PDA

Visualizza Versione Completa : Egalia, l'asilo che ha abolito i generi



foglie di acqua
30-06-2011, 14:01
Nella Stoccolma liberal
l'asilo che ha abolito i generi

Niente più bimbi e bimbe ma soltanto "amici",
e storie gay al posto delle favole

http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2011/06/26/article-2008453-0CAED4F700000578-568_468x286.jpg


ELENA LOEWENTHAL


Per prima cosa si sono dovuti inventare il pronome neutro, che in svedese non esiste: bando a «hon» e «han» e spazio a un generico «hen». Di lì in poi la strada non è stata certo in discesa e si presume che di lavoro ce ne sarà sempre, per la direttrice e gli insegnanti di Egalia, una scuola materna del liberale distretto di Sodermalm, Stoccolma, che hanno deciso di affrancare il loro progetto educativo dalle distinzioni di genere. Niente più «bambini» e «bambine», ma soltanto «amici». Niente più fiabe classiche dove i maschi stanno da una parte e le femmine dall'altra - al bando l'affettata Biancaneve e l'ammiccante Cenerentola, così come i nerboruti sette nani e il virile Principe Azzurro. Al loro posto la storia di due giraffi maschi che sono ansiosi di adottare un figlio e ripiegano su un uovo di coccodrillo, con tanto di scontato lieto fine.

All'asilo Egalia - un nome una garanzia - il reparto mattoncini da costruzione sta accanto alla cucina giocattolo, per invitare i piccoli a un fertile e continuo scambio di ruoli (e fin qui, si dirà, niente di nuovo, soprattutto in questi ultimi tempi in cui la cucina è un'attrazione sempre più fatale per il sesso forte). Niente barriere mentali. Tutto è fatto, pensato e detto per eliminare le differenze fra i sessi e contemplare, per contro, tutta la gamma possibile di appartenenze e ibridazioni: «Egalia dà loro la fantastica opportunità di essere quello che vogliono» decanta un'insegnante trentunenne. L'obiettivo, dice Lotta Rajalin, direttrice dell'asilo, è quello di affrancare i bambini dalle «discriminazioni di genere» perché «le differenze di genere sono alla base dell'ineguaglianza». Il mezzo è la creazione di un territorio neutrale dove ognuno possa sviluppare le proprie potenzialità senza essere in qualche misura condizionato dall'identità di genere.

Sani propositi, certo, che però non mancano di suscitare politiche persino nella liberale Svezia, da sempre all'avanguardia nella promozione dei diritti civili in generale, femminili e gay nello specifico. Tanto che l'abbattimento delle barriere che i ruoli di genere comportano è una «core mission» del curriculum educativo di questo paese - non per niente la sua azienda simbolo ha lanciato di recente quella seppur castissima campagna pubblicitaria con due uomini per mano che tanto scalpore ha destato nel nostro paese, ancorato a ben diversi modelli.

Anche in Svezia, insomma, Egalia suscita qualche perplessità. Anzi, di più. Tanja Bergkvist, giovane blogger, ha parlato di «pazzia di genere». Questa abolizione di maschile e femminile in ossequio a un generico neutro aperto ad ogni (o nessuna?) possibilità, rischia infatti di trasformarsi rapidamente in un conformismo di ritorno, in un vicolo cieco di genericamente (nel senso di genere) corretto. La distinzione fra i generi è qualcosa di atavico, profondo, subliminale: basti pensare a quanto è radicata nel linguaggio. Eliminarla o ignorarla rischia di restringere gli orizzonti, invece di allargarli. «I diversi ruoli di genere non rappresentano un problema sinché sono valutati in modo equo», scrive ancora Tanja Bergkvist, ed è proprio questo il punto. Obliterare i ruoli può essere utile per educare i bambini al rispetto degli altri, per non storcere il naso se il proprio compagno ha due mamme o due papà invece di un genitore per tipo. Ma diventa un'ossessione quando presume di poter cancellare l'appartenenza sessuale in nome di un generico «individuo» che in fondo è un'entità astratta, così come la «persona». Fra l'altro, uno è maschile, l'altro femminile...

