fantasma76
22-12-2010, 20:03
C'è un solo patriottismo possibile: quello che guarda al domani La patria?
È la terra dei figli
di Filippo Rossi Le cose stanno così: i padri senza figli non sono affatto padri. E lo stesso vale per le madri senza figli. In fondo è semplice. E allora, quando diciamo madre patria e pensiamo a un elenco di roba vecchia, pensiamo alle guerre, agli stendardi, alle bandiere, ai discorsi, alla retorica, alle trombe, alle maiuscole, agli stemmi, al salotto buono, ai consigli, al petto in fuori e al cervello in dentro, in realtà siamo vittime di un abbaglio culturale, di una distorsione mentale. Una stortura che ci fa difendere quello che invece andrebbe cambiato, che ci fa conservare costi quel che costi cose che andrebbero gettate via. Nel cassonetto della storia.La terra dei padri (e delle madri), allora, non può che essere la terra dei figli. La terra di chi ci sarà domani. La terra da lasciare a chi verrà e vivrà dopo di noi. Così dovrebbe essere. Così sarebbe giusto che fosse. Eppure no, non ci riusciamo. Eppure siamo abituati a vederla dalla parte della polvere e delle ragnatele, dalla parte dei ricordi e dei racconti di guerra, dalla parte delle lapidi, siamo abituati a vederla dalla parte della morte e non della vita, della nostalgia e non della speranza, del rispetto e non dell’azzardo. Dei monumenti e non dei ponti. Del passato e non del futuro. Dalla parte degli anniversari e non delle nascite.
Invece i padri senza figli non esistono. Semplicemente, è così. E allora, l’unico modo per essere davvero patriottici è avere a cuore i figli più dei padri. Perché senza figli è l’idea stessa di patria che non può esistere. Senza figli la patria è un ramo secco dove appendere le cose inutili. Senza sesso, senza sangue, senza ribellione, senza futuro, senza sbagli, senza fughe in avanti, senza gioco, la patria, qualsiasi patria, diventa lettera morta buona da studiare sui libri di storia. Diventa la statua immobile di un sogno mai nato. Una reliquia senza più senso. Senza più aliti di vita. Dalla parte dei figli, allora, c’è l’unico patriottismo possibile. Figli naturali. Figli adottivi. Perché la declinazione di un sano patriottismo è una scelta d’amore. È apertura e accoglienza. Non c’è solo “sangue e suolo”. Non ci sono solo i cromosomi, non bastano. La patria si nutre di idee, di sogni, di speranze.Ecco, allora: un patriottismo aperto e multicolore è l’unico possibile, l’unico necessario, l’unico immaginabile per l’Italia di oggi e di domani. Un patriottismo per nulla retorico. Sorridente. Perché porta con sé l’allegria della festa per un nuovo arrivato. Inclusivo, perché demolisce i confini mentali, sotterra le trincee di ieri per coltivarci sopra il paese del futuro. Trasversale. Perché o è di tutti o non è di nessuno. E non ci sono rivendicazioni che tengano, non ci sono presunte “superiorità” che valgano, non ci sono gabbie, non ci sono conflitti che possano scardinare le fondamenta dello “stare insieme”. La patria come racconto condiviso. Da scrivere insieme. La patria, dunque, come passione da tramandare ai figli: in questo senso, una “tradizione”. Perché la tradizione non esiste se non nelle mani di chi la riceve, la fa sua, la rilegge, la riscrive.È per questo, per tutto questo, che ogni chiusura, ogni egoismo, ogni piccolezza non è patriottismo. La patria non si chiude a chiave, non si mette sottovetro. La patria o è vita o non è. La patria è idea solare, è dono di sé, è sguardo lontano. È visione alta, altra e altruistica. Un plebiscito quotidiano, appunto. Un mattino sempre nuovo. Da rinnovare nei volti e nelle menti. Perché la patria non ha niente a che fare con la roba di famiglia, con le foto ingiallite, con i ricatti della memoria o i “conti da saldare”. Con la difesa di un ordine buono per i cimiteri. Con il piccolo cabotaggio, pauroso e impaurito. Patria è il coraggio della avventura e della scelta. La patria è un mare da solcare. Patria è coraggio. È vita e fertilità. È il coraggio di far figli. Patria è un parto quotidiano.
