Visualizza Versione Completa : Cermis, il pilota confessa
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cermis-il-pilota-confessa/2172430/1111?google_editors_picks=true
Il 3 febbraio di 14 anni fa un aereo militare Usa spezzò il cavo di una funivia uccidendo 20 persone. Ora uno dei marine che erano ai comandi ammette che quel volo era una sorta di gita per divertirsi. E che subito prima dell'incidente stava facendo riprese panoramiche con la sua videocamera. In un nastro distrutto il giorno dopo
(20 gennaio 2012)
Joseph SchweitzerRidevano e filmavano le montagne, il «paesaggio splendido» del lago di Garda. Mentre il loro aereo violava le regole, volando troppo basso e troppo veloce, loro giravano un video ricordo delle Alpi: un souvenir per il pilota, all'ultima missione prima di tornare negli Stati Uniti. E poco dopo sono andati a tranciare la funivia del Cermis, uccidendo venti persone.
E' questa l'agghiacciante ricostruzione del dramma di Cavalese, realizzata da un'inchiesta di National Geographic grazie alla testimonianza inedita dei protagonisti: gli investigatori americani che tentarono invano di far condannare i responsabili. E il navigatore dell'aereo assassino, che per la prima volta parla e descrive quel video turistico distrutto per impedire che si arrivasse alla verità: «Ho bruciato la cassetta. Non volevo che alla Cnn andasse in onda il mio sorriso e poi il sangue delle vittime».
Giustizia non c'è stata, sepolta dalla ragione di Stato. Di quei venti uomini, donne e ragazzi morti mentre andavano a sciare per una folle esercitazione bellica non è importato a nessuno. Le autorità americane non hanno fatto nulla per punire i responsabili del volo che il 3 febbraio 1998 ha tranciato la funivia di Cavalese facendo precipitare nel vuoto una cabina piena di sciatori. La loro unica preoccupazione era tenere alto l'onore dei Marines, a cui apparteneva l'equipaggio, e sopire le attenzioni italiane per evitare di perdere la base di Aviano. Ma che l'assoluzione del pilota sia una vergogna adesso lo dicono apertamente anche gli investigatori militari statunitensi che aprirono l'istuttoria, poi estromessi dal corpo militare più famoso del mondo: «Non c'è stata giustizia».
Il documentario di National Geographic, che andrà in onda il 31 gennaio alle 21.25 sul canale 403 di Sky, fa luce su tutti i punti oscuri della tragedia.
andronico
14-03-2012, 13:52
I piloti americani, ora rei confessi, che hanno violato le regole militari e agivano per soddisfare interessi personali, se ne restano impuniti negli Stati Uniti.
I Marò italiani, che agivano in osservanza delle disposizioni militari e delle regole d'ingaggio, peraltro senza che ci siano prove che siano davvero colpevoli (i fori dei proiettili che hanno attraversato la cabina del peschereccio indiano seguono una traiettoria balistica perfettamente orizzontale, all'altezza di non più di 3 metri sul livello del mare, mentre i nostri Marò stavano sul ponte di una petroliera alta 40metri sul livello del mare e per sparare da lassù la traiettoria balistica deve per forza di cose seguire una traiettoria obliqua dall'alto verso il basso. Sempre che non si voglia insistere sul fatto che i proiettili se ne vadano a zonzo deviando la loro traiettoria originale), sono ancora 'sequestrati' ingiustamente dalle autorità indiane, in piena violazione delle leggi sulla navigazione internazionale, e rischiano di essere condannati secondo le leggi indiane.
Ecco come si vede la differenza tra nazioni dominanti nel mondo, e nazioni che seguono una politica internazionale da gregari.
Andronico
I piloti americani, ora rei confessi, che hanno violato le regole militari e agivano per soddisfare interessi personali, se ne restano impuniti negli Stati Uniti.
I Marò italiani, che agivano in osservanza delle disposizioni militari e delle regole d'ingaggio, peraltro senza che ci siano prove che siano davvero colpevoli (i fori dei proiettili che hanno attraversato la cabina del peschereccio indiano seguono una traiettoria balistica perfettamente orizzontale, all'altezza di non più di 3 metri sul livello del mare, mentre i nostri Marò stavano sul ponte di una petroliera alta 40metri sul livello del mare e per sparare da lassù la traiettoria balistica deve per forza di cose seguire una traiettoria obliqua dall'alto verso il basso. Sempre che non si voglia insistere sul fatto che i proiettili se ne vadano a zonzo deviando la loro traiettoria originale), sono ancora 'sequestrati' ingiustamente dalle autorità indiane, in piena violazione delle leggi sulla navigazione internazionale, e rischiano di essere condannati secondo le leggi indiane.
