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Roderigo
02-03-2011, 16:17
Tesi di dottorato copiata
Guttenberg si è dimesso

Dopo le accuse di plagio rivelate dalla stampa, il ministro della Difesa ha dato l'annuncio in una conferenza stampa. La notizia era stata anticipata dalla Bild

dal nostro corrispondente - ANDREA TARQUINI

http://img814.imageshack.us/img814/9673/110323073fe42b4611dfd4a.jpgBERLINO - Bufera sul governo di Angela Merkel. Messo alle strette dallo scandalo della sua tesi di dottorato plagiata 1, il ministro della Difesa, barone Karl Theodor zu Guttenberg si è dimesso. Con lui il centrodestra (la coalizione formata dalla Cdu della cancelliera, dal partito-fratello bavarese Csu cui appartiene Guttenberg, e dai liberali del vicecancelliere Guido Westerwelle) perde un uomo-chiave, l'enfant prodige che fino a prima dell'esplosione dell'affaire era definito da tutti i sondaggi l'uomo politico più popolare del paese, anche più della stessa premier.

"Non ce la faccio più, ho raggiunto i limiti della sopportazione", ha detto il barone zu Guttenberg stamane poco dopo le 11 annunciando la sua scelta di gettare la spugna. A soli 39 anni, egli sembra alla fine di quella che sembrava una promettente carriera politica da astro nascente. E sostituirlo per Angela Merkel non sarà facile nel complicato gioco di equilibrio tra poltrone e poteri nel suo partito e nella Csu.

Figlio d'una famiglia di antica nobiltà, dinamico, elegante ma anche appassionato di musica rock, sposato a una discendente del Cavour tedesco (il padre dell'unità nazionale, cancelliere Otto von Bismarck) Guttenberg è inciampato su un errore clamoroso. O meglio, una macchia nera del suo passato, finora sconosciuta, è stata scoperta dagli attivissimi investigative
reporters dei media tedeschi. E'stata la Sueddeutsche Zeitung, il prestigioso quotidiano liberal di Monaco di Baviera, a scoprire qualche settimana fa che il ministro aveva sistematicamente copiato e plagiato nella scrittura della sua tesi di dottorato. Senza citare le fonti.

E' un caso che in Italia, a fronte degli scandali di casa, farebbe ridere. Ma in Germania certi peccati, come la truffa o l'inganno, sono presi molto sul serio. Specie se si sospetta che siano i politici d'alto rango a commetterli. All'inizio Guttenberg aveva minimizzato, parlando di errore in buona fede. Poi, messo sotto pressione dalle accuse dei media e delle opposizioni (Spd, Verdi, Linke) si era rassegnato a rinunciare al titolo di dottore. Troppo poco e troppo tardi per sottrarsi al crescente fuoco di fila delle critiche. Anche esponenti del centrodestra, tra cui la ministro Annett Schavan, avevano detto di vergognarsi per il caso Guttenberg. E nelle ultime ore centinaia di rettori, docenti universitari e accademici avevano scritto e pubblicato una lettera di protesta indirizzata alla cancelliera. Una simile leggerezza in un caso di plagio in una tesi, affermano, è inaccettabile, ne va del rispetto e della reputazione del mondo scientifico. E stamane appunto Guttenberg si è arreso. Né la sua popolarità, né l'appoggio aperto della Bild, il quotidiano più letto d'Europa, sono bastati a salvare la sua carriera.

Con Guttenberg Angela Merkel perde uno dei ministri più importanti del suo governo, e la Difesa si trova scoperta proprio mentre, tra la continua emergenza della missione in Afghanistan e la crisi in Libia, Berlino ha bisogno di capacità di decisioni veloci a fianco degli alleati Ue e Nato. Unica consolazione per la Cancelliera: con il barone ed 'ex dottore', come i media chiamano ironicamente il ministro copione, esce di scena il rivale più temibile nel centrodestra. Da tempo le ambizioni di Guttenberg di diventare un giorno capo dell'esecutivo erano palesi. Ancora una volta 'Angie' ha avuto la meglio sui suoi rivali maschi. Ma lo scandalo Guttenberg è un pesantissimo colpo d'immagine per il centrodestra tedesco, in questo 2011 in cui, dopo la disfatta elettorale di Amburgo due domeniche fa, si svolgeranno in altri 6 dei 16 Stati della Repubblica federale consultazioni politiche che si annunciano molto pericolose per la coalizione al potere.