Pubblicato su Caffeina Magazine, numero 5 - dicembre 2010
http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=10727&Cat=1&I=../immagini/Foto%20R-T/studentifiori_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41
È la terra dei figli
di Filippo Rossi Le cose stanno così: i padri senza figli non sono affatto padri. E lo stesso vale per le madri senza figli. In fondo è semplice. E allora, quando diciamo madre patria e pensiamo a un elenco di roba vecchia, pensiamo alle guerre, agli stendardi, alle bandiere, ai discorsi, alla retorica, alle trombe, alle maiuscole, agli stemmi, al salotto buono, ai consigli, al petto in fuori e al cervello in dentro, in realtà siamo vittime di un abbaglio culturale, di una distorsione mentale. Una stortura che ci fa difendere quello che invece andrebbe cambiato, che ci fa conservare costi quel che costi cose che andrebbero gettate via. Nel cassonetto della storia.La terra dei padri (e delle madri), allora, non può che essere la terra dei figli. La terra di chi ci sarà domani. La terra da lasciare a chi verrà e vivrà dopo di noi. Così dovrebbe essere. Così sarebbe giusto che fosse. Eppure no, non ci riusciamo. Eppure siamo abituati a vederla dalla parte della polvere e delle ragnatele, dalla parte dei ricordi e dei racconti di guerra, dalla parte delle lapidi, siamo abituati a vederla dalla parte della morte e non della vita, della nostalgia e non della speranza, del rispetto e non dell’azzardo. Dei monumenti e non dei ponti. Del passato e non del futuro. Dalla parte degli anniversari e non delle nascite.
Invece i padri senza figli non esistono. Semplicemente, è così. E allora, l’unico modo per essere davvero patriottici è avere a cuore i figli più dei padri. Perché senza figli è l’idea stessa di patria che non può esistere. Senza figli la patria è un ramo secco dove appendere le cose inutili. Senza sesso, senza sangue, senza ribellione, senza futuro, senza sbagli, senza fughe in avanti, senza gioco, la patria, qualsiasi patria, diventa lettera morta buona da studiare sui libri di storia. Diventa la statua immobile di un sogno mai nato. Una reliquia senza più senso. Senza più aliti di vita. Dalla parte dei figli, allora, c’è l’unico patriottismo possibile. Figli naturali. Figli adottivi. Perché la declinazione di un sano patriottismo è una scelta d’amore. È apertura e accoglienza. Non c’è solo “sangue e suolo”. Non ci sono solo i cromosomi, non bastano. La patria si nutre di idee, di sogni, di speranze.Ecco, allora: un patriottismo aperto e multicolore è l’unico possibile, l’unico necessario, l’unico immaginabile per l’Italia di oggi e di domani. Un patriottismo per nulla retorico. Sorridente. Perché porta con sé l’allegria della festa per un nuovo arrivato. Inclusivo, perché demolisce i confini mentali, sotterra le trincee di ieri per coltivarci sopra il paese del futuro. Trasversale. Perché o è di tutti o non è di nessuno. E non ci sono rivendicazioni che tengano, non ci sono presunte “superiorità” che valgano, non ci sono gabbie, non ci sono conflitti che possano scardinare le fondamenta dello “stare insieme”. La patria come racconto condiviso. Da scrivere insieme. La patria, dunque, come passione da tramandare ai figli: in questo senso, una “tradizione”. Perché la tradizione non esiste se non nelle mani di chi la riceve, la fa sua, la rilegge, la riscrive.È per questo, per tutto questo, che ogni chiusura, ogni egoismo, ogni piccolezza non è patriottismo. La patria non si chiude a chiave, non si mette sottovetro. La patria o è vita o non è. La patria è idea solare, è dono di sé, è sguardo lontano. È visione alta, altra e altruistica. Un plebiscito quotidiano, appunto. Un mattino sempre nuovo. Da rinnovare nei volti e nelle menti. Perché la patria non ha niente a che fare con la roba di famiglia, con le foto ingiallite, con i ricatti della memoria o i “conti da saldare”. Con la difesa di un ordine buono per i cimiteri. Con il piccolo cabotaggio, pauroso e impaurito. Patria è il coraggio della avventura e della scelta. La patria è un mare da solcare. Patria è coraggio. È vita e fertilità. È il coraggio di far figli. Patria è un parto quotidiano.
Pubblicato su Caffeina Magazine, numero 5 - dicembre 2010
http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=10727&Cat=1&I=../immagini/Foto%20R-T/studentifiori_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41