Cilia
21-03-2011, 21:16
Agli indagati contestati i reati di traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture
Perquisita, da parte dei carabinieri del Noe, la discarica a nord di Napoli nell'ambito di un'inchiesta su presunte infiltrazioni dei clan camorristici nella gestione degli appalti per l'impianto, che ha portato all'emissione di undici avvisi di garanzia da parte della Procura di Napoli. Secondo l'accusa i clan avrebbero controllato particolare la fornitura di argilla. Il materiale usato sarebbe stato scadente al punto da consentire al percolato di finire nel sottosuolo
http://www.grr.rai.it/dl/images/300x01300722700238RifiutiChiaiano.jpgNAPOLI -I gestori della Ibi spa, società destinataria di una interdittiva antimafia anche a Palermo per vicende analoghe a quelle napoletane, e la famiglia Carandente, titolare della Edilcar subappaltatrice di Ibi, sapevano già prima dell'espletamento della gara relativa all'allestimento della discarica nel quartiere di Napoli di Chiaiano che avrebbero ottenuto l'incarico.
È quanto emerge dall'inchiesta dei pm Antonello Ardituro e Marco del Gaudio della Procura di Napoli che ha portato a perquisizioni in uffici e abitazioni di 11 indagati per frode in pubbliche forniture, associazione a delinquere e traffico di rifiuti in concorso tra titolari delle due società e di una ditta di autotrasporti, nonché responsabili della gestione dello sversatoio partenopeo. I carabinieri del Noe hanno cercato e sequestrato documenti anche in formato elettronico, appunti e agende, ma anche certificazioni.
Punto di partenza degli inquirenti, le dichiarazioni dell'imprenditore del settore rifiuti, ora collaboratore di giustizia, Gaetano Vassallo che ha indicato uno degli indagati, Antonio D'Amico, co-gestore della Ibi, come legato al boss latitante dei Casalesi Michele Zagaria e i Carandente come legati al clan di Giugliano Mallardo. Ibi e famiglia Carandente (indagati i tre fratelli Franco, Giuseppe e Giovanni) hanno effettuato anche in passato, in associazioen temporanea di imprese (Ati), lavori in siti e impianti di rifiuti. Inoltre, dicono i magistrati, l'Edilcar dei Carandente raccoglie rifiuti speciali, terra e rocce, in un sito di sua proprietà adibito a discarica abusiva a Giugliano, rivendendoli poi all'impianto di Chiaiano per effettuare operazioni di copertura dei rifiuti con terreno vegetale. Operazioni monitorate dagli investigatori e anche riprese da telecamere. Con la complicita' dei gestori dello sversatoio, inoltre, i Carandente hanno fornito argilla estratta abusivamente nel salernitano e di pessima qualità per l'allestimento della discarica.
Fonte (http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-755d6009-ff81-4a4b-963a-ba5daeda1a4f.html?refresh_ce)
Perquisita, da parte dei carabinieri del Noe, la discarica a nord di Napoli nell'ambito di un'inchiesta su presunte infiltrazioni dei clan camorristici nella gestione degli appalti per l'impianto, che ha portato all'emissione di undici avvisi di garanzia da parte della Procura di Napoli. Secondo l'accusa i clan avrebbero controllato particolare la fornitura di argilla. Il materiale usato sarebbe stato scadente al punto da consentire al percolato di finire nel sottosuolo
http://www.grr.rai.it/dl/images/300x01300722700238RifiutiChiaiano.jpgNAPOLI -I gestori della Ibi spa, società destinataria di una interdittiva antimafia anche a Palermo per vicende analoghe a quelle napoletane, e la famiglia Carandente, titolare della Edilcar subappaltatrice di Ibi, sapevano già prima dell'espletamento della gara relativa all'allestimento della discarica nel quartiere di Napoli di Chiaiano che avrebbero ottenuto l'incarico.
È quanto emerge dall'inchiesta dei pm Antonello Ardituro e Marco del Gaudio della Procura di Napoli che ha portato a perquisizioni in uffici e abitazioni di 11 indagati per frode in pubbliche forniture, associazione a delinquere e traffico di rifiuti in concorso tra titolari delle due società e di una ditta di autotrasporti, nonché responsabili della gestione dello sversatoio partenopeo. I carabinieri del Noe hanno cercato e sequestrato documenti anche in formato elettronico, appunti e agende, ma anche certificazioni.
Punto di partenza degli inquirenti, le dichiarazioni dell'imprenditore del settore rifiuti, ora collaboratore di giustizia, Gaetano Vassallo che ha indicato uno degli indagati, Antonio D'Amico, co-gestore della Ibi, come legato al boss latitante dei Casalesi Michele Zagaria e i Carandente come legati al clan di Giugliano Mallardo. Ibi e famiglia Carandente (indagati i tre fratelli Franco, Giuseppe e Giovanni) hanno effettuato anche in passato, in associazioen temporanea di imprese (Ati), lavori in siti e impianti di rifiuti. Inoltre, dicono i magistrati, l'Edilcar dei Carandente raccoglie rifiuti speciali, terra e rocce, in un sito di sua proprietà adibito a discarica abusiva a Giugliano, rivendendoli poi all'impianto di Chiaiano per effettuare operazioni di copertura dei rifiuti con terreno vegetale. Operazioni monitorate dagli investigatori e anche riprese da telecamere. Con la complicita' dei gestori dello sversatoio, inoltre, i Carandente hanno fornito argilla estratta abusivamente nel salernitano e di pessima qualità per l'allestimento della discarica.
Fonte (http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-755d6009-ff81-4a4b-963a-ba5daeda1a4f.html?refresh_ce)