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Visualizza Versione Completa : Violenza, in aumento le denunce al Telefono Rosa



Roderigo
17-06-2011, 12:04
In aumento le denunce al Telefono Rosa
Tra le vittime impiegate, disoccupate, casalinghe

di Angela Abbrescia

ROMA - Aumentano in Italia le denunce, e le richieste di aiuto, per violenza sessuale e stalking: un po' per una maggiore consapevolezza delle vittime, ma anche perché il fenomeno della violenza nei confronti delle donne è in crescita. In una società sempre più aggressiva e stressata, le donne - ancora soggetto debole, soprattutto nelle relazioni - diventano facile bersaglio. "Ostaggi" non solo di mariti e fidanzati violenti ma anche della storica attitudine a sentirsi colpevoli. A testimoniarlo c'é la ricerca annuale di Telefono Rosa, che da anni aiuta le donne vittime di violenza. In un anno, hanno spiegato oggi presentando i dati ricavati dall'analisi delle 1.749 donne che si sono rivolte all'associazione nel 2010, le "denunce", o meglio le richieste di aiuto a Telefono Rosa per violenze fisiche sono aumentate dal 23% al 40%, di violenze psicologiche dal 31% al 38%, di minacce dal 13% al 19%.

Una violenza che insorge durante il matrimonio nel 36% dei casi, nel 13% nella convivenza, nel 3% durante la gravidanza, nel 6% alla nascita dei figli e continuano ripetutamente nel tempo, nel 14% dei casi, anche dopo la separazione prefigurando il reato di stalking. E infatti le richieste di aiuto per stalking sono aumentate, passando dal 6% al 9%, con un incremento dell'insorgenza della violenza dopo la separazione (dal 7% all'11%), "a testimonianza del fatto che il partner non vuole perdere possesso della vittima" ha spiegato Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. E quindi ecco le minacce, gli insulti, gli appostamenti, i pedinamenti, le telefonate continue, gli sms a raffica. Difficile individuare un profilo preciso delle vittime: sono impiegate (22%), casalinghe (13%), disoccupate (20%), libere professioniste (5%), operaie (7%). Di diversa nazionalità anche se per la maggior parte italiane. Il 74% possiede un titolo di studio superiore, il 43% è coniugata ma molte convivono.

Il 76% ha figli, per lo più piccoli: il 34% di età 0-8 anni e il 31% 9-17 anni. Minori che, direttamente o indirettamente, diventano vittime impotenti della violenza tra le mura domestiche. Altrettanto complicato l'identikit dell'autore delle violenze. E' un uomo tra i 34 e i 54 anni (59%), svolge lavori nel 36% sei casi come operaio o impiegato ma nell'11% è un libero professionista, nel 6% imprenditore e nel 5% alto dirigente, a testimoniare la trasversalità del fenomeno. Più specifiche, invece, le dinamiche della relazione violenta: nel 79% avviene all'interno di una relazione sentimentale, a cui bisogna aggiungere un 3% di richieste di aiuto per violenza sessuale da parte del padre. E le donne che subiscono violenze sono in genere isolate dalla loro rete affettiva e sociale: solo il 9% chiede aiuto alla famiglia di origine e il 6% agli amici, mentre il 20% si rivolge a polizia o carabinieri. "Tutto ciò dimostra - ha spiegato Moscatelli - che il lavoro in prima linea delle associazioni è ancora uno dei punti fondamentali per combattere la violenza domestica e la violenza sulle donne". E a questo proposito la presidente di Telefono Rosa ha rivolto un appello alle istituzioni,che "fanno poco o nulla", affinché siano destinate più risorse a chi ogni giorno cerca di portare aiuto alle vittime di questo odioso fenomeno.


16 giugno, 21:10
www.ansa.it (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/06/16/visualizza_new.html_816640947.html)

ugodin
21-06-2011, 13:12
una domanda che vorrei fare a questa donna.
non poteva non conoscere il passato del suo uomo. perché ci si è messa insieme?



Treviso. Accoltella alla gola la convivente
dopo un litigio: arrestato un veneziano

I carabinieri erano già intervenuti a Volpago per calmarlo,
ma dopo qualche ora l'uomo si è infuriato nuovamente



TREVISO - Ha accoltellato la convivente alla gola durante un litigio, il fatto è accaduto la notte scorsa a Volpago del Montello. La donna, una 52enne, è stata portata al pronto soccorso di Montebelluna - risulta guaribile in otto giorni - mentre l'aggressore, un 50enne di origini veneziane, è stato arrestato. Probabilmente, al momento dei fatti, era ubriaco.

L'uomo, che in passato aveva già patteggiato a Venezia una pena per reati analoghi e diffidato ad avvicinarsi alla casa della prima moglie, è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate dall'uso dell'arma.

