Roderigo
18-11-2010, 15:39
Nucleare, no bipartisan dagli italiani
il 62% è contrario alle centrali
Ipsos: elettori Pdl e Pd allineati. Sale il fronte pro-rinnovabili. Scendono dal 12 al 5% coloro che ritengono l´energia nucleare meno cara degli idrocarburi I contrari erano a quota 49% nel maggio 2009 e a quota 35% nel giugno del 2008
GIOVANNI VALENTINI
http://img441.imageshack.us/img441/5757/nucleare.jpgROMA - Tra i sostenitori del Sì e quelli del No, da sempre ideologicamente contrapposti sul nucleare, si fa strada un terzo fronte: quello per cui l´energia prodotta con l´uranio non conviene. È un criterio più razionale ed economico a ispirare un significativo mutamento dell´opinione pubblica italiana, secondo un sondaggio realizzato dall´Ipsos per gli eco-dem, gli ecologisti del Partito democratico guidati da Ermete Realacci. E proprio su questa base la rilevazione statistica registra, negli ultimi due anni, un rapido aumento dei contrari che oggi superano i favorevoli e diventano così maggioranza.
I dati dell´Ipsos parlano chiaro. A ottobre 2010, il fronte del No arriva al 62% contro il 49% del maggio 2009 e il 35% del giugno 2008. Quello del Sì, invece, scende al 29% rispettivamente dal 51 di due anni fa e dal 43 dell´anno scorso. Mentre gli indecisi, di conseguenza, passano dal 14% di prima all´8 e adesso al 9.
Naturalmente, il trend si riflette sia nell´elettorato di centrosinistra sia in quello di centrodestra, seppure con un andamento diverso. Tra i sostenitori del Pd, l´inversione risulta più marcata e i favorevoli al nucleare calano dal 42% al 19; tra quelli del Pdl, dal 59% al 45. E quasi a conferma di una tendenza anche qui verso un "terzo polo", il fronte del Sì si riduce dal 58 al 31 per cento fra gli elettori degli altri partiti e addirittura dal 44 al 21 per cento fra gli astenuti.
È in atto, insomma, una generale conversione che si fonda su una maggiore conoscenza della questione. «In passato - commenta il leader degli eco-dem - l´opinione pubblica si divideva più o meno a metà tra favorevoli e contrari. E poi, magari, i No aumentavano di fronte all´ipotesi di avere una centrale nucleare nella propria regione, in base a quello che è stato denominato "effetto Nimby", dall´acronimo inglese "not in my back yard", non nel mio cortile o nel mio giardino. Adesso l´orientamento sembra più consapevole e maturo, soprattutto in ordine all´aspetto economico: la verità è che quella del basso costo del nucleare, sostenuto dalla massiccia propaganda governativa, è una balla cosmica».
Tra le motivazioni per cui gli interpellati dall´Ipsos si dichiarano favorevoli o contrari, colpisce in particolare il dato che, dal giugno 2008 a oggi, scendono dal 12% al 5 coloro che ritengono l´energia nucleare "meno cara degli idrocarburi", mentre rimane sostanzialmente stabile (dall´8 al 7) la percentuale di coloro che la considerano "meno inquinante di altre". E intanto si dimezza, dal 31% al 16, la quota di chi continua a ritenere che "il nucleare ci renderebbe autonomi da un punto di vista energetico".
Eppure, l´Italia - oltre a non disporre né di petrolio né di gas - non ha nemmeno giacimenti di uranio a cui attingere e quindi dovrebbe importarlo dall´estero, con costi elevati e rischi nel trasporto. E anche questa, comunque, è una risorsa destinata prima o poi a esaurirsi. Osserva Realacci: «Al momento, in Europa, esistono solo due nuove centrali in costruzione: In Francia e in Finlandia, ma in quest´ultimo caso i lavori dovevano terminare nel 2009 e finiranno nel 2012, con un conto economico che nel frattempo è aumentato del 70%. Sono stati proprio i costi a fermare il nucleare in tutto l´Occidente, non gli ambientalisti».