Per superare i divari e le discriminazioni non si tratta di abolire le differenze, ma anzi di riconoscerle e trattarle con imparzialità. Queste sono alcune delle obiezioni mosse al progetto di Egalia anche da parte di genitori progressisti, e tuttavia convinti che qualcosa stoni (ma dall'asilo fanno sapere che sino ad ora solo un bambino è stato ritirato). E in fondo, invece di tribolare su pronomi e possessivi, invece di mettere sottosopra le favole di sempre, è la parità - di diritti e di opportunità -che dovrebbe passare come messaggio primario ai bambini. La consapevolezza che il prossimo non è un generico insieme di «amici», ma un gruppo variegato di maschi, femmine e tante altre cose diverse.

30-06-2011

La Stampa

foglie di acqua
30-06-2011, 14:07
LUNGHISSIMA LISTA DI ATTESA PER OCCUPARE UNO DEI 33 POSTI

Svezia, l'asilo dei bambini senza sesso

Si chiama Egalia e i piccoli vengono apostrofati tutti
con il pronome neutro «hen» usato nei circoli femministi





Eva Perasso




MILANO - Accanto alla cucinetta e alle verdure finte, ci sono i mattoncini Lego e gli aeroplani, e tra le bambole – rigorosamente nere - spuntano robot e il modellino di un treno giapponese. Niente adesivi colorati azzurri e rosa e fiocchetti sui grembiulini, e il divieto assoluto per maestre e inservienti di appellarsi ai bimbi usando il pronome «lei» o «lui». Ecco le regole dell'asilo Egalia, dove tutti i piccoli sono uguali e dove si impara a non discriminare interessi e diritti partendo dal sesso del singolo individuo.

UNA SCUOLA PER POCHI – Aperto dallo scorso anno, vanta una lista d'attesa lunghissima: ha solo 33 posti, troppo pochi rispetto alle richieste della zona, il distretto di Sodermalm, isoletta densamente popolata poco a sud del centro di Stoccolma, Svezia. E vanta anche – raccontano orgogliose le maestre (http://www.wral.com/lifestyles/family/story/9781315/) - un numero molto basso di defezioni: nonostante il programma pedagogico sia rigido, solo un bimbo si è ritirato nel corso del primo anno di attività.

IL PROGETTO PEDAGOGICO – Alla base del progetto di Egalia sta la lotta alla discriminazione sessuale. I bimbi, tutti da 1 a 6 anni, non vengono chiamati a seconda del loro sesso ma sono appellati indistintamente con il nome «friend», amico/a, e per dire «lui» o «lei» viene usato il pronome neutro svedese «hen», inesistente nel vocabolario svedese ma usato nei circuiti femministi ed omosessuali. I giochi e i libri sono mischiati, nella tipologia e nei colori, senza creare aree spiccatamente femminili separate da zone maschili. Un esperto di differenze di genere segue gli iscritti ed istruisce le maestre, tutto all'insegna della totale parità. «La società si aspetta che le bambine siano femminili, dolci e carine e che i bambini siano rudi, forti e impavidi. Egalia dà invece a tutti la meravigliosa opportunità di essere quel che vogliono», dichiara una delle insegnanti. Oltre a insegnare a non discriminare i generi, nell'asilo Egalia si gioca con bambole di colore e si leggono libri che raccontano anche storie diverse, come l'amore tra due giraffe maschi. E in libreria non compaiono i classici come Cenerentola e Biancaneve, così ricchi di stereotipi sulla figura femminile.


LE CRITICHE – Ma non tutti apprezzano il progetto pedagogico, e molti si chiedono se davvero tali accorgimenti servano a sradicare le credenze sessiste nei più piccoli (http://www.good.is/post/sweden-has-a-new-gender-free-preschool-is-this-the-way-to-fight-bias/), o se non finiscano semmai per confondere ulteriormente la socialità dei bimbi tutta in divenire. La lotta alla discriminazione e alla parità tra i sessi, cavallo di battaglia della Svezia, ha portato a un'esagerazione e a una sorta di «follia di genere», sostengono alcuni opinionisti. Mentre altri mettono in guardia: impedire ai maschi di trasformare un bastoncino in una spada e di urlare facendo la lotta potrebbe sortire l'effetto contrario.