Il gesto pare sia la conseguenza dell'ultimo di una serie di conflitti coniugali a causa dei quali, appena poche ore prima, i carabinieri erano stati chiamati ad intervenire riuscendo a riportare l'uomo alla calma. L'indagato, rinchiuso in carcere per ordine della Procura di Treviso, sarà probabilmente processato con rito direttissimo entro pochi giorni.

fonte il gazzettino

Roderigo
21-06-2011, 13:25
Una risposta è qui (http://www.metaforum.it/archivio/2009/showthreadf2b9.html?t=9194#post177974).

draba
21-06-2011, 19:03
Secondo me, molte donne cercano dagli uomini la protezione. Quando un uomo è violento può dare l'idea di avere la forza fisica per difendere, eventualmente, la propria donna. Peccato che quella stessa forza poi viene esercitata violentemente anche contro le proprie donne.

Edric
21-06-2011, 19:09
Secondo me, molte donne cercano dagli uomini la protezione. Quando un uomo è violento può dare l'idea di avere la forza fisica per difendere, eventualmente, la propria donna. Peccato che quella stessa forza poi viene esercitata violentemente anche contro le proprie donne.

Infatti, cerco sempre di convincere mia figlia a fare qualche arte marziale; un modo per sentirsi più autonome e indipendenti, ... e operare le proprie scelte in un altro modo.

taccaromiceto
21-06-2011, 20:37
Secondo me,lo spray al peperoncino e la conoscenza di base di almeno un'arte marziale,dovrebbe fare da bagaglio per ogni donna.

Naturalmente non parlo di obblighi.

draba
21-06-2011, 20:42
Ma lo spray al peperoncino è legale?

ugodin
21-06-2011, 22:01
no.
dal testo unico sulle armi è considerato "arma propria" per cui è necessario il porto d'armi illimitato.
la valenza pratica è nulla. così come le arti marziali.
la prevenzione, il non frequentare ex o totali sconosciuti, evitare situazioni potenzialmente pericolose, abbattono la soglia di rischio.
se poi proprio al posto dello spray hai un fischietto è meglio

kalandar
21-06-2011, 23:29
no.
dal testo unico sulle armi è considerato "arma propria" per cui è necessario il porto d'armi illimitato.
la valenza pratica è nulla. così come le arti marziali.
la prevenzione, il non frequentare ex o totali sconosciuti, evitare situazioni potenzialmente pericolose, abbattono la soglia di rischio.
se poi proprio al posto dello spray hai un fischietto è meglio
in effetti mi è capitato di andare alla presentazione di un corso di autodifesa per donne.
la prima cosa che l'istruttore ha spiegato è che l'unica vera possibilità per non soccombere è prevenire o scappare. veloci, possibilmente. una volta che c'è stato il contatto fisico, una donna ha pochissime possibilità. nonostante i corsi di autodifesa.
così ha detto.

Roderigo
21-06-2011, 23:48
Violenze sulle donne in tutto il mondo
Si possono prevenire solo...


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draba
22-06-2011, 06:21
Questo video fa venire i brividi. Sapevo che la situazione fosse grave, ma non così grave!
In effetti, l'educazione all'amore, già nelle scuole, potrebbe essere l'unica via di uscita.

draba
22-06-2011, 06:52
Volevo aggiungere una riflessione anche sulle donne rom. Anche loro subiscono violenze da parte dei mariti, fratelli e parenti. Per loro, però, non c'è scampo: i bambini non vanno a scuola e le donne non hanno alcun ordinamento giuridico a cui appellarsi, per loro l'unico ordinamento è quello del clan, che le schiaccia completamente.

ugodin
22-06-2011, 09:26
draba, ma sei sicura di casi di violenza sulle donne rom?

draba
22-06-2011, 10:12
Parlo per esperienza diretta, anche se risale a qualche anno fa (più o meno 15), quando insegnavo. All'epoca avevamo cercato, con alcuni volontari della Caritas e dell'Opera Nomadi, di inserire a scuola i bambini di un campo nomadi della periferia di Roma. Inizialmente il capo del campo si era reso disponibile, siamo riusciti a vaccinare un bel po' di bambini, ma a scuola non si sono praticamente visti. Così andavo almeno una volta a settimana a chiedere alle mamme perché non li facevano frequentare. Con alcune di loro ero entrata in confidenza. Mi hanno raccontato molti episodi, di natura diversa, per lo più botte, o punizioni di vario genere...
Forse oggi non è più così, me lo auguro per loro... So che le regole/comportamenti non sono uguali per tutti i clan. Il problema è che le donne sono del tutto succubi, non reagiscono minimamente, accettano e basta. A quel tempo mi avevano fatto giurare di non raccontare niente a nessuno.

