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Visualizza Versione Completa : Il crollo dei quotidiani online e i prigionieri di Facebook



Roderigo
30-03-2012, 20:05
di Daniele Chieffi

No, non sono le notizie nè, tantomeno la formula vecchia. Il dibattito che si è sviluppato sul web sul crollo dell’audience dei giornali online ha visto autorevoli interventi di Pier Luca Santoro (http://giornalaio.wordpress.com/2012/03/29/disastri-quotidiani/), Arianna Ciccone (http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20125615764/the-net-delusion-il-crollo-delle-testate-web) e Luca Conti (http://tempi.it/luca-conti-il-crollo-delle-testate-web-cambiano-le-notizie-e-cala-linteresse), fra gli altri. Per quanto mi riguarda mi piacerebbe sottolineare, come dicevo prima che, secondo me, non sono le notizie né la formula troppo vicina a quella dei giornali cartacei. Non è, quantomeno, solo colpa dei giornalisti o della scarsa qualità di chi fa informazione in Rete. Le osservazioni sollevate da Conti, Santoro e Ciccone esistono indubbiamente, ma non tengono conto (anche se Luca Conti, a dire il vero lo cita) di un aspetto che ancora non è entrato, dal mio punto di vista, nel metabolismo del dibattito nella e sulla Rete. Mi riferisco al fatto che il traffico, quello vero, si sta sempre più spostando dentro ai “recinti” o meglio dentro il giardino recintato blu di Facebook. Mi riferisco a una serie di studi, indagini e semplici osservazioni, che arrivano anche dalle “pance” di aziende e siti vari, che registrano in maniera inequivocabile che i flussi di traffico si stiano spostando dalla Rete ai social network. In buona sostanza gli “abitanti della Rete”, come li chiamava Granieri, stanno traslocando fra le capaci braccia di Facebook e spesso e volentieri da lì non si muovono.
Navigano le notizie, le immagini, i video, le applicazioni e, al massimo, cliccano, “atterrano” sulla pagina del contenuto condiviso e poi “back” e tornano dentro il social. Questo, in buona sostanza significa che si naviga sempre meno. Basta scorrere alcuni dati interessanti come quelli del Censis (http://www.olmr.it/2011/07/web-utile-e-affidabile-e-gli-italiani-sinformano-sempre-piu-online/), secondo i quali, per il 61,5% dei giovani cercano le notizie su Facebook e non sui siti d’informazione. Si tratta di un trend che si sta inerpicando verso l’alto, che si unisce all’utilizzo massiccio di Twitter, e che sta, a mio parere, modificando la vera fisionomia dell’usabilità della Rete. Molte aziende si stanno chiedendo se serva ancora un sito istituzionale e molti quotidiani o comunque siti d’informazione stanno spostando sempre più la visibilità della propria “news production” sui social: ogni cosa che va in linea viene sparata su Twitter, su Facebook, su Google plus con un obiettivo esplicito di intercettare traffico e portarlo sui propri server, salvo poi rendersi conto che, spesso, gli utenti non restano ma, soddisfatto il loro interesse momentaneo, tornano al social di provenienza.
E’ quindi un modello di fruizione delle notizie che cambia e che richiama “snack news” e devices mobili ma che, soprattutto, sta minando o, quantomeno, modificando profondamente, la ragione stessa dell’esistenza dei siti intesi in senso classico, facendoli sempre più virare verso un’identità di repository di contenuti o, meglio ancora, un insieme di pagine di atterraggio per gli utenti dei social. Scenario inverosimile? Basta prendersi la briga di esplorare le ultime tendenze dell’architettura dei siti, sempre meno pensati per essere navigati verticalmente, tutti tranne i siti d’informazione che, invece, sono, indiscutibilmente, ancora fermi a formule architetturali piuttosto vecchie.
Riassumendo, quindi, il crollo del traffico dei quotidiani online è il segno che l’abitudine d’uso della Rete sta cambiando profondamente e sta danneggiando chi non riesce a entrare bene nei flussi dei social. Per questo chi si resiste o macina addirittura risultati positivi sono proprio quei siti in grado di essere più presenti su FB e twitter. Viceversa chi perde sono i “classici” del web che, per ora, rimangono un po’ più ai margini. Il futuro dell’informazione online è quindi, indiscutibilmente, social, il che, non è affatto detto che sia una cosa positiva.


