Edric
31-05-2011, 21:13
31 maggio 2011
http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manuel-zelaya.png (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manuel-zelaya.png)
Giorni indimenticabili? Sicuramente. I successi elettorali dell’opposizione, la scelta di Berlino di uscire dall’Atomo, e – non ultima – il ritorno del Presidente legalmente eletto dell’Honduras, Manuel Zelaya, dopo essere stato costretto all’esilio dopo un colpo di Stato (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=8224) che è avvenuto alla vigilia di un referendum che era stato indetto per l’istituzione di un Assemblea costituente che avesse il compito di riscrivere una Costituzione risalente alla giunta militare che era salita al potere all’inizio degli anni ottanta, dopo un precedente colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti.
La notizia l’ho appresa leggendo un articolo del 29 maggio 2011 pubblicato dal Guardian (http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/29/manuel-zelaya-returns-honduras-peace):
«Dopo quasi due anni durante i quali è stato costretto all’esilio da un colpo di Stato militare , il suo ritorno a posto fine ad una crisi politica paralizzante e ha spianato la strada alla nazione, che si è impoverita, nella comunità internazionale».
L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), che aveva espulso l’Honduras dopo il golpe del giugno 2009, prevede che il paese tornerà presto nuovamente a farne parte. Ad accogliere Zelaya, tornato a bordo di un aereo venezuelano partito dal Nicaragua, migliaia di sostenitori molti dei quali indossavano i colori rossi e neri del Fronte di Resistenza Popolare, un movimento che raccoglie tutte le forze democratiche e che si è costituito dopo il golpe.
http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manifesto-rientro-zelaya-195x300.png (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manifesto-rientro-zelaya.png)
La scorsa settima, i giudici hanno lasciato cadere tutte le accuse di corruzione e i mandati di cattura nei suoi confronti, e il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, insieme al Presidente del Venezuela, Hugo Chavez, hanno negoziato un accordo – che ha già preso il nome di ‘Accordo di Cartagena’ – per il suo ritorno in Honduras.
Il processo di negoziazione ha avuto però un supporto più ampio. Intorno ai principali attori hanno sostenuto questa iniziativa molte organizzazioni e partiti politici di quasi tutti i paesi dell’America latina, e i partiti di sinistra di Gran Bretagna e Francia che seguiranno (http://www.resistenciahonduras.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2924:zelaya-without-democracy-there-are-no-human-rights-&catid=101:news&Itemid=349) da vicino la reale attuazione degli accordi.
Male invece, a mio avviso, la posizione della UE (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=4586) che, seppure sollecitata in passato direttamente, nel prendere una posizione meno ambigua verso il colpo di Stato, in realtà non ha mai sciolto le sue ambiguità.
Ieri, 30 maggio 2011, una delegazione dell’attuale governo si è recata (http://www.resistenciahonduras.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2938:comitiva-del-regimen-lobo-sosa-viaja-a-washington-para-asistir-a-asamblea-de-la-oea&catid=95:resistencia&Itemid=334) a Washington per partecipare oggi ad una sessione straordinaria dell’Organizzazione degli Stati Americani nella quale si dicuterà la riammissione dello stato centro-americano. Porfirio Lobo, l’attuale Presidente sostiene che tutte le condizioni per il ritorno del suo paese sono state rispettate ma l’Equador ha già fatto sapere pubblicamente che voterà contro fin quando non verrà assicurato che i responsabili del colpo di Stato e della repressione non verranno puniti.
Tuttavia, secondo la Carta dell’OSA saranno sufficenti i voti favorevoli dei due terzi dell’Assemblea e, finora, la posizione dell’Equador è rimasta una posizione isolata. E’ probabile quindi che il 6-7 giugno, alla prossima assemblea generale ‘ordinaria’ potrà partecipare anche l’Honduras.