Roderigo
22-06-2011, 10:23
La doppia violenza sulle donne Rom


Le crescenti e allarmanti violazioni dei diritti umani commesse nei confronti delle donne Rom, nonché le modalità con cui garantire il pieno godimento dei loro diritti, sono state le tematiche di spicco affrontate nell’ambito della conferenza sulle donne Rom (http://www.coe.int/t/dc/files/source/20100111_roms_prog_en.pdf) svoltasi ad Atene nel gennaio scorso.
Di questi temi si è occupato uno studio (http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=748&langId=en&furtherPubs=yes) che descrive i diversi ambiti nei quali le donne Rom vengono maggiormente discriminate.
La comunità Rom in Europa è stata stimata in oltre 10 milioni di persone: è la più grande minoranza etnico/culturale d’Europa. Si tratta solo di una stima perché nella maggior parte dei paesi non esistono dati precisi sulla dimensione delle comunità: in molti paesi la registrazione etnica è vietata, mentre in altri le statistiche ufficiali non contengono le informazioni sull'appartenenza etnica o di auto-identificazione. Alcune istituzioni (come il Consiglio d'Europa, Osce, ecc.) riconoscono quattro/cinque gruppi principali, che possono essere ulteriormente suddivisi in diversi sottogruppi, distinti per specializzazione professionale, origine territoriale, cultura, religione, lingua, modello di insediamento, ecc. L'articolazione dei gruppi in sottogruppi (endaïa) è spesso legata alle caratteristiche linguistiche o alle articolazioni professionali, e comprende più di 18 categorie (http://burgenland-rom.at/ethnoglobal/a13.htm) e un gran numero di sottocategorie(1).
Il rapporto tra etnia e genere è particolarmente complesso per le donne Rom, che dovendosi confrontare al di fuori della propria comunità di appartenenza con un ambiente estremamente ostile, arrivano ad accettare il ruolo che ad esse viene assegnato dalla propria cultura, percepita come minacciata. La discriminazione a cui sono sottoposte assume dunque una valenza ancora più accentuata e multifattoriale, derivante dalla contemporanea presenza di elementi legati all'etnia di appartenenza e alla discriminazione di genere. Nonostante la mancanza di dati statistici, vi è ampio accordo tra gli esperti europei che hanno partecipato allo studio sull'ampiezza di tali fenomeni di discriminazione nelle varie comunità nazionali analizzate.
• Accesso all’educazione: il basso livello di istruzione delle donne Rom non è solo legato ad una forma di discriminazione dall’esterno della comunità (che esiste ma influisce nella stessa misura su maschi e femmine) quanto soprattutto alle norme e tradizioni di molte comunità che impongono alle ragazze di lasciare la scuola molto presto (comunque entro i 12 anni) per assumere i ruoli tradizionali all’interno della comunità (matrimoni precoci, accudimento di familiari, ecc). Le poche donne Rom che riescono a raggiungere un elevato livello di istruzione subiscono una duplice forma di discriminazione: da parte della maggioranza della popolazione e dal proprio gruppo per non aver rispettato le tradizioni della propria comunità;
• L’accesso al mercato del lavoro: a sua volta, è penalizzato dal bassissimo livello di istruzione delle donne, dalle frequenti gravidanze e dal maschilismo di molte comunità che fa si che le famiglie non consentano alle donne di accettare lavori alternativi a quelli da svolgere all’interno della comunità. Un aspetto interessante da considerare riportato nei rapporti di Finlandia e Regno Unito riguarda il ruolo giocato dall’abbigliamento tradizionale delle donne Rom: tutti quei lavori che richiedono di indossare una divisa o un abbigliamento consono alla professione impongono alla donna Rom di alcune Comunità una scelta tra emancipazione e tradizione ;
• Relativamente all’accesso ai servizi sanitari i rapporti nazionali hanno evidenziato la diffusione dei pregiudizi tra il personale sanitario o parasanitario che porta in alcuni casi alla segregazione delle donne Rom in spazi a sé nell’ambito degli ospedali e dei reparti maternità: un esempio significativo viene dall’Ungheria dove emerge che le indagini condotte sul tema hanno dimostrato la persistenza di forti pregiudizi tra gli operatori della sanità rispetto ai costumi, alle tradizioni e al modello di fertilità delle donne Rom. L'Ungheria è infatti uno dei paesi in cui sono stati denunciati alla Corte di Strasburgo fenomeni di sterilizzazione forzata.
L’ambito nel quale la discriminazione nei confronti delle donne è più accentuato sembra pertanto risiedere all’interno delle comunità Rom stesse, ed è legato al ruolo attribuito loro nella cultura e nella struttura familiare propria dei Rom.
La donna innanzitutto ha un ruolo marginale all’interno della famiglia tradizionale, che nella maggior parte delle Comunità è completamente patriarcale: tradizionalmente l'uomo rappresenta la famiglia e si occupa dei ‘rapporti con l’esterno’, mentre il ruolo della donna è principalmente quello di prendersi cura della casa e della famiglia ed ha la responsabilità di trasmettere la cultura e le tradizioni Rom alle generazioni successive. Le ragazze assumono i ruoli riservati alle donne adulte all’età di 11 anni: a questa età in molte comunità è previsto che si sposino e abbiano numerosi figli. In tale contesto è molto difficile che esse abbiamo la possibilità di affacciarsi sul mercato del lavoro.
E’ certamente vero che le relazioni tra uomini e donne differiscono tra i gruppi e le nazionalità: in alcune comunità infatti i giovani Rom stanno diventando sempre più liberi di scegliere le loro mogli, mentre in altre comunità (un esempio è quello dei gruppi provenienti dalla Romania che vivono in Belgio), sono ancora i genitori dei figli maschi a scegliere le loro future nuore: si tratta spesso di matrimoni ‘tradizionali’ che vengono contratti a seguito di un congruo risarcimento economico ai familiari delle ragazze. Non avendo valore legale, questi matrimoni lasciano completamente prive di diritti e supporto le ragazze in caso di separazione, e, come evidenziato dallo studio, questo è particolarmente drammatico nel caso ci siano figli.
Divorzi e separazioni sono molto rari nelle comunità Rom e in molte di esse le ragazze si trovano in una condizione di particolare svantaggio dato che il padre normalmente ottiene la custodia dei figli che vengono poi accuditi dalle nonne paterne. I figli possono anche restare con le madri, ma la decisione viene comunque presa dai padri. Questa sembra essere la principale ragione per la quale le donne evitano di lasciare i mariti anche in situazioni familiari molto difficili nelle quali le donne sono vittime di violenza domestica.
In alcune realtà le donne Rom non sono neppure libere di uscire dall’accampamento (o dalla casa, nei paesi nei quali sono state attuate politiche di alloggi sociale che hanno coinvolto i gruppi Rom – un esempio è la Finlandia) senza la supervisione della suocera o comunque della donna, che ne ha la tutela (che è poi anche la garante della sua verginità).
In conclusione, dal rapporto emerge una riflessione inquietante: la struttura così fortemente patriarcale porta in molti casi alla subordinazione della donna e all’accettazione sociale della violenza domestica quale naturale componente della dinamica familiare.
Una situazione di particolare difficoltà è quella delle donne sole: vedove, separate e madri sole scappate da situazioni di violenza, che si trovano ad affrontare situazioni di grave deprivazione anche economica e che le espongono fortemente al rischio di essere sfruttate in attività criminali o più semplicemente nel mercato nero e clandestino.