29 giugno 2011



http://www.corriere.it (http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_29/svezia-asilo-genere-neutro-eva-perasso_99c37d42-a23b-11e0-b1df-fb414f9ca784.shtml)

foglie di acqua
15-11-2012, 09:45
L'asilo senza lei e lui tutti i bimbi sono "hen"


JOHN TAGLIABUE



STOCCOLMA
In una stradina della città vecchia c'è un asilo con la facciata ocra dove gli insegnanti evitano l'uso di pronomi personali ("lui" o "lei") e preferiscono chiamare i 115 bambini "amici". I riferimenti al sesso maschile o femminile sono tabù e spesso vengono sostituiti dal pronome hen, termine neutro diffuso negli ambienti gay o femministi.
Nella piccola biblioteca della scuola sono presenti poche fiabe tradizionali, come "Cenerentola" o "Biancaneve", con i loro rigidi stereotipi maschili e femminili, però ci sono molti racconti i cui protagonisti sono genitori single, figli adottivi o coppie dello stesso sesso. Le bambine non vengono spinte a giocare con cucine-giocattolo e i mattoncini del Lego non sono considerati giochi per maschi. Quando un alunno si fa male, gli insegnanti lo confortano come farebbero con le bambine. E tutti possono giocare con le bambole, alcune delle quali sono di colore.
La Svezia è probabilmente altrettanto celebre per la sua mentalità egualitaria quanto lo è per i mobili Ikea. Mail Nicolaigarden, asilo finanziato dai contribuenti, è forse uno degli esempi più convincenti dei passi avanti fatti dal Paese per consolidare le pari opportunità. «Ciò che viene insegnato ai bambini», dice Malin Engleson, dipendente di una galleria d'arte, mentre va a prendere la figlia Hanna di 15 mesi, «dimostra che le bambine possono piangere, ma anche i maschietti. Ecco perché abbiamo scelto questo asilo». E il modello ha avuto così tanto successo che due anni fa tre degli insegnanti hanno aperto una succursale, oggi frequentata da 40 bambini, chiamandola Egalia, per sottolineare il tema dell'uguaglianza.

Tutto iniziò quando, nel 1998, il Parlamento svedese approvò la legge secondo cui le scuole "devono garantire pari opportunità a femmine e maschi". Così gli insegnanti del Nicolaigarden presero l'insolita iniziativa di filmarsi, documentando il modo di comportarsi con ibambini. «Notavamo molte differenze nel modo di interagire con ì maschietti o con le bambine», ricorda Lotta Rajalin, che dirige l'asilo. «Se un bambino piangeva perché si era fatto male, veniva consolato per un tempo più breve». E gli insegnanti tendevano a parlare di più con le femminucce: se i bambini erano turbolenti, la cosa veniva accettata, se una bambina cercava di arrampicarsi su un albero, veniva fermata. Il risultato è diventato un programma di sette punti. «Evitiamo di usare parole come bambino o bambina», dice la signora Rajalin. «Preferiamo usare il nome, oppure diciamo "andiamo, ragazzi!"». Alle docenti, tutte donne, si sono uniti alcuni uomini.
Ma sono arrivate anche lecritiche. Una delle contestatrici più accanite è Tanja Bergkvist, insegnante di matematica all'Università di Uppsala che dal suo blog attacca la «follia di genere» della Svezia e si chiede se ai bambini non venga fatto «il lavaggio del cervello già a 3 anni». Ma Peter Rudberg, un anestetista padre di un bambino di 3 anni iscritto a Egalia, ne ha definito l'approccio privo di connotazione sessista «un vantaggio».

In questo periodo gli svedesi si preparano per la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre. Quel giorno i bambini sfilano per accompagnare la santa, ritratta come un'adolescente con una tunica bianca e le candeline in testa. Potrebbe essere interpretata da un ragazzino? In effetti, ricorda la signora Edholm, qualche anno fa, un ragazzo lo aveva chiesto, ma non fu accontentato: «Non ci sono problemi se una ragazza fa la parte di Babbo Natale, ma lo è se un maschio vuole interpretare Santa Lucia».


(©2012 New York Times News Service. Distribuito da The New York Times Syndicate. Traduzione di Antonella Cesarmi)


15-11-2012
La Repubblica



L’articolo originale - qui (http://www.nytimes.com/2012/11/14/world/europe/swedish-school-de-emphasizes-gender-lines.html?_r=0) -