30 marzo 2012
www.olmr.it (http://www.olmr.it/2012/03/il-crollo-dei-quotidiani-online-e-i-prigionieri-di-facebook/)

Lucifero
31-03-2012, 09:24
Questo fantomatico crollo io proprio non ce lo vedo. Vedo quello dei giornali cartacei, che stanno tutti morendo lentamente e che, a mio avviso, dovrebbero spostarsi sul web (soprattutto se si tratta di piccole realtà tipo il Manifesto o il Riformista). Vedo il declino del "quotidiano" perché il lettore di questo secolo si è slegato dalle esigenze di stampa e pretende notizie ventiquattro ore su ventiquattro. Non ha nessun senso uscire con l'informazione una volta al giorno, serve esserci sempre e in ogni momento. Bisogna uscire in diretta. In questo sono anacronistiche le testate giornalistiche: nel format! Oggi siamo in una fase di transizione dopo la quale, credo, si finirà per abbandonare il cartaceo in favore dell'web. Ora come ora, su internet, è possibile leggere solo una selezione limitata (e limitante) del materiale informativo di un giornale, questo perché il grosso sta sul cartaceo. È una cosa frustrante, perché sebbene sia evidente che la domanda si è spostata in rete, l'offerta è ancora legata a Gutemberg. È vero che uno può abbonarsi alla versione online di un quotidiano, ma più che un adattamento si tratta di una farsa, giacché, in pratica, si compra la versione digitalizzata di qualcosa pensato per essere stampato quotidianamente. Non avrebbe più senso pagare un abbonamento per avere tutte le notizie, mentre all'utente gratuito vengono fornite solo quelle più importanti e generiche? Secondo me sì. E la cosa aiuterebbe molto l'audience, anche se, ripeto, non lo vedo questo crollo del quotidiano online. Sia la Repubblica che il Corriere, infatti, sono sempre tra i siti più visitati in Italia, se non sono nella top10, di sicuro sono nella top20. Certo Facebook attira più visite, nessuno lo nega, ma onestamente non mi pare un'anomalia. Come non mi sembra strano che Google sia al primo posto. Semplicemente si tratta di servizi diversi che se non sono indispensabili (provate voi a fare a meno di un motore di ricerca, gira tutto intorno a quello), sono variegati e con un'ampia offerta (su facebook chatto con gli amici, guardo quello che fanno/dicono, posso giocare, mi tengo informato sulle cose che "mi piacciono"). I social network, poi, sono additivi, nel senso che entrano nelle nostre abitudini rendendoci quasi dipendenti. Direi che è normale che ricevano un maggior numero di click. Come forse è giusto che li ricevano quei siti tipo Lettera 43 o Giornalettismo, che già si sono lanciati nel giornalismo 2.0 e da cui le testate classiche potrebbero imparare.

Bondourant
31-03-2012, 10:00
I quotidiani dovevano cambiare 5 anni fa.
da notizie tempestive ad approfondimenti.
ma non ebbero il coraggio di farlo. (non era semplice)

voglio dire : la notizia la da la tv o il web, subito.
il giornale dovrebbe fare un'operazione verticale sulla notizia.

Lucifero
31-03-2012, 11:20
Io credo che stiano cambiando e che ci sia ancora tempo. Ovviamente bisogna accogliere la rivoluzione della rete, la realtà comunicativa del nuovo secolo, perché in senso tradizionale i quotidiani sono morti. Poi contesto la differenziazione tra notizie flash e approfondimento perché le cose non vanno separate ma, anzi, devono coesistere. In questo senso il giornalismo d'avanguardia ha già trovato una soluzione: fornire un pezzo che funga da riassunto del fatto in questione, con l'opzione di continuare la lettura per chi vuole qualcosa di più esaustivo.

Bondourant
31-03-2012, 13:09
Poi contesto la differenziazione tra notizie flash e approfondimento perché le cose non vanno separate ma, anzi, devono coesistere.

e contesti male perchè contesti la differenza fra un quotidiano e un settimanale.
il quotidiano non ha ne lo spazio ne il tempo per l'approfondimento, è
nella sua natura.

2 modi differenti di comunicare a 2 target differenti
il tutto con le differenze fra quotidiani e settimanali.
vale a dire che il quotidiano carta doveva diventare un po' più settimanale
come concetto di comunicazione.

è indispensabile capire con chi si vuole comunicare

catluc
31-03-2012, 16:50
E' la carta stampata che non può più stare al passo con i tempi veloci della notizia. Facebook c'entra poco o quantomeno è un semplice spargitore della notizia..