(1)La denominazione "Rom" è un termine dato dalla popolazione non-rom, o dagli stessi Rom, quando si vogliono distinguere dalla popolazione non-Rom. Esso viene normalmente utilizzato dalle organizzazioni internazionali come termine generico per indicare tutti questi gruppi e sottogruppi. In questo articolo il termine "Rom" è utilizzato pur avendo la consapevolezza che esso indica comunità dalla grande eterogeneità interna.


23 aprile 2010
http://www.ingenere.it/ (http://www.ingenere.it/articoli/la-doppia-violenza-sulle-donne-rom)

ugodin
22-06-2011, 11:31
beh, che dire, mi cade un mito.
mia moglie ha aiutato per anni una ragazza rom.
una volta è arrivata ridendo. le ha raccontato che un suo fratello grande le aveva tirato un ceffone. tutti i familiari (comopresi nonni e zii) si sono riuniti la sera e suo fratello ha ricevuto un ceffone da ognuno di loro. mia moglie aveva approfondito. lei allora aveva raccontato anche che uno zio manesco era stato riempito di botte dai parenti della moglie e il clan dello zio era stato zitto.

Margot
22-06-2011, 12:14
beh, che dire, mi cade un mito.
mia moglie ha aiutato per anni una ragazza rom.
una volta è arrivata ridendo. le ha raccontato che un suo fratello grande le aveva tirato un ceffone. tutti i familiari (comopresi nonni e zii) si sono riuniti la sera e suo fratello ha ricevuto un ceffone da ognuno di loro. .

Potrebbe aver raccontato un episodio realmente accaduto o, molto piu' probabilmente,potrebbe aver mentito per vergogna o perchè si è ricostruita nella mente una versione trasfigurata della sua triste realta' domestica. Come fanno tante donne che non denunciano e non finiscono in nessuna statistica.

ugodin
22-06-2011, 12:18
oppure potrebbe essere che ogni gruppo nomade ha una sua cultura.