Può essere utile confrontare queste indicazioni del sondaggio Ipsos con il trend delle motivazioni fra i contrari. Negli ultimi due anni, sono aumentati sensibilmente coloro che ritengono più opportuno e conveniente "investire sulle energie rinnovabili" (dal 19% al 28) e anche coloro che non si fidano del nucleare: "nonostante i passi avanti è troppo pericolosa" (dal 12% al 28). E infatti, l´universo di coloro che considerano le centrali nucleari "poco o per nulla sicure" aumenta del 4% (dal 49% al 53), mentre diminuiscono del 2 per cento coloro che le ritengono "abbastanza o molto sicure" (dal 39% al 37). Resta poi uno "zoccolo duro" (4%) di opinione pubblica convinta che comunque "prima di averne i benefici bisogna aspettare troppi anni".
«La verità - conclude il leader degli eco-dem, affiancato dai senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - è che il nucleare può essere conveniente a una sola condizione: se scarica i costi sullo Stato e quindi sull´intera collettività. Basti pensare che ancor oggi, sulle bollette elettriche, paghiamo 400 milioni all´anno di sovrapprezzo per lo smaltimento delle scorie radioattive, prodotte dalle nostre vecchie centrali che equivalgono a una sola nuova centrale. E invece, attraverso il recupero e riciclo dei rifiuti, già oggi risparmiamo 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all´anno, quanto risparmieremmo con tutte le nuove centrali del governo Berlusconi».
Non hanno ragione, allora, gli imprenditori italiani a lamentarsi del fatto che nel nostro Paese l´energia costa circa il 30% in più? Risponde deciso Realacci: «Certo che hanno ragione. Ma questo non dipende dalla mancanza del nucleare. Dipende, piuttosto, dalle inefficienze della rete e dalla debolezza della concorrenza».
Repubblica 18 novembre 2010
il 62% è contrario alle centrali
Ipsos: elettori Pdl e Pd allineati. Sale il fronte pro-rinnovabili. Scendono dal 12 al 5% coloro che ritengono l´energia nucleare meno cara degli idrocarburi I contrari erano a quota 49% nel maggio 2009 e a quota 35% nel giugno del 2008
GIOVANNI VALENTINI
http://img441.imageshack.us/img441/5757/nucleare.jpgROMA - Tra i sostenitori del Sì e quelli del No, da sempre ideologicamente contrapposti sul nucleare, si fa strada un terzo fronte: quello per cui l´energia prodotta con l´uranio non conviene. È un criterio più razionale ed economico a ispirare un significativo mutamento dell´opinione pubblica italiana, secondo un sondaggio realizzato dall´Ipsos per gli eco-dem, gli ecologisti del Partito democratico guidati da Ermete Realacci. E proprio su questa base la rilevazione statistica registra, negli ultimi due anni, un rapido aumento dei contrari che oggi superano i favorevoli e diventano così maggioranza.
I dati dell´Ipsos parlano chiaro. A ottobre 2010, il fronte del No arriva al 62% contro il 49% del maggio 2009 e il 35% del giugno 2008. Quello del Sì, invece, scende al 29% rispettivamente dal 51 di due anni fa e dal 43 dell´anno scorso. Mentre gli indecisi, di conseguenza, passano dal 14% di prima all´8 e adesso al 9.
Naturalmente, il trend si riflette sia nell´elettorato di centrosinistra sia in quello di centrodestra, seppure con un andamento diverso. Tra i sostenitori del Pd, l´inversione risulta più marcata e i favorevoli al nucleare calano dal 42% al 19; tra quelli del Pdl, dal 59% al 45. E quasi a conferma di una tendenza anche qui verso un "terzo polo", il fronte del Sì si riduce dal 58 al 31 per cento fra gli elettori degli altri partiti e addirittura dal 44 al 21 per cento fra gli astenuti.