Ma dopo 23 mesi di lontananza cosa troverà Manuel Zelaya in Honduras? Il sito ufficiale del Frente Nacional de Resistencia Popular, l’Honduras lo racconta così:
«… Ma molti che si opponevano al colpo di stato stanno cercando di fare capire agli stranieri che non bisogna confondere il ritorno di Zelaya e degli altri esuli politici con il ritorno della democrazia. Fino ad oggi, gli honduregni che sono contro il colpo di stato hanno testimoniato una costante oppressione e violenza del regime … Ritornando in Honduras, Zelaya troverà ancora i militari mobilitati in tutto il paese, 11 giornalisti assassinati, l’odio omicida contro gay, lesbiche, bisessuali, e transessuali alle stelle, la gente della regione di Garifuna che lotta per difendere la propria terra da progetti di turismo in espansione. Troverà un’atmosfera quasi da guerra civile, come nella valle di Aguan, dove gli squadroni della morte hanno assassinato quasi 40 membri dell’organizzazione degli agricoltori della regione, gli agricoltori che vogliono piantare cereali come base alimentare, e che sono in conflitto contro una manciata di ricchi proprietari terrieri che producono (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=2168) olio di palma per le merendine e i biocarburanti…»
La lotta contro la dittatura e per la democrazia, che è stata condotta in questi due anni con mezzi pacifici ed un ampia mobilitazione, è una lotta che si coniuga spesso con la difesa del territorio e dei diritti delle popolazioni indigene, un tema che non può riguardare tutti. Basta prendere in considerazione l’ultimo rapporto della ONG inglese Oxfam (http://www.oxfam.org.uk/resources/papers/growing-better-future.html), nel quale viene stimato che entro il 2030 il prezzo dei generi alimentari sono destinati a raddoppiare (http://www.guardian.co.uk/environment/2011/may/31/oxfam-food-prices-double-2030), a favore di pochi, mentre molte persone sono e saranno destinate a soffrire la miseria e la fame, se le cose non cambieranno.
In Honduras si sta giocando una delle tante partite che riguarderanno il futuro nel suo complesso dell’umanità, e delle scelte che non potranno non riguardare anche gli stili di vita dei paesi più opulenti.
FONTE: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=9365)
http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manuel-zelaya.png (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manuel-zelaya.png)
Giorni indimenticabili? Sicuramente. I successi elettorali dell’opposizione, la scelta di Berlino di uscire dall’Atomo, e – non ultima – il ritorno del Presidente legalmente eletto dell’Honduras, Manuel Zelaya, dopo essere stato costretto all’esilio dopo un colpo di Stato (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=8224) che è avvenuto alla vigilia di un referendum che era stato indetto per l’istituzione di un Assemblea costituente che avesse il compito di riscrivere una Costituzione risalente alla giunta militare che era salita al potere all’inizio degli anni ottanta, dopo un precedente colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti.
La notizia l’ho appresa leggendo un articolo del 29 maggio 2011 pubblicato dal Guardian (http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/29/manuel-zelaya-returns-honduras-peace):
«Dopo quasi due anni durante i quali è stato costretto all’esilio da un colpo di Stato militare , il suo ritorno a posto fine ad una crisi politica paralizzante e ha spianato la strada alla nazione, che si è impoverita, nella comunità internazionale».
L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), che aveva espulso l’Honduras dopo il golpe del giugno 2009, prevede che il paese tornerà presto nuovamente a farne parte. Ad accogliere Zelaya, tornato a bordo di un aereo venezuelano partito dal Nicaragua, migliaia di sostenitori molti dei quali indossavano i colori rossi e neri del Fronte di Resistenza Popolare, un movimento che raccoglie tutte le forze democratiche e che si è costituito dopo il golpe.
http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manifesto-rientro-zelaya-195x300.png (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/manifesto-rientro-zelaya.png)
La scorsa settima, i giudici hanno lasciato cadere tutte le accuse di corruzione e i mandati di cattura nei suoi confronti, e il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, insieme al Presidente del Venezuela, Hugo Chavez, hanno negoziato un accordo – che ha già preso il nome di ‘Accordo di Cartagena’ – per il suo ritorno in Honduras.