Ecco come si vede la differenza tra nazioni dominanti nel mondo, e nazioni che seguono una politica internazionale da gregari.
Andronico
i pescatori indiani come sono morti?
i pescatori indiani come sono morti?
Alla fine forse si saranno sparati da soli.
Io sono perchè i militari quando commettono dei reati, e quando ciò viene dimostrato, siano condannati.
Come cittadino del mondo vorrei vedere puniti i responsabili del Cermis come quelli del mare indiano - se sono stati loro. Essendomi incavolato a suo tempo per il Cermis oggi non posso difendere i due marò.
Gli indiani hanno fatto quello che avremmo dovuto fare noi con i piloti americani.
Peraltro, come ha concluso Andronico, la giustizia internazionale non esiste. Di fatto esistono rapporti tra stati forti (e/o in espansione), e stati vassalli (e/o in declino).
In questo quadro, l'Italia è in declino, l'India in espansione. L'Italia ha 60 milioni di abitanti, l'India ne ha 1 miliardo e 200 milioni. L'Italia all'interno della Nato non viene cagata da nessuno. A meno che non si tratti di correre dietro agli USA, come in Afghanistan, neanche sanno che militarmente esistiamo. L'India ha la bomba atomica.
Annibale
14-03-2012, 19:02
Non conosco il problema della giurisdizione (India o Italia) sotto l'aspetto giuridico, però sul piano pratico trovo complicato mettere i militari sulle navi in funzione antipirateria se poi questi devono rispondere alla giurisdizione di potenzialmente qualsiasi paese del mondo, compresi regimi autoritari, paesi dove i magistrati non hanno nessuna autonomia e paesi che praticano la tortura (anche se non è il caso dell'India). A quel punto nessun paese vorrà correre il rischio di mandare allo sbaraglio i propri militari e si rinuncerà a scortare le navi, per la gioia dei pirati.
Peraltro, come ha concluso Andronico, la giustizia internazionale non esiste. Di fatto esistono rapporti tra stati forti (e/o in espansione), e stati vassalli (e/o in declino).
per ovviare a queste differenze, trattandosi di militari e non di privati che scortano le navi, basterebbe stabilire delle regole di apppartenenza universali, dovrebbero dipendere tutti da uno stesso Ente facenti capo al'ONU
Annibale
14-03-2012, 19:22
per ovviare a queste differenze, trattandosi di militari e non di privati che scortano le navi, basterebbe stabilire delle regole di apppartenenza universali, dovrebbero dipendere tutti da uno stesso Ente facenti capo al'ONU
Sottoporli al tribunale penale internazionale?
Non sarebbe male come idea.
Annibale
14-03-2012, 19:23
i pescatori indiani come sono morti?Qualcuno gli ha sparato, la perizia balistica dirà se i nostri o altri.
Qualcuno gli ha sparato, la perizia balistica dirà se i nostri o altri.
sulla nave vi erano militari di altre nazionalita?
http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20120316_00008.shtml
Roma, 16 mar. (TMNews) - Da sei mesi, e dopo una dozzina di udienze, il processo ai quattro responsabili della morte di Vittorio Arrigoni a Gaza è impantanato nelle procedure della corte militare di Hamas, nel silenzio quasi totale dei media, nel disinteresse generale dell'opinione pubblica. E' quanto si legge oggi sul Corriere della Sera, che ricorda come la madre della vittima - Egidia Beretta, sindaco lecchese di Bulciago - ha scritto al presidente Giorgio Napolitano, agli ex ministri degli Esteri e della Giustizia, Franco Frattini e Francesco Nitto Palma. Senza avere risposta.
"Le mie lettere sono cadute nel nulla, il governo italiano non ha fatto nulla. Dalla Farnesina non abbiamo più avuto contatti né notizie da aprile. Evidentemente l'uccisione di un volontario italiano è una cosa di poco conto e ancora di minor conto è il rispetto verso la sua famiglia", ha spiegato.
Egidia Beretta ha scritto anche al nuovo ministro degli Esteri Giulio Terzi e al Guardasigilli Paola Severino. Ques'ultima ha risposto a febbraio: "per dirmi di aver incaricato i collaboratori di esaminare la vicenda, e per farmi sapere quanto ammirasse la mia contrarietà a un'eventuale pena di morte", ha precisato la madre di Arrigoni.
http://www.linkontro.info/esteri/59-esteri/5063-vittorio-arrigoni-il-governo-monti-non-si-impegni-solo-per-gli-italiani-in-divisa.html
Vittorio Arrigoni: il governo Monti non si impegni solo per gli italiani in divisa
La vicenda dei due Marò italiani continua ad impegnare il governo Monti, con il ministro degli esteri Giulio Terzi che ne ha riferito anche ieri nel corso del vertice di maggioranza. Non sembra esserci lo stesso impegno, invece, per garantire gli italiani che nel mondo portano non le armi e le divise, ma la solidarietà e la pace.