È in atto, insomma, una generale conversione che si fonda su una maggiore conoscenza della questione. «In passato - commenta il leader degli eco-dem - l´opinione pubblica si divideva più o meno a metà tra favorevoli e contrari. E poi, magari, i No aumentavano di fronte all´ipotesi di avere una centrale nucleare nella propria regione, in base a quello che è stato denominato "effetto Nimby", dall´acronimo inglese "not in my back yard", non nel mio cortile o nel mio giardino. Adesso l´orientamento sembra più consapevole e maturo, soprattutto in ordine all´aspetto economico: la verità è che quella del basso costo del nucleare, sostenuto dalla massiccia propaganda governativa, è una balla cosmica».
Tra le motivazioni per cui gli interpellati dall´Ipsos si dichiarano favorevoli o contrari, colpisce in particolare il dato che, dal giugno 2008 a oggi, scendono dal 12% al 5 coloro che ritengono l´energia nucleare "meno cara degli idrocarburi", mentre rimane sostanzialmente stabile (dall´8 al 7) la percentuale di coloro che la considerano "meno inquinante di altre". E intanto si dimezza, dal 31% al 16, la quota di chi continua a ritenere che "il nucleare ci renderebbe autonomi da un punto di vista energetico".
Eppure, l´Italia - oltre a non disporre né di petrolio né di gas - non ha nemmeno giacimenti di uranio a cui attingere e quindi dovrebbe importarlo dall´estero, con costi elevati e rischi nel trasporto. E anche questa, comunque, è una risorsa destinata prima o poi a esaurirsi. Osserva Realacci: «Al momento, in Europa, esistono solo due nuove centrali in costruzione: In Francia e in Finlandia, ma in quest´ultimo caso i lavori dovevano terminare nel 2009 e finiranno nel 2012, con un conto economico che nel frattempo è aumentato del 70%. Sono stati proprio i costi a fermare il nucleare in tutto l´Occidente, non gli ambientalisti».
Può essere utile confrontare queste indicazioni del sondaggio Ipsos con il trend delle motivazioni fra i contrari. Negli ultimi due anni, sono aumentati sensibilmente coloro che ritengono più opportuno e conveniente "investire sulle energie rinnovabili" (dal 19% al 28) e anche coloro che non si fidano del nucleare: "nonostante i passi avanti è troppo pericolosa" (dal 12% al 28). E infatti, l´universo di coloro che considerano le centrali nucleari "poco o per nulla sicure" aumenta del 4% (dal 49% al 53), mentre diminuiscono del 2 per cento coloro che le ritengono "abbastanza o molto sicure" (dal 39% al 37). Resta poi uno "zoccolo duro" (4%) di opinione pubblica convinta che comunque "prima di averne i benefici bisogna aspettare troppi anni".
«La verità - conclude il leader degli eco-dem, affiancato dai senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - è che il nucleare può essere conveniente a una sola condizione: se scarica i costi sullo Stato e quindi sull´intera collettività. Basti pensare che ancor oggi, sulle bollette elettriche, paghiamo 400 milioni all´anno di sovrapprezzo per lo smaltimento delle scorie radioattive, prodotte dalle nostre vecchie centrali che equivalgono a una sola nuova centrale. E invece, attraverso il recupero e riciclo dei rifiuti, già oggi risparmiamo 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all´anno, quanto risparmieremmo con tutte le nuove centrali del governo Berlusconi».
Non hanno ragione, allora, gli imprenditori italiani a lamentarsi del fatto che nel nostro Paese l´energia costa circa il 30% in più? Risponde deciso Realacci: «Certo che hanno ragione. Ma questo non dipende dalla mancanza del nucleare. Dipende, piuttosto, dalle inefficienze della rete e dalla debolezza della concorrenza».
Repubblica 18 novembre 2010