Il processo di negoziazione ha avuto però un supporto più ampio. Intorno ai principali attori hanno sostenuto questa iniziativa molte organizzazioni e partiti politici di quasi tutti i paesi dell’America latina, e i partiti di sinistra di Gran Bretagna e Francia che seguiranno (http://www.resistenciahonduras.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2924:zelaya-without-democracy-there-are-no-human-rights-&catid=101:news&Itemid=349) da vicino la reale attuazione degli accordi.
Male invece, a mio avviso, la posizione della UE (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=4586) che, seppure sollecitata in passato direttamente, nel prendere una posizione meno ambigua verso il colpo di Stato, in realtà non ha mai sciolto le sue ambiguità.
Ieri, 30 maggio 2011, una delegazione dell’attuale governo si è recata (http://www.resistenciahonduras.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2938:comitiva-del-regimen-lobo-sosa-viaja-a-washington-para-asistir-a-asamblea-de-la-oea&catid=95:resistencia&Itemid=334) a Washington per partecipare oggi ad una sessione straordinaria dell’Organizzazione degli Stati Americani nella quale si dicuterà la riammissione dello stato centro-americano. Porfirio Lobo, l’attuale Presidente sostiene che tutte le condizioni per il ritorno del suo paese sono state rispettate ma l’Equador ha già fatto sapere pubblicamente che voterà contro fin quando non verrà assicurato che i responsabili del colpo di Stato e della repressione non verranno puniti.
Tuttavia, secondo la Carta dell’OSA saranno sufficenti i voti favorevoli dei due terzi dell’Assemblea e, finora, la posizione dell’Equador è rimasta una posizione isolata. E’ probabile quindi che il 6-7 giugno, alla prossima assemblea generale ‘ordinaria’ potrà partecipare anche l’Honduras.
Ma dopo 23 mesi di lontananza cosa troverà Manuel Zelaya in Honduras? Il sito ufficiale del Frente Nacional de Resistencia Popular, l’Honduras lo racconta così:
«… Ma molti che si opponevano al colpo di stato stanno cercando di fare capire agli stranieri che non bisogna confondere il ritorno di Zelaya e degli altri esuli politici con il ritorno della democrazia. Fino ad oggi, gli honduregni che sono contro il colpo di stato hanno testimoniato una costante oppressione e violenza del regime … Ritornando in Honduras, Zelaya troverà ancora i militari mobilitati in tutto il paese, 11 giornalisti assassinati, l’odio omicida contro gay, lesbiche, bisessuali, e transessuali alle stelle, la gente della regione di Garifuna che lotta per difendere la propria terra da progetti di turismo in espansione. Troverà un’atmosfera quasi da guerra civile, come nella valle di Aguan, dove gli squadroni della morte hanno assassinato quasi 40 membri dell’organizzazione degli agricoltori della regione, gli agricoltori che vogliono piantare cereali come base alimentare, e che sono in conflitto contro una manciata di ricchi proprietari terrieri che producono (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=2168) olio di palma per le merendine e i biocarburanti…»
La lotta contro la dittatura e per la democrazia, che è stata condotta in questi due anni con mezzi pacifici ed un ampia mobilitazione, è una lotta che si coniuga spesso con la difesa del territorio e dei diritti delle popolazioni indigene, un tema che non può riguardare tutti. Basta prendere in considerazione l’ultimo rapporto della ONG inglese Oxfam (http://www.oxfam.org.uk/resources/papers/growing-better-future.html), nel quale viene stimato che entro il 2030 il prezzo dei generi alimentari sono destinati a raddoppiare (http://www.guardian.co.uk/environment/2011/may/31/oxfam-food-prices-double-2030), a favore di pochi, mentre molte persone sono e saranno destinate a soffrire la miseria e la fame, se le cose non cambieranno.
In Honduras si sta giocando una delle tante partite che riguarderanno il futuro nel suo complesso dell’umanità, e delle scelte che non potranno non riguardare anche gli stili di vita dei paesi più opulenti.
FONTE: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=9365)