(01 marzo 2011)
www.repubblica.it (http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/01/news/bild_ministro_difesa_dimissioni-13038701/)

Roderigo
02-03-2011, 16:21
Si dimettono sempre i ministri degli altri

Quel gesto di dignità che in Italia è quasi sconosciuto

In Italia la furbizia viene giustificata come parte integrante del carattere nazionale

di Francesco Merlo

La prima cosa che pensa un italiano per bene è «amici tedeschi, dateci il vostro (ex) ministro della Difesa che ha copiato e prendetevi Ignazio, che non copia». Questo per dire che zu Guttenberg ai nostri occhi è un grande. Infatti si è dimesso. E poiché ha copiato la tesi di Dottorato ha rinunziato anche al titolo di dottore che in Italia si attribuisce – meglio nell´abbreviata dottò – solo a chi non ce l´ha.

Del resto lo ‘zu´ di Guttenberg è un titolo vero di nobiltà di spada, mentre qui anche la nobiltà è di paga.

Di sicuro a 39 anni il barone tedesco è stimato dalle cancellerie di tutto il mondo mentre il nostro Bondi, per citarne un altro che non copia, è bollato all´estero, non senza una punta di (meritato) eccesso, come the killer of Pompei´s ruins. Ma, si sa, Bondi tiene famiglie, come il sindaco di Roma, quello della parentopoli, e come tantissimi professori universitari, con in testa il rettore della Sapienza, quel Luigi Frati che vanta il record di tre membri della sua famiglia, moglie e due figli, titolari di cattedra nella sua stessa facoltà.

I comportamenti che in Germania, Inghilterra e Francia portano alle dimissioni in Italia sono titoli per re-immissioni. Frati, per dire, solo dopo le denunzie di Tito Boeri su Repubblica e di Gian Antonio Stella sul Corriere venne finalmente eletto - olà - rettore: «Io sono per la meritocrazia», fu la sua prima dichiarazione.

Le dimissioni del resto non misurano soltanto la struttura morale dell´individuo, che può anche dimettersi per amor proprio, per senso di superiorità o «perché non ne potevo più», come ha detto Guttenberg che certamente in Italia avrebbe accusato i suoi accusatori, nel ruolo di vittima perseguitata di un paese dove nessuno avrebbe i titoli per fare vergognare nessuno.

Il titolo della ministra Gelmini - avvocato - non è falso come quello di Guttenberg, ma è astutamente dequalificato e forse è peggio perché nessuno lo può contestare: copiare ti espone molto di più che scappare a Reggio Calabria. Tanto più che la Gelmini ha impostato la propria battaglia politica contro la facilità di acquisire - svendere - titoli a Reggio Calabria e in tutto il Sud. Il punto è che le dimissioni misurano anche la dignità etica del luogo in cui ci si muove e il prestigio e la forza politica di chi (non) riesce ad ottenerle. Inutilmente furono chieste a Bassolino e alla Jervolino durante la prima emergenza dei rifiuti a Napoli. Pare che Guttenberg abbia commissionato quella sua tesi-truffa a un ghost-writer, certamente sa che la Sueddeutsche Zeitung di Monaco sta indagando: dimettersi, prima d´esservi costretti, è anche intelligenza ed eleganza.

E va detto che in Italia non appena si scopre un professore che ha copiato vengono fuori mille articoli in difesa del plagio e della furbizia, e le copiature diventano virgolette dimenticate e «faceva così anche Stendhal». E c´è chi è pronto a comporre la solita lode del malandrino, con l´idea che siamo antropologicamente levantini e dunque viviamo tutti di espedienti e di equilibri mercuriali e di illegalità e perciò copiare è una virtù purché ovviamente si sappia copiare. In questo modo il pur bravo comico Daniele Luttazzi ha derubricato a "citazioni" le tantissime battute rubate ai suoi colleghi americani e, poiché Berlusconi lo censurò insieme a Biagi e Santoro, ha forse surrogato l´originalità d´artista con le benemerenze politiche.

Al fondo c´è un´altra truffa culturale: vogliono farci credere che in Italia il galantuomo è un disturbato mentale, che un italiano non può mai dimettersi perché dismetterebbe la propria ontologia, insomma le dimissioni non sarebbero compatibili con il carattere nazionale. La verità è che non sono compatibili con le facce di bronzo e con le facce da schiaffi. Sono molte, è vero, nell´Italia dove non si dimette mai chi è dimissionario fisso dalla competenza, dalla verità e dalla decenza, non si dimette mai chi vive di ricordi inventati, chi porta con alterigia il suo titolo falso.

Repubblica 2 marzo 2011