galante, si congeda: prende dalla signora il biglietto da visita. C'è scritto il nome del podere. Il vecchio nome. Così lo vediamo che si appoggia a una colonna e si rabbuia. Sta lì fermo, cerca lontanissimo. Altri nomi si attaccano come calamita a quello del biglietto, arrivano non si sa da dove. Il Socci, il Sandri. I mezzadri. Quattro camere da letto al piano di sopra. Erano 4 famiglie, ciascuna in una stanza. Aspettatemi un momento, dice. Va, torna. Ha trovato un tesoro. I bengala si sentivano arrivare, racconta ora ai bambini che l'ascoltano a bocca aperta: "Facevano un suono vischioso, come un attrito nell'aria, così: vusc. Poi si fermavano un momento, rimanevano sospesi. Erano belli come fuochi d'artificio. Anche il bosco era bellissimo, quella notte". Aveva 4 anni. I ricordi non si perdono mai. A volte rimangono custoditi tutta la vita tra le pareti di una casa severa e bisogna tornare a prenderli, come un bimbo nel bosco.
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