Così, se la vicenda della cooperante italiana Rossella Urru sembra tornata sotto traccia, dopo l'appello fatto da Geppi Cucciari al festival di Sanremo e la sua liberazione prima annunciata e poi smentita, ancor più in alto mare pare il processo che si sta tenendo nella striscia di Gaza a carico degli assassini (rei confessi) di Vittorio Arrigoni. Oggi, a riaccendere i riflettori sulla questione è stato il Corriere della sera, con un lungo reportage firmato da Francesco Battistini.
Ad un mese esatto dal primo anniversario dell'omicidio del cooperante italiano, attivo in Palestina con l'International Solidarity Movement, si sono svolte dodici udienze, con la tredicesima rinviata una prima volta lo scorso 26 febbraio e poi ieri, ufficialmente per gli ultimi raid aerei israeliani che hanno fatto 26 morti tra i palestinesi nell'ultima settimana.
Seguendo l'andamento del processo sul sito dedicato a Vittorio, emerge chiara l'impressione che l'accertamento della verità sia sempre più lontano. "Sino ad oggi il dibattimento è stato minimo, molte udienze sono durante poche minuti, il più delle volte per l’assenza dei testimoni convocati dagli avvocati dei quattro imputati: Mahmud Salfiti, Khader Ijram, Tamer Hasasnah e Amu Abu Ghoula. I primi tre sono in carcere, il quarto è a piede libero e, di lui, da due mesi, non si sa più nulla". Così scrive Michele Giorgio, che riferisce anche delle voci di un'imminente accelerazione del processo, che dovrebbe portare ad una sentenza entro Maggio e a condanne piuttosto lievi, con l'accoglimento delle tesi difensive che ritengono responsabile dell'assassinio il solo giordano Abdel Rahman Breizat, rimasto ucciso all'epoca in uno scontro a fuoco con la polizia di Hamas.
Se in Palestina e in Italia si continua a ricordare e fervono i preparativi per l'anniversario del prossimo 15 aprile (a Roma tre giorni di iniziative sono previste al teatro Valle occupato, a partire dal 13, ed inoltre la produzione "dal basso" di una pellicola a lui dedicata, cui si può partecipare acquistando una delle 4500 quote da dieci euro sul sito www.produzionidalbasso.com), appare invece assordante il silenzio delle istituzioni italiane. Qui, a differenza che nel caso dei due Marò, non ci sono divise italiane da difendere, non ci sono armi italiane spianate, non c'è il diretto coinvolgimento degli Stati.
Sarà forse per questo che, all'epoca, il ministro Frattini non si attivò per tutelare il cooperante italiano, nonostante le ripetute minacce da lui subite e gli appelli in tal senso, nostri e di altri. Sarà forse per questo che né il presidente Napolitano, né il governo Berlusconi (con i ministri Frattini e Nitto Palma), né il governo Monti (con i ministri Terzi e Severino), hanno ritenuto finora di dover dare risposte alle lettere di Egidia Beretta, la madre di Arrigoni che, in una missiva inviata ad Hamas, si è dichiarata fermamente contraria alla condanna a morte dei quattro salafiti imputati della morte del cooperante italiano (due dei quali avrebbero concretamente rischiato la forca), per tener fede all'impegno del figlio: "restiamo umani".
Sì, restiamo umani. Ma restiamo anche ben vigili. Attiviamo una raccolta firme per pretendere dal governo Monti un concreto contributo al raggiungimento di verità e giustizia per Vittorio Arrigoni. E tutela, per tutti quegli italiani che nel mondo non portano la guerra, ma la pace.
(16 marzo 2012)
Annibale
16-03-2012, 17:01
sulla nave vi erano militari di altre nazionalita?No, ma c'è chi sostiene che potrebbero esserci stati due episodi distinti, quello in cui hanno sparato i marò e quello in cui sono stati uccisi i pescatori. Non che a occhio mi sembri tanto probabile.
M.O./ La madre di Arrigoni: "Dal governo italiano nessun aiuto"
http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=393007140726811&id=290463280451
da parte della famiglia
" La famiglia di Vik a breve contatterà Il Giornale per rispondere alla dichiarazioni della signora Nirenstein che ritiene offensive e diffamanti. Consapevoli che l'articolo susciterà, come a noi, rabbia dolore e disgusto, vi chiediamo di restare umani come Vik ci ha inseganto.
Alessandra Arrigoni e Egidia Beretta "
Gli Arrigoni amano Hamas, non la sua